Brain Power - Potenzia il Cervello a Ogni età - Estratto
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Brain Power - Potenzia il Cervello a Ogni età - Anteprima del libro di Michael J. Gelb

Pensa fuori dagli schemi

Pensa fuori dagli schemi

Secondo alcuni, l’età è un prezzo terribile da pagare per arrivare alla saggezza ma, se affrontiamo l’invecchiamento in modo consapevole, non deve per forza essere così. Ricerche sorprendenti rivelano che aprire la nostra mente alle possibilità, invece di concentrarci su quello che riteniamo impossibile, può garantirci longevità, salute migliore e mente più agile.

Dal momento che gran parte di noi è cresciuta con la falsa credenza che il cervello debba deteriorarsi con l’età, che apprendere è più facile quando si è giovani e che perdere la memoria è inevitabile, siamo abituati a sottostimare molto il potere di un atteggiamento positivo. Tendiamo anche a sottovalutare gli effetti meno evidenti delle influenze culturali sulla nostra mentalità e sulle nostre convinzioni riguardo l’invecchiamento, influssi che possono compromettere le nostre facoltà intellettive e prosciugare forze fisiche dalla nostra vita.

Forse la morte è il modo con cui la natura ci dice di rallentare. E alcune delle nostre parti in effetti si consumano con l’uso, ma, fortunatamente, il cervello non è una di queste.

Ellen J. Langer, psicoioga sociale, ha rivoluzionato il nostro modo di concepire la relazione tra atteggiamento mentale e invecchiamento. Il suo importante studio “counterclockwise”, basato sul riportare letteralmente indietro le lancette dell’orologio, dimostra l’incredibile potere di una disposizione di pensiero positiva sulla salute interiore e fisica.

Nel 1979, la professoressa Langer e i suoi allievi mandarono due gruppi di anziani, che erano accuditi dai familiari, a fare un ritiro di una settimana in un monastero isolato nel New Hampshire. Prima di partire, gli uomini furono sottoposti a una serie di test per valutare ogni parametro, dall’intelligenza alla memoria visuale, alla destrezza, all’udito e alla vista.

Ai partecipanti del primo gruppo fu chiesto di ricordare la loro vita di vent’anni prima, nel 1959. Alla fine della settimana, raccontarono di aver trascorso un periodo piacevole e, quando furono di nuovo sottoposti agli stessi esami, diedero segno di qualche miglioramento a livello fisico e mentale.

Ai componenti del secondo gruppo, invece, fu raccomandato di ritornare quanto più possibile con la mente al 1959. Dovevano parlare al presente e non dovevano discutere di nulla che fosse successo dopo il settembre di quell’anno. L’esperimento fu preparato meticolosamente, con mobilio e arredi degli anni Cinquanta. Ai pasti, gli uomini tennero discussioni infuocate sugli argomenti del giorno, come la minaccia del comuniSmo, la costruzione di rifugi antiatomici e l’ascesa di Castro all’Avana. Si scambiarono opinioni su libri “recenti”, come Goldfinger di Ian Fleming e Goodbye, Columbus di Philip Roth. Guardarono anche gli ultimissimi film, come “A qualcuno piace caldo” e “Ben Hur”. La sera, si divertirono con le trasmissioni tipiche di quegli anni, guardandole su un televisore in bianco e nero. Dal grammofono arrivavano le voci di Perry Como, Rosemary Clooney e Nat King Cole. Dalla radio appresero che lo stallone Royal Orbit aveva vinto la più importante gara di galoppo e guardarono la finale di football tra i Baltimora Colts e i New York Giants, in cui i Baltimora vinsero 23 a 17.

Cosa accadde? Tutti i partecipanti diventarono più attivi. Cominciarono a servirsi i pasti da soli, facendo poi le pulizie, e presero iniziative sulle attività sociali, come giocare a carte e organizzare gruppi di lettura. Langer osservò: “Nonostante l’ovvia ed estrema dipendenza dai familiari, subito dopo il loro arrivo al ritiro, cominciarono tutti ad agire in modo autonomo e indipendente.”

