Come nasce, come cresce, come cambia l'idea di sé

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La modernità ha liberato l’individuo dalle antiche catene di casta, di stato e di classe, ma ciò ha anche creato un nuovo obbligo verso se stessi, quello di costruirsi un’identità. È un compito impegnativo, che richiede del tempo e può comportare successi o dolorosi insuccessi.
L’identità, infatti, ingloba sia la dimensione personale, sia quella relazionale e sociale. Posizionarsi nel mondo significa sentirsi all’interno di un sistema complesso di relazioni, di identificazioni e di appartenenze che spesso si modificano nel tempo, a volte in maniera drastica.
Costruire la propria identità significa anche affrontare dei paradossi: si è unici ma ci si specchia negli altri; si è autonomi ma si ricerca la stabilità dell’io nei riconoscimenti e nelle conferme altrui; si rivendica la propria autenticità pur recitando ruoli diversi e a volte si indossano, a scopo difensivo, dei falsi Sé.
In qualche modo la costruzione dell’identità è simile alla costruzione della memoria, un lavoro che dura tutta la vita ma in cui è possibile identificare sempre un nucleo fondatore, un nocciolo individuale.
Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, insegna Psicologia dello sviluppo all’Università La Sapienza di Roma. I suoi interessi sono principalmente rivolti all’infanzia, all’adolescenza, alla famiglia, alla comunicazione, ai mezzi di espressione e allo sviluppo cognitivo. Dirige la rivista «Psicologia contemporanea». È autrice di numerosi saggi scientifici e divulgativi.

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