Anteprima del libro "Mantra Madre" di Selene Calloni Williams
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Anteprima del libro "Mantra Madre" di Selene Calloni Williams

La tradizione del riassorbimento del reale

Il mezzo del riassorbimento del reale Tutti i grandi cammini esoterici, i percorsi di auto sviluppo e di crescita personale, la psicologia del profondo e l'alchimia, se sono davvero efficaci, lo sono poiché custodiscono nel loro cuore la chiave straordinaria del riassorbimento del reale. Anche lo sciamanismo, lo yoga e il buddhismo tantrico, l'induismo tantrico, lo gnosticismo cristiano, la cabala, il sufismo, le religioni esoteriche, si fondano sulla medesima chiave, lo stesso procedimento: il "riassorbimento del reale", che talora viene anche definito "ritiro delle proiezioni".

Per queste ragioni il procedimento del ritiro delle proiezioni viene detto essere "il mezzo". Esso è, infatti, il mezzo per accedere a una vita libera e realizzata. Si tratta, in verità, di un mezzo semplicissimo e alla portata di tutti. Tanto semplice che la difficoltà per arrivarci e per saperlo utilizzare è più che altro nella capacità di destrutturarsi, rendendosi capaci di cogliere e di utilizzare questo mezzo di estrema semplicità e naturalezza.

La civiltà e le istituzioni, in quanto sono esse stesse strutture, giocano sempre un ruolo di opposizione alla destrutturazione. Perciò "il mezzo" viaggia da tempi immemorabili al di fuori delle istituzioni, in circuiti non convenzionali.

La tradizione del Mantra Madre

La tradizione del Mantra Madre è per eccellenza la tradizione che veicola "il mezzo" nel modo più puro e originario, senza sovrastrutture, essa viaggia nei circuiti dello yoga tantricosciamanico e dell'alchimia, in Oriente come in Occidente, da molti secoli.

La tradizione del Mantra Madre, come quella dell'alchimia e del tantrismo, si perde nella notte dei tempi. Sebbene, infatti, la codificazione scritta di queste tradizioni sia avvenuta in tempi storicamente databili, non si può negare che tale codificazione sia stata compiuta sulla base di tradizioni orali tramandate da tempi remoti.

Attraverso i grandi cammini esoterici viene tramandata la tradizione di natura, ovvero il sentire e la conoscenza dei popoli animisti e politeisti che hanno vissuto in una condizione di simbiosi con la natura e con i suoi dei. È questo forse che ha fatto sì che alcuni studiosi abbiano cercato collegamenti tra il tantrismo, l'alchimia e lo sciamanismo animistico. Sebbene una derivazione storica non sia dimostrabile, tuttavia vi è una tale continuità di sentimento profondo tra lo scimanismo, il tantrismo e l'alchimia, da far pensare a un'unica grande tradizione che assume forme diverse, ora estremamente intuitive, ora assai colte e raffinate. Possiamo dire che il tantrismo e l'alchimia sono forme colte per mezzo delle quali il sentire sciamanico, tribale, ancestrale viene trasmesso nella storia in Oriente come in Occidente.

Tantrismo e alchimia trasmettono un messaggio delle origini, arricchendolo di culti pratiche, tradizioni, rituali, miti e saggezza.

La psicologia del profondo, che si collega alle visioni politeiste e sciamaniche (si pensi, per esempio, alla psicologia archetipica o politeista di James Hillman), è anch'essa un consapevole strumento di trasmissione de "il mezzo".

Vi è un filo d'oro che lega insieme la conoscenza rivelata delle origini alle tradizioni esoteriche e spirituali dei popoli, fino alla psicologia del profondo. Il Mantra Madre è questo filo d'oro il cui valore è inestimabile. Questo tesoro prezioso è ciò di cui, con il permesso dei maestri visibili e invisibili, ci accingiamo a parlare nelle pagine a venire.

Che si chiami Mantra Madre è una scelta. Qualcuno, in passato, lo ha definito "formula psichica della creazione immaginale", altri vi hanno fatto riferimento con l'espressione "formula magica", altri ancora lo hanno definito "il mezzo automatico" o più semplicemente "il mezzo".

Più avanti spiegheremo il perché di questi nomi e il loro significato. Naturalmente spiegheremo anche con dovizia di dettagli cosa si intenda con l'espressione "riassorbimento del reale" anche se un primo significato del tutto intuitivo può già essere, forse, colto dal lettore.

La tradizione universale e particolare del MM

Il MM, dunque, fa riferimento a una conoscenza molto antica. Nello stesso tempo, però, questa conoscenza è talmente duttile da poter essere adattata alla tradizione immaginale dei vari popoli. Non vi è dubbio che vi sia una tradizione immaginale occidentale e una tradizione immaginale orientale e che le due siano differenti. Per tradizione immaginale nella psicologia del profondo si intende la complessità delle immagini, dei miti e dei riti che stanno alla base di una cultura.

Il MM ha questo potere di essere universale e al contempo di saper adattarsi alla cultura di colui che lo pratica. Universalità significa che è per tutti, indipendentemente dalla religione, dalla etnia o dalla cultura di appartenenza. Particolarità significa che esso sa ritagliarsi sulle pieghe della psiche di chi lo pratica fino a calzare perfettamente. Il MM ha infatti tre forme chiamate "varianti": due varianti universali e una variante particolare, delle quali ci occuperemo più avanti.

