Anteprima del libro "Cos' Veramente lo Yoga" di Giulio Cesare Giacobbe
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Anteprima del libro "Cos' Veramente lo Yoga" di Giulio Cesare Giacobbe

Un metodo scientifico per sperimentare l'infinito

YOGA SUTRA

1 (i, 1) Adesso si procede all'esposizione dello Yoga.

LA PERCEZIONE ORDINARIA

2 (il, 17) Alla base della percezione ordinaria vi il dualismo soggetto-oggetto.

Inizio il testo con l'analisi della percezione ordinaria perch essa l'oggetto sul quale opera lo Yoga e quindi la sua descrizione ne costituisce una premessa sul piano logico. Nella percezione ordinaria sempre presente la percezione del soggetto percipiente e dell'oggetto percepito e quindi il dualismo soggetto-oggetto. Secondo la filosofia indica (che rivela con ci il suo precipuo interesse psicologico) il dualismo soggetto-oggetto alla base della condizione mentale umana fondamentalmente sofferente in quanto fondamentalmente divisa in un dualismo conflittuale che conduce a tutte le divisioni e a tutti i conflitti, primo fra tutti la separazione fra l'individuo e il resto dell'universo. Lo Yoga propone la percezione estatica come superamento di tale dualismo (vedi 196).

3 (rv, 23) Tutte le percezioni ordinarie si presentano composte di un soggetto percipiente, di un oggetto percepito e di un contesto percettivo.

Questo sutra costituisce una definizione scientifica della percezione. 13 Esso di grande importanza per la comprensione della psicologia yogica. Vediamo di chiarirlo e approfondirlo. Se io percepisco un cavallo, questa percezione composta da tre subpercezioni: 1) la percezione di me stesso, ossia l'autoimmagine che ho in quel momento di me stesso ad esempio di individuo debole in pericolo: soggetto percipiente', 2) la percezione del cavallo come esso si presenta a me oggettivamente: oggetto percepito', 3) la percezione della reazione che io ho nei confronti del cavallo, ad esempio di paura: contesto percettivo.

Il soggetto percipiente, Yoggetto percepito e il contesto percettivo determinano il significato dell'oggetto percepito; esso consiste infatti nel rapporto che il soggetto percipiente istituisce con l'oggetto percepito in funzione del contesto percettivo. Il significato dell'oggetto percepito quindi determinato da: 1) l'autoimmagine del soggetto percipiente; 2) la consistenza oggettiva dell'oggetto percepito; 3) la reazione che il soggetto ha nei confronti dell'oggetto percepito (contesto percettivo). Va notato che il soggetto percipiente e il contesto percettivo costituiscono il maggiore apporto alla determinazione del significato dell'oggetto percepito, mentre quest'ultimo, o meglio la sua consistenza oggettiva, gioca paradossalmente un ruolo minore in questa determinazione.

Un esempio pu chiarire meglio il concetto. Se l'oggetto percepito consiste in una comunicazione verbale, il suo significato determinato da: 1) l'autoimmagine attuale del soggetto, poniamo di individuo perseguitato (soggetto percipiente)', 2) la consistenza oggettiva della comunicazione verbale, ossia il suosignificato linguistico ed il suo tono acustico, poniamo Chi sei?, proferito con tono alto di voce (oggetto percepito)', 3) la reazione del soggetto all'oggetto percepito, poniamo l'attivazione di un programma di condizionamento di difesa, concretantesi in uno stato di tensione {contesto percettivo).

In definitiva, il significato dell'oggetto percepito che stato determinato in questo caso quello di minaccia. Non sempre il significato attribuito da un soggetto a un oggetto corrisponde alla reale consistenza dell'oggetto. La nevrosi potrebbe definirsi da questo punto di vista come la cronicizzazione dell'attribuzione di significati non reali agli oggetti da parte di un soggetto nevrotico.

4 (il, 20) Il soggetto percipiente, sebbene sia esso stesso percepito, in presenza di altri oggetti percepiti sembra essere l'autore della percezione.

Il senso di questo sutra che la percezione di s come soggetto percipiente distinguibile dalla percezione (in quanto suo autore) sussiste finch sussiste la percezione ordinaria, che include la percezione dell'Io e di altri oggetti, e quindi crea una distinzione fra oggetto percepito e soggetto percipiente. Con il subentrare della percezione estatica, la percezione di s come soggetto percipiente viene meno (vedi 195). Viene da chiedersi quindi se il soggetto percipiente, ossia l'Io, abbia un'esistenza sostanziale o soltanto formale, legata alla percezione ordinaria. Questa la ragione dell'uso del termine sembra.

Questo non autorizza ad attribuire alla psicologia yogica il nichilismo proprio della psicologia buddhista esposta nell'Abhidharma Pitaka, in cui si sostiene che esistono soltanto percezioni (Dharma) senza un soggetto percipiente. Patanjali in diversi sutra dichiara la consistenza reale degli oggetti percepiti (vedi 15, 16, 17). Non manca tuttavia chi vede in questo sutra un riferimento alla tradizione buddhista e lo assumecome criterio di datazione del testo.14

5 (n, 24) La causa della percezione del soggetto percipiente l'inconsapevolezza.

L'inconsapevolezza consiste nell'identificare l'auto-coscienza con la percezione dell'Io mentre essa si ha soltanto nella percezione estatica (per una trattazione pi diffusa dell'argomento, vedi 38). Va precisato che lo stato di inconsapevolezza appartiene pur sempre alla percezione ordinaria, ove sussiste il dualismo soggetto-oggetto. Quindi la causa della percezione dell'Io non propriamente l'inconsapevolezza, bens la non presenza della percezione estatica.

6 (n, 6) L'Io consiste nell'identificazione del soggetto percipiente con la percezione.

Per la psicologia yogica l'Io consiste nella percezione di s come soggetto percipiente (vedi 4). E infatti precisamente la percezione di s come soggetto percipiente a essere sospesa nella percezione estatica (vedi 195).

7 (rv, 5) L'Io il referente unico della sequenza delle percezioni ordinarie molteplici e distinte.

L'Io il referente unico delle percezioni ordinarie in quanto tutte le percezioni ordinarie contengono la percezione di s come soggetto percipiente, cio come autore della percezione (vedi 4).

8 (iv, 4) La percezione dell'Io presente soltanto nella percezione ordinaria.

Giulio Cesare Giacobbe

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