Che Cosa Mi Vuoi Dire? - Capitolo 2
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Che Cosa Mi Vuoi Dire? - Capitolo 2

Scopri il linguaggio delle emozioni che i tuoi amici a 4 zampe usano per relazionarsi con te

Che Cosa Mi Vuoi Dire? - Capitolo 2

Estratto dal capitolo 2

Gli animali si muovono dentro la nostra vita:

"Ciao Stefano,

sono Carla; ti scrivo in merito a una delle mie 4 gatte che non sta bene. Abbiamo già eseguito tutti gli esami necessari, della leucemia, della FIV, l’esame del sangue per i reni, per il fegato ecc. Circa 10 giorni fa è iniziata l’apatia di Puffy, una gattina di 2 anni, sterilizzata senza averla mai fatta partorire, vitale ed energica. La bambina di casa, come la chiamiamo noi. Portata dal veterinario, aveva la febbre a 40, le abbiamo dato l’antibiotico e su consiglio del dottore la vitamina B. Diciamo che non le manca l’appetito, se le cose sono buone le mangia come sempre, ma quello che è cambiato, nonostante nel secondo controllo dal veterinario la febbre fosse sparita, è che ha perso completamente la sua vitalità. Se ne sta tutto il giorno attorcigliata su una coperta di pile, sopra una sedia, e non si alza nemmeno per mangiare. Non gioca con gli altri gatti, non va fuori, non ti graffia né gioca come faceva prima appena la toccavi… insomma, è apatica. Il cibo glielo mettiamo nel piattino e lei mangia da seduta. Idem per l’acqua. Nessun gioco gatto-umano o altro attira la sua attenzione. Se le vai vicino e la tocchi dolcemente, accarezzandola e parlandole, ti guarda con grandi occhi ma senza luce, come se ti dicesse voglio stare sola, lasciatemi. La dottoressa ci ha detto che la causa è psicologica, ha parlato di qualche trauma o altro… ma sicuramente non ci siamo… (le responsabili dei gatti siamo io e la mia coinquilina Paola, lei è la sua “mammotta” umana). Puffy vive in casa con me, Paola e altre inquiline disinteressate ai gatti… Poi ci sono gli altri tre felini della banda: c’è la sua mamma Cleo, che ha partorito Puffy in casa, nel sottoscala; c’è Gea, gattina di 8 anni, il capo del clan, e suo figlio Max, bianco fumo, occhi azzurri, cicciotto e buono con tutti. Aria di cambiamento per il destino di Puffy in effetti c’è, perché la sua mammotta Paola ci ha comunicato, circa due settimane fa, che andrà via da casa a convivere con il suo compagno e porterà via Puffy e Cleo. Potrebbe essere questa la causa della tristezza di Puffy… abbandonare la casa natia e i suoi compagni gatti. Oppure il freddo invernale che inibisce la sua vitalità. Sto cercando giorno per giorno di entrare in empatia con lei per capire cosa le è successo e che fine hanno fatto tutta la sua grande vitalità e la voglia di vivere. Stefano, vorrei tanto aiutare Puffy a star bene e farla ritornare quella di un tempo. Se in base a quanto ti ho scritto riesci a indicarmi una cura omeopatica da seguire, te ne sarei infinitamente grata.

Grazie di tutto

Carla

P.S. fino alle 16:30 di oggi sarò in ufficio, quindi se rispondi a questo indirizzo mail posso leggere la tua mail.

Un abbraccio.

«Pronto». «Ciao, sono Stefano... sei Carla?». «Sì, ciao sono io». «Ti chiamo per quella mail che mi hai mandato»... (ride)... «Sì, grazie; l’hai letta? Mi puoi aiutare?». «Sì, penso di sì, però dovrei capire meglio la situazione. Posso farti qualche domanda?». «Sì, sì, figurati, non c’è problema». «Volevo chiederti una cosa: ma con Paola, la tua coinquilina, che rapporto c’è?». «Paola e la gatta, intendi?». «No, io intendevo tra te e Paola». «Ah (ride) – siamo proprio due grandissime amiche; ci conosciamo da dodici anni e da quattro viviamo insieme». «E tu sapevi che sarebbe andata via?». «Sì, ne avevamo parlato, ma fino a un paio di settimane fa non... diciamo... non era ancora sicuro. Diciamo che prima o poi era nell’aria». «E tu come l’hai vissuta?». «Mah, da una parte sono contenta per lei, è un passo di crescita importante, va a vivere con il suo ragazzo». «E dall’altra?». «Dall’altra mi dispiace perché comunque si rompe qualcosa; sai, avevamo moltissimi interessi comuni, accudivamo i gatti, facevamo l’orto». «E tu glielo hai detto?». «Cosa?». «Che ti dispiace». «No, sai, penso che avrebbe potuto in qualche modo fermarla; non mi sembrava giusto per lei». «Ma lei non è da sola a decidere; mi sembra di aver capito che c’è anche il suo ragazzo. Non ho la sensazione che il manifestare una certa tua emozione possa essere in qualche modo in grado di fermare il divenire delle cose». – (sospiro). «Che ne dici?» – (sospiro lungo). «Mi sa che quest’emozione la devi tirare fuori in qualche modo» – (silenzio). «Beh, potrebbe essere un’idea quella di abbracciarla forte forte e magari farsi anche un bel pianto» – (silenzio). «Così la gattina si sentirà più leggera».

…una settimana dopo…

Ciao Stefano, volevo ringraziarti per Puffy. Io e Paola ci siamo parlate. Abbiamo pianto tanto. Puffy ha ripreso a mangiare e a giocare. Ora sta bene e anch’io!

Grazie di cuore.

Carla

Quando decidiamo di accogliere un animale nella nostra vita, sappiamo che lui parteciperà a tutto quello che ci accade. Se cambiamo casa, lui ci segue. Se la casa è più spaziosa e con un bel giardino e il viverci rappresenta un personale traguardo raggiunto, anche l’animale avrà la possibilità di gioire del nostro successo crogiolandosi al sole o inseguendo le lucertole. Se la situazione che incontriamo è invece peggiorativa e ci ritroviamo in un appartamento più piccolo, meno luminoso, senza giardino e che non ci piace, anche in questo caso l’animale parteciperà emozionalmente alla nostra disperazione e tristezza. Essendo diventato un membro della famiglia a tutti gli effetti, l’animale, il cane o il gatto, verrà sempre coinvolto nelle nostre vicissitudini quotidiane. Da parecchio tempo abbiamo intrapreso un diverso cammino a fianco degli animali. La nostra scelta nei loro confronti non nasce più da un senso pratico, razionale e utilitaristico; non scegliamo un cane per raggruppare il gregge o per difenderlo dai lupi né un gatto per proteggere il granaio dai topi. L’atteggiamento funzionale dell’uomo nei confronti dell’animale, benché presente ancora ovviamente nella maggior parte del mondo (ad esempio, l’uomo che utilizza l’animale per un suo fine come la caccia, la gestione del bestiame o la protezione del territorio), ha lasciato il posto a un nuovo tipo di relazione affettiva più personale, individuale, squisitamente intima.

L’animale è semplicemente entrato a far parte delle nostre vicissitudini. La storia precedente racconta di una gatta, Puffy, che non solo è parte delle vicende affettive di Carla (lei si preoccupa se la gatta sta male) ma che, a modo suo, partecipa anche come parte attiva (la gatta entra in risonanza emozionale con le difficoltà comunicative che Carla sta vivendo con la sua amica coinquilina). L’esperienza che l’animale è chiamato a vivere al giorno d’oggi nei Paesi con un relativo benessere economico è davvero unica nel panorama dell’intera evoluzione animale. Vivere in stretto contatto, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto con una qualunque persona, per l’animale rappresenta un’esperienza unica e irripetibile. Unica non solo perché ogni persona è un mondo a sé, come pensieri che crea e come modo di esprimerli nella vita, ma unica soprattutto rispetto all’enorme numero di animali presenti su questo pianeta che questo tipo di esperienza non la stanno facendo. Irripetibile perché l’animale affianca il suo punto di riferimento umano in un momento specifico dell’esistenza di quella persona. Facciamo un esempio: una persona decide di prendere un cane perché il figlio di 10 anni già da tanto tempo chiede di averlo. L’istante in cui il cane entra in quella famiglia è uno specifico momento di vita dell’intera famiglia e ogni componente sta vivendo la sua vita; il bambino, ad esempio, ha 10 anni. Dopo quattordici anni, quando il cane morirà, la situazione di quella famiglia non sarà più la stessa perché quel bambino avrà 24 anni e magari non sarà neppure più presente nella vita del cane perché studierà all’estero. Non c’è persona al mondo cui non capiti nulla per quattordici anni di seguito. Bene, qualunque cosa ci accade, eventi positivi o negativi, dobbiamo sapere che l’animale è e sarà sempre presente. Presente con tutto se stesso e quindi anche con il suo mondo emozionale, che rappresenta lo strumento di espressione tipico di ogni animale."

Stefano Cattinelli

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