Antico e Nuovo Testamento Libri Senza Dio - M. Biglino
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Antico e Nuovo Testamento Libri Senza Dio - Anteprima del libro di Mauro Biglino

I presupposti e le modalità di un’invenzione

I presupposti e le modalità di un’invenzione

Stante la natura di questo libro che vuole essere la prosecuzione del lavoro precedente, mi sento davvero di entrare nel merito dei contenuti affermando che il Dio biblico, l’idea stessa della sua esistenza, le sue caratteristiche, gli attributi che lo connotano, la sua presunta volontà, i suoi obiettivi, le finalità con cui opererebbe, sono frutto di un’invenzione.

Probabilmente è la più grande invenzione che una parte dell’umanità - una parte numericamente molto limitata ma dotata di astuzia e intelletto messi a disposizione di obiettivi precisi e forse anche opportunamente guidata e indirizzata da chi ci ha fabbricati - ha elaborato e messo in opera per dominare sulla restante parte numericamente molto più estesa.

La parte di umanità dominata è spesso dotata anche delle stesse capacità intellettive, talvolta forse anche superiori, ma risulta stranamente disponibile a rinunciarvi, pur di avere risposta certa e consolatoria a quella che possiamo sostanzialmente definire la madre di tutte le angosce: la paura della morte.

Lo stesso attuale Dalai Lama ebbe a dire che tutte le religioni sono state elaborate per aiutare l’uomo a trovare proprio questa risposta che risulta avere una valenza fondamentale: aggiungo che è proprio questa capacità l’elemento costitutivo e fondamentale della credibilità e della conseguente accettabilità di ogni forma di pensiero religioso.

Senza questa risposta - in qualunque modo sia formulata - le religioni non avrebbero seguaci/fedeli e dunque non avrebbero alcuna possibilità di esistere.

Il Dio biblico e il mondo spirituale a esso connesso svolgono proprio questa funzione che storicamente risulta essere irrinunciabile. Tale risposta rappresenta l’elemento costitutivo di ogni struttura, di ogni organizzazione che abbia l’obiettivo di controllare ampi strati di una umanità alla ricerca disperata di qualcuno dotato di una qualche forma di autorevolezza, spesso imposta anche con la violenza, che le garantisca - in forme diverse ma comunque sempre confortanti - che in ogni caso la sua vita non terminerà con l’esperienza terrena che sta vivendo.

Questa risposta supera ogni altra incongruenza, mette a tacere la stessa razionalità, consentendole di superare, e spesso di non vedere neppure, le evidenti, grossolane, insanabili contraddizioni che sono presenti in ogni forma di pensiero che definiamo genericamente “religioso”.

Per rimanere in ambito biblico

Per rimanere in ambito biblico, un mio lettore e attento interlocutore (il dr. Antonio Boccardo), presenta a questo proposito delle questioni sulle quali forse non si riflette a sufficienza.

Le ripropongo qui data la loro perfetta congruenza con quanto si sta considerando.

Coloro che accettano le tesi dottrinali gratificanti e consolatorie in fatto di promesse sulla presunta eternità dovrebbero per un attimo pensare di vivere nell’epoca in cui avvengono i fatti narrati in Esodo o Giosuè o Giudici, e di appartenere a uno dei tanti popoli che yhwh ha deciso di eliminare. Quando lo decide, arriva con i suoi, vi espropria della vostra terra, ordina lo sterminio dei vostri bambini e delle vostre donne che hanno “conosciuto uomo”, salva soltanto le giovani e le vergini per la soddisfazione sessuofoba delle sue milizie. Distrugge le vostre case, i vostri luoghi di culto, annienta i vostri ricordi, demolisce le sculture, le opere d’arte, brucia le vostre biblioteche eliminando tutto il sapere che i vostri padri hanno accumulato nei secoli. Tutte le conoscenze non ci sono più; non esiste più nulla, solo distruzione e morte vi circondano e solo le lacrime vi rimangono per piangere e rimpiangere quello che prima c’era e ora non c’è più. Questo è quanto traspare dalla semplice lettura dell’Antico Testamento.

Tra le tante, alcune domande emergono dopo queste considerazioni:

  • Ma è questo il Dio che la cristianità ha osannato per secoli e secoli e in cui hanno creduto miliardi di uomini e donne? Il Dio creatore, il Dio della bontà infinita, tutto amore e perdono, onnipotente, onnisciente, misericordioso?
  • Se questo è il vero Dio di cui mi hanno sempre parlato bisogna stare bene attenti a non incontrarlo mai, a non averci mai a che fare, è un essere pericoloso dalla mente labile, e non c’è nessun modo per fermarlo. Come potreste continuare a credere in un dio che è molto più vicino alle imperfezioni terrene che alle perfezioni divine?
  • In base alla fede, quale sarebbe il vostro atteggiamento se veniste a sapere che appena al di là dei vostri confini c’è un esercito ben armato e ben deciso a farvi fuori tutti, sapendo che chi guida quell’esercito è Dio?

Questa è la drammatica realtà biblica

Questa è la drammatica realtà biblica, questo ci racconta quel testo con una chiarezza tragicamente disarmante: un vero e proprio libro di guerra.

