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"Sono qui presenti, a un grado quasi intollerabile di atrocità, gli scenari e le sensazioni che possono dirsi ormai houellebecquiani: il mondo come 'nodo di sofferenza dispiegata', l'universo alacre e metallico delle metropoli occidentali, gli ipermercati, i complessi di uffici e i parcheggi sotterranei come incessanti luoghi di produzione dell'ordine sociale, 'i cieli vuoti', la prigione dei giorni, le notti insormontabili, l'attenuarsi della vita nella fatica di vivere, il lento disfacimento delle speranze. (...) Michel Houellebecq enuncia la verità essenziale che scrivere è dilaniare se stessi, animati da una furia calma e precisa, che scrivere dev'essere assimilato a un atto di scarificazione: chi scrive è insieme la piaga e il coltello."
Dalla Postfazione di Simone Barillari





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