Cannabis - Effetti, Usi e Abusi
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Cannabis - Effetti, Usi e Abusi

Proprietà terapeutiche e altri utilizzi

"Cannabis" è il nome della pianta da cui derivano le "droghe" conosciute nella cultura occidentale coi nomi di "hashish” e "marijuana".

La pianta

Dal punto di vista strettamente botanico, esistono tre specie di cannabis: la C. indica (che cresce in Asia), la C. sativa (che cresce in America ed Europa) e la C. ruderalis (in Siberia e Russia). In generale, è più usata la classificazione della cannabis in due varietà:

  • Cannabis indica, che cresce spontaneamente nei paesi del sud, è alta circa un metro, ha un fogliame fitto ed è ricca di resina;
  • Cannabis sativa, che cresce nei paesi del nord, è alta fino a sei metri e ha un fogliame più rado.

La Cannabis sativa (canapa) è stata usata per secoli per la produzione di tessuti, di fibre, di carta; i semi sono usati come mangime per gli uccelli e anche per produrre olio. La varietà usata come droga è tipicamente la Cannabis indica. Anche la cannabis sativa ha comunque un ridotto effetto psicoattivo.

I prodotti psicoattivi

Il “principio attivo” (cioè l’elemento determinante per gli effetti psicoattivi) della cannabis è il delta-9-tetraidro-cannabinolo (delta -9 THC, abbreviato generalmente in “THC”). Sebbene il THC determini gran parte degli effetti psicoattivi, i suoi effetti non possono essere considerati equivalenti a quelli di tutta la pianta.

Il contenuto di THC (espresso in percentuali) è variabile a seconda della specie e delle condizioni di crescita. Le parti più ricche di THC sono le sommità fiorite, meno ricche le foglie. Il THC può essere prodotto anche per sintesi.

Dalla pianta di cannabis si ottengono diversi prodotti psicoattivi:

  • hashish: secrezione resinosa delle sommità fiorite, agglomerata in blocchi;
  • marijuana (in America ed Europa), bhang (in Asia): mistura di prodotti dell’intera pianta;
  • ganja (usata in India): sommità fiorite;
  • sinsemilla: marijuana coltivata in maniera particolare, che non contiene semi (non utilizzabili);
  • olio di cannabis: concentrato alcolico.

Il contenuto di THC è generalmente maggiore nell’hashish che nella marijuana: convenzionalmente si attribuisce alla marijuana un contenuto dell’1%, all’hashish del 5%. In realtà, la marijuana può raggiungere (in determinate condizioni di crescita, specie se coltivata in serra) contenuti di THC fino al 10%, l’hashish fino al 15%; l’olio ha contenuti tra il 20 e il 55%.

Il contenuto di THC decresce col tempo: in media del 3-5% al mese; il deterioramento è accresciuto dal calore e dalla luce.

Marijuana e hashish vengono generalmente fumati. Con questa modalità di assunzione, parte del THC viene distrutta dal calore, e i polmoni ne assorbono circa la metà.

Gli effetti hanno inizio qualche minuto dopo l’assunzione, raggiungono il massimo dopo circa mezz’ora, cominciano a diminuire dopo un'ora e svaniscono dopo circa tre.

La cannabis può essere anche ingerita, generalmente impastata in cibi dolci (“space cakes"). In questi casi l’assorbimento del THC è molto inferiore (1/3) a quello polmonare; l'effetto comincia dopo circa 45’ a stomaco vuoto, dopo un paio d'ore a stomaco pieno, e dura da 6 a 12 ore. Rispetto alla pratica del fumo, sono necessari quantitativi maggiori a parità di effetto; d’altra parte, a differenza che per il fumo, è praticamente impossibile una somministrazione graduale, che permetta un controllo del livello degli effetti.

Il decotto di cannabis (cioè il liquido che residua da ebollizione per almeno un’ora) è molto usato in India con il "bhang"; l’ebollizione prolungata sembra determinare un aumento del 40% del contenuto di THC.

L’olio di cannabis viene in genere fumato insieme al tabacco.

I prodotti della cannabis presenti sul mercato illegale non sono generalmente sofisticati. Fa eccezione l’olio, che sul mercato USA è spesso tagliato con sostanze farmaceutiche (come il PCR un tranquillante per uso veterinario, piuttosto tossico).

