Come Decidere - Stephen P. Robbins
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Come Decidere - Anteprima del libro di Stephen P. Robbins

Migliorare i processi di scelta nella vita di ogni giorno

Le decisioni plasmano l'esistenza

Una giