Una psicologia rivoluzionaria per il single e per la coppia
Giulio Cesare Giacobbe è un personaggio estremamente originale e poliedrico, psicoterapeuta, autore di libri, docente universitario... Ha conseguito una laurea italiana in filosofia e un Ph.D Usa con specializzazione in Psicologia. Insegna "Fondamenti di Discipline Psicologiche Orientali" presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Genova.
Il libro di Giulio Cesare Giacobbe "Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita" ha scalato le classifiche diventando un vero caso letterario.
Scritto da: Giulia Cimino (Bettona (PG))
Ringrazio l'autore di questo libro che mi ha fatto compagnia, mi ha divertito, mi ha aiutato. E' la prima volta che sento il bisogno di comunicare la mia soddisfazione, anche se leggo con piacere tanti autori e non ho preclusioni o spiccate preferenze, non so se questo è un bene o un male...mi ritengo un po' "un aspirapolvere"... a me basta trovarmi di fronte ad un libro scritto bene. E' anche la prima volta che vorrei far leggere un libro a tutte le persone con le quali e per le quali lavoro, forse perché lavoro nella Scuola. Un caro saluto Giulia CiminoScritto da: Gabriel Rapetti (Novi L.)
Sto' rileggendo il libro di Cesare Giacobbe "Alla ricerca delle cocolle perdute". Ho conosciuto Giacobbe qualche anno fa in una conferenza sul Buddismo a Genova e sono rimasto affascinato dal suo carisma e dalla sua lucidità quando presentava e analizzava i problemi della natura umana. L'altra cosa che mi aveva colpito era il forte contrasto tra il suo stile da venditore di aspirapolvere e la profondità del suo pensiero. Non potendo frequentare uno dei suoi corsi ho comprato due dei sui libri di più successo: "Come smettere di farsi le seghe mentali" e "Alla ricerca delle cocolle perdute". Entrambi i libri sono inconfondibilmente suoi: anche qui si trovano riflessioni acutissime dentro contenitori "da mercatino" (partendo già dalle copertine). Infatti è lo stesso Giacobbe (nell'introduzione di "Alla ricerca…") che dichiara di voler rivolgersi alla gente comune piuttosto che a pochi specialisti della materia. Aldilà di questo modello (americano?) Giacobbe possiede, oltre a uno spiccato senso del humour, una notevole (e a volte spietata) capacità di sintesi nell'illustrare i suoi argomenti e questo rende i libri godibilissimi. Mi viene in mente la formula usata da Stanislaw Lem, soprattutto in "memorie di un viaggiatore spaziale", dove l'autore sviluppa profonde riflessioni filosofiche sotto la formula della satira e dell'assurdo. Tornando "Alla ricerca delle coccole perdute", condivido pienamente la sua analisi ma non posso evitare di osservare, secondo il mio punto di vista, un'eccessiva semplificazione del problema. Non parlo come specialista di psicologia (infatti non lo sono) ma soltanto come osservatore. Penso che la mente umana sia infinitamente complessa e lo sviluppo delle tre personalità, bambino, adulto e genitore, secondo me può prendere vie più articolate (un vecchio libro che parla sulla teoria della mente come una vera società è "La società della mente" di Marvin Minsky). Ovvero, la stessa persona può restare bambino su molti piani, raggiungere lo stadio di adulto su altri e genitore su altri ancora. Trovo difficile (anche riducendo la gamma nell'ambito affettivo / emotivo) fare uno stacco così marcato tra le diverse personalità (tranne che si adotti un concetto tipo "personalità predominante"). La mente umana ha una notevole adattabilità e capacità di trovare nuove strade per affrontare i conflitti lungo il percorso di crescita e questo crea strutture complesse che danno un quadro della personalità più sfumato. E così possiamo trovare adulti stile "Tarzan", capaci di grandi azioni ma del tutto deboli in materia affettiva. Oppure amatissimi maestri e guide spirituali (genitore) incapaci di comunicare con i sui propri figli. Io penso che Giacobbe sia del tutto consapevole di questo ma riteneva poco utile sviluppare questi argomenti nei suoi manualetti della felicità. In effetti, la sua proposta penso che passi su un invito alla consapevolezza delle nostre proprie azioni e a una divertente bacchettata che ha come scopo semplificare i nostri labirinti mentali.Scritto da: irene civetti (roma)
Rispondo al concorso da lei indetto in "la ricerca delle coccole perdute": al posto del giro sul suo yacht, vorrei fare un giro sul suo pensiero.Scritto da: nerina scicchitano (torino)
Ciao. Ho appena finito di leggere il libro che mi hanno regalato a natale le mie amiche, "Alla ricerca delle coccole perdute"ed ho sentito il desiderio di conoscere ed eventualmente chiacchierare con l'autore (è possibile avere suo indirizzo mail?) Sono una psicopedagogista di 50 anni che dopo tante esperienze lavorative nel campo della ricerca e dell'insegnamento, dopo varie esperienze terapeutiche dalla psicoanalisi freudiana alla transazionale, alla psicoterapia cognitiva è approdata al buddismo giapponese. Ho trovato il libro gradevolissimo, simpaticissimo, e l'ho letto tutto d'un fiato!! Lo stile è chiaro, sintetico, ed è assolutamente accessibile a tutti: pur ripetendo a grandi linee le teorie di Bern (a che gioco giochiamo) approda a soluzioni e incoraggiamenti differenti che condivido pienamente e che sto tentando nella mia pratica di vita e di fede quotidiana. Bravo Gicobbe! Lo regalerò senz'altro alle mie amiche che quotidianamente, come me, cercano di "sbrogliare la matassa" della loro complessa vita. NerinaScritto da: Maria Saccà (Pavia)
Sono una psicoterapeuta di scuola Analitico-Transazionale... Trovo scandaloso che il signore Giacobbe spacci come "sua teoria rivoluzionaria" la teoria sugli Stati dell'Io di Eric Berne, che vide la sua nascita intorno agli anni '50, negli USA. Se qualcuno dei lettori e, perchè no, anche gli editori di Giacobbe, si prendessero il disturbo di leggere qualche libro di Berne, si renderebbero immediatamente conto di quanto la "teoria rivoluzionaria" del signor Giacobbe sia una scopiazzatura della ben più seria teoria dell'Analisi Transazionale. Sono convinta che il signor Giacobbe sia un vulcano di idee: gli suggerisco, per il prossimo libro, di tirarne fuori qualcuna di veramente sua.