Il piacere immoto

Ciascuno di noi è permanentemente unito all'anima mundi attraverso un rapporto eroticocreativo, questa condizione viene definita, nello yoga sciamanico-tantrico e in alchimia, "piacere immoto".

Il piacere immoto è una condizione di permeante eccitazione, cioè di costane creatività ed ispirazione che non fugge mai via, poiché non dipende da nessun oggetto esterno. Il piacere immoto non dipende da nessun oggetto, poiché è raggiungibile unicamente a mezzo di un risveglio della consapevolezza, la quale si rende capace di vedere l'illusorietà degli oggetti materiali.

Questa consapevolezza risvegliata, comprendendo la vacuità come essenza di ogni cosa, entra in relazione con l'anima delle cose, cioè con il loro aspetto invisibile, che essa percepisce al di là di ciò che gli occhi possono vedere. La parola sciamano ha probabilmente origine dalla radice tungusa "shaman" che significa "colui che è eccitato".

Essere nel piacere immoto significa essere in una condizione simile a quella in cui si trova lo sciamano nei momenti del suo processo di trance estatica, nei quali egli comunica con gli spiriti. Il piacere immoto - che è la condizione delle nozze alchemiche - è uno stato in cui è possibile dialogare con le schiere di spiriti, demoni, dei, geni che popolano l'invisibile universo vuoto. Essi sono gli infiniti aspetti dell'anima: i Signori della Natura, le forze naturali, che in una certa tradizione esoterica siamo abituati a chiamare "gnomi" - gli spiriti della terra -, "ondine" - gli spiriti dell'acqua, - "salamandre" - gli spiriti del fuoco, - "elfi" - gli spiriti dell'aria. Sono le nostro stesse idee, gli dei. Sono i nostri avi, i quali non sono assenti, ma sono invisibili. Sono la nostra anima selvaggia, il nostro spirito animale e sono le nostre guide sottili, il nostro maestro interiore. Sono gli leonina, gli extraterrestri che, secondo alcuni, avrebbero plasmato la stirpe umana. Tutti questi sono i tanti aspetti del nostro sposo, della nostra sposa mistica, poiché - come abbiamo detto - l'anima è una complessità tale per cui il tutto è nella parte e la parte è nel tutto, il molteplice è nell'uno e l'uno nel molteplice.

Il nostro sposo, la nostra sposa sotterranea o celeste è sempre tutt'intorno a noi è ci abbraccia. Siamo permanentemente uniti all'invisibilità in una unione erotico-creativa.

L’anima

L'anima produce le esperienze di terra, acqua, fuoco e aria immaginando la bellezza del darsi, l'amore, lo svanire per amore e il creare per amore. Immaginare é creare per amore. L'anima è l'atto stesso dell'immaginare. Nella psicologia del profondo, i termini psiche, anima e istinto sono spesso sinonimi, entrambi utilizzati per quell'attività creativa che genera tutte le impressioni che abitiamo. Questo immaginare creativo si produce unicamente nella dimensione del contatto tra Padre e Madre, tra vita e morte, tra luce e ombra.

L'impressione illusoria della separazione degli amanti divini ci fa perdere il contatto con la soglia liminale tra conscio e inconscio, che chiamiamo immaginale, là dove le immagini si producono. Perdendo l'immaginale dimentichiamo di essere i proiettori di tutte le immagini che abitiamo. E, come sognatori di un sogno, del tutto dimentichi del fatto che stanno sognando, subiamo gli eventi e l'impatto con gli elementi che sono le nostre stesse immagini. Il risveglio dal sogno é la riunificazione degli amanti divini e il ritorno nella condizione del piacere immoto.

Archetipi, spiriti e dei: le immagini che abitiamo

Ciò che nella psicologia del profondo chiamiamo archetipi, nell'antichità erano gli dei, mentre presso le popolazioni animiste e presso gli sciamani sono gli spiriti. Essi sono le forme originarie delle esperienze. 

Non vi è dubbio che affinché un comportamento si produca nel mondo è necessario che esso venga in qualche modo immaginato. Nulla che non sia stato immaginato può accadere. Per esempio, se nell'istinto non si fosse mai prodotta l'immagine della caccia il primo uomo che ha forgiato la prima freccia e ha ucciso il primo mammut o il primo tirannosauro che ha ucciso il primo velociraptor non sarebbe mai esistito e non vi sarebbero che vegetariani su questo pianeta.

Ciò che per lo sciamano è lo spirito della caccia, per lo psicanalista è l'archetipo della caccia, mentre nella antica Grecia era Artemide, la dea della caccia. L'anima viene al mondo con una missione in base alla quale ha necessità di attivare determinati comportamenti, perciò si serve di certe immagini originarie o archetipi.

Le principali immagini che la nostra anima proietta, proprio come gli dei di un mito, determinano eventi che sono storie passionali, di turbamento ed estrema bellezza, al di là del bene e del male. Queste storie sono le nostre vite. Ciò ha fatto dire a James Hillman, uno dei massimi esponenti contemporanei della visione immaginale: "Noi non possiamo che fare nel tempo ciò che gli dei fanno nell'eternità" (James Hillman, Il Sogno e il Mondo Infero).

Il processo del riassorbimento del reale, che si attua a mezzo del metodo della tradizione del Mantra Madre, ci porta a vedere il mito che stiamo mettendo sulla scena della vita vivendo. La consapevolezza del mito in cui siamo coinvolti ci rende amanti, compagni, complici degli dei, sollevandoci dalla condizione di vittime degli eventi.

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