Cancro SPA - Marcello Pamio - Estratto
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Cancro SPA - Anteprima del libro di Marcello Pamio

Studi, ricerche e pubblicazioni scientifiche

Studi, ricerche e pubblicazioni scientifiche

Le riviste ufficiali

Elsevier è uno dei più prestigiosi editori di riviste scientifiche a livello mondiale. Pochi lo conoscono, ma pubblica (oltre al famoso « The Lancet») la bellezza di oltre cinquanta riviste che si occupano di cancro e oncologia” (“cancer’ e “oncology”).

Ecco qualche esempio: «European Journal Cancer», «Journal of Cancer Nursing}, «Update on Cancer Therapeutics», «European Journal of Cancer and Clinical Oncology»™, ecc.

Le pubblicazioni di Elsevier raggiungono oltre venti milioni di persone (medici, studenti, professionisti, ospedali, istituti di ricerca, ecc.), in dodici lingue diverse. Questo risultato proviene da un solo editore.

Le riviste scientifiche rappresentano il massimo strumento ufficiale per la trasmissione delle informazioni agli addetti ai lavori in tutto il pianeta. Tali riviste sono per la maggior parte mensili, e se pubblicano diciamo (stando bassi) dieci articoli, significa che un solo editore con cinquanta autorevoli giornali stampa circa cinquecento articoli di oncologia ogni mese.

In un anno pubblica qualcosa come 10.000 articoli su Cancro & Co. Diecimila articoli pubblicati — da un solo editore — fanno pensare che in giro per il mondo ci siano dai 10.000 ai 20.000 gruppi di ricerca (un articolo viene redatto sulla base di studi portati avanti da uno o più gruppi di ricerca privati o pubblici).

Un numero così elevato di studi viene confermato anche dall’International Cancer Research Portfolio Database, che in un suo rapporto dichiara che nel periodo 2004-2005 sono stati effettuati 21.713 studi nei diversi settori oncologici, così suddivisi:

  • 6047 biologia dei tumori;
  • 4231 terapie;
  • 3920 eziologia;
  • 2342 diagnosi precoce e prognosi.

Questi gruppi mirano a trovare un nuovo chemioterapico efficace, l’origine virale o genetica del cancro, un farmaco che riduca i danni della chemio, ecc.

Il mondo della ricerca chimico-farmaceutica funziona così: un gruppo universitario, un centro di cura o un reparto di oncologia per ricevere finanziamenti pubblici o privati deve farsi conoscere e farsi accettare dal mondo accademico. Più valore implica ricevere più soldi.

Il valore di un gruppo di ricerca, e quindi i soldi che riceverà, si misura dalle pubblicazioni scientifiche sulle riviste specializzate.

Qui arrivano i problemi, perché per pubblicare una ricerca, questa deve passare attraverso il comitato scientifico della rivista stessa. Questo comitato, per valutare se lo studio è serio, secondo i canoni dell’ortodossia medica, si avvale di un gruppo di referee, ovvero di esperti del settore. Questi referee leggono l’articolo e poi mandano all’editore il loro parere ed eventuali correzioni da fare. Se tutti esprimono parere positivo, lo studio/ricerca/articolo viene pubblicato, altrimenti viene scartato e rifiutato.

Come nasce un referee''. Chi decide se un ricercatore merita di far parte del comitato? La decisione viene presa in base al numero delle sue pubblicazioni scientifiche (articoli, editoriali, ecc.), in questo caso per esempio sulla “chemioterapia”, nelle più prestigiose riviste specializzate.

Per pubblicare tanti articoli sulla “chemioterapia” (e poi diventare un referee) è necessario ovviamente abbracciare il paradigma ufficiale. Vediamo il caso opposto. Un gruppo di ricerca, per esempio, dimostra sperimentalmente che la chemioterapia uccide più persone di quelle che cura (come cercheremo di dimostrare in questo lavoro), e manda all’editore lo studio. Quale potrà mai essere la risposta oggettiva dei referee che avranno pubblicato in passato centinaia di studi dove invece hanno certificato la bontà della chemio?

A grandi linee questo è uno dei problemi più seri della ricerca scientifica, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Problema che soffoca a suon di cattedre, baronie e quattrini qualsiasi nuova terapia o percorso terapeutico non ufficiale che si scontra con l'attuale paradigma.

Uno dei primi a denunciare pubblicamente questa diffusa anomalia, che getta un’ombra oscura sulla qualità degli articoli delle riviste scientifiche, fu Arnold Relman, il direttore dell’autorevolissimo « The New England, Journal of Medicine». Nel 1985 scrisse un editoriale che ebbe un effetto bomba, in cui denunciava la «febbre imprenditoriale» che aveva «cominciato a contagiare la professione» medica. «Sempre più numerosi - scriveva - sono i medici che cercano di guadagnare denaro stringendo accordi con gli ospedali, con i fornitori di attrezzature e, piu recentemente, con i laboratori farmaceutici».

