Avventure nell'Aldilà - William Buhlman - Anteprima
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Avventure nell'Aldilà - Capitolo 26

Avventure nell'Aldilà - Capitolo 26

Capitolo 26 - L’educazione dell’anima attraverso la materia

Accogliendo l’opportunità di avere un po’ di tempo libero, crollo in una sedia di velluto purpureo vicino a un caminetto scoppiettante. Finalmente posso rilassarmi sorseggiando una cioccolata calda con un sommesso sottofondo musicale. Posando la tazza su un tavolo vicino, lascio andare tutti i pensieri e fisso lo sguardo nelle fiamme. I miei occhi si fanno pesanti e si chiudono, mentre le braccia e le gambe sembrano fondersi con il tessuto della sedia. Non trascorre molto tempo prima che inizi a sentire una familiare vibrazione; un ronzio inizia a basso volume per poi aumentare in potenza.

La mia consapevolezza si distacca dal corpo e mi ritrovo sulla cima di una montagna. È un mondo etereo. Una folla di persone sta a guardare ai piedi della montagna. Stanno gridando e agitando le mani, incoraggiandomi. Il suolo è completamente bianco, ma non è neve. Senza alcuno sforzo inizio a scivolare intorno alla vetta; è un’esperienza straordinaria. Sentendomi più potente, provo il bisogno di scendere fino alla base della montagna, ma centinaia di alberi ostruiscono il cammino. Con velocità crescente scendo rasentando il ripido fianco del monte, evitando facilmente i numerosi ostacoli sulla mia strada. È emozionante muoversi e scivolare senza la pesantezza di un corpo denso a rallentare la mia progressione.

Sono in estasi e ritorno al mio corpo completamente rigenerato; so che sto progredendo e sulla strada giusta. In quel momento do il benvenuto a Remi, di ritorno per riprendere le lezioni.

«Gli esseri umani non riescono a capire la natura della scuola in cui sono entrati. Il programma di addestramento può durare per centinaia di esistenze. Perché il processo sia efficace, le anime si inseriscono in un ambiente denso in cui accetteranno i drammi che si stanno dispiegando come assolutamente reali. In quest’ambiente tridimensionale sperimenteranno ogni lezione come autentica e significativa. Ogni sfida è un’opportunità di crescita per l’anima. Ora sarai testimone della grandezza del tuo programma di addestramento attraverso la materia».

Siamo di fronte a un antico edificio a cupola che ricorda Atene. I pensieri della mia guida sono chiari e precisi. «Entra con cuore limpido e mente aperta».

Tra bianche colonne di pietra che incorniciano l’accesso ad arco entro in una vasta stanza di lucente marmo bianco dal soffitto a cupola. Il pavimento è fatto di centinaia di pietre scolpite a motivi intricati che creano un grande mosaico di caratteri. In piedi nel centro del pavimento decorato, guardo una pietra prendere vita nella mia mente. La pietra è collegata alla successiva, e tutt’a un tratto capisco che ciascuna di esse è un’esistenza fisica di cui ho fatto esperienza. I miei ricordi formano un complesso arazzo vivente di eventi. Le mie numerose esistenze, amori e lezioni di vita sulla Terra, sofferte vittorie, si riuniscono per formare questo montaggio vivente. Sto osservando la mia ininterrotta educazione nel corso del tempo. Infinite sono le storie narrate; alcune sono felici, altre tragiche, ma tutte sono me.

La mia mente si sforza di comprendere questo profluvio di immagini mentre centinaia di esistenze scorrono attraverso la mia consapevolezza. I ricordi si susseguono, una vita dopo l’altra; è troppo da assimilare. La mia ultima esistenza fisica entra al centro dell’attenzione e viene proiettato il film della mia infanzia, una pellicola triste. Cerco di evitare i penosi ricordi ma non posso sfuggire alle immagini marchiate a fuoco nella mia mente subconscia. Ricordi sepolti della mia ultima esistenza prendono vita.

