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Jean Belaisch, Anne de Kervasdoué

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Attraverso storie vissute, gli autori mostrano la differente reazione dell’uomo e della donna dinanzi al dolore, analizzando diversi tipi di disturbi cronici – dai più banali ai più insoliti, dai più sordi ai più intensi, dai più conosciuti ai più rari – e descrivendone i meccanismi a partire dalla loro comune origine: la relazione tra corpo e mente, tra ragione e cuore.
Questo libro è anche un sensibile invito per i medici a prendere coscienza dei propri limiti e a rimettersi in discussione, ma soprattutto un tentativo concreto di aiutare chi soffre a riappropriarsi della propria esistenza, a intravedere lo spiraglio di una vita migliore.
Esistono dolori refrattari a ogni trattamento, dolori misteriosi e inspiegabili di cui non si riesce a capire l’origine, che causano una sofferenza fisica e psicologica molto spesso insopportabile.
Questi disturbi cronici, come le emicranie a grappolo, il colon irritabile, i dolori muscolari, riguardano soprattutto le donne che, a differenza degli uomini, si rivolgono con più facilità a un dottore, salvo poi, dopo cure interminabili, sentirsi consigliare: «Vada da uno psicologo».
Il più delle volte, però, questi dolori ricorrenti non sono immaginari, anzi, possono essere sintomi di una grave patologia, o divenire una seconda malattia che, sommandosi alla prima, finisce per spossare chi ne è vittima, destabilizzandone la personalità sino, in alcuni casi, alla depressione.
Ma se anche fossero immaginari ed esprimessero solo una sofferenza psicologica? Questa è comunque reale e come tale dovrebbe essere riconosciuta e trattata, al pari di qualunque altra malattia.
«Questo libro non è un’enciclopedia medica sul dolore cronico. È piuttosto concepito come un’inchiesta su coloro che soffrono di un dolore ostinato la cui origine resta ancora misteriosa sia per il paziente che per il medico. Il suo intento è di andare incontro a colui o colei che prova la solitudine della sofferenza fisica e morale di fronte a una malattia cronica non maligna. Vuole essere soprattutto un compagno di viaggio.»






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