All'Ombra dell'I Ching - Alejandro Jodorowsky - Estratto
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All'Ombra dell'I Ching - Anteprima del libro di Alejandro Jodorowsky

Posterità - L’impulso - Essere ciò che si è - Riflettere - Umile mutismo - La semente - Senza discriminare

Posterità

Ogni attimo con pietoso oblio, senza giungere a esser memoria, si dissolve nella fragranza del vuoto.

Pensi di rotolare dentro una pietra, cuore prigioniero nella corteccia di ferro, senza lacrime né chiavi.

Sebbene il mondo conficchi i suoi mille assi nella tua mente, in fondo all’anima c’è una sfera che non ruota, ciò che credevi essere si sgretola, si riflette la stessa luna in ciascuna delle tue foglie.

Ricevi il profumo del porto promesso dopo un viaggio attraverso mille abissi vestito da meretrice, senti ardere il bambino racchiuso nel petto, guardalo cadere tramutato in ceneri millenarie, resisti alle stoccate del vento con gli occhi fissi al cielo e la mente a brandelli.

Di ciò che mai sei stato, sii ora il riflesso, le impronte dei tuoi passi diano lezioni di danza, le tasche ricolme di eterna assenza, nelle carni della posterità semina larve trasparenti, lascia scivolare via il mondo dalle mani aperte, lanciati nel precipizio tramutato in mela.

L’impulso

Non ti riconosci in nulla, vivi a prestito, non riesci a sollevare il velo?

Smetti di brandire il tuo nome, apri la mano e lascialo scorrere via fino a che ti chiamerai Silenzio.

La caccia è vietata, la pesca è consentita.

Entra nella rete che distendi nel tuo mare interiore.

Sii tu stesso la preda.

Nell’istinto immergi la tua coscienza.

Se smetti di chiedere, ricevi quasi fossi un calice sacro.

Credevi che il tesoro ti sfuggisse via. Hai capito che era la tua ricerca ad allontanarlo.

Più non sarai un nome tra mille nomi, ma una sfera trasparente che li contiene.

Essere ciò che si è

Se sei acqua, non voler imitare le rocce. Se sei roccia, non cercare di fluire.

La molle lingua non imita i denti. I duri denti non imitano la lingua. Tra la lingua e i denti, il nutrimento. Tra la notte e il giorno, l’alba. Non in quello che fu né in quel che sarà. Razionale e intuitivo insieme, aperto al miracolo.

La materia è bellezza, l’immateriale è verità.

Quando l’eterno genererà negli orologi rose di luce, lingue trafitte da uccelli d’aria, mani che trasudano miele e canti che odorano di nuvola, nel muro della mente si aprirà una crepa da cui far defluire la tua memoria ladra.

Riflettere

Per parlare con un prigioniero non fare resistenza: entra nella sua cella, trasformati in specchio.

Lascia che si veda in te, perché lui non si vede mai, sempre a rifugiarsi nello ieri, a mangiare lo stesso tozzo di pane, a bere lo stesso sorso d’acqua, a chiamare carezza un’unghiata, a rimuginare il piacere dell’insoddisfazione.

Si blocca, si camuffa, fugge, si nasconde tra le sedie? Insulta, minaccia, sferra calci all’aria?

Tu fatti riflesso, eco, ombra, cerca il pertugio, penetra al suo interno come un ladro, aiutalo a vedere i muri che lo imprigionano, invitalo ad abbatterli, cancella dalla sua mente le idee tatuate, iniettagli il desiderio di vivere secondo quello che è e non secondo quello che gli hanno imposto.

Umile mutismo

Manda al macello le tue parole inutili: forme insaziabili, frutti senza nocciolo, vuoti adornati di illusioni, pelli gonfie di bruma.

Il mutismo discenda nel pozzo della tua lingua, il sapore dell’eternità conceda pace alla tua mente, la croce su cui inchiodi le definizioni diventi polvere.

Soltanto allora, scultura di santo lustrata dai baci dei credenti, la tua bocca potrà versare parole simili a soli.

Non saranno tue, a generarle sarà un’umile gola.

Avranno lettere, suoni, forme, ma fertili stavolta, esplosioni gravide di canti, cattedrali della crescita perenne, giganteschi dizionari popolati mille volte da un solitario “grazie”.

La semente

Mai muovere un passo senza interrare una semente.

Ciascun istante l’inizio di un’eternità, ciascun gradino il principio di una scala infinita, ciascun gesto il nucleo di un cosmo nuovo.

Se il saggio non semina, è ragione sterile.

Chi accumula senza dare, si svuota.

Prima di spianare la via, mondala dalle illusioni pietrificate.

Nel deserto della sofferenza, pianta una scintilla di allegria, affondala con forza su ciò che solo imita quello che è per sempre.

Puoi seguire il cammino inverso: una pietra ruvida, la corrente del fiume non la rifiuta ma la leviga, la contiene.

Il sassolino abbandonandosi all’illimitatezza le dà un significato.

Una sola semente giustifica l’esistenza della Terra intera.

Senza discriminare

Non promettere cadute e non ferire speranze.

I tagli inferri agli altri scavano solchi nelle tue carni.

Lacerando la loro fiducia sgretoli le fondamenta del tuo mondo.

La diffidenza che induci in loro uccide l’amore. Il bambino prigioniero dei tuoi sogni conficca aghi nel desiderio di essere.

Non sa separare il tempo dalla ferita né il delirio dall’aurora.

Non sa di essere un pesce d’oro che annuncia la sublime esplosione della meta.

Se per andare avanti disprezzi i passi altrui, le tue maledizioni rimbalzeranno dalle labbra all’anima, corrodendola.

Insegna ai tuoi occhi a benedire quello che vedono.

Rimani unito per intero, la separazione è un miraggio che ti divora.

Con il cuore vuoto, fissa lo sguardo laggiù in fondo, fino a scovare la tua stella.

Rispetta le illusioni di chi si abbandona ai tuoi effluvi, insegnagli a morire sprofondando nelle alture.

Questo testo è estratto dal libro "All'Ombra dell'I Ching".

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