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Una raccolta di scritti di Aung San Suu Kyi, la coraggiosa, indomabile dissidente birmana - Premio Nobel per la Pace nel 1991 - tuttora confinata agli arresti domiciliari da una dittatura militare tra le più longeve dell'Asia.
Il ritratto spirituale di un personaggio straordinario, cui un paese stremato e sofferente guarda come l'unica speranza per conquistare un giorno la democrazia.
Scrive Raimondo Bultrini, corrispondente dall'Asia per la Repubblica, nella bella Introduzione a quest'ultima edizione: «La sua scelta non violenta, come quella dell'altro Nobel per la Pace, il Dalai Lama del Tibet, non ha dato apparentemente che rari e magri frutti, lasciando spazio a quanti anelano una rivoluzione armata per riappropriarsi dei diritti ingiustamente calpestati. Ma, come insegna lo stesso Buddha al quale entrambi si ispirano, un seme buono può conservarsi anche decenni in una scatola finché un giorno, piantato nella terra fertile e nutrito d'acqua e calore, non sboccerà in tutta la bellezza della sua natura pura e incontaminata».
E, nonostante le apparenze, la sua lotta ha già cominciato a erodere, lentamente ma sensibilmente, le fondamenta del regime. Aung San Suu Kyi, che ne è consapevole, proprio per questo non teme i suoi persecutori, nella ferma convinzione che prima o poi verranno sconfitti.
Aung San Suu Kyi, nata nel 1945 in Birmania, s'impone sulla scena politica del paese, oppresso da una pesante dittatura militare, come leader del movimento non violento, fondando la Lega nazionale per la democrazia e meritando nel 1991 il premio Nobel per la pace.






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