Anteprima del libro "Meditazione e Kabbalah" di Aryeh Kaplan
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Anteprima del libro "Meditazione e Kabbalah" di Aryeh Kaplan

I Metodi

La meditazione è principalmente un mezzo per ottenere la liberazione spirituale. I vari suoi metodi sono progettati per sciogliere il legame con il fisico, consentendo all’individuo di ascendere al regno spirituale trascendentale. Si dice che chi lo faccia con successo ottenga Ruach HaKodesh,“lo Spirito Santo”, il termine ebraico generico che indica l’illuminazione.

Il più noto metodo contemporaneo di meditazione implica un mantra, una parola o frase ripetuta in continuazione per un preciso periodo di tempo. Ci si concentra sul mantra per escludere tutto il resto, così da ripulire la mente da tutti i pensieri estranei e separarla dal normale flusso di coscienza. Il mantra può essere ripetuto verbalmente, oppure la ripetizione può avvenire in modo completamente mentale. Questo tipo di meditazione si trova nella Kabbalah, diffusa specialmente tra le prime scuole. Nell’Hekhalot, ad esempio, si inizia la propria ascesa spirituale ripetendo un certo numero di Nomi Divini per 112 volte.

Meditazione mantrica

La meditazione mantrica è un esempio di meditazione strutturata diretta esteriormente, in quanto ci si concentra su una parola o su una frase, anziché sui pensieri spontanei della mente. Poiché implica una pratica specifica, ripetuta per un tempo prefissato, viene considerata una meditazione strutturata.

Un altro esempio di meditazione strutturata diretta esteriormente è la contemplazione, in cui si fissa un oggetto, ponendo su di esso tutta la propria concentrazione. Nelle pratiche occulte, il più noto tipo di contemplazione consiste nel fissare una sfera di cristallo.

Altri tipi di contemplazione coinvolgono l’uso di mandala, immagini o disegni di lettere sui quali fissare l’attenzione, svuotando la mente da tutti gli altri pensieri. Nella meditazione della Kabbalah, lo strumento contemplativo più semplice è lo stesso Tetragrammaton, che viene discusso perfino in opere non kabbalistiche.

Vengono utilizzate anche delle forme più complesse, e questo metodo sembra aver raggiunto il culmine sotto l’influenza di Rabbi Shalom Sharabi (1702-1777).

Metodo degli Yichudim

Strettamente legato a questo è il metodo degli Yichudim (Unificazioni), che svolge un ruolo importante nel sistema dell’Ari. In questo caso non si contempla una forma concreta, bensì un’immagine mentale, che di solito consta di varie combinazioni di Nomi Divini. Poiché le strutture e le combinazioni di questi nomi non sorgono nella mente in maniera spontanea, ma sono predeterminate, anche questa viene considerata una meditazione diretta esteriormente.

Meditazione diretta

Il secondo metodo basilare di meditazione è diretto internamente.

Esso consiste nel meditare su pensieri, sentimenti o immagini che sorgono nella mente in modo del tutto spontaneo. Di solito, riesce meglio focalizzandosi su un ambito generale, attorno al quale evocare questi pensieri. Poiché non vi è un metodo formale o predeterminato per evocare tali pensieri, questa è in genere una meditazione non strutturata.

La meditazione diretta internamente può essere praticata soltanto nel pensiero, altrimenti – come previsto in alcuni sistemi – i pensieri si possono verbalizzare. Uno dei metodi migliori per verbalizzare i pensieri mentre li si mantiene concentrati su un unico punto focale è esprimerli come preghiera spontanea. Questo metodo costituisce la base del sistema meditativo di Rabbi Nachman di Breslov.

Meditazione non diretta

Il terzo tipo di meditazione basilare è quello non diretto. Tale meditazione tende alla quiete della mente e al ritrarsi da tutte le percezioni, sia interne che esterne. Svolge un ruolo importante nelle fasi avanzate di molti altri metodi, ma si può anche utilizzare come metodo a sé stante.

Riguardo a tale metodo, è stato messo per iscritto pochissimo, ma esso sembra comunque svolgere un ruolo negli insegnamenti di maestri hasidici come Rabbi Dov Baer, il Maggid di Mezrich (1704-1772), e Rabbi Levi Ytzchak di Berdichov (1740-1809).
Nella terminologia della Kabbalah troviamo prove del fatto che questo metodo venisse effettivamente utilizzato, almeno per la fase più avanzata. Infatti, in numerosi casi, alcuni termini sono comprensibili soltanto se si considerano in questo senso. Così, ad esempio, i kabbalisti chiamano il livello più elevato di trascendenza Ayin, letteralmente “Nulla”.

In realtà, ciò allude all’ultimo livello raggiunto tramite la meditazione non diretta, in cui tutte le percezioni e l’immaginario cessano di esistere.
Oltre a suddividersi in questi tre metodi di base, la meditazione può essere classificata secondo i mezzi utilizzati, che di base sono tre: l’intelletto,
le emozioni e il corpo.

Il sentiero dell'intelletto

Il sentiero dell’intelletto prevaleva nettamente tra i kabbalisti teorici, e veniva utilizzato anche al di fuori delle scuole kabbalistiche. Il metodo più comune consisteva semplicemente nel contemplare vari aspetti della Torah, verificando il significato intrinseco dei suoi comandamenti. Includeva anche l’indagare approfonditamente con l’intelletto la struttura degli universi superni e, per così dire, diventare un abitante di quei mondi.

Per molti, questo metodo conduce a uno stato elevatissimo di estasi, e forma la base del sistema Habad dell’Hasidismo. Un’altra forma di meditazione intellettuale comportava lo studio delle opere devozionali, in contemplazione accurata di ciascun concetto nello sforzo di migliorare se stessi. Fu principalmente questo metodo a formare la base del Movimento Mussar, che sorse nel xix secolo in risposta all’Hasidismo. Tale contemplazione, o Hitbonenut, svolge un ruolo particolarmente importante nell’opera devozionale Mesilat Yesharim (Sentiero dei Giusti), del grande kabbalista Rabbi Moshe Chaim Luzzatto (1707-1747). In questo libro notevole, l’autore delinea tutti i passi che portano a Ruach HaKodesh, l’illuminazione definitiva, pur senza arrivarvi. Il metodo per ottenere i tratti [distintivi] desiderati è Hitbonenut, la contemplazione degli insegnamenti inerenti a quella fase e la rettificazione della propria vita alla luce di essi. Tra l’altro, sebbene non siano ampiamente conosciuti, i dieci livelli trattati in questo testo corrispondono chiaramente alle dieci Sefirot mistiche della Kabbalah."

Aryeh Kaplan

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