Coaching & Astrologia - Danilo Talarico - Estratto
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Coaching & Astrologia - Anteprima del libro di Danilo Talarico

Il tema Natale come Mandala della felicità

Il tema Natale come Mandala della felicità

«Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine che poi vivremo sulla Terra, e riceve un compagno che ci guidi quaggiù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, ci dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino.»
(James Hillman)

Il Coaching Psico(astro)logico: linee guida

«Qual è il tuo sogno?»

Quante volte ci è stata posta questa domanda. E quante volte, fluidamente, senza pensarci troppo sopra, abbiamo risposto: «Vorrei tanto essere felice!». Il più delle volte, però, rispondiamo a questa domanda senza neanche sapere che significato diamo alla parola “felicità”. Come si fa a essere felici? Che cos’è la felicità? Se chiedessimo a un gruppo di persone di rispondere a queste semplici domande, otterremmo risposte diversissime, anche se alcuni temi sarebbero ricorrenti. La ricerca psicologica applicata ci dice che le risposte più frequenti evidenziano tra le seguenti condizioni le cause prime della felicità: buona salute, ricchezza, credo religioso, cultura elevata, consistente network sociale, matrimonio.

Martin Seligman, il padre fondatore della moderna Psicologia Positiva, nelle ricerche che ha condotto negli ultimi trent’anni, ha scoperto ben altro:

  • essere ricchi non aumenta il tasso di felicità, anzi le persone matèrialiste sono più infelici della media. Quanti si aspetterebbero di scoprire che le tre nazioni con il maggior tasso di felicità in rapporto al reddito pro-capite sono la Nigeria, la Cina e l’India?
  • essere in buona salute “oggettiva” (assenza di stati di malattia o di sofferenza conclamati) non ha effetti rilevanti sul tasso di felicità. Ciò che conta è la salute “soggettiva”, quella percepita;
  • diventare più colti possibile non ha alcun effetto sulla propria condizione di felicità o infelicità;
  • avere molti amici ed essere sposati non è causa di felicità; potrebbe esserne l’effetto. Una persona “naturalmente” felice ha, infatti, più probabilità di attrarre persone felici rispetto a quanto non possa fare un soggetto depresso, triste o rifiutante.

Non è difficile capire quale sia l’elemento comune alle risposte raccolte: la maggioranza delle persone tende a proiettare all’esterno le cause di ciò che capita nella loro vita. Non solo di ciò che viene considerato negativo ma, a quanto pare, anche di ciò che viene interpretato in modo positivo.

Le risposte date presuppongono, infatti, che la causa della felicità personale sia quasi obbligatoriamente da ricercare all’estemo. Seligman afferma che, in realtà, non più del quindici per cento del tasso di felicità personale può essere riferibile alle condizioni esteriori appena elencate. Per tutti coloro che non vedono altre risposte possibili a quelle già date, questa è sicuramente una pessima notizia.

Noi, invece, potremmo cogliere l’occasione per svolgere il primo esercizio di questo libro.

Dove può nascondersi l’elemento positivo o, come impareremo a dire, “evolutivo”, di una situazione che sembra avere solo connotati negativi ?

Anche in questo caso chiediamo nuovamente aiuto a Seligman. In modo sottilmente provocatorio, al fine di rendere immediatamente comprensibile il suo messaggio, egli ha infatti sintetizzato la complessità della questione in un’unica equazione: la formula della felicità.

Ecco la scoperta di Seligman: la maggioranza assoluta delle persone crede che la felicità sia espressione di questi soli due elementi: F = E + C.

La felicità (F) viene considerata direttamente imputabile per il cinquanta per cento all’eredità genetica, al destino, alla “fortuna” o “sfortuna” (E) e per il restante cinquanta per cento alle circostanze specifiche (C) della vita in un determinato periodo dell’esistenza. Se così fosse, tutte le persone nate in condizioni socio-culturali disagevoli e che, eventualmente, si trovano in una condizione di malattia fisica dovrebbero essere assolutamente infelici. Al contrario, tutti i soggetti nati in una famiglia ricca, che hanno potuto studiare nelle migliori università e avere accesso a ruoli professionali privilegiati, dovrebbero essere felici. Come sappiamo tutti molto bene, le cose non stanno così.

La spiegazione a tutto ciò è che la vera formula della felicità contiene un’ulteriore variabile che molti esseri umani hanno difficoltà, per condizionamenti interni ed esterni, a riconoscere: la capacità di esercitare il proprio potere personale.

Ecco allora la versione della formula della felicità che attribuisce senso a un percorso di crescita personale attraverso lo spiritual coaching. F = E + C + PP.

Ciò che fa la differenza nella possibilità per ognuno di noi di essere autenticamente felice è quindi un solo fattore: credere che il proprio passato e il proprio futuro non siano elementi fissi, inamovibili e inalterabili ma che, al contrario, rispondano in modo flessibile alla capacità di ogni individuo di esercitare nel mondo il proprio potere personale (PP). Ciò che fa la differenza è essere profondamente convinti che, tramite l’azione della propria volontà, si possa incidere sul corso attuale della propria esistenza, determinandone quindi in prima persona gli sviluppi futuri.

La finalità ultima di questo libro è quella di offrire gli strumenti di coaching psico(astro)logico più adatti a comprendere come trasformare il proprio passato in linfa vitale per il presente e a interpretare il contesto e le situazioni del presente in un’ottica evolutiva. Ma, sopra a ogni altra cosa, è quella di rendere chiaro come si possa esercitare in modo volontaristico il potere personale per riuscire a manifestare concretamente le proprie potenzialità innate. Solo in questo modo ogni individuo può diventare il creatore della propria vita e, quindi, della propria felicità.

Volontà del Sé e libero arbitrio

Gli elementi appena citati del lavoro di Seligman ci aiutano a comprendere come la possibilità di essere felici risieda essenzialmente in circostanze interne, in variabili cioè che dipendono dalla nostra volontà. Anche l’analisi etimologica del termine sostiene questa interpretazione. Il termine “felicità”, che deriva dalle parole di origine latina felix, felicitas, significa in realtà essere fertili, fecondi, generare frutti; essere ricchi di sostanza fertile.

Questi significati rendono subito evidente come il percorso che porta alla felicità sia un processo osmotico, di continuo adattamento tra l’esterno e l’interno, nel quale, solo se si conoscono le caratteristiche intrinseche, “naturali”, del terreno sul quale si andrà a seminare, si riuscirà effettivamente a generare dei frutti sani e rigogliosi. Solo la qualità di questi frutti permetterà poi a chi li produce di trovare loro un mercato nel quale venderli al prezzo adeguato. Tale riscontro positivo esterno permetterà al produttore di far crescere la propria attività, di seminare con ancora maggior perizia il proprio terreno e di raccogliere l’anno successivo frutti ancora migliori. L’innalzata qualità dei prodotti offerti permetterà d’incrementare i guadagni innescando un processo virtuoso di crescita ed espansione.

Uscendo dalla metafora, è facile ora sintetizzare i due elementi finora scoperti. Da un lato le cause della felicità personale risiedono in massima parte in circostanze interiori. Dall’altro, la possibilità di nutrire e mantenere feconde tali circostanze dipende dalla capacità del singolo di trovare un “mercato” al proprio “prodotto”, a se stesso.

La chiave del successo individuale risiede, quindi, nella capacità di mantenere in costante equilibrio questo delicato e fragile processo dialettico tra bisogni interiori e richieste esteriori. Solo uno sembra il modo per riuscire in tale intento: conoscere la propria natura.

La teoria della ghianda di James Hillman illustra nel modo migliore tale concetto. Come un melo, per quanti interventi di manipolazione genetica possa subire, non potrà mai produrre delle pere dolci e gustose come quelle generate da un pero “autentico”, allo stesso modo un uomo potrà sentirsi “gravido” di felicità, di cui godere e di cui far dono agli altri, soltanto se saprà dare forma alla propria natura più profonda. Soltanto se riuscirà a mettere insieme interno ed esterno, anima e mente, inconscio e conscio. Soltanto se riuscirà a riconoscere tutte le sue parti e a farle lavorare bene insieme.

L’unicità del Tema Natale come strumento di spiritual coaching e, quindi, di crescita personale, consiste nel fatto di essere il solo mezzo che possa regalare in un istante una visione della psiche nella sua totalità. In esso, tutti i diversi strati dell’individuo sono, infatti, rappresentati nello stesso momento. Il Tema Natale rappresenta in un grafico bidimensionale le potenzialità energetiche di una psiche, il daimon, il progetto verso il quale il Sé2 tenderà per tutta la vita. Esso permette di trarre indicazioni su quali potenzialità potranno svilupparsi in maniera armonica e quali troveranno ostacoli e difficoltà nella loro espressione. Il livello col quale il soggetto asseconderà la tendenza innata di ogni individuo ad auto-realizzarsi è invece tutto da scoprire, e riguarderà il libero arbitrio personale.

Il Tema Natale rappresenta qualcosa “in potenza”, mentre la vita di ogni individuo è l’“atto”, ciò che è visibile, misurabile, conoscibile. L’abilità di un bravo spiritual coach risiede nella capacità di colmare questa differenza, riuscendo a comprendere quali, tra le dinamiche rappresentate dal Tema Natale, sono già state portate dal soggetto a coscienza e quali agiscono, anche se a livelli diversi, ancora dall’inconscio. Questo libro ha quindi un duplice obiettivo. Da un lato, fornire un ampio ventaglio di conoscenze legate alla psico(astro)logia a orientamento junghiano. Dall’altro, ampliare le capacità intuitive del lettore, attraverso esercizi di coaching e di visualizzazione creativa, in modo che egli, per primo, possa creare un canale di comunicazione tra coscienza e inconscio e possa, in seguito, aiutare il proprio cliente a sviluppare questa stessa abilità.

Un Tema Natale, senza un confronto con l’essere umano che lo incarna, è uno strumento sterile. Questa è sicuramente “la” differenza fondamentale tra l’astrologia tradizionale e l’approccio di spiritual coaching. Potremmo, infatti, definire quella tradizionale come un’astrologia deterministica: all’interno di questa prospettiva le “configurazioni astrologiche”, quali possono essere il posizionamento del Sole in un Segno, un “pianeta” in aspetto con un altro, uno stellium in una determinata “casa”, hanno “forzatamente” un certo significato.

Le vite delle persone, e gli eventi ai quali andranno incontro, sono in tutto e per tutto determinate da tali variabili astrali. Il Tema Natale, utilizzato come strumento di coaching, ha tutt’altra funzione. Esso “disegna” le risorse energetiche potenziali del soggetto e non è, quindi, “oracolo” del risultato che esse produrranno nella sua vita. L’oroscopo personale diventa un mezzo vivo e “parlante” soltanto nel momento in cui l’interprete attiva uno scambio dialettico con il soggetto che in esso è rappresentato.

Questo rapporto è fondamentale per definire a quale stadio evolutivo e a che livello di consapevolezza il soggetto stia “incarnando” la predisposizione energetica che ha ricevuto in dotazione al momento della nascita.

Un approccio di questo tipo al Tema Natale si rivolge, quindi, a persone che vedono, nella conoscenza del loro potenziale energetico innato, una possibilità di crescita e di sviluppo, ponendosi in una situazione di protagonisti attivi della loro vita. Un tale soggetto è mosso in primo luogo dal bisogno di diventare “individuo”, cioè non diviso, uno in se stesso.

Una delle modalità, se non l’unica, con cui ciò possa essere fatto in tempi non troppo lunghi, è comprendendo i modelli energetici sottostanti al proprio carattere “manifesto”, così come essi sono messi in evidenza nel Tema Natale personale. Per la psico(astro)logia a orientamento junghiano, il destino di un essere umano è diventare ciò che è: è la predisposizione innata che agisce in ogni Uomo a realizzare il proprio progetto individuale. Un progetto le cui potenzialità sono insite nel momento della nascita e che si dis-veleranno pian piano al soggetto, durante il corso della sua esistenza.

Partendo da questa consapevolezza l’individuo può porsi come artefice della propria vita accedendo alla dimensione della scelta consapevole e del libero arbitrio.

In particolare, la psico(astro)logia junghiana ha come obiettivo la ricomposizione delle polarità soggetto/oggetto, mente/corpo, indivi -duo/società, includendo l’essere umano in una visione olistica. Per facilitare e sostenere il raggiungimento di un obiettivo così elevato l’approccio più appropriato è quello che potremmo definire di spiritual coaching-, allenarsi a ricomporre le diverse, e apparentemente contrapposte, componenti della personalità con l’obiettivo, in un primo momento, di raggiungere la propria armonia interiore e, in una seconda fase, di rendere “produttivo” questo stato di benessere nel contesto di riferimento in cui il soggetto si trova ad agire.

Nell’ambito socioculturale occidentale, quello del cosiddetto “mondo civilizzato”, questi sono gli stadi del “risveglio” individuale che il coaching spirituale mira a stimolare:

Livello fisico: l’obiettivo di questo stadio è formare un nuovo approccio al concetto di salute, non più identificata con la semplice mancanza di sofferenza o con il semplice adattamento all’ambiente. Essere “in salute” deve diventare sinonimo di “autenticità”, di una piena consapevolezza, cioè, della propria condizione di essere umano, del senso da attribuire alla propria esistenza individuale.

Livello mentale: l’obiettivo di questo stadio è risvegliare una nuova forma di coscienza individuale grazie alla quale il soggetto sia fortemente coinvolto nel direzionare la propria vita. Una forma di autoconsapevolezza agita dal soggetto con l’obiettivo di conoscere se stesso e il mondo, integrando le valutazioni logico-razionali della coscienza con quelle emozionali e sincronicistiche dell’inconscio.

Livello sociale: l’obiettivo di questo stadio è consolidare una forma di “resistenza attiva” di fronte a modelli collettivi di esistenza ormai privi di significato per il soggetto risvegliato. L’individuo, giunto a questo stadio di consapevolezza, è in grado di adottare uno stile di vita “creativo”, attraverso il quale esprimere la propria specificità e unicità.

Essere liberi, in questa prospettiva, significa assumersi la responsabilità di scegliere ciò che si vuole essere: il riconoscimento da parte dell’individuo di essere un processo emergente, non uno statico prodotto finito. Questa è una libertà che esiste nella persona, una libertà esercitando la quale l’individuo sceglie di realizzarsi grazie alla propria volontà, col fine di “creare” gli eventi che sono destinati al suo mondo.

Esercitare la propria libertà richiede coraggio in quanto diventare se stessi presuppone un fondamentale atto di volontà: quello di volerlo realmente.

Ognuno di noi deve trasformarsi in un eroe e lottare contro le forze oscure del proprio inconscio. Ognuno di noi è, infatti, il più grande sabotatore di se stesso e della possibilità di realizzare con successo il progetto rappresentato dal proprio Tema Natale.

È proprio la parte della nostra psiche che chiamiamo inconscio quella che, rimanendo “non conosciuta”, non permetterà all’Io di sentirsi “padrone in casa propria”. La vittoria su quelle parti che ci appartengono, ma che non riconosciamo come nostre, inizia allora dallo strumentare nel modo migliore l’unico elemento della nostra personalità su cui abbiamo un qualche potere, l’Io stesso: a questa piccolissima e fragilissima istanza della psiche è demandata, infatti, la responsabilità di permetterci di diventare ciò che siamo. La coscienza, all’interno della quale risiede il complesso dell'Io, occupa, nel migliore dei casi, uno spazio compreso tra il quindici e il venti per cento della nostra psiche. L’unico modo che l’Uomo ha per onorare il suo destino di essere fatto “a immagine e somiglianza dell’Universo” è usare il dono del libero arbitrio per fare scelte che allarghino sempre di più il raggio della sua consapevolezza. Solo così l’inconoscibile, prima di tutto quello interiore, che rappresenta la maggior parte del potenziale di ognuno, potrà diventare sempre più conosciuto. “Scendendo a patti” col nostro inconscio, questo smetterà di essere Ombra diventando Luce. Quella luce del Sole che, “illuminandoci”, ci permetterà di diventare artefici del nostro destino e di realizzare il progetto al quale il Sé vuole condurci.

Lo scopo ultimo del coaching spirituale è quello di aiutare ogni persona a esercitare fino in fondo la libertà individuale, poiché l’aspetto più importante per essere liberi è quello di saper scegliere l’atteggiamento da assumere di fronte a una determinata serie di circostanze, il più possibile scevri da condizionamenti di ogni tipo.

Questo testo è estratto dal libro "Coaching & Astrologia".

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