20 ott 2011

L’amore è una lama sottile: anche il tuo è così affilato?

 

Se ora, di punto in bianco, dovessi scrivere un nuovo sottotitolo per questo libro: L’amore è una lama sottile, sarebbe: vita di coppia e buon senso.

C’è molta della saggezza pratica della donna e dell’esperienza della terapeuta, ben miscelate.

Molti sono gli spunti di buon senso, che non guasta mai, chiare e ben esposte le ragioni del perdono.

Non ce lo fa cadere dall’alto come l’atto elitario di chi la vede più lunga e nemmeno il restringersi un po’ manchevole e bisognoso di chi tende a mantenere lo status quo.

Apprezzo la “buona volontà” e la testimonianza dell’autrice, ed è anche vero che i perché da lei sollevati impongono una risposta che talvolta, semplicemente, non c’è. Il nostro agire o un diverso agire del partner avrebbero davvero cambiato le sorti di quell’addio? 

L’orientamento della lettura è quello legato alla convinzione comune che la coppia è sana quando dura a lungo e che bisogna tifare a tutti i costi per la ricomposizione (o per il suo contrario). E da qui il rischio d’identificare strategie per tenerselo, il partner.

Ciò implica la lettura dell’incontro - dall’autrice così ben esposto nelle sue ragioni inconsce e nell’analisi della parte ombra - come il trovarsi di due isole – lui e lei – riducendo la relazione a un affare molto personale, lontana da un ramificarsi interattivo d’innumerevoli relazioni che contemporaneamente caratterizzano il nostro porsi “in relazione”. 

Le famiglie di origine non sono intrusi (parola dell’autrice) in quanto tali, lo sono se manca la consapevolezza che oltre a noi stessi portiamo inevitabilmente il nostro sistema familiare nel rapporto e che l’attrazione tra i due sistemi è parte fondante dell’incontro. Saperlo dall’inizio, magari, permette chiarezza del proprio posto e distacco. 

Inoltre c’è un destino evolutivo, ben più possente della volontà di stare insieme. A un certo punto uno dei due partner è sollecitato a dei cambiamenti che non sono egualmente congrui per l’altro. Hanno bisogno di camminare cammini diversi. La fedeltà al cambiamento – non necessariamente del partner – conosce “ragioni” più forti della fedeltà all’altro. Alla fine è la fedeltà all’amore – inteso in senso più ampio dell’amore per – che ha la meglio, che ci piaccia o no. 

Ed ecco che torna il modello della donna che gratifica. Che la donna debba gratificare l’uomo per tenerselo è storia vecchia come il mondo. Che conosce ora il suo rovescio. L’uomo che gratifica.

Gratificare il partner ogni giorno e amarlo per quello che è

E se fosse poco gratificante il tuo partner ce la fai ad amarlo per quello che è?

Chi dice che devo nutrire il suo ego per mantenere viva la sua virilità? Che l’uomo non gratificato nell’ego debba cercare altri lidi? L’autrice.

Chi dice che devo gratificare il suo ego in primis? Siamo certi che un ego gratificato abbia a che fare con l’amore?

Una cosa è il buon senso, un’altra affilare la lama per non farselo scappare, il partner!

Se hai già letto questo libro o sei in procinto di leggerlo, mi farebbe piacere sapere la tua a proposito.

A risentitci

 

Elsa 
 

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