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Nel presente volume, Poggio non ha temuto di mettere sullo stesso piano temi quali l'ecologia e la giustizia sociale, lo sviluppo industriale e quello agricolo. Se si parte dai fondamenti - quali acqua, terra, aria, energia - si può tentare di comprendere che l'ambiente non è un residuo o un aggiunta, ma è condizione imprescindibile per l'esistenza ragionevole degli individui e della società.
Ciò che potrebbe essere evidente, non lo è più, perché il modo con cui è stato realizzato lo sviluppo ha comportato una colonizzazione mentale: si tende a render naturale ciò che è artificiale (rapporti economici, sviluppo capitalistico, consumismo) e artificiale la natura stessa (aria, acqua) che non è più bene pubblico, ma privatizzato.
Nel mondo contemporaneo la crisi ecologica esplode in maniera esponenziale rendendo necessaria una profonda riflessione sui modelli, da quelli produttivi a quelli rappresentativi, con un grande rammarico per l'occidente industrializzato: l'abbandono del mondo contadino.
Pier Paolo Poggio è direttore della Fondazione Luigi Micheletti di Brescia, studioso della comunità contadina in Russia, storico del capitalismo e dell’industria, critico severo del revisionismo storico.

Vadim Zeland
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