Gli esami fatti alla fine della settimana rivelarono evidentissimi miglioramenti di memoria, flessibilità, vista, udito, appetito e benessere generale. Il risultato più impressionante dello studio della Langer fu che, nonostante i soggetti avessero vissuto come se fossero ancora nel fiore degli anni solamente per una settimana, man mano che facevano proprio questo atteggiamento più giovanile, le loro dita, artritiche e raggrinzite, si rilassavano e si distendevano, rivitalizzandosi.

Quanto è potente la disposizione mentale? Secondo Langer, “il semplice atteggiamento positivo aveva garantito a queste persone benefici maggiori di quelli che porta il fatto di abbassare la pressione o ridurre il colesterolo”. Inoltre, “anche se fare esercizio e mangiare in modo equilibrato sono importanti per la salute, è possibile che il modo di intendere cosa significhi ‘essere in salute’ o ‘essere anziani’ sia ancora più determinante”.

Quando i soggetti dell’esperimento di Langer erano tornati con la mente a un periodo in cui erano più giovani e sani, il loro cervello aveva subito un cambiamento radicale, diventando letteralmente più giovane. Secondo la professoressa, se un gruppo di anziani è in grado di realizzare cambiamenti così evidenti, forse anche il resto di noi può farlo. “Sono arrivata a credere sempre meno che il nostro destino sia determinato dalla fisiologia. Il nostro più grande limite non è nel nostro io fisico, ma nelle convinzioni che abbiamo circa i nostri limiti corporei.” Il cervello è plastico e in grado di adattarsi e svilupparsi per tutta la vita. La biologia non determina il tuo destino in modo ferreo, e i tuoi limiti sono più autoimposti che ereditati per via genetica. Già il fatto stesso di sapere che puoi migliorare la tua mente dà inizio a questo processo, perché il tuo atteggiamento ha la funzione di una potente profezia che si autoavvera.

Il potere delle aspettative

Quanto sono forti gli effetti del modo di pensare sulla longevità? L’assistente di Langer, la dottoressa Becca Levy, decise di scoprirlo. A partire dal 1975, intervistò 650 persone sulle loro aspettative rispetto alla vecchiaia. I soggetti dovevano rispondere a frasi come “Più invecchio, più le cose peggiorano” oppure “Oggi sono felice come quando ero più giovane”. La dottoressa e i suoi colleghi utilizzarono i risultati dell’intervista, dividendo i partecipanti in negativi o positivi, in base al loro atteggiamento. Più di vent’anni dopo, scoprirono che il gruppo con aspettative più positive e ottimistiche era vissuto in media sette anni in piu del gruppo pessimista.

Commentando la ricerca di Levy, la neuroscienziata Valerie Gremillion aggiunge: “Tanto perché non sembri magia, bisogna dire che questi effetti possono essere osservati in una serie di meccanismi noti, dall’abbassamento della pressione all’aumento della motivazione, fino agli effetti psiconeuroendocrini sul sistema immunitario; inoltre, anche un impegno attivo in attività esterne e sociali è associato a una diminuzione del senso di solitudine e di inutilità.” Diventando più consapevole di come si formano le tue aspettative e atteggiamenti sulla vecchiaia, sarai in grado di influenzare la qualità e la durata della tua vita. Tenendo ben presente questo, comincia a mettere in pratica i comportamenti che portano a una maggior flessibilità per invecchiare in salute.

Impara a essere ottimista per ottenere risultati migliori

“La vecchiaia” disse Bette Davis, “non è per femminucce.” Chiunque riesce a essere ottimista quando tutto va per il verso giusto.

Se sei in perfetta salute e ti sei appena innamorato, non ti ci vuole molto a pensare positivo. L’ottimismo conta quando affronti le difficoltà. La capacità di resistere e di essere flessibile di fronte alle avversità è la caratteristica distintiva di chi invecchia con eleganza e si adatta bene. E la capacità di resistere è una funzione dell’ottimismo.

