Una lezione di saggezza dal Ladakh: il piccolo Tibet

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Il Ladakh, o "Piccolo Tibet", è un luogo dalle risorse limitate e dal clima estremo, eppure, per più di mille anni, è stato la culla di una cultura fiorente. La frugalità e la reciprocità tradizionali, unite a un'intima conoscenza dell'ambiente, hanno consentito ai Ladaki non solo di soprawivere, ma anche di prosperare.
È venuta poi la "modernizzazione" che, presentatasi come veicolo di "progresso" e di prosperità, ha prodotto inquinamento, prevaricazione e avidità. L'equilibrio ecologico e l'armonia sociale, che hanno regnato per secoli, sono minacciati dalla pressione del consumismo.
Sulla base di questa diretta esperienza antropologica si muove l'intero pensiero dell'autrice, che indica i limiti della società occidentale, stutturata sull'interazione fra scienza, tecnologia e un dominante paradigma economico, che sta portando a una sempre maggiore centralizzazione e specializzazione.
A partire dalla rivoluzione industriale, la prospettiva esistenziale della persona si è ridotta drammaticamente a favore di unità economiche e politiche sempre più tecnocratiche e autoreferenziali. L'alternativa nasce dalla comparazione del futuro col passato. Senza nostalgie idilliache, solo allargando il concetto di conoscenza e decentralizzando le strutture politiche ed economiche si potrà aspirare ad una società più equilibrata, sobria e responsabile.
In Ladakh, le strutture comunitarie hanno favorito un intimo legame con la terra e una democrazia partecipativa, garantendo valori condivisi, famiglie solide e un maggior equilibrio fra uomo e donna; tali strutture, a loro volta, hanno permesso la sicurezza necessaria per il benessere Individuale e, paradossalmente, per sentirsi più liberi nell'appartenenza e nel radicamento culturale.
Una lezione di saggezza dell'arcaico Ladakh.
Formatasi come linguista, Helena Norberg-Hodge è stata la prima occidentale, nei tempi moderni, a parlare correntemente in lingua ladaka. Negli ultimi 16 anni, ha trascorso sei mesi ogni anno in Ladakh, lavorando con la popolazione locale per proteggerne la cultura e l'ambiente naturale dai rapidi effetti della modernizzazione. Per il suo operato, ha ricevuto nel 1986 il Right to Livelihood Award, conosciuto anche come l'alternativa al premio Nobel. Attualmente è presidente dell'lnternational Society for Ecology and Culture e del "Progetto Ladakh", sua emanazione, ed è redattrice della più importante rivista ecologista europea The Ecologist.

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