Da un manoscritto alchemico del XVII secolo

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La visione del mondo dell'alchimista si basa sulla sicurezza della "rigenerazione" e della "salute." La trasmutazione interna è parallela a quella esteriore e i cosmi s'avvicendano nelle metafore, ma non nella loro essenziale unità. Ne deriva la scoperta, ed evidentemente, la preliminare ricerca, del Farmaco. Nasce, così una medicina ambiguamente occulta che ripropone la nobiltà della materia. A leggerlo tra le righe, il "centone" alchemico siglato da un ignoto Ali Puli rappresenta la migliore propedeutica all'omeopatia. Il corpo infatti è ricordato, nel testo, per le sue qualità sottili, per le sue imponderabilità, "giocando, come è norma in ogni descrizione alchemica, con la miniera dell'umano".






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