Il dottor Martin E. P. Seligman, pioniere della psicologia positiva e autore di Imparare Vottimismo, seguì lo sviluppo di ottimisti e pessimisti nel corso di alcuni decenni.

Seligman scoprì che gli ottimisti ottengono risultati migliori dei pessimisti in quasi tutte le aree della vita: i primi superano i test attitudinali, si ammalano meno, si riprendono più in fretta dalle malattie e guadagnano molto di più. (I pessimisti che leggono questo si staranno deprimendo!). Seligman scoprì inoltre che gli ottimisti ottengono risultati migliori anche se i pessimisti sono più bravi a stabilire in modo accurato le problematiche e le difficoltà di una data situazione.

La buona notizia per i pessimisti è che si può imparare a essere ottimisti. Il segreto è quello che Seligman chiama “stile esplicativo”. In altre parole, pessimisti e ottimisti davanti alle difficoltà mettono in atto strategie di selfcoaching molto diverse, ma i pessimisti possono imparare l’approccio più creativo e flessibile che porta gli ottimisti a raggiungere risultati migliori. Secondo Seligman, “la caratteristica tipica dei pessimisti è la tendenza a credere che gli eventi negativi siano colpa loro e che dureranno a lungo, danneggiando tutto il resto. Gli ottimisti, che si trovano di fronte agli stessi colpi di questo mondo, pensano alla sfortuna in maniera opposta. Tendono infatti a credere che la sconfitta sia solo un ostacolo temporaneo o una sfida e che le sue cause siano confinate a questo unico frangente”.

Quindi, se a un pessimista viene una malattia legata all’età, come una osteoartrite degenerativa dell’anca, che peggiora fino al punto di richiedere l’impianto di una protesi, il monologo interiore del pessimista probabilmente sarà fatto di frasi del genere: “Non riuscirò mai più a fare quello che facevo prima”, “Questo rovinerà tutto” e “Questa è colpa mia e di tutta la corsa che ho fatto da giovane”. L’ottimista affronterà le stesse circostanze difficili facendo tra sé e sé affermazioni più di questo genere: “Userò la convalescenza per allenare la mia pazienza e la compassione e alla fine sarò una persona più saggia ed equilibrata” e “Sono felice di essermi allenato per le gare di atletica da giovane, perché posso utilizzare quell’esperienza per riprendermi più in fretta e completamente”.

Se un pessimista al lavoro fa una presentazione allo scopo di ottenere l’approvazione per un nuovo progetto e la sua proposta viene rifiutata, è possibile che pensi frasi come: “La mia proposta non è abbastanza buona e io sono un fallimento”, “È un duro colpo per la mia carriera” e “La situazione è senza speranza e non cambierà mai”. L’ottimista affronta lo stesso rifiuto con pensieri del tipo: “Tra sei mesi il consiglio d’amministrazione che ha rifiutato la mia proposta avrà tre nuovi membri, quindi ci riproverò”, Userò questo periodo per migliorare la mia proposta in modo che diventi molto più convincente e irresistibile” e “Sono grato per l’opportunità di imparare da questo rifiuto: mi aiuterà a diventare più efficace”.

Gli ottimisti ottengono risultati migliori in quasi tutte le aree della vita perché continuano a impegnarsi e a cercare soluzioni. Al contrario, i pessimisti danno per scontato che non esistano soluzioni possibili, quindi smettono di cercarle. L’ottimismo è un’abilità che appartiene all’intelligenza emozionale e può essere imparata. Il segreto è diventare consapevoli dei propri pensieri interiori, in modo da poter scegliere consapevolmente la prospettiva più creativa e flessibile per affrontare qualsiasi difficoltà si presenti.

Questo testo è estratto dal libro "Brain Power - Potenzia il Cervello a Ogni età".

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