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Non è una leggenda. Sembra proprio che la passione per la filosofia e il Corso di filosofia in sei ore e un quarto abbiano salvato Witold Gom-browicz dal suicidio. Nel 1969, a Vence-en-Pro-vence, devastato da una malattia ai polmoni che lo tormentava fin dall'adolescenza, lo scrittore polacco chiedeva con insistenza agli amici Konstanty A. Jeleriski e Dominique de Roux di procurargli una pistola o del veleno.
Queste lezioni furono tenute nei mesi di aprile e maggio 1969 alla moglie Rita Labrousse e allo stesso Dominique de Roux, che « aveva capito » conferma la moglie dello scrittore « che soltanto la filosofia, in quel momento di decadenza fisica, aveva il potere di mobilitare il suo spirito».
Il corso di filosofia in sei ore e un quarto risulta così una rivisitazione personalissima dei pensatori che hanno dato vita alla filosofia del nostro secolo, ed è la chiave per rileggere l'intera opera narrativa, teatrale, diaristica di Gombrowicz. La filosofia infatti fu la sua passione dominante: «realmente amava parlare soltanto di filosofia» ricorda il poeta Czeslaw Milosz.
Quello di Gombrowicz è uno stile di pensiero non sistematico, fatto di fulminee illuminazioni, di intuizioni appena tematizzate, sempre legate alla concretezza della vita, alla condizione disperante dell'uomo. Lo scrittore polacco rivendica un sapere specifico: il sapere del molteplice, e del contraddittorio, irriducibile a una dimensione filosofica in senso accademico, a un sistema compiuto. La filosofia contemporanea è invece divenuta, per lui, gioco di forme, sistematizzazione vuota, astratta.
L'ironia, la critica iconoclastica, è dunque la caratteristica dell'approccio di Gombrowicz alla filosofia, e questo è il tono che attraversa il Corso di filosofia in sei ore e un quarto («II quarto d'ora lo dedico al marxismo»).
Nell'ottobre 1966, in una delle ultime pagine del Diario pubblicate in vita, Gombrowicz espresse, con sarcasmo e amarezza, quella che probabilmente sarebbe stata la conclusione del suo Corso, se la morte non l'avesse colto: «II problema principale dei nostri tempi, che domina tutta la filosofia occidentale, è che un pensiero quanto più è intelligente, tanto più è stupido».






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