108 Semi di Saggezza del Cristo - Daniel Meurois-Givaudan
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108 Semi di Saggezza del Cristo - Anteprima del libro di Daniel Meurois-Givaudan

Una piccola introduzione ai primi 3 semi di saggezza

Una forza serena...

Più delle molte epoche che l’hanno preceduto, questo nostro tempo ha la particolarità di generare “rumore”. Non mi riferisco al fracasso provocato dall’industrializzazione a oltranza, ma a quello che, poco per volta, ha invaso il nostro spazio interiore.

Naturalmente c’è, fra le due cose, un rapporto causale, giacché la rumorosa e prorompente attività umana e le mille sollecitazioni che si porta appresso sono un costante invito a deviare l’attenzione da quello che ci succede dentro, e gli echi di questa attività spesso ci impediscono di incontrare ciò che siamo davvero, nel profondo, dissociandoci dall’anima tanto da spingerci a negarla.

A nulla servirebbe peraltro far marcia indietro, perché il mondo va avanti e ci costringe a muoverci al suo passo. L’accelerarsi dei suoi movimenti è d’altronde, di per sé, un’iniziazione; anzi, forse è quella più pregnante, giacché ci costringe a un continuo sorpasso di valori e concetti che ritenevamo definitivi, e ci richiede, per mantenere l’equilibrio, di rifare il punto in modo continuativo e di espandere la coscienza alla ricerca di un’armonia autentica; e, in ultimo, del senso dell’esistenza.

Dare un senso all’esistenza significa mostrare il proprio cuore alla vita, restituirlo alla vita; insomma, rivelarne la sacralità. Anzi, “Sacralità” con la maiuscola. Un termine diventato ormai raro, un concetto che talvolta è di disturbo per il solo fatto di rimandarci alla nostra essenza, allo Spirito.

Ritrovare tale dimensione sacra è lo scopo principale di questo libro; e quale modo migliore, se non riportando alla memoria le sagge e illuminanti parole che ci indicano la via della Fonte, là dov’è il nostro centro?

Trentacinque anni di ricerca nella cosiddetta “memoria del Tempo” mi hanno facilitato il compito, perché quelle parole potevano essere ripescate negli insegnamenti originari del Cristo. E dove altro avrei mai potuto trovare qualcosa di tanto bello, autentico e ricco?

Come constaterete voi stessi, il valore, la profondità e la forza che ancora ne emanano sono atemporali. Non contengono alcun riferimento dogmatico, giacché, come leggerete sostanzialmente in una di queste frasi, “le Scritture vere sono nel nostro cuore”.

Raccogliere queste parole però non sarebbe stato sufficiente. Meritavano un commento, meritavano d’essere ricondotte all’odierna necessità di comprenderle, d’essere per certi versi riadeguate ai nostri tempi, così che fossero di sostegno per il nostro bisogno di crescita e di serenità.

Che dunque questa raccolta vi accompagni con la stessa libertà, gioia, fiducia e - ovviamente - amore, con cui è stata concepita.

Prima carta

«Tutte le ferite delle vostre esistenze, le conosco perché le ho provate direttamente, nella mia carne e nella mia anima. Il mio compito è di sgombrarvi la strada. Riposatevi dunque nel mio cuore quando il fardello si fa troppo pesante. Esso è vasto abbastanza per accogliervi tutti, e risvegliare in ciascuno di voi il Ricordo»
(L’uomo che piantò il chiodo, pag. 84).

Sul sentiero che noi tutti percorriamo non vi sono eletti, solo persone che imparano a crescere sulla scorta delle proprie esperienze. La vita è un continuo apprendistato e non vi è difficoltà il cui scopo sia diverso dal farci crescere, dalle radici fino all’anima.

Lo stesso Jeshua (Gesù, permeato dal Cristo) ne è stato un perfetto esempio. Ai suoi più stretti discepoli spiegava di aver attraversato, nel corso del tempo, tutte le prove degli uomini, e che era stato proprio questo, una volta trasceso, ad averlo reso quel ricettacolo del Divino che era diventato. Analogamente, anche a noi viene chiesto di costruirci con le nostre forze.

Lungo il cammino, il principio cristico universale è come un porto ove gettare l’ancora, uno spazio interiore nelle cui acque tranquille siamo invitati a rifugiarci quando ne sentiamo il bisogno, o quando infuria la bufera; giacché prefigura e annuncia il luminoso retaggio che è essenzialmente nostro per diritto di nascita, il Cristo ci invita a trovare riposo in Lui, ad abbandonarci alla sua permanente presenza.