Non a caso è sulla base di queste evidenze che ho voluto formulare delle ipotesi e chiedere provocatoriamente l’intervento di giuristi per esaminare se non sussistano gli estremi per procedere contro Yahweh (il presunto Dio giudaico-cristiano) e i suoi rappresentanti/sostenitori, applicando i principi che sono stati elaborati per istruire il processo di Norimberga: i crimini contro l’umanità sono evidenti a partire dagli ordini reiterati di sterminio fino alla promulgazione di leggi razziali. I crimini commessi e l’apologià di reato appaiono in tutta la loro evidenza1.

Ma non è tutto, le riflessioni dettate dal normale buon senso proseguono e invitano le donne, le madri in particolare, a porre attenzione a uno specifico comportamento del “buon Dio” al quale i fedeli affidano la loro presunta eternità, facendosi dare le risposte consolatorie dai suoi attuali autonominati rappresentanti.

Donne

Donne, che siete o sarete mamme, tornate indietro nel tempo, immaginate di trovarvi nel deserto del Sinai. Siete da poco uscite dall’Egitto e l’avete scampata bella su quella spiaggia, circondate da un lato dal mare e dall’altro dall’esercito del faraone che non ha progetti benevoli nei vostri riguardi. Avete però la fortuna di avere il Signore al vostro fianco. Con un miracolo riesce a salvarvi tutte, compresa la vostra prole, i vostri uomini, e tutti i parenti e conoscenti che sono con voi. Lungo il cammino nel deserto le difficoltà che incontrate sono indicibili; problemi idrici, di alimentazione, di igiene, di logistica di ogni tipo assillano la vostra vita quotidiana.

Ma, con qualche mugugno, nella sofferenza accettate tutto, pur di raggiungere l’agognata terra promessa, speranza di un futuro per la vostra discendenza. In aggiunta agli ostacoli sopra elencati, ci mettete anche il dovere di rispettare e obbedire ai nuovi ordini divini. Tra questi ce n’è uno in particolare che crea qualcosa di più che un semplice disagio, anzi è proprio ripugnante, o forse sarebbe meglio definirlo terribilmente orrendo: un ordine che non abbiamo alcuna difficoltà a definire un vero e proprio atto criminale anche dal punto di vista semplicemente umano, senza necessità di introdurre specifiche categorie giuridiche.

Lo troviamo ripetuto qui:

«Il Signore disse a Mosè: “Consacrami ogni essere che esce per primo dal seno materno tra gli Israeliti: ogni primogenito di uomini o di animali appartiene a me”». (Es 13,1)

[Mosè ricorda agli Israeliti:] «Tu riserverai per Yahweh ogni primogenito del seno materno...». (Es 13,12)

«Il primo dei tuoi figli lo darai a me... sette giorni resterà con sua madre, l’ottavo giorno lo darai a me». (Es 22,28)

Mi chiedo allora:

  • Cosa faceva di cuccioli di uomo di otto giorni visto che li toglieva letteralmente alla madre?
  • Se erano “consacrati” nel senso inteso dalle dottrine spiritualiste, perché sottrarli alle madri accollandosi il compito estremamente gravoso di occuparsene direttamente?
  • Li teneva in vita?
  • Aveva una nursery in cui li faceva crescere?
  • Chi se ne occupava?
  • Aveva la dimora affollata di neonati urlanti?
  • Li portava via?

Se si tratta di allegoria o metafora, mi chiedo quale fosse il reale messaggio sottostante a racconti di questo genere: neppure la fantasia più sfrenata è in grado di elaborare spiegazioni convincenti. Per fortuna non ne abbiamo la necessità perché la realtà dei fatti è evidente ed è la stessa Bibbia a illustrarcela senza nascondimenti. Come ho avuto modo di spiegare ampiamente nei miei precedenti lavori (e ci torno tra breve con un illuminante parallelismo tratto dalla religione dell’antica Roma), l’atto del “consacrare, rendere sacro” non aveva alcuna valenza spirituale, indicava infatti esclusivamente la scelta, volontaria od obbligata (come in questo caso), di separare l’oggetto della consacrazione dalla sua collocazione abituale e naturale per destinarlo in via esclusiva agli Elohim.

Consacrazione

Questa cosiddetta “consacrazione”, lungi dall’essere un lodevole atto rituale dalle valenze spirituali, si concretizzava in azioni cruente, crudeli, generatrici di sofferenze indicibili.

E va detto che, in una sorta di recupero di coscienza, lo riconosce lui stesso: proprio il presunto Dio che richiedeva la materiale e spesso tragica, dolorosissima, “consacrazione”.

E lo stesso Yahweh infatti ad ammettere:

«Allora io diedi loro persino leggi non buone e norme per le quali non potevano vivere... facendo passare per il fuoco ogni loro primogenito, per atterrirli, perché riconoscessero che io sono Yahweh». (Ez 20,25)

Ecco cosa faceva dei cuccioli di uomo di otto giorni.

Questo testo è estratto dal libro "Antico e Nuovo Testamento Libri Senza Dio".

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