Gli effetti: Tolleranza e dipendenza

Cannabis strumenti

I fenomeni di tolleranza e dipendenza vengono considerati fondamentali nella valutazione delle "droghe”.

Tolleranza - Con uso continuato di cannabis, è dimostrato un certo livello di tolleranza (necessità di aumento delle dosi). La tolleranza si estingue dopo un'interruzione dell'uso per un paio di giorni.

Dipendenza - Non è dimostrata con l’uso di cannabis una vera e propria dipendenza fisica. Sul problema si è così pronunciata l’OMS nel 1965: «... assenza di dipendenza fisica, così che non esiste una definita e caratteristica sindrome di astinenza».

La questione della dipendenza psichica è stata così riassunta dalla Commissione Canadese del 1972:

«Molti consumatori trovano evidentemente la cannabis desiderabile e piacevole, e spesso escono per acquistarla, a rischio di severi provvedimenti legali ...tuttavia, non sembra si sviluppino l'insaziabilità e l’urgenza della dipendenza da oppiacei, barbiturici, alcol e tabacco».

La cannabis è usata spesso assieme ad altre persone in circostanze in cui una serie di altri fattori è essenziale al raggiungimento della gratificazione: musica, un certo tipo di abbigliamento e di consumi, ecc. In tale contesto, la dipendenza psichica da cannabis ha lo stesso valore della dipendenza dagli altri fattori.

Effetti fisici

L'arrossamento degli occhi e la diminuita salivazione (che si traduce in un senso di "bocca secca”) sono i sintomi più tipici (e ben conosciuti dai consumatori) dell’uso di cannabis.

Altri effetti fisici sono:

  1. accelerazione del polso;
  2. diminuzione della pressione del sangue in posizione eretta.

Effetti psicologici

Schematicamente, gli effetti psicologici della cannabis si concretano in diversi aspetti: a) percezioni sensoriali; b) riferimenti spazio-temporali; c) processi mentali; d) emozioni.

Percezioni sensoriali: con l'uso di cannabis, le percezioni non vengono alterate, ma vengono intensificate e in certi casi possono essere interpretate in maniera diversa da quella dello stato di normalità. Questa diversità può essere meglio compresa con un esempio. Quando vediamo un oggetto esterno, la sua forma viene riprodotta come immagine dall’organo della vista, che è l’occhio; l'immagine viene interpretata dal cervello, che le attribuisce un significato preciso; l’occhio agisce insomma come una macchina fotografica, e l’elaborazione mentale traduce l’immagine nell'idea di un oggetto riconoscibile. Quando l’immagine è alterata, si ha una "allucinazione”. La cannabis non altera l’immagine, ma può alterare l’interpretazione a livello mentale.

Percezioni visive - Con l'uso di cannabis si può determinare una percezione più acuta dei contorni, dei colori, della profondità delle immagini; in certi casi, si può avere l'impressione di forme e significati particolari in immagini visive di oggetti che hanno funzioni del tutto diverse.

Percezione dei suoni - Uno degli effetti più tipici della cannabis è quello sulla percezione sonora. I consumatori percepiscono in misura più marcata la separazione spaziale delle fonti sonore; i suoni possono evocare immagini e colori. Ascoltando la musica, viene particolarmente apprezzata la qualità dei suoni, e in certi casi vengono percepiti nelle linee armoniche significati particolari; Hochman ha espresso una interessante teoria secondo cui la musica verrebbe interpretata in maniera “professionale”. Riportiamo qui un paio di testimonianze personali di consumatori:

«La musica non si limita a riempirti le orecchie, ma ti esplode dentro e vive in un discorso che ha una ferrea logica narrativa, dove ogni strumento è un personaggio che vive e racconta la sua storia» (testimonianza raccolta dall’autore);

«La melodia... si trasforma in una vasta operazione aritmetica, nella quale i numeri generano numeri, e voi ne seguite le fasi e la generazione... con una agilità uguale a quella dell'esecutore». Percezioni tattili, gustative, olfattive - Vengono incrementate rispetto allo stato normale; è tipico l’effetto di aumentare l’apprezzamento per i sapori dei cibi, che è collegato all’effetto di farmaco anti-emetico (cioè ad azione contro il vomito) e stimolante dell’appetito.

Riferimenti spazio-temporali: Possibili modifiche della interpretazione delle distanze, che possono apparire più lunghe o più brevi. Marcata e tipica la percezione di tempo rallentato, collegata con la diminuzione dei legami col passato e col futuro. Ne deriva una particolare concentrazione in tutto ciò che accade nel momento presente.

Processi mentali:

Memoria - Un effetto tipico è quello di indebolimento della memoria immediata, fino al punto di non ricordare l'inizio della conversazione. Questo effetto è stato riscontrato soltanto a dosaggi alti.

Attività intellettuale - Gli effetti più frequentemente riferiti dai consumatori sono:

  • maggiore accettazione delle contraddizioni e dell’ambiguità, maggiore ricettività al lato comico delle situazioni;
  • significati diversi e profondi in situazioni familiari e scontate ("jamais vu”); così Benjamin descrive la sua esperienza in un banale caffè di Marsiglia: «... gli eventi si producevano come se la visione mi avesse sfiorato come con una bacchetta magica facendomi sprofondare in un sogno su di essa»; -tendenza all’introspezione; - pensieri vaganti, associazioni vivaci e spontanee, sensazione di aumento dell'immaginazione: «Può ... aversi una produzione addirittura tumultuosa di immagini, indipendentemente da ogni restante fissazione e impegno della nostra attenzione.... sotto l'effetto dell’hascisc per presentarsi dinanzi a noi le immagini non hanno alcun bisogno della nostra attenzione».

L’esperienza del jamais vu può provocare, in dosi forti e/o in soggetti impreparati, uno spiacevole senso di "depersonalizzazione” e di perdita dell'identità.

Attenzione - Gli effetti sono complessi e contraddittori. Schematizzando al massimo:

  • la modifica delle percezioni sensoriali si concreta in una attenzione che è aumentata di intensità ma con un minore raggio di estensione; ne deriva la tendenza a occuparsi di una cosa per volta, come per esempio ascoltare la musica oppure parlare, anziché ascoltare e parlare allo stesso tempo;
  • a dosaggi bassi e medi, la percezione di tempo rallentato, determinando una maggiore concentrazione sul presente, può aiutare a concentrarsi su determinati stimoli intellettuali; ad alti dosaggi, l'aumentata produzione di associazioni e fantasie può rendere difficile la concentrazione su un soggetto predeterminato.

Emozioni

In linea generale, sembra che la cannabis abbia un effetto intrinsecamente positivo sull’umore, determinando rilassamento, serenità, tendenza al ridere. La facilità al ridere (a volte in maniera irrefrenabile) è riferita spesso dai consumatori iniziali, meno da quelli abituali.

Le emozioni possono essere amplificate, ma anche in senso negativo: ciò può provocare reazioni negative di una certa gravità.

Effetti comportamentali

Gli effetti comportamentali si riferiscono soprattutto alle modalità con cui gli effetti psicologici della sostanza influiscono sul comportamento delle persone.

Su questo argomento occorre chiarire subito una questione. È piuttosto diffusa nell’opinione corrente la tendenza a confondere le condizioni dei consumatori quando sono sotto gli effetti delle sostanze con l'assetto complessivo e permanente della loro personalità. Ad esempio, uno spot pubblicitario antidroga USA del 1989 chiedeva al pubblico se sarebbe stato disposto a farsi operare da un chirurgo che fumava marijuana. In realtà, è arbitrario estendere gli effetti dell’intossicazione acuta a tutta l’esistenza del consumatore: chi usa cannabis, come del resto alcol o cocaina, non è necessariamente sempre in stato di intossicazione.

Va quindi ribadito che gli effetti comportamentali della cannabis sono strettamente limitati al periodo dell'intossicazione.

Dopo questa doverosa premessa, passeremo a trattare gli effetti della cannabis sul comportamento, in relazione ad alcuni aspetti specifici che ci sembrano fondamentali: i rapporti sociali, la sessualità, e la guida dei veicoli.

Integrazione sociale

Secondo un’analisi accurata di Tart (che si riferisce ai consumatori USA degli anni ’60), la cannabis ha un effetto “disintegratore" sui "ruoli sociali” imposti dalle convenzioni; l'uso della sostanza determinerebbe nei consumatori una minore disponibilità a rispettare le regole non scritte dei rapporti "formali".

