La fine è il mio inizio

Un padre racconta al figlio il grande viaggio della vita

Tiziano Terzani

La fine è il mio inizio

  • Prezzo € 18,60
  • Libro - Pagine 470
  • Formato: 14,5x21
  • Anno: 2006
Tre mesi prima di morire, Tiziano Terzani chiama il figlio Folco a Orsigna, nella loro casa di montagna, per raccontargli la sua vita. Padre e figlio si incontrano sotto un albero, unico testimone un registratore, e parlano della vita passata, delle passioni e dei divertimenti.

Terzani racconta cose di cui prima non ha mai parlato: l'infanzia povera a Firenze e i primi passi nel mondo del giornalismo.
I grandi momenti della sua vita - la violenza della guerra in Vietnam, la delusione del comunismo in Cina, l'orrore del futuro visto in Giappone - si alternano ai ricordi personali di viaggi avventurosi in zone proibite, di incontri con spie, e di passioni che lo hanno portato a collezionare migliaia di libri, statue tibetane e gabbie piene di uccelli esotici.

Ed è così che parola dopo parola, ricordo dopo ricordo, Terzani si mostra in tutta la sua pienezza: un uomo dalla vita intensa, colorata ed energica, un viaggiatore d'eccezione, un testimone non sempre comodo che ha attraversato gli eventi della Storia, le guerre e i grandi temi politici degli ultimi cinquant'anni.

"La fine è il mio inizio" è una biografia parlata, il testamento di un padre che cerca di passare al figlio l'essenza di quello che nella vita ha imparato e soprattutto, l'ultimo libro che Tiziano Terzani ci ha lasciato, l'ultima tappa di un lungo cammino per il mondo alla ricerca della verità.

"Questo è stato il mio viatico: viaggiare per il mondo alla ricerca della verità."

Tiziano Terzani nasce a Firenze nel 1938 e dal 1971 è corrispondente dall'Asia per il settimanale tedesco Der Spiegel.
Vissuto a Singapore, Hong Kong, Pechino, Tokyo e Bangkok. Nel 1994 si trasferisce in India con la moglie Angela Staude, scrittrice, e i due figli. Profondo conoscitore del continente asiatico, Terzani diventa uno dei giornalisti italiani che gode di maggior prestigio a livello internazionale.

Con metà della vita vissuta in Asia, Tiziano ha finito per assomigliare davvero ad un orientale: vestito di bianco, con sandali, barba lunga e capelli raccolti, gli occhi stretti e vivacissimi, la risata pronta.

Quando nel 1997 gli viene diagnosticato il cancro, si mette di nuovo in viaggio, alla ricerca della cura per il suo malanno. Da questa ricerca nasce la sua ultima opera, il libro che ha conquistato il cuore di migliaia di vecchi e nuovi lettori "Un altro giro di giostra".
Al termine del suo viaggio, Tiziano Terzani non trova - forse - la cura che cercava, scopre anzi che “la malattia è la cura”, e incontra strada facendo risposte alle mille domande che ognuno si pone: qual è il mio posto nel mondo, che senso dare al mio esistere e morire. Temi importanti, affrontati sempre con ironia, leggerezza, e profonda onestà. Il suo grande regalo, e forse uno dei segreti del suo successo, è stato quello di sapere restituire le proprie esperienze nella loro essenza primordiale: con un linguaggio chiaro, accessibile.


 

Le vostre recensioni

Scritto da: valeria bonelli (castellina scalo)

E' una lettura intensa, ma molto piacevole. Secondo me è come un'apertura mentale alle molteplici possibilità che noi abbiamo di cambiare le nostre vite, i nostri modi di pensare e di iniziare a vedere tutto in una prospettiva infinitamente grande ma allo stesso tempo infinitamente piccola. L'esperienza di Tiziano Terzani è illuminante sotto molti aspetti perché ti aiuta a guardare al mondo da una prospettiva insolita e strabiliante.

Lo consiglio a tutti.

Scritto da: Agata Mondo (Torino)

Penso che questa sia l'ultima degna opera di un uomo che ha vissuto con dignità e con coraggio. E' stato impressionante constatare che molte sue riflessioni coincidono con le mie, ma anche certi piccoli dettagli.
Ad esempio ha parlato delle lucciole (intese come insetti!), del fatto che i bambini al giorno d'oggi non le conoscano. I genitori non li portano mai a vederle, preferiscono metterli di fronte alla televisione, farli mangiare una pizza, quando l'alternativa invece ci sarebbe.
Non si tratta delle lucciole in sè, ma di un sistema che non invita alla diversità, al distinguersi dalle abitudini e dai comportamenti standard.
Io da piccola ho visto le lucciole in campagna, nei fossi in cui passa l'acqua per irrigare i campi e ora quando torno con la mente al passato ricordo momenti di grande poesia.

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