A rincarare la dose ci penso il prof. Richard Horton, direttore di «Lancet», una delle riviste scientifiche più accreditate a livello mondiale:

«La maggior parte della letteratura scientifica, forse la metà, potrebbe essere semplicemente falsa. Influenzata da studi con campionature esigue di poca efficacia, analisi esplorative invalide e conflitti di interesse evidenti, che insieme all ossessione di perseguire mode di dubbia importanza hanno portato la scienza a prendere una direzione oscura».

Secondo il direttore, la ricerca scientifica oggi non ha di fatto indotto nessun sistema che incentivi la correttezza degli studi e delle pubblicazioni, mentre una serie infinita di incentivi va a foraggiare università, ricercatori, medici e perfino le 'organizzazioni di pazienti , alterando di fatto il significato originale di scienza e ricerca. Ogg* le università (pubbliche) fanno ricerca ma si appoggiano a finanziamenti privati perché gli Stati, non a caso, tagliano anno dopo anno i fondi. Le università senza questi soldi ricevuti dai grandi gruppi non potrebbero fare nulla. Con questo geniale giochetto le lobbies controllano sia la ricerca privata che quella pubblica.

Un azienda che ha speso centinaia di milioni di dollari per studiare e dimostrare che il suo chemioterapico è in grado di ridurre la massa tumorale non si farà certo scrupoli a eliminare dalla ricerca tutti quei dati che dimostrano il contrario, e la storia è ricca di esempi criminali portati avanti in siffatta maniera.

Non è un caso quindi che i trials finanziati dall’industria hanno maggiori probabilità di produrre un risultato positivo, compiacente, rispetto a quelli finanziati in modo indipendente.

Secondo una revisione sistematica degli studi, infatti, se i soldi arrivano dai privati si ha una probabilità venti volte maggiore di dare risultati favorevoli.

Medici & Big Pharma

«Il 94% dei camici bianchi intrattiene rapporti con le aziende del farmaco». La denuncia viene rivelata dal «New England Journal of Medicine» in cui leggiamo:

«Circa il 28% dei medici infatti riceve dalle aziende del farmaco somme di denaro per consulenze di vario genere, mentre ben il 94% intrattiene rapporti con queste ultime. [...] Cene, pranzi, serate di gala, corsi di aggiornamento “offerti” e, in qualche caso - uno su quattro nel dettaglio — anche veri e propri pagamenti in denaro sarebbero la normalità per i medici d’oltreoceano».

Questo sistema di collusione ha un nome preciso: “comparaggio”. Non è dato sapere da questa ricerca condotta dall’ Institute for Health Policy della Yale University su 3100 medici (fine 2003 e inizio 2004), la percentuale di oncologi che intrattiene rapporti economici con Big Pharma, ma certamente anche questa categoria non si può esimere da tali collegamenti, anzi.

Ricordiamo lo scandalo della GlaxoSmithKline in Italia qualche anno fa, quando l’allora Ministro della Salute Girolamo Sirchia avviò un’indagine presso i direttori degli irccs (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) oncologici, per verificare la correttezza delle sperimentazioni con il farmaco Hycamtin (1850 euro a scatola). Dopo l’inchiesta della Guardia di Finanza sull’operato della multinazionale britannica, partirono denunce (per comparaggio) a 4400 medici, fra i quali - guarda caso - diversi noti oncologi. Tra i denunciati per comparaggio ci furono 2579 medici di base e 62 dipendenti dell’azienda; 1738 medici specialisti e 138 dipendenti dell’azienda inquisiti per «concessione o promessa di premi o vantaggi pecuniari o in natura»; 63 medici specialisti e farmacisti ospedalieri avrebbero «favorito i medicinali in cambio di soldi o beni o consulenze», 60 oncologi ospedalieri (primari, aiuti, direttori di clinica) sarebbero stati «compensati a paziente trattato» (chemioterapia).

Com’è andata a finire la vicenda? Ovviamente non sappiamo nulla perché i mezzi di comunicazione di massa, controllati dal potere economico, hanno tutti gli interessi a mantenere la popolazione nella totale ignoranza.

Il crescente coinvolgimento delle università nelle attività commerciali e la loro collaborazione con l’industria, i conflitti d’interesse delle istituzioni accademiche sono diventati diffusissimi e degni di preoccupazione.

Una rassegna sistematica degli studi pubblicati in internet da Mediine tra il gennaio 1980 e l’ottobre 2002 ha evidenziato che «quasi un terzo dei ricercatori ha un legame con l’industria, e due terzi delle istituzioni universitarie detengono una partecipazione nelle start-up che finanziano la ricerca nelle stesse istituzioni».

Questo testo è estratto dal libro "Cancro SPA".

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