È una fredda sera invernale. Ho cinque anni e sto confortevolmente dormendo nel mio letto quando vengo svegliato di soprassalto dalle urla di mia madre e dal rumore violento di vetri infranti. Ancora mezzo addormentato, mi trascino barcollando nella stanza da letto dei miei genitori e spalancando la porta vedo mio padre, in preda a furia alcolica, picchiare brutalmente mia madre con i pugni. Lottando per difendersi, mia madre rovescia la lampada che sta accanto al letto. Guardo con gli occhi sgranati il cruento spettacolo che ho davanti. Mia madre, percossa e ferita, mi vede alla porta e urla: «Vai a cercare aiuto!». Terrorizzato, corro per diversi isolati nel gelo, mezzo nudo e a piedi scalzi, fino alla casa di mia nonna.

Più tardi, quella notte, rabbrividisco nel freddo a fianco di mia nonna mentre guardo due poliziotti ammanettare mio padre ubriaco e trascinarlo fino a un’auto della polizia in attesa. Alcuni minuti più tardi il corpo afflosciato e insanguinato di mia madre viene caricato su una barella e trasportato su un’ambulanza. Corro al suo fianco e vedo il suo volto gonfio e contuso. Il vestito giallo è macchiato di sangue, gli occhi sono chiusi per il gonfiore, il naso e le mascelle mutilati. La sua faccia è così sfigurata che quasi non riesco a riconoscerla.

Mentre le immagini della mia infanzia svaniscono, una comprensione diventa evidente: anche quest’esperienza traumatica è stata un dono nascosto. Questo è uno schiacciante promemoria dell’impermanenza di tutte le cose fisiche. Naturalmente, all’epoca io ero solo un bambino incapace di comprendere gli eventi intorno a me, ma ho imparato l’importanza di intraprendere decise azioni personali e diventare autonomo. Non è forse un dono, questo? Più tardi la nonna mi disse che correndo in cerca di aiuto avevo salvato la vita a mia madre. Adesso dovevo salvare la mia stessa vita. Quel giorno, le qualità fondamentali dell’intraprendenza e della forza interiore stavano appena iniziando a nascere. Ogni difficoltà è un potenziale di crescita, se lo si riconosce.

Ricordi di altre vite rimbombano attraverso il mio essere e vengono liberati nella mia mente. Ogni esistenza offre un’istantanea delle lezioni apprese. Millenni di vita sono in me, innumerevoli storie che si dispiegano. La mia mente si sforza di comprendere il flusso di immagini. Mi rendo conto di aver sperimentato un numero incalcolabile di opportunità di apprendimento e crescita. Gli eventi riempiono la mia consapevolezza; sono sarto, soldato, contadina, madre, monaco, insegnante. Le vite sono troppe per poterle contare.

Guardo me stesso nelle vesti di un fragile coltivatore di riso cinese mentre lavoro un piccolo appezzamento di terreno paludoso, in una vita di estrema povertà. Ogni giorno è una lotta per la sopravvivenza e per mantenere la mia famiglia. Riconosco di essere completamente preso dalle necessità di base di provvedere sostentamento e riparo per la famiglia. È un’esistenza massacrante.

Ma attraverso questa dura vita, un’unica gemma brilla nell’amore che provo per mia moglie e per i miei figli. Quest’esistenza è piena di stenti ma trabocca anche di abnegazione e devozione nei confronti degli altri. Le mie visioni continuano e vedo una donna di mezz’età nell’antica Roma. Io sono questa donna ma nello stesso tempo so di essere un osservatore.

Sollevando gli orli della mia veste stracciata, sistemo i sandali polverosi sui miei piedi. È una calda giornata d’estate e sto guardando le nostre magnifiche legioni marciare verso sud dopo la grande conquista della Gallia. L’orgoglio che provo per mio figlio, di ritorno dopo tre lunghi anni di lotta contro i barbari, è schiacciante. Di recente è stato promosso al grado di centurione dopo essersi distinto in numerose battaglie e non vedo l’ora di incontrarlo e trascorrere del tempo con lui. Vorrei che mio marito fosse qui per dargli il benvenuto, ma purtroppo è morto di peste l’anno scorso. Mi manca.

Un nuovo flusso di intuizione satura la mia mente e mi impressiona la chiarezza delle immagini che si stanno dispiegando.

Sono un ufficiale tedesco durante la seconda guerra mondiale, e sono seduto sul sedile posteriore di un veicolo militare che si sposta lentamente lungo una strada fangosa. Fin dove arriva il mio sguardo, un’infinita fila di uomini cupi e grigi mi passa accanto, in direzione opposta. I loro sguardi sono abbassati; la loro volontà di combattere se n’è andata. I superstiti di un’altra armata russa sconfitta mi sfilano lentamente a fianco mentre marciano verso ovest lungo la sponda di questa strada fangosa. È uno spettacolo penoso.

