Apiterapia - Curarsi con il veleno delle api
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Apiterapia - Curarsi con il veleno delle api

L'apiterapia è il trattamento delle malattie con prodotti raccolti, trasformati e secreti dalle api, e in particolare: polline, propoli, miele, pappa reale e veleno

L'Apiterapia è una particolare tecnica per curare malattie che usufruisce di prodotti raccolti, trasformati e secreti direttamente dalle api, e in particolare: polline, propoli, miele, pappa reale e veleno. Nella medicina tradizionale le virtù del miele e della propoli sono note da tempi antichissimi.

Negli ultimi decenni, studi scientifici hanno permesso di confermare e di meglio comprenderne le proprietà. Essendo recenti le tecniche di raccolta, è recente l'uso del polline e della pappa reale, ma molti studi hanno permesso di scoprirne le proprietà. Tra i nuovi aspetti terapeutici è particolarmente rilevante l'uso del veleno d'ape.

Cenni storici

La terapia con il veleno d’api era già conosciuta in tempi remoti. Ippocrate (460-377 a.C.), padre della medicina, usò il veleno d’api e lo chiamò Arcanum, un rimedio davvero misterioso. Esiodo (800 a.C.), Aristofane (444-385 a.C.), Varrone (116-27 a.C.) e Columella (I sec.) parlarono dei benefici di mantenere le api. Galeno (129-200 ca.), padre della fisiologia sperimentale, menzionò il veleno d’api nei suoi trattati sulla medicina. Si dice che Carlo Magno in persona sia stato curato da una ostinata gotta con punture d’api.

Nel Corano (XVI: 71) il veleno d’api è descritto nei seguenti termini: “Dal ventre delle api è prodotta una sostanza che è una medicina per gli uomini”.

Monfat (1600-1634) prescrisse api d’allevamento, tra le altre cose, per problemi renali, per il rinforzamento del tratto urinario e un miglior flusso dell’urina.

Salvemet era una medicina fatta con le api, usata anticamente in Germania non solo per promuovere il flusso mestruale ma anche perché aveva un effetto magnifico e rinforzante in generale. 

Recenti studi hanno messo in evidenza la capacità del veleno d’api di bloccare la trasmissione di impulsi nervosi da una cellula all’altra nei gangli del sistema neuro-vegetativo. Così il veleno d’api può essere utile nell’ipertensione arteriosa, nelle ulcere trofiche, nell’emicrania, nell’endoarterite obliterante delle estremità e altre malattie.

Una volta all’interno dei tessuti il veleno d’api esercita un 'azione analgesica e antinfiammatoria. Migliora la vascolarizzazione dei tessuti

Oggi numerosi fautori dell’apiterapia affermano che il veleno d’api è un ottimo rimedio per alleviare dolori cronici e per trattare numerose patologie, tra cui malattie reumatiche nelle quali ci sia infiammazione e degenerazione del tessuto connettivo, malattie neurologiche (emicranie, nevriti periferiche, dolore cronico alla parte inferiore della schiena), malattie autoimmuni (sclerosi multipla, lupus) e condizioni dermatologiche (eczema, psoriasi, herpes, infezioni virali).

La chimica del veleno d’api

Struttura ape 

Il veleno d’api è una sostanza prodotta da alcune speciali ghiandole situate nell’addome dell’ape ed espulsa con l’aiuto dell’apparato del pungiglione. È un liquido acquoso limpido con un sapore pungente, amaro e un odore aromatico (paragonabile a quello di banane mature), una sostanza decisamente acida.

Il suo peso specifico è 1.1313. È facilmente solubile in acqua e acidi, quasi insolubile in alcool. Contiene il 30% di materiale solido. Il peso di una puntura d’ape media è di circa 0.2 - 0.3 mg, cioè circa 1/500esimo del peso corporeo dell’ape.

Il veleno secca rapidamente a temperatura ambiente. Asciugandosi si converte in una sostanza gommosa, senza alcuna perdita di virulenza. È molto termostabile, può infatti sopportare temperature di 100° C per dieci giorni senza perdere la sua potenza. Il veleno d’api limpido se bollito diventa torbido, ma rimane inalterato se viene bollito per due ore in una provetta di vetro sigillata.

Il freddo, persino il congelamento, non distruggono i suoi effetti. Il lievito non modifica il veleno, anche dopo esposizioni di molte ore. Non può essere dializzato attraverso membrana: ciò significa che è di natura colloidale.

Il veleno d’api è facilmente distrutto da sostanze ossidanti come potassio permanganato o potassio solfato; elementi alogeni, quali cloruro e bromuro, lo distruggono molto rapidamente; l’effetto dello ioduro è molto più lento. L’alcool possiede un forte e distruttivo effetto sul veleno. Fermenti digestivi e fermenti vegetali indeboliscono rapidamente il veleno e, viceversa, il veleno d’api rapidamente ne compromette l’efficacia, in una parola, si distruggono a vicenda.

L’ammoniaca e tutte le sostanze basiche neutralizzano prontamente e completamente il veleno d’api. Gli acidi e gli antisettici forti lo distruggono rapidamente. Sporcizia, fermenti autolitici e batteri sono altresì distruttivi per il veleno. Non ha effetto sulla cute integra (a meno di rarissimi casi di allergie in cui anche la vicinanza di materiale apistico, un guanto o altro, può provocare dermatosi pruriginose).

La sua azione è potente invece sulle membrane mucose, ad eccezione, come già detto, del tratto alimentare; i fermenti salivari, gastrici e intestinali lo distruggono rapidamente. Per questo il veleno d’api (come quello di serpente), se ingerito è di solito inefficace. Naturalmente se si succhia la ferita per soccorrere una vittima di puntura d’api, non bisogna avere ferite o infezioni nel cavo orale. In molti casi, un tale tipo di soccorso ha causato violenti sintomi al soccorritore.

Produce un effetto particolarmente intenso sulla congiuntiva e le mucose nasali. Una soluzione di veleno diluito 1 a 1000 produrrà immediatamente una netta reazione sulla congiuntiva di un coniglio (anzi tale reazione è così affidabile e costante che è usata per valutare la virulenza del veleno d’api iniettabile). Il veleno secca subito. Se tenuto lontano da umidità si conserverà per anni. Nella glicerina si conserva indefinitamente senza perdere tossicità. (Weir-Mitchell dissero di averlo conservato essiccato per 22 anni senza perdita di potenza).

Effetti fisiologici del veleno d’api

Pungiglione

Il veleno d’api produce sull’organismo umano tre tipi di reazioni: effetti neurotossici, effetti emorragici, effetti emolitici.

Effetti curativi del veleno d’api

Cosa può fare per noi l’ape con il suo veleno? Non solo rimuove le cause esogene ed endogene, ma fa di più. L’effetto emorragico del veleno d’api non solo svolge un’azione potente sul sangue stesso, stimolando la circolazione, ma ha anche un’azione sui vasi sanguigni. Il veleno d’api dunque accelera e intensifica la circolazione, e dilata i vasi capillari. Ha una netta azione endoteliale, in misura tale che apre i muri capillari, permettendo alle cellule del sangue di trasmigrare nei tessuti. Questo porterà ad un maggior metabolismo e la maggior portata di ossigeno assicurerà adeguata ossidazione locale, fornitura addizionale di calore, migliore eliminazione delle scorie accumulate, distruzione della crescita batterica, in altre parole, il veleno d’api produrrà esattamente gli effetti che sono richiesti per correggere le condizioni patologiche dannose e restaurare il normale stato fisiologico.

Controindicazioni

Una possibile controindicazione è il non sapere se il paziente è allergico al veleno d’api o meno, cioè se svilupperà uno shock anafilattico (controllabile solo con cortisonici). Tale controindicazione però è facilmente superabile. O si va in uno dei centri che testano per ipersensibilità al veleno d’api e conducono terapie di desensibilizzazione oppure ci si rivolge ad un professionista di apiterapia che usa una fiala molto diluita di veleno d’api all’inizio del trattamento. Poco si sa sul potenziale pericolo che l’effetto emorragico porta al feto nel grembo di una donna esposta al veleno d’api. Per questo bisogna evitare assolutamente i trattamenti su donne nel periodo di gravidanza. Hering ammonì di non usare Apis su donne incinte perché ciò aveva provocato aborti.

Bisogna avere un quadro preciso della situazione del paziente per escludere le seguenti patologie che sono decisamente controindicazioni al trattamento d’api.

Nefropatie, albuminuria e idropisia richiedono vigilanza e discrezione.

Casi con complicazioni cardiovascolari, di solito, non sono molto desiderabili, e se tali patologie sono in uno stato molto avanzato, i trattamenti sono assolutamente controindicati. A questo gruppo appartengono: miocarditi, angina pectoris, arteriosclerosi, aneurisma dell’aorta e qualsiasi condizione cardiovascolare cronica. Infiammazione reumatica del cuore, endocardite, pericardite, acuta o cronica, non solo non sono controindicate ma sono estremamente adatte ai trattamenti col veleno d’api.

Naturalmente, fare attenzione al trio, bestia nera della terapia del veleno d’api: tubercolosi, sifìlide e gonorrea.

Il diabete è generalmente controindicato, ma i diabetici solo raramente richiedono intensi trattamenti, poiché tra di loro l’artrite è rara.

Indicazioni

Le malattie di seguito riportate sono adatte alla terapia col veleno d’api:

  • Reumatismo muscolare, mialgia, miosite, ecc.;
  • Nefrite, nevralgia, emicrania, ecc.;
  • Febbre reumatica acuta ed endocardite;
  • Artrite cronica e acuta;
  • Artrite deformante;
  • Infiammazione chirurgica cronica dei tessuti molli od ossei;
  • Irite e iridociclite reumatica;
  • Dermatosi.
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