Dalle origini al piccolo Veicolo

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Quando si parla di Buddhismo, si finisce molto spesso col dimenticare la varietà di significati storici che il termine possiede.
Si dimentica che una cosa è il Buddhismo della prima predicazione, il Buddhismo del Buddha, una cosa diversa quello della sistemazione conciliare, con le sue esplosioni drammatiche, con le sue scissioni variegate, un'altra cosa ancora il Buddhismo delle sètte del Piccolo Veicolo, il quale quindi sarà perfino diverso in se stesso a seconda, almeno, delle grandi ramificazioni settarie, infine ancora un'altra cosa, anzi varie altre cose, il Buddhismo del Grande Veicolo con le sue analisi complesse, con la dissoluzione della logicità giudicativa che però non riesce a rinnegare, ma se mai riconferma, la necessità del sistema e dà per l'appunto luogo a più sistemi, fino a condurre a una nuova metafisicizzazione.
E questa segnerà quella che possiamo chiamare la chiusura del circolo, nel senso che sancirà per via molto mediata il reincontro con la metafisica brahmanica, attraverso il ritorno del concetto di assolutezza dell'Origine. Ma da questo esito nel Buddhismo delle origini siamo molto, ma molto lontani.
Icilio Vecchiotti, il traduttore italiano del testo sanscrito della Gita e del commento di Radhakrishnan (nonché autore della Premessa e delle note filosofiche) si è dedicato fin da giovanissimo allo studio delle lingue occidentali ed orientali (il suo orizzonte filologico spazia per più di quaranta idiomi diversi) da un lato, e della storia della filosofia occidentale ed orientale dall'altro.





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