Chi Siamo? Da Dove Veniamo? Dove Andremo? - Daniela Bortoluzzi
Giorni 00
Ore 10
Min. 09
Sec. 08

Chi Siamo? Da Dove Veniamo? Dove Andremo? - Anteprima del libro di Daniela Bortoluzzi

Sei pronto a scoprirlo?

"Quello che i nostri occhi vedono è una frazione infinitesimale di quello che la realtà è di fatto."
Massimo Teodorani (astrofisico)

Esoterismo

Il significato etimologico del termine esoterismo è: nascosto, segreto. La dottrina esoterica, retaggio ancestrale tramandato dagli dèi, dai Profeti e dai Maestri, doveva essere trasmessa di generazione in generazione attraverso una religione universale. Stiamo parlando della Conoscenza che l'uomo porta con sé, della Gnosi, della Scienza Universale, della Consapevolezza dell'anima che alberga in ognuno di noi, anche se è invisibile.

L'uomo occidentale non accetta facilmente di essere un essere divino; lo stesso fatto di pronunciare frasi del tipo: «Io sono Dio» equivale a una bestemmia per un cattolico al quale hanno inculcato la differenza tra l'uomo e Dio! Per questo gli è difficile intraprendere un lavoro di ricerca interiore per trovare la propria divinità. La sua stessa religione gli impedisce di riconoscersi in Dio... in quell'Energia Animica, Coscienza Superiore o Fonte Suprema, alla quale invece potrebbe riunificarsi attraverso la meditazione, la preghiera, la ripetizione del nome di Dio, l'iniziazione, l'ascesi, le pratiche insegnate dai Maestri per raggiungere il Tutto, trascendendo la mente razionale per fondersi con il microcosmo e il macrocosmo.

Il concetto religioso orientale, invece, è molto chiaro: l'anima è la prova della nostra divinità e dopo la morte trasmigra - come un germoglio - in un altro corpo fisico dove potrà vivere di nuovo. In tempi molto antichi tutte le religioni spiegavano che oltre la materia (tangibile e visibile) esiste l'impalpabile (invisibile e immortale); con la consapevolezza di questa verità, l'essere umano può trasformarsi in un essere spirituale. Questo solo dopo aver trovato il proprio Sé immortale.

Le religioni, che avrebbero dovuto unire (dal latino religere = unire), alla fine, hanno solo diviso l'umanità diventando motivo di discriminazioni, eccidi e guerre. L'esoterismo è probabilmente la sola dottrina in grado di fornire una forma di unità trascendentale religiosa. La scienza esoterica riunisce e sintetizza miti, simboli, archetipi e religioni di ogni tempo, trasmettendo la Rivelazione primordiale attraverso una tradizione orale e scritta. Per spiegare i misteri dell'Universo viene usato un linguaggio scritto dove le verità sono nascoste in un testo voluta-mente criptato (che solo gli iniziati possono decodificare, conoscendo la chiave di lettura), mentre il sapere legato ai simboli, ai numeri, ai miti, ai riti, alle pratiche, viene tramandato oralmente in quanto linguaggio universale.

Le dottrine esoteriche sono sempre esistite e la loro origine si perde nella notte dei tempi: tramandate in varie lingue.

ma con un proprio stile di linguaggio, sono state tradotte e codificate per rimanere segrete. Per mezzo dei geroglifici egizi e maya, del sanscrito vedico, della Cabala ebraica, dei versetti coranici, dei racconti biblici ecc., gli iniziati - appartenenti alla ristretta cerchia esoterica di questo o di quel popolo - nascondevano le grandi verità della genesi, degli dèi, delle forze dell'Universo, del concetto di vita/morte in un miscuglio di mitologia, allegoria, metafore e dogmi religiosi. Socrate affermava: «Conosci te stesso e conoscerai l'Universo degli dèi», e in questa frase è racchiusa tutta la chiave della scienza delle corrispondenze.

La Rivelazione primordiale è strettamente correlata a Thot, il dio egizio delle Scienze, dei Misteri e dell'Illuminazione; per antonomasia Thot è il simbolo della Conoscenza nascosta. Di più... egli è l'archetipo culturale del nome patronimico delle iniziazioni esoteriche. L'ermetismo, infatti, è la trasformazione post-platonica dell'esoterismo egizio antico risalente a Thot, braccio destro del grande re Osiride, vissuto prima del diluvio.

La divinità umana è stata definita in molti modi diversi (Sé, Spirito Santo, Ruh, Brahaman ecc.), ma ora mi interessa solo ricordare come la definiva Jung: «Inconscio collettivo». E questo inconscio genera nell'uomo i ricordi ancestrali, le immagini viventi, le predisposizioni artistiche, l'immaginazione, la fantasia; come un magnete, l'inconscio ci attrae verso precise proiezioni del tempo o dello spazio-tempo. Quindi si può dire che la Fonte Divina ci richiama alla memoria delle conoscenze dimenticate; è il «Vecchio Saggio» di Jung, l'archetipo incarnato da Thot/Ermete Trismegisto.

Ermetismo

È evidente che esoterismo ed ermetismo hanno radici comuni; nel termine ermeneutico (da hermeneus, che significa «interprete» e in senso lato «chi imbroglia con le parole») è chiara l'allusione alla codificazione degli scritti esoterici, che solo gli iniziati dovevano capire. Ed è chiaro il riferimento a Thot, inventore dei geroglifici che rappresentavano in assoluto il linguaggio sacro, usato solo a scopo religioso e/o scientifico, dove la simbologia esoterica nascondeva il vero significato del testo a chi non fosse stato in possesso della chiave di lettura; esistevano, infatti, anche un linguaggio figurativo e uno fonetico, entrambi usati per scopi che possiamo definire non-religiosi, per distinguerli dal primo.

Di fatto, la prevalenza del popolo egiziano era analfabeta; non esistevano scuole pubbliche e l'apprendimento era riservato solo a chi poteva accedere alla Casa della Vita o ai templi. E anche qui, in pochi erano destinati a conoscere il significato vero dei segni sacri: quei pochi che sarebbero stati selezionati per diventare prima sacerdoti e solo dopo anche scribi. Questi non sarebbero stati scribi come gli altri, perché avrebbero fatto parte di una cerchia iniziatica destinata a sopravvivere per millenni.

Platone, filosofo greco del IV secolo a.C., parla di Thot per spiegare come le autorità egiziane intralciassero la nascita di una scrittura dotata di un alfabeto facile da imparare; non si voleva che fosse alla portata di tutti, ma un'esclusiva degli scribi e della classe sacerdotale, come succedeva infatti con i geroglifici:

Udii che presso Naucrati, in Egitto, visse un tempo uno dei loro vecchi dei, cui è sacro l'uccello che chiamano ibis; questo dio aveva nome Thot. E aggiungono che egli inventò i numeri, il calcolo, la geometria, l'astronomia e anche i giochi del tavoliere e dei dadi e per di più la scrittura.

Faraone dell'Egitto era allora Thamus. Thot venne a trovare costui, gli mostrò le arti e disse che conveniva fame dono agli altri egiziani. Il sovrano s'informò deH'utilità di ciascuna arte, e mentre l'altro gliene faceva l'esposizione, egli approvava ciò che gli pareva ben detto e disapprovava ciò che gli pareva negativo. Così Thamus fece a Thot, per quel che si narra, pro e contro ciascun'arte molte osservazioni che sarebbe troppo lungo ripetere. Il dio Thot fu anche un dio creatore. La leggenda dice che sotto forma di babbuino, stava originariamente seduto su uno sperone di roccia che emergeva dalle acque primordiali. Le lacrime che scendevano dai suoi occhi caddero ai quattro angoli del mondo e formarono quattro coppie di divinità che aiutarono a popolare la Terra.

Il risveglio

In questo periodo di grandi cambiamenti cosmici, un numero sempre crescente di persone rinuncia allo stile di vita adottato fino a ieri, per sceglierne uno assolutamente diverso, con una nuova etica e un amorevole atteggiamento verso quelli che fino a ieri considerava «gli altri» e che all'improvviso appaiono come fratelli. Persone, che fino a poco tempo fa erano manager di successo, all'improvviso scelgono di vivere diversamente, dando nuovi valori alla vita e aiutando il prossimo. Spesso diventano vegetariani o vegani e alcuni scelgono di ritirarsi in campagna per vivere a contatto con la Natura o addirittura di trasferirsi in India presso l’ashram di qualche guru.

Personaggi dello spettacolo, che fino a ieri finivano sui rotocalchi per le loro avventure sentimentali, di colpo (o almeno così ci appare) diventano testimonial di qualche nobile causa e parlano di reincarnazione e dell'immortalità dell'anima. Cosa può aver determinato questo radicale cambiamento? Perché gli sguardi di queste persone irradiano serenità? E soprattutto, che cosa sanno che tutti dovrebbero sapere?

Da quando l'uomo ha l'uso della ragione, si imbatte in talune situazioni che lo portano a porsi delle domande di tipo esistenziale e spirituale. Credo che le prime siano: «Chi sono? Da dove vengo? Dove andrò?», seguite da mille elucubrazioni su Dio. Che esista o meno un Dio, è un dubbio che assale molti quando accadono certe disgrazie al di là della comprensione umana. In certi casi, dopo una perdita troppo dolorosa e ingiusta, si può concludere che Dio non esista, perché se ci fosse non farebbe accadere disgrazie di quel tipo. La rabbia per la perdita, cercando un responsabile, induce a incolpare Dio! Il perché è ovvio: essendo onnipoterie, perché mai non impedisce certi eventi davanti ai quali noi siamo impotenti, mentre Lui non lo è?

Logicamente, per chi non crede in Dio, non c'è un dopo, né tantomeno un prima: molto semplicemente non c'è nient'altro al di fuori di questa vita limitata da una nascita e una morte. Un episodio casuale e per giunta inutile ma che, fintanto che dura, va sfruttato al massimo senza scrupoli di alcun genere, prendendo dalla vita e dagli altri il più possibile e dando il meno possibile. Tutto è concesso, perché non ci sarà alcun tribunale a condannare o assolvere, nessun inferno o paradiso, nessun castigo o premio. Secondo questa filosofia spicciola, la vita è un lampo e ogni lasciato è perso.

Purtroppo il concetto di Dio cambia secondo le latitudini ed è alquanto complicato: ci sono varie religioni e ognuna pretende di essere quella (l'unica) giusta. Ed è assolutamente inutile, snervante e inconcludente intavolare discussioni su questo argomento: alla fine, dopo aver cercato ognuno di imporre le proprie ragioni all'altro e averlo innervosito, tutti restano con le proprie idee, esattamente come prima.

Ci sono persone che, fin dalla nascita, si trovano a vivere in un contesto illuminato, grazie a genitori speciali che saranno i fari della loro vita. Altri, la maggioranza, capitano in famiglie normali, dove saranno liberi di pensarla come vorranno, nell'indifferenza generale preceduta solo da qualche timido insegnamento nel periodo dell'infanzia. Infine, certi cresceranno in un ambiente integralista o ateo: in entrambi i casi avranno ben poca possibilità di vedere oltre il muro che impedisce loro di guardare cosa c'è fuori e riconoscere il quid. Eppure, nonostante le situazioni, le interferenze, i preconcetti, i presupposti, gli ostacoli e quello che sembrava un futuro già scritto, ogni tanto capita che qualcuno colga il quid.

Cosa succede, che cosa si illumina all'improvviso? Scatta la molla. Qualcosa o qualcuno, spesso una persona o una frase, danno l'avvio al processo di pulizia della nostra lampada interiore, i cui vetri sono offuscati da strati millenari di fuliggine: per riconoscere e far brillare la sua luce interna, bisogna ripulirli. Togliere quella fuliggine. E allora non solo si incomincerà a vedere quella luce, ma la si rifletterà anche all'esterno, e tutti la vedranno. A quel punto saremo contagiosi come virus e ci diffonderemo.

La molla scatta nel preciso momento in cui la mente inizia a volgere l'attenzione verso l'interno per ritrovare la sua essenza. Scoprire chi siamo, da dove veniamo e soprattutto cosa siamo venuti a fare qui sulla Terra, è l'obiettivo che deve essere focalizzato; l'eliminazione di ogni Ego, l'umiltà, la volontà e l'Amore incondizionato sono gli strumenti per conseguirlo. La consapevolezza di essere particelle di Dio è la ricompensa. E con questa nuova consapevolezza irradieremo l'inesauribile Energia Divina. Saremo come il lievito che trasforma la pallina di pasta in quintali di pane. L'elevazione spirituale di ognuno farà elevare molti altri ma non tutti, perché non tutti vogliono elevarsi dal punto in cui si trovano. Esiste il libero arbitrio di non ascendere, di non cambiare vita, di non avere responsabilità e di continuare ad avvertire e alimentare quel perverso senso di «io» che ci fa sentire diversi da coloro che crediamo gli «altri», e limitati da un corpo fisico deperibile e destinato a degradarsi e morire.

Quindi, la prima cosa da fare per chi decide di evolvere, è rendersi conto di non essere il corpo, ma una particella di Dio, dell'Uno, e più precisamente riconoscersi nell'Essere di Luce confinato in questa prigione/corpo che gli impedisce di ricordare la sua Essenza Divina.

Questo testo è estratto dal libro "Chi Siamo? Da Dove Veniamo? Dove Andremo?".

Ti è piaciuto questo articolo? Rimani in contatto con noi!

 

Gli articoli più letti
Gli ultimi articoli pubblicati
IN QUESTA SEZIONE:
Articolo consigliato:

Chi Siamo? Da Dove Veniamo? Dove Andremo?

Sei pronto a scoprirlo?

Chi Siamo? Da Dove Veniamo? Dove Andremo? Daniela Bortoluzzi

Daniela Bortoluzzi

In questo libro l'autrice esamina alcune recenti scoperte della meccanica quantistica che ricalcano concetti della filosofia vedica. Nella ricerca... continua