14 ott 2011

Steve Jobs era figlio, come tutti i comuni mortali

 

“Te lo faccio vedere io chi sono, “bastardo” di un padre (biologico)”.
“E non provare a cercarmi perché io con te ho chiuso. Semmai ti cerco io.”

Queste parole potrebbero riassumere, in grandi linee e secondo una visione sistemica, l’epopea di Steve Jobs.

Soprattutto la saga della sua lunga malattia.Come se fosse possibile chiudere. A quale prezzo?

In fondo in fondo ha creduto davvero che bastasse cambiare software. Il punto è che l’hardware (la struttura fisica-magnetico-genetica) non si liquida così facilmente.

Niente da dire, ha vissuto alla Grande. Chi non ammira il suo grande destino, in fondo. Troppo grande per morire di vecchiaia?

Quanti tra gli ammiratori della sua notorietà hanno visto che mano a mano che il suo successo toccava gli apici lui cominciava veramente a morire?

Più Grande diventava, più silenziosamente evidente nelle retrovie s’ingrandiva anche la violazione sistemica. Quella che non permette ai figli – nello specifico maschi - di farsi più grandi e di farsi carico dei “peccati” dei padri. E qui intendo farsi uomini di grande statura (mondana), a dispetto della bassezza (morale) di chi precede.

Steve Jobs fino alla fine, sul letto di morte, ha rifiutato il padre biologico, che “abbandonandolo” non l’aveva mai riconosciuto. Sarebbe stato uno smacco alla sua “grandezza”. No, non quella del genio della tecnologia, piuttosto quella cui avrebbe dovuto rinunciare per farsi piccolo, comune figlio e nient’altro.

Certo la sua vita, nella grande panoramica, è stata perfetta così. Quindi, grazie!

Tuttavia, lasciatemi immaginare su che cosa poteva succedere, se invece del cantante Bono Vox, per es., Steve Jobs avesse incontrato >Bert Hellinger, che ha sviluppato le costellazioni familiari ora evolute in spirituali.

Chissà, magari avrebbe ascoltato la storia dei due Orfei, una tra le tante che Hellinger ama narrare:

“In una città, nei tempi antichi, vivevano due cantori di nome Orfeo. Il primo era quello noto a tutti, che quando suonava e cantava deliziava chiunque fosse nei paraggi. Anche la natura ne era incantata. Era difficile resistere alla sua musica. Poiché era un uomo illustre, chiese in sposa la più bella.

Al culmine dei festeggiamenti di nozze la bella moglie Euridice morì. Ma il grande Orfeo non accettò la morte e usando la sua grande arte penetrò negli inferi e commuovendo Ade con il suo canto, ottenne, a una condizione inviolabile, di riavere Euridice.

Aveva quasi raggiunto la luce dei vivi, seguito da Euridice, quando un urlo della stessa che aveva inciampato lo costrinse a voltarsi. Euridice era persa per sempre.

La vita da quel momento non ebbe più sapore e un giorno, mentre alcune baccanali cercavano di trascinarlo ai festeggiamenti del vino novello, lui si rifiutò e loro lo fecero a pezzi.

L’altro Orfeo è sconosciuto. Era solo un intrattenitore per piccole occasioni, suonava per gente comune e si divertiva con loro. Non riusciva a guadagnarsi la vita con la sua arte, così ne imparò un’altra, una professione ordinaria, si sposò normalmente e fece dei figli normali, occasionalmente trasgredì, fu ordinariamente felice e morì vecchio e totalmente soddisfatto della sua vita.

Ma nessuno parla mai di lui”.



 

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