Attraverso un villaggio dopo l’altro nella totale desolazione. Non c’è una sola cosa vivente; anche i cani sono stati mangiati. Negli ultimi cinquanta chilometri ho respirato l’odore di decomposizione dei corpi gonfi. I cadaveri degli uomini e dei cavalli ricoprono i lati della strada. Il puzzo nauseante della carne in disfacimento e del fumo impregna la mia uniforme e mi rivolta lo stomaco. Riuscirò mai a togliermi questo ripugnante fetore dalla mente? Non c’è niente di glorioso in questa dannata guerra e ho paura che questa follia non finisca mai.

Anche se questi russi sono miei nemici, non posso fare a meno di sentirmi dispiaciuto per quest’esercito sconfitto di anime smarrite. In circostanze diverse, potrei essere io a compiere questa marcia letale verso l’inferno. Negli ultimi millecinquecento chilometri abbiamo conquistato tutto quello che avevamo davanti, ma le vittorie sono diventate dolci-amare. Mentre penetriamo sempre più in questa terra desolata non posso evitare di chiedermi se non saremo inghiottiti da questo mare di desolazione grigia. Mi sembra di non vedere mia moglie e mio figlio da una vita. Devo scuotermi di dosso questi pensieri tetri; dopotutto, non siamo mai stati sconfitti. Tra poco la guerra sarà finita; siamo quasi alle porte di Stalingrado.

Mentre torno a me stesso, raccolgo i miei pensieri. Mi stupisce essere stato un soldato tedesco in una precedente esistenza, tuttavia so che lui non è che una parte momentanea di un me più ampio. Mi chiedo seriamente che cosa abbia acquisito da questa vita breve e violenta. A quanto pare ero un uomo in conflitto con se stesso; ero arrogante ma dimostravo lampi di compassione. Ero un soldato leale che avrebbe combattuto fino alla morte, ma allo stesso tempo mettevo in dubbio le ragioni di molte cose che mi ordinavano di fare. Quest’uomo mi fa un po’ pena, intrappolato in una parte che ha dovuto recitare fino all’amara fine. Quante volte ci imprigioniamo nelle molteplici parti che recitiamo? D’ora in poi dovrò stare attento a scegliere quali parti recitare e a non diventare mai più una pedina impotente di quanto mi sta intorno.

Dopo aver rivisto la mia vita tedesca, un complesso labirinto di altre esistenze lampeggia attraverso la mia consapevolezza. Le esperienze formano un’intricata rete che è difficile comprendere. La mia intera percezione del tempo lineare distorce la verità: non esiste alcun tempo, io sono immortale. Entro ed esco dal denso terreno di addestramento della Terra come un attore che recita su un palcoscenico cosmico. Seleziono la situazione di apprendimento e la linea del tempo più adatta all’educazione di cui necessito. C’è saggezza in quest’intenso addestramento. Come potrei sviluppare le qualità essenziali di un’anima matura, quali il coraggio e l’abnegazione, senza farne prima esperienza?

A ogni vita l’abito esterno dell’anima è abbandonato, e intanto mi accorgo che i partecipanti alle mie numerose esistenze mi sono noti. Come un film vivente che si estende nel tempo, ogni anima recita una parte nelle mie numerose commedie fisiche. Tutti i personaggi che ho conosciuto prima (mia madre, mio padre, fratelli, sorelle e amanti) possono cambiare le parti che recitano, ma interiormente rimangono le stesse anime immortali. Siamo interconnessi.

«La tua percezione è esatta; le anime evolvono in gruppo, con altre anime che conoscono da molte vite, piuttosto che insieme a estranei. Le parti che recitano possono cambiare in ogni esistenza ma le lezioni continuano. Tu hai acquisito importanti qualità da ogni vita. Durante la tua recente esistenza come soldato tedesco hai sperimentato il coraggio e l’abnegazione e queste qualità adesso sono una parte permanente di te. Nulla va mai sprecato; nulla va mai perduto».

Continua a leggere il capitolo 27 del libro Avventure nell'Aldilà

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