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La forma estetica femminile è sempre stata importante. L'ideale greco-romano valorizzava le curve dei fianchi e le proporzioni tra la parte superiore e inferiore del corpo. Nel nudo gotico invece la curva principale era considerata quella del bacino, ampio, mentre i seni erano piccoli: risultava quindi una sproporzione.
Nel Medioevo si è affermata la magrezza delle sante, simile a quella di chi, oggi, soffre di anoressia nervosa.
Nel secondo dopoguerra torna in auge la donna formosa, mentre negli anni Settanta domina l'ideale magro, personificato dalla modella Twiggy. Negli anni Ottanta-Novanta, poi, le donne dovevano essere quasi senza forme, ma muscolose (sindrome da body-building). In Africa la donna piace obesa, perché emblema di fecondità.
Oggi la società impone un'ideale di bellezza magro, sinonimo di efficienza, ma mentre il peso ideale si abbassa, il peso reale sta aumentando.
Obesità e sovrappeso sono malattie che riducono la speranza di vita e ne peggiorano la qualità. In età infantile gli obesi sono giudicati dai coetanei come sciocchi, meno capaci di prestazioni fisiche e la situazione non cambia nell'età adolescenziale: le ragazze sono percepite come meno attive, meno attraenti, con uno scarso controllo alimentare. L'obesità é un handicap anche nella ricerca di un'occupazione: sebbene la discriminazione nelle assunzioni sulla base dell'aspetto fisico sia illegale, é risultato da una recente ricerca che su 212 commesse di negozi di abbigliamento di livello medio-alto solo 3 erano obese.
INDICE
Marmela Mauro - Dietista laureata, opera nell'Unità Operativa Igiene degli Alimenti dell'Azienda Sanitaria di Udine. Ha lavorato anche al Centro per Disturbi Alimentari di S. Vito al Tagliamento (PN) e al Centro Diabetologico di Trieste.






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