Altri effetti considerati tipici: tendenza a diminuire la chiassosità (collegata alla diminuzione dell’aggressività); maggiore solidarietà di gruppo.

L’intensificazione dei rapporti con gli altri può essere un fattore positivo se i rapporti sono tendenzialmente buoni. In caso contrario, può essere traumatico:

«... nello stato di enorme sensibilità prodotto dall’hascisc ogni sensazione di non venir compresi minaccia di trasformarsi in una sofferenza». Per meglio chiarire la questione, è opportuno un confronto con l’alcol. La cannabis ha in comune con l’alcol l’effetto di indebolire le inibizioni. Per l’alcol, l'effetto disinibitorio può risolversi nel superamento di regole sostanziali di etica collettiva, e quindi in una incontrollabilità degli impulsi aggressivi e violenti: l'alcol è infatti considerato in assoluto come la sostanza psicoattiva più frequentemente collegata a comportamenti violenti. Per la cannabis si ha un superamento di inibizioni che riguardano il modo di comunicare con il prossimo, piuttosto che gli impulsi aggressivi:

«Tutte le ricerche ... hanno smentito che l’uso di marijuana provochi un aumento di aggressività.... la marijuana ha un effetto sedativo e può in qualche misura ridurre ... la possibilità di comportamenti aggressivi verso altre persone».

Sessualità

Tra gli effetti più frequentemente descritti dai consumatori, vi sono quelli di aumento del desiderio sessuale, di un orgasmo più piacevole, di maggiore contatto fisico e spirituale:

«A volte è soltanto angoscia che si trasforma in desiderio di contatto e mescolamento fisico secondo un ritmo insolitamente lento, quasi immobile, con carezze che dai e senti contemporaneamente perché si trasmettono con vibrazioni sottilissime a tutte le parti del corpo unite e senza confini» (testimonianza raccolta dall’autore).

Gli effetti della cannabis sull’attività sessuale sono stati analizzati da una ricerca USA su 150 soggetti seguiti fra il 1970 e il 1977. Risultati in sintesi:

  • la durata dell’atto sessuale tendeva ad aumentare;
  • la qualità dell'orgasmo veniva percepita come superiore alla norma dal 58% dei maschi e dal 32% delle femmine;
  • il desiderio della partner abituale veniva aumentato per il 50% dei maschi e per il 60% delle donne; risultava invece diminuito in una esigua minoranza;
  • in misura minore era aumentato il desiderio di un/a partner occasionale (per il 43% dei maschi, per il 14% delle femmine);
  • gli effetti sensoriali più accentuati erano il tatto (59% dei maschi e 57% delle femmine) e la sensazione di intimità fisica (rispettivamente 51 % e 56%). Degno di nota appare l’effetto di «aumentato desiderio per il/la partner abituale», che è confermato da questa testimonianza di un consumatore 60enne, sposato da 27 anni:
    «Dopo aver fumato, sembrava di avere con mia moglie un’"avventura”: ballavamo al suono dei dischi rock, recitavamo o addirittura giocavamo come due ragazzini».

Secondo un avvocato USA di 44 anni (consumatore quotidiano di cannabis), «la marijuana aveva reso possibile un’attività sessuale “eccellente” anche negli ultimi anni del matrimonio, nonostante l'aumento delle tensioni e dei risentimenti». D'altra parte, la cannabis non ha un effetto specificamente afrodisiaco, vale a dire di eccitazione diretta sulla fisiologia del sesso; al contrario, a dosi forti (come avviene tipicamente per l'alcol) può avere un effetto negativo sull’orgasmo.

Guida di veicoli

In linea generale, gli effetti farmacologici della cannabis rendono sconsigliabile il suo uso durante la guida dei veicoli.

I livelli di rischio dell'uso di cannabis, in confronto a quelli dell'uso di alcol, sono stati oggetto di diverse ricerche. Generalmente, l’uso di alcol è risultato più pericoloso: questa sostanza infatti (diversamente dalla cannabis) determina un aumento dei tempi di reazione, dell’aggressività, e quindi della tendenza alla velocità. Al contrario, l'uso di cannabis induce generalmente a una minore velocità.

D'altra parte, diverse ricerche hanno riscontrato che gli effetti dell'uso congiunto di alcol e cannabis sono più rischiosi di quelli di ciascuna delle due sostanze usata da sola. Poiché questo avviene spesso, è un rischio che va tenuto presente.

