Attacco all'Asma... e Non Solo - Capitolo 17
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Attacco all'Asma... e Non Solo - Capitolo 17

Movimento e ritmo, onde e frequenze

Attacco all'Asma... e Non Solo - Capitolo 17

 

Capitolo 17
Movimento e ritmo, onde e frequenze

Il movimento fisico. Perché è importante?

Il collegamento tra movimento, modo di respirare e battito del cuore appare evidente. Tutti abbiamo notato come, durante una corsa o quando saliamo le scale, abbiamo bisogno di respirare più intensamente, e il cuore batte più in fretta di quando siamo seduti tranquilli in poltrona. Come mai? In termini sintetici: perché durante il movimento abbiamo bisogno di produrre-consumare più energia e per questo occorre più ossigeno, e inoltre perché durante il movimento viene prodotta molta CO2 che, quando è effettivamente in eccesso, va eliminata con una respirazione più intensa del solito. L’argomento è molto importante e vorrei quindi, a parte alcune indicazioni su esercizi di respirazione in movimento già esposti nelle pagine precedenti, approfondirlo ulteriormente.

Ho ripetutamente messo in rilievo come sia diffusa, in materia di CO2, una percezione non rispondente alla realtà. La CO2 è infatti contenuta solo in percentuali minime (0,03%) nell’aria che respiriamo. L’aumento nell’atmosfera di CO2 (che al massimo, nelle attuali condizioni naturali, può raggiungere lo 0,04-0,05%), anche se può essere dannoso per altri motivi (surriscaldamento dell’ambiente a seguito dell’effetto serra), è invece del tutto irrilevante in relazione alla nostra respirazione; sono ben altre le sostanze dannose contenute nell’aria che respiriamo (monossido di carbonio ecc.). Da dove viene quindi quel 6,5% di CO2 di cui le nostre cellule hanno bisogno per funzionare bene? È prodotto appunto all’interno dell’organismo durante il processo di produzione d’energia, come prodotto “collaterale” (non utilizzo il termine “sotto” prodotto perché può trarre in inganno quanto al valore del “prodotto”).

Durante il movimento fisico intenso, l’organismo brucia molte calorie, produce-consuma molta energia e quindi produce anche una quantità particolarmente elevata di CO2.

Ovviamente, tutti sanno che il movimento fisico fa molto bene. Tra i suoi effetti benefici vengono in genere elencati il fatto che si bruciano calorie (e quindi si mantiene la linea), si eliminano scorie con il sudore, vengono irrorati di sangue i tessuti e quindi se ne migliora l’ossigenazione, viene tenuto in allenamento il cuore e migliora la circolazione. Non viene tuttavia mai menzionato che durante il movimento fisico intenso viene prodotta una grande quantità di CO2; anzi, semmai questa circostanza, quando non viene ignorata, viene presentata come un effetto collaterale negativo al quale, si aggiunge subito per tranquillizzare, l’organismo pone rimedio respirando molto di più e quindi dissipando subito questo aumento di CO2!

Analogamente, si insiste sul fatto che quando si fa movimento è bene non oltrepassare la “soglia aerobica” (vedremo di definire meglio tra poco questo termine) e non finire nella produzione anaerobica d’energia. Tra gli svantaggi di questo passaggio viene tra l’altro elencato il fatto che l’acido lattico, prodotto quando si oltrepassa la soglia aerobica, provoca i noti indolenzimenti nei muscoli sforzati. Non viene anche qui, ovviamente, mai considerato e menzionato quello che invece, a mio avviso, è uno degli svantaggi principali della produzione anaerobica d’energia, e cioè che, in questa produzione anaerobica, il “prodotto di scarto” non è la CO2 (come accade invece durante la produzione aerobica) ma appunto acido lattico.

Lasciar fare alla natura?

In qualità di medico ben disposto in linea di massima verso tutta la medicina naturale (a patto ovviamente che i rimedi “naturali” siano sostenuti, come accade per la respirazione Buteyko, da un numero sufficiente di argomentazioni e prove scientifiche), sono spesso propensa ad affidarmi alla saggezza delle reazioni naturali.

Sono tuttavia dell’avviso che alcune di queste (tra le quali, come ho avuto già modo di precisare, vi è anche, a volte, quella riguardante il modo in cui ci verrebbe spontaneo respirare) non vadano sempre assecondate, o perlomeno in alcuni casi vadano temperate. Uno dei motivi alla base di questa convinzione è che la costituzione umana, alla quale sono collegate le reazioni naturali dell’organismo, è ancora quella dell’uomo preistorico, mentre le condizioni e gli ambienti di vita sono cambiati rapidamente negli ultimi secoli, e con velocità vertiginosa negli ultimi decenni. Vi sono in particolare due riflessi naturali fondamentali dell’organismo (collegati al modo di mangiare e a quello di respirare) divenuti inutili e anzi dannosi per l’uomo odierno.

Il primo riguarda l’appetito: l’uomo delle caverne, quando aveva la fortuna di trovare del buon cibo in abbondanza cercava, in base a un riflesso essenziale per la sopravvivenza, d’immagazzinare quanto più cibo poteva per far fronte a periodi di magra. Abbiamo purtroppo ancora il suo stesso appetito, e quando siamo davanti a un buon piatto dobbiamo moderare il nostro appetito-istinto naturale, che ci porterebbe a rimpinzarci come se dovessimo far fronte, nei mesi successivi, a periodi di magra con solo alcune bacche ed erba da mangiare!