Ci richiama ad una sacra fiducia, a lasciar andare in un certo senso le tensioni nel bel mezzo della tempesta. Occorre prendere coscienza ch’Egli è quel principio ascensionale di potenza illimitata il cui seme è stato piantato in noi dall’eternità. Jeshua è venuto a stimolarne il ricordo nel più profondo della nostra anima.

Affidarsi alla sua amorevole impronta sulla Terra è ricongiungersi con il suo Spirito per riprendere fiato e trovare forza.

Seconda carta

«La purificazione non è al servizio della mortificazione, ma opera per Io splendore dell individuo nella sua dimensione autentica. Purificarsi non vuol dire punirsi, ma riconciliarsi con la propria natura originaria»
(Il metodo del Maestro Gesù, pag. 48).

Quando abbiamo il desiderio sincero di veder crescere la coscienza e vi dedichiamo tutta la nostra energia, molte sono le cose che restano ancora confuse.

Spesso, infatti, gli schemi dogmatici che si sono riprodotti per secoli diventano causa di deformazioni e controsensi, come accade, per esempio, con il concetto di purificazione.

Per molti “purificazione” fa davvero rima con “sanzione”, ma questo punto di vista contribuisce a rendere la ricerca spirituale una via di tristezza e di privazioni.

Questa non era certo la visione del Cristo, per il quale la purificazione non era espiazione: era una ricerca sincera di trasparenza, ossia volontà di verità.

Tutti indossiamo le maschere delle nostre personalità egoiche; quando le riconosciamo ci viene chiesto di identificare di quali condizionamenti e asservimenti sono fatte, perché essi rendono opache le acque dell’anima.

Purificarsi significa dedicarsi pazientemente a enucleare ciò che non è noi, il “noi” illusorio che noi stessi alimentiamo; è disinquinarsi dalle proprie menzogne, dalle vernici da noi stessi fabbricate: è questo il compito al quale occorre adempiere se vogliamo scoprire ciò che siamo, restituendoci alla nostra originaria realtà.

Anima e corpo costituiscono il tempio che accoglie lo Spirito, e non rispettare questo tempio fissandosi sui suoi punti deboli invece che sulla sua perfettibilità significa continuare a rinchiudersi nell’illusione della sofferenza come strumento di redenzione.

La riconciliazione con la nostra natura originaria è il nucleo, il cuore della gioia, ed è la gioia - agente di questa unificazione - ad allargarci il cuore: in essa tutti i contrasti trovano soluzione.

Terza carta

«Per colui che ha perduto il ricordo della propria origine, o che la nega, lasservimento diventa una sicurezza, dunque un conforto. È infinitamente asservito colui che non riconosce più la pura presenza del Divino in sé, o che la respinge...»
(I primi insegnamenti del Cristo, pag. 46).

Tutti siamo assetati di libertà, e giacché riteniamo sia tra i nostri bisogni fondamentali, quelli sui cui è fondata la felicità, aspiriamo a possedere sempre più cose, a godere di un maggiore controllo, ad essere amati di più e quindi... ad esistere. Ma esistere non è essere. La realtà si scopre soltanto quando s’impara a vedere oltre l’astuto gioco delle apparenze, oltre le comodità e le sicurezze che la Vita ci dà in prestito momentaneamente.

«Chi sono veramente? Qual è la natura del mio essere profondo, e di cosa sono schiavo intanto che mi professo libero?»

Sono questi gli interrogativi che bisognerebbe porsi ogni giorno, e non per rimproverarsi di qualcosa, ma per avvicinarsi un poco di più al proprio Punto di Pace.

Da cosa fuggiamo, quando andiamo sistematicamente in cerca di sicurezze e comodità fino a negare qualsiasi condizionamento e ad accettare tanti compromessi? Fuggiamo via dall’espressione delle nostre paure, dal timore di non essere abbastanza così o abbastanza cosà, di non sentirci abbastanza amati...

Il Cristo però insegnava che tutte queste paure ne nascondevano un’altra, primordiale: la paura del Risveglio, il timore di emergere dall’amnesia in cui siamo sprofondati da quando abbiamo scoperto il libero arbitrio e la sua conseguenza: l’allontanamento dal Divino.

Il Risveglio richiede dunque coraggio e determinazione. Perché il Risveglio abbia luogo, sta a noi chiedere esplicitamente di poterne affrontarne il Sole, la cui potenza incenerisce ogni cosa. Allora il Divino appare in noi, e non più al di fuori.

Davvero vogliamo riconquistare la memoria? Questo è il problema.

Questo testo è estratto dal libro "108 Semi di Saggezza del Cristo".

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