Come si è già accennato, l’alterazione della capacità di guida è strettamente limitata al periodo dell'intossicazione. È quindi assolutamente priva di fondamento la pratica di togliere la patente a soggetti che fanno uso di cannabis, sulla base dei test delle urine, che provano non lo stato di intossicazione in atto (al contrario, essi possono essere addirittura negativi al momento dell'intossicazione), ma un’intossicazione nel passato: nel caso della cannabis, il test può risultare positivo anche un mese dopo l’ultima assunzione.

I consumatori

Motivazioni dell’uso:

Le motivazioni dell’uso di cannabis rientrano generalmente (nel nostro contesto sociale) nell'uso sociale-ricreativo.

Gli effetti della cannabis non vengono graditi incondizionatamente da qualsiasi persona li sperimenti. Secondo Becker, gli effetti possono essere apprezzati solo attraverso un processo di apprendimento, che consiste in:

  1. imparare a fumare in modo che la sostanza venga assorbita;
  2. imparare a riconoscere gli effetti, che sono spesso piuttosto sottili;
  3. imparare a utilizzare gli effetti nel modo più piacevole; ciò implica anche una “interpretazione in positivo” di esperienze che possono essere considerate insignificanti o addirittura negative. La fruizione degli effetti della sostanza varia quindi secondo gli individui; alcuni più di altri sono predisposti ad apprezzarli e molti non li apprezzano affatto. Infatti, la maggior parte di coloro che hanno smesso l’uso l’hanno fatto perché hanno trovato le prime esperienze poco interessanti.

Le motivazioni più frequenti sono evidenti. Fra i giovani, appaiono prevalenti le motivazioni ricreative (divertirsi, stare con gli amici) o filosofiche (cambiare prospettiva, lato positivo, conoscere sé stessi). Fra gli adulti, sono frequenti le istanze che hanno un certo carattere di auto-medicazione (per dormire, o contro l’irritazione e la depressione) e sono legate agli effetti calmanti.

Tabella cannabis

Tossicità

La tossicità acuta - Reazioni negative fisiche

La tossicità complessiva della cannabis è una delle più basse fra le sostanze medicinali e no:

«Nonostante la lunga storia del suo uso e il numero eccezionalmente alto di consumatori, non esistono reperti medici credibili da cui risulti che l’uso della cannabis abbia provocato un solo caso di morte. Al contrario, una medicina di uso comune come l'aspirina determina ogni anno centinaia di morti».

La dose letale della cannabis non si è potuta valutare neppure negli animali da esperimento. In teoria, la dose letale negli umani ammonterebbe a 20.000 - 40.000 volte la dose singola, considerando come tale uno spinello di marijuana di 900 mg.

Sul piano fisico, l’uso di cannabis può provocare una serie di disturbi:

  • apparato cardio-circolatorio: tachicardia (aumento delle pulsazioni cardiache), giramenti di testa, svenimenti.
  • apparato gastrointestinale: nausea, vomito, diarrea.
  • apparato nervoso e motorio: mal di testa, torpore, insonnia, tremori, incoordinazione motoria.

Con quale frequenza avvengono queste reazioni? Uno studio su 522 consumatori ha rivelato che qualche sintomo negativo è stato riscontrato almeno una volta dal 48,5% dei consumatori.

Gli effetti più frequenti erano:

  • nausea (almeno una volta dal 18,2% dei soggetti);
  • vomito ( 11,9%);
  • giramenti di testa ( 11,3%);
  • mal di testa (4,8%);
  • spossatezza (3,8%);
  • tendenza a svenire (2,9%);
  • senso di freddo (2,7%).

Questi disturbi hanno una breve durata, e non superano il periodo dell’intossicazione. Se particolarmente gravi, possono essere curati con rimedi sintomatici. Poiché sono spesso collegati con (e forse anche causati da) disturbi psichici, può essere opportuno non drammatizzare più del necessario l’intervento medico, come si vedrà nel paragrafo successivo.

Reazioni negative psichiche

Le più frequenti reazioni negative acute da cannabis riguardanti l’aspetto psichico sono essenzialmente due:

  • ansia, che può manifestarsi a un livello molto leggero, ma talvolta diventa un vero e proprio senso di angoscia, di perdita di controllo e di depersonalizzazione, di timore di non poter più tornare allo stato normale; raramente è stata segnalata una psicosi tossica (paranoia, allucinazioni, confusione mentale), che comunque non va oltre il periodo dell'intossicazione;
  • depressione, che dipende essenzialmente da condizioni emozionali negative preesistenti o da condizioni ambientali (abbiamo visto che la cannabis può amplificare certe emozioni negative).

L'incidenza statistica di questi disturbi è stata indagata dallo studio di Berke-Hernton. Una reazione negativa psichica è stata sperimentata almeno una volta dal 25,5% dei consumatori, mentre il 73% dei soggetti non ha mai avuto alcun disturbo. I sintomi più frequenti erano:

  1. paranoia (almeno una volta dall'8,17% dei soggetti);
  2. paura (5,44%);
  3. depressione (5,44%);
  4. ansia (3,30%);
  5. derealizzazione (2,72%);
  6. allucinazioni (2,52%);
  7. difficoltà di comunicazione ( 1,94%);
  8. confusione ( 1,75%);
  9. dissociazione (1,14%);
  10. pensieri ossessivi (0,97%).

Il quadro degli effetti negativi acuti della cannabis può apparire preoccupante, e in qualche modo giustificare i timori di chi attribuisce alla cannabis l’etichetta di una droga “come tutte le altre”. Sotto questo profilo, può essere utile un confronto con una sostanza legale come l’alcol, che nella nostra cultura viene usata in maniera analoga alla cannabis.

Fra le reazioni negative acute, l'abuso di alcol può provocare uno stato di coma che può talvolta essere mortale. Sul piano delle reazioni psichiche, l’alcol può determinare gravissimi effetti sul comportamento, che si traducono in atti di aggressività su sé stessi e gli altri (è una delle cause più frequenti di suicidi, omicidi, violenze sessuali e di altro genere.

Le reazioni negative psichiche della cannabis richiedono di rado un vero e proprio intervento medico. Al contrario, un intervento di tipo'‘psichiatrizzante" potrebbe essere interpretato dal soggetto come una conferma del suo stato di anormalità mentale, e potrebbe aggravare la sua angoscia. L’intervento più efficace consiste piuttosto nell’aiutare il soggetto a ridefinire e sdrammatizzare il contenuto della sua esperienza, e soprattutto a convincerlo che il problema è comunque destinato a risolversi da sé in breve tempo.

Erba terapeutica

Erba terapeutica

Più di ogni altra droga, la cannabis evoca nell’opinione corrente l'immagine di sostanza "voluttuaria", diametralmente opposta a quella di strumenti “udii" quali le medicine. In realtà, la cannabis ha una serie di effetti terapeutici, alcuni dei quali hanno avuto importanti conferme sul piano scientifico.

La cannabis è stata usata per secoli nella medicina tradizionale di alcuni paesi, come l’India.

In Occidente, è stata usata fino all’inizio del secolo XX come antidolorifico, anticonvulsivo e calmante. Successivamente è caduta in disuso, rimpiazzata dai derivati sintetici dell’oppio.

La rivalutazione della marijuana come strumento terapeutico è collegata alla storia di Robert Randall.

Nel 1972, il dr. R. Randall di Washington, gravemente malato di glaucoma (malattia dell’occhio dovuta ad aumentata pressione endo-oculare,e che può portare alla cecità), aveva constatato che i suoi disturbi scomparivano ogni volta che fumava marijuana. L’effetto curativo della cannabis sul glaucoma venne confermato dall'oculista. Deciso a ottenere la sua "medicina” legalmente e a un costo accettabile, Randall ha intrapreso una lunga e difficile iniziativa politica; e nel 1986, dopo una serie di processi, ha obbligato il governo USA a fornirgli legalmente 10 sigarette di marijuana al giorno (cfr. Randall 1988).

A partire dal 1978, l’uso di cannabis come medicamento è stato autorizzato in USA per: 

  • il trattamento del glaucoma;
  • l’inappetenza provocata dai farmaci chemioterapici (usati dai malati di cancro);
  • l'asma bronchiale.

L'autorizzazione ha stabilito un importante dato di principio, ma non ha assicurato che la sostanza sia accessibile ai malati. L’accesso alla marijuana terapeutica è stato limitato a una serie di casi speciali, che all’inizio del 1993 non superavano le 40 unità. Nel 1988, lo stesso Randall (che aveva nel frattempo fondato la A.C.T. (Alliance for Cannabis Therapeutics) e alcune organizzazioni private USA (Drug Policy Foundation e N.O.R.M.L.) hanno costretto la D.E.A. (polizia antidroga) a pronunciarsi sulla libera prescrivibilità di marijuana come farmaco. La D.E.A. ha ammesso che:

  • la cannabis «è una delle sostanze farmacologicamente più sicure»;
  • la cannabis ha effetti terapeutici efficaci, oltre che per il glaucoma e per l'inappetenza da chemioterapia, per gli attacchi di sclerosi multipla.

Il documento ha rivelato che alcuni malati di sclerosi multipla, costretti alla sedia a rotelle, hanno riacquistato la mobilità e il controllo degli arti dopo aver fumato uno spinello (cfr. D.E.A. 1988).

Ciononostante, il governo USA ha rifiutato di includere la cannabis nella categoria dei farmaci liberamente prescrivibili dai medici privati. La vertenza è tuttora in corso. La questione dell'uso medico della cannabis è diventata cruciale con la diffusione dell'AIDS, che viene curato con farmaci chemioterapici. Nel 1992, un referendum nella città di San Francisco ha approvato con una maggioranza del 79,5% una proposta di legalizzare l’uso medico di cannabis.

Un recente libro di Grinspoon-Bakalar ha aggiornato la casistica dei possibili usi terapeutici della cannabis. Ne forniamo qui un elenco completo, con qualche nota sul livello di conoscenza sull'efficacia terapeutica. Va ricordato che per nessuno di questi casi si è potuta fare un ricerca organica analoga a quelle che si usano per i farmaci industriali, a causa dell'illegalità della sostanza. L’efficacia terapeutica è stata provata su base empirica, cioè sulla constatazione pratica dei risultati in una serie di casi,

  • Inappetenza da farmaci chemioterapici. In Sostituzione di medicinali molto forti o difficili da somministrare (fleboclisi). Efficacia provata dalla pratica medica di routine; centinaia di migliaia di dosi di THC sintetico (Marinoi) sono state prescritte ogni anno dagli oncologi USA.
  • glaucoma. In sostituzione di farmaci molto tossici. L'efficacia della cannabis è stata provata da molti anni in numerosi casi.
  • epilessia. In sostituzione di farmaci anticonvulsivi, che hanno gravi effetti secondari anche sull’umore. Efficacia provata in qualche caso.
  • sclerosi multipla. In sostituzione di farmaci tranquillanti ad alte dosi, con rischi di letargia e dipendenza fisica. Efficacia sperimentata in molti casi.
  • paraplegia e quadriplegia. In sostituzione di oppioidi o tranquillanti. Efficacia sperimentata in molti casi.
  • dolori cronici. In sostituzione di derivati dell’oppio. Efficacia sperimentata in qualche caso.
  • emicrania. Efficacia ancora non chiara.
  • depressioni e disturbi dell'umore. In sostituzione di antidepressivi triciclici, anti-MAO, fluoxetine (Prozac), carbonato di litio, che possono dare anche gravi effetti collaterali. La cannabis era stata proposta per le depressioni fin dal 1845 da J.J. Moreau de Tours. Attualmente, non esistono ricerche sistematiche sull’argomento. Grinspoon (che è docente di psichiatria) ha citato diversi casi di pazienti che si sono giovati dell'uso di cannabis più che dei farmaci prescritti dai medici.
    Gli effetti terapeutici della cannabis possono essere ottenuti anche attraverso la somministrazione di THC sintetico pervia orale. In gran parte dei casi, la cannabis fumata ha avuto risultati migliori di quelli del THC sintetico.

Un dato importante, che scaturisce dalla casistica di Grinspoon, è quello relativo ai farmaci che possono essere vantaggiosamente sostituiti dalla cannabis: si tratta infatti di prodotti molto tossici, con gravi effetti secondari, e spesso anche un notevole rischio di dipendenza. La ricerca sugli usi medici della cannabis è stata di fatto impedita dall'ideologia "antidroga” recepita dalle istituzioni scientifiche. Paradossalmente, ciò ha impedito una alternativa al trattamento con altre "droghe" che, rispetto alla cannabis, determinano un maggiore livello di rischi sanitari.

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