Il secondo è invece collegato al movimento e al modo di respirare. Mentre le condizioni di vita in relazione alla disponibilità di cibo sono, perlomeno nei Paesi economicamente sviluppati, cambiate ormai da molto tempo, le abitudini riguardanti il movimento sono invece cambiate solo in tempi più recenti. Fino a meno di un secolo fa erano ancora molti i lavori che richiedevano un intenso sforzo fisico; le autovetture erano privilegio di pochi, elettrodomestici e ascensori non esistevano e tutti dovevano, nella vita quotidiana, fare abbastanza movimento. Non è più così, e il cambiamento è diventato particolarmente accentuato nell’ultimo decennio. L’espressione un tempo usata per indicare qualcosa di facile, e cioè “basta premere un bottone”, è ormai inadeguata perché anche premere un bottone è ora a quanto pare divenuto troppo faticoso. I bottoni, negli ascensori, campanelli o altri tasti moderni, non si premono più nemmeno: per evitare questa fatica si sfiorano soltanto. Se si passa la serata davanti al televisore non occorre nemmeno alzarsi ogni tanto per cambiare programma o regolare il volume: c’è il telecomando. La situazione è particolarmente drammatica per i bambini, che ormai da tempo non giocano più a rincorrersi o a nascondino ma passano il tempo con i giochi elettronici o davanti alla televisione.

Quali sono le conseguenze di questa situazione in relazione al modo di respirare? Anche qui, tutti mettono in evidenza le conseguenze deleterie per la salute derivanti dalla mancanza di movimento (si ingrassa, le condizioni cardiocircolatorie peggiorano ecc.). Quello che tuttavia non viene mai messo in evidenza, nonostante la sua importanza fondamentale, è che quando ci si muove poco l’organismo produce poca CO2, che dovrebbe pertanto essere conservata con una respirazione parsimoniosa anziché essere dissipata con una respirazione inappropriata, come avviene ad esempio quando stiamo sprofondati in una poltrona, e magari acceleriamo la respirazione non certo per liberarci della CO2 supplementare prodotta con il movimento fisico, ma solo perché ci stiamo arrabbiando con la vicina del piano di sopra che fa rumore.

Ed eccoci quindi al secondo dei riflessi atavici non più adeguati alle condizioni di vita attuali, il riflesso adrenergico del “combatti o fuggi”, che ho già citato: nei nostri antenati preistorici, quando si spaventavano o arrabbiavano, scattavano reazioni e riflessi che li avrebbero messi in grado, nei minuti successivi, di svolgere uno sforzo fisico molto intenso (lotta corpo a corpo con il nemico o fuga a gambe levate). Tra questi vi è appunto anche l’accelerazione della respirazione: se l’organismo infatti prevede che dovrà fare uno sforzo fisico intenso, durante il quale produrrà molta CO2, allora nella sua saggezza inizia subito ad accelerare la respirazione per eliminarne subito un po’, in modo da poter poi sopportare meglio il successivo intenso accumulo di CO2 durante il movimento.

Attualmente invece, quando ci spaventiamo o ci arrabbiamo, solo raramente siamo in presenza di situazioni che richiederanno uno sforzo fisico; in genere si tratta di situazioni stressanti solo da un punto di vista psicologico. Tuttavia, a causa del citato riflesso atavico il nostro organismo, nel percepire lo stress-pericolo, reagisce come se dovesse prepararsi ad affrontare un’attività fisica intensa e quindi accelera la respirazione. L’organismo umano non ha purtroppo ancora elaborato dei riflessi automatici diretti, in determinate situazioni, a ottimizzare non le prestazioni fisiche ma quelle intellettuali (ragionamento più acuto, maggiore calma ecc.) e reagisce sempre come se dovesse ottimizzare le prestazioni fisiche.

Forse tra qualche migliaio d’anni la situazione sarà diversa ma noi, che non siamo ancora supportati da riflessi automatici di questo tipo, dobbiamo reprimere e controllare l’istinto che ci porterebbe, in molte situazioni, a respirare più intensamente. In caso contrario, il continuo susseguirsi di situazioni stressanti (impossibili da evitare nella vita “moderna”) porta a respirare molto frequentemente in modo eccessivo rispetto alle esigenze; ciò provoca continui, costanti episodi di dissipazione di CO2. Il nostro organismo si abitua a una presenza subnormale di CO2 al suo interno, e si crea un circolo vizioso di iperventilazione leggera ma costante. Nel “controllore automatico”, nel “capnostato” che fa scattare l’impulso a inspirare, una presenza normale o magari anche subnormale di CO2 viene percepita erroneamente come eccessiva. L’organismo, che si è abituato a questi frequenti livelli bassi-subnormali, ogni volta che la presenza di CO2 aumenta anche di poco – restando peraltro a livelli subottimali – inizia automaticamente ad accelerare la respirazione per eliminarla. Si stabilisce in questo modo una situazione di iperventilazione leggera ma costante, in cui si emette continuamente, con la respirazione, una quantità di CO2 eccessiva rispetto a quella prodotta nell’organismo con il metabolismo-movimento.

Che fare? La risposta sembrerebbe semplice: per ristabilire l’equilibrio bisogna o aumentare il movimento o diminuire la respirazione. Durante un corso d’insegnamento del metodo Buteyko stavo spiegando appunto questo concetto, osservando che quando ci si arrabbia può essere utile, come in effetti non pochi consigliano, sfogarsi con un’intensa attività fisica, ovviamente non diretta contro la persona con la quale ci si sta arrabbiando ma consistente, se non si ha in casa un attrezzo da ginnastica, magari nel correre su e giù per le scale oppure intorno all’isolato. Uno dei partecipanti al corso aveva allora scherzosamente osservato che se ci si attenesse a questo consiglio, verso le sei di sera, quando i coniugi si ritrovano a casa, si vedrebbe una marea di persone che corrono su e giù per le scale o intorno agli isolati!

 

Continua a leggere il capitolo 17 del libro Attacco all'Asma... e Non Solo 

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