Anteprima del libro "Risveglia i Chakra" di Jayadev Jaerschky
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Anteprima del libro "Risveglia i Chakra" di Jayadev Jaerschky

Insegnamenti e tecniche per corpo mente e anima

Invocazione

Grande anima, Namasté.

Questo libro sui chakra inizia con un’antica invocazione, cantata dagli yogi di tutto il mondo. Ripetiamola con reverenza, per preparare la nostra mente ai misteri interiori. Possa questo antico sloka benedire la nostra comprensione, la nostra crescita e la nostra gioia interiore; possa esso sintonizzare la nostra mente e il nostro cuore con lo Spirito; e possa trasformare l’oscurità in luce.

OM
Asato Ma Sat Gamaya
Tamaso Ma Jyotir Gamaya
Mrityor Ma Amritam Gamaya

OM
Guidaci dall’irreale al Reale,
guidaci dall’oscurità alla Luce,
guidaci dalla morte
all’Immortalità.

Paramhansa Yogananda e Swami Kriyananda

I chakra sono centri sottili di energia e coscienza dentro di noi. Sono una realtà che possiamo percepire, vedere e sperimentare. Tuttavia, non possono ancora essere fotografati o dimostrati scientificamente. Per questo motivo, quando si leggono i libri sui chakra scritti da diversi yogi, si trova una base di comprensione comune, ma si incontrano anche differenze nel modo in cui i chakra vengono spiegati: le loro funzioni, qualità, colori, i loro effetti, la loro collocazione nel corpo e le tecniche da usare per risvegliarli.

Nella tradizione indiana, questo è normale; fortunatamente, non esiste alcuna istituzione yogica che dica: «Questa è l’unica verità e nessuno ha il permesso di insegnarla in qualche altro modo!». Lo yoga è libero. Con questo spirito di libertà filosofica, le pagine seguenti presentano gli insegnamenti di Paramhansa Yogananda e del suo discepolo Swami Kriyananda (con la speranza che entrambi accolgano con clemenza i miei sforzi per comprendere ed esporre la loro saggezza). Questi due grandi insegnanti fanno parte dell’antica tradizione del Kriya Yoga, nella quale i chakra occupano un posto fondamentale.

Un’avvertenza: questo libro è colmo degli insegnamenti diretti di Yogananda e Kriyananda, ma gli amanti delle note a piè di pagina rimarranno delusi: troveranno infatti pochissimi riferimenti al libro, articolo o discorso dal quale un particolare insegnamento è stato tratto. Ho voluto evitare che il libro fosse fatto per metà di testo e per metà di note, perché avrebbe avuto un gusto stantio. Anche se questi capitoli cercano di trasmettere fedelmente una tradizione autorevole, vogliono farlo in modo piacevole e leggero.

La storia: i chakra nell’antica India

Gli insegnamenti di Yogananda sono destinati alla società moderna, ma affondano le radici nell’antico yoga. Da millenni, infatti, i chakra fanno parte dell’insegnamento dei grandi yogi.

In che modo questi argomenti sacri sono stati tramandati da un secolo all’altro? Gli yogi, di solito, non l’hanno fatto attraverso i libri, ma trasmettendo la loro esperienza e conoscenza in modo diretto e personale, da guru a discepolo. Poiché il libro non era considerato uno strumento adatto a trasmettere quella preziosissima conoscenza, gli yogi avanzati che hanno scritto sui chakra si sono limitati a qualche accenno o hanno addirittura nascosto questi insegnamenti dietro al simbolismo.

Ad esempio, la Bhagavad Gita, la “Bibbia indù” (scritta attorno al 700 a.C. secondo Sri Yukteswar, il guru di Yogananda), presenta i chakra solo in forma simbolica, senza mai accennarvi apertamente. Anche il padre dello yoga, Patanjali (vissuto presumibilmente attorno al 200 a.C.), è stato estremamente parsimonioso nell’insegnare i chakra. Come vedremo, nei suoi Yoga Sutra ne nomina apertamente soltanto uno.

Molto prima, attorno al 1000 a.C. (tremila anni fa!), la Yoga Kundalini Upanishad accenna già ai chakra, ma anch’essa condividendo soltanto alcune scarse informazioni. Questa Scrittura si limita infatti ad affermare (9b-11): «Ci sono sei chakra: muladhara è nell’ano; svadhisthana è vicino agli organi genitali; manipuraka è nell’ombelico; anahata è nel cuore; visuddhi è alla radice del collo; agya è nella testa». In un passaggio successivo, essa accenna anche al settimo chakra, sahasrara. E questo è tutto. Il resto doveva essere appreso personalmente dal guru. Anche altre Upanishad (antiche Scritture dello yoga) fanno riferimento ai chakra, ma succintamente.

Alcuni insegnamenti sui chakra furono offerti dal grande yogi Gorakhnath (o Gorakshanath, vissuto nell’undicesimo secolo), considerato insieme al suo guru Matsyendra il fondatore dell’Hatha Yoga (le posizioni yoga). I suoi insegnamenti originari sono descritti nella biografia Philosophy of Gorakhnath,* un libro che consiglio a tutti i sinceri Hatha Yogi poiché parla delle vere radici dell’Hatha Yoga. Gorakhnath, uno yogi appartenente alla stimata tradizione Natha, insegnava a vedere la luce interiore, a risvegliare Kundalini, a lavorare con i chakra per raggiungere il samadhi (l’unione) e la liberazione. Nel suo libro, Goraksha Samhita, (tradotto in inglese da Georg Feuerstein in The Yoga Tradition), Gorakhnath consiglia una meditazione per ognuno dei chakra.

Nel corso del sedicesimo secolo, Swami Purananda scrisse la Shri-Tattva-Cintamani, il cui sesto capitolo è intitolato Sat-Chakra-Nirupana, o “Investigazione dei sei chakra”. Questa, ovviamente, è solo una piccola selezione delle numerose antiche Scritture che accennano ai chakra. Una cosa è certa: per gli yogi profondi, questo argomento è sempre stato essenziale come l’aria.

I chakra nella società moderna

Se gli antichi insegnamenti sui chakra sono veri (e lo sono), non potranno che diventare sempre più conosciuti nella nostra società, a mano a mano che l’umanità continuerà a evolversi. I chakra diventeranno parte del nostro linguaggio quotidiano, proprio come la parola energia è diventata di uso comune negli ultimi decenni. Prima o poi, la società applicherà la saggezza dei chakra alla salute, ai rapporti, all’ambiente, alla psicologia e alla spiritualità. Si tratta di uno sviluppo naturale, poiché i chakra sono come il mozzo di una ruota, dal quale i raggi si espandono verso tutti gli aspetti della vita.

Uno “slow book” (un “libro lento”)!

Ecco un consiglio: scoprirai che i chakra sono un argomento estremamente vasto, con molti aspetti importanti. Per evitare un’“indigestione spirituale”, sarebbe meglio leggere solo un capitolo alla volta, riflettendo profondamente su di esso per un’intera settimana. Digerisci bene gli insegnamenti. Potresti anche voler leggere il capitolo più volte. Durante la settimana, applica ogni giorno le pratiche consigliate. Medita sui punti chiave fino a farli tuoi, nella tua percezione interiore. Sperimenta creativamente questi insegnamenti.

In caso contrario, questo libro potrebbe diventare una confusa accozzaglia di input mal digeriti. In breve: vai piano e vai in profondità. Così facendo, riceverai molto da questi capitoli. Proprio come lo slow food è migliore del fast food, anche un “libro lento” è migliore di un “libro veloce” (per lo meno in questo caso).

La buona notizia è che, in verità, la nostra anima conosce già ogni cosa: tutto ciò che deve fare è ricordare. Questo ricordo (smriti) ha bisogno di tempo: è per questo che, paradossalmente, la pazienza è la via più rapida per conseguire la realizzazione interiore.

L’amore

Man mano che procedi, capitolo dopo capitolo, settimana dopo settimana, cerca di innamorarti dei tuoi chakra: della loro bellezza, della loro profondità, del loro mistero. In altre parole, trasforma la tua ricerca di comprensione in una storia d’amore. Perché? Perché l’unico modo di comprendere profondamente qualcosa è amandola. Quello che ami ti si rivelerà, a poco a poco; quello che ami, inevitabilmente, ti diventerà vicino e familiare, semplicemente perché l’amore è il potere universale di unione. Se, ad esempio, ami una lingua, la imparerai molto più in fretta. Allo stesso modo, se ti innamorerai dei chakra, li capirai molto più facilmente. E più li capirai, più diventeranno i tuoi migliori amici e renderanno la tua vita felice come non mai.

Il nostro tempio interiore

Per prepararci alla scoperta dei chakra, ascoltiamo le parole di un canto di Rabindranath Tagore, il grande poeta indiano Premio Nobel per la letteratura. Paramhansa Yogananda le “importò” in Occidente in uno dei suoi Canti cosmici. Il “tempio” si riferisce al corpo, mentre le “porte” e le “luci” si riferiscono ai chakra.

Chi è nel mio tempio?
Chi è nel mio tempio?
Ogni porta s’apre a Te,
mille luci splendono.
Ed il buio vola via,
come un corvo vola via.

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