Anteprima del libro "Omeopatia per Bambini" di R. Prummel
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Anteprima del libro "Omeopatia per Bambini" di R. Prummel

Tutti i disturbi e le malattie più comuni dell’infanzia e i rimedi per curarli

Conoscenze di base in breve

L'alternativa terapeutica efficace

I riconoscimenti sempre più numerosi tributati all’omeopatia e il fatto che un numero sempre più elevato di persone ne comprenda il valore e l’importanza sono dovuti a molteplici fattori. Il primo è la crescente insoddisfazione nei confronti delle modalità correnti adottate dai medici proprio nell’ambito del trattamento terapeutico dei bambini. «Ancora antibiotici!», rimproverano spesso molti genitori ai pediatri, e bisognerebbe prendere finalmente sul serio i loro conflitti di coscienza! Un fattore ulteriore è costituito dai successi riscossi dall’omeopatia in campo terapeutico e dal riconoscimento del fatto che si tratta di una alternativa terapeutica estremamente efficace e allo stesso tempo economica. Questo vale non soltanto per le urgenze, ma anche per molte malattie croniche, premesso che la scelta del rimedio omeopatico sia adeguata.

Fondamenti dell'omeopatia

Tali risultati positivi hanno naturalmente contribuito moltissimo a un riconoscimento sempre più netto dello meopatia come modalità terapeutica alternativa. Inoltre, molti pazienti apprezzano sicuramente il fatto che i medicinali omeopatici, se utilizzati in modo scientificamente corretto, sono privi di effetti collaterali. Che l’omeopatia si possa definire come la variante dolce della medicina allopatica, però, come si sente troppo spesso dire, è del tutto inappropriato. L’omeopatia e l’allopada sono due metodi di cura sostanzialmente diversi, sia per quanto riguarda i fondamenti che per quanto riguarda la comprensione, la valutazione e il trattamento delle malattie; risulta difficile, perciò, paragonarle tra loro.

Omeopatia e allopatia

L’allopatia considera la malattia come un nemico da combattere con ogni mezzo. Poiché la nostra mentalità è, in misura maggiore o minore, impregnata dalla medicina allopatica, spesso ci risulta difficile vedere le cose in modo diverso. Eppure, se vogliamo davvero impiegare i metodi e i medicinali omeopatici, questo tipo di comprensione troppo unilaterale non ci aiuta molto. Dunque, se non ci accontentiamo più di alleviare superficialmente i sintomi, di reprimerli o di spostare la loro manifestazione, ma vogliamo effettivamente curare, dobbiamo innanzitutto decidere di ampliare le nostre vedute.

Curare il simile con il simile

Il modo di procedere della medicina allopatica, a tutti noi molto familiare, si basa sul fondamento costituito dall’affermazione: «Contraria contrariis curentur», cioè «Si curi l’opposto con il suo opposto». Quindi si curano le ustioni con il freddo, la stitichezza con medicinali che inducono diarrea e il dolore con gli antidolorifici. L’omeopatia invece cura il malato secondo il principio fondamentale sintetizzato dall’affermazione «Similia similibus curentur», cioè «Si curi il simile con il simile». Questo significa che, in caso di malattia, si prescrive una sostanza in grado di provocare in una persona sana i medesimi sintomi manifestati da una persona malata. Come può curare, però, un medicinale di questo genere? Comprendere questo significa innanzitutto imparare a distinguere tra:

  • malattie basate su un danno organico, come, ad esempio, un infarto cardiaco, uno strappo muscolare o una frattura o$sea; in questi casi si richiedono interventi che soltanto la medicina allopatica può eseguire;
  • malattie che non sono da ricondurre a un’infermità e che generalmente si possono neutralizzare e regolarizzare agendo sul sistema immunitario; tra queste si annovera la maggior parte delle malattie.

La malattia non è una condizione passiva

Se il nostro corpo non fosse fondamentalmente in grado di adattarsi agli influssi esterni (clima, ambiente, contatto con altre persone), di difendersi contro agenti patogeni, come i virus o i batteri, e di rigenerarsi con tinuamente, l’umanità non sarebbe sopravvissuta nella storia dell’evoluzione. Ci ammaliamo, quindi, soltanto quando la capacità di reazione del nostro organismo è troppo sollecitata e diminuisce. Questo non accade soltanto quando una sollecitazione improvvisa mette sotto pressione il nostro sistema immunitario, come nel caso delle malattie gravi e dei ferimenti, ma anche quando un influsso negativo cronico paralizza il nostro sistema difensivo per lungo tempo. Ciononostante, per quanto ci possiamo sentire fiacchi e privi di capacità di reazione quando siamo ammalati, il processo che definiamo come malattia è da valutare positivamente in sé. Perché la malattia non è assolutamente una condizione passiva e impotente, ma piuttosto un tentativo attivo da parte dell’organismo di rigenerarsi nuovamente tramite la capacità di reazione rimasta.

I sintomi, indicatori per la terapia

Resta ancora ampiamente da spiegare scientificamente ciò che accade esattamente all’interno del nostro organismo durante questo processo, ma tutti possiamo riconoscere chiaramente come si configura questa autoguarigione dai sintomi che il paziente stesso manifesta. L’approccio terapeutico omeopatico si inserisce esattamente a questo punto, perché i sintomi sono per l’omeopata classico il segnale indicatore verso la scelta del medicinale giusto. La capacità di reazione dell’organismo ha qualcosa a che fare con l’energia, altrettanto i nostri medicinali omeopatici, che sono diventati apportatori di energia grazie alla loro speciale modalità di preparazione, il potenziamento. E qui si chiude il cerchio (Similia similibus curentur). Se la forza energetica del medicinale è in accordo con la forza di reazione del paziente, lo coadiuva nel processo di autoguarigione del corpo con una spinta energetica mirata e la guarigione può avere luogo. Questo è il nocciolo del fondamento omeopatico «Si curi il simile con il simile».

Le radici dell'omeopatia

Il fondatore dell’omeopatia moderna fu Samuel Hahnemann (1755-1843), infaticabile ricercatore e brillante scienziato nel campo della chimica e della medicina. Hahnemann era un medico, ma ben presto abbandonò il suo primo ambulatorio, perché giudicava i metodi terapeutici allora in voga, come il salasso, troppo primitivi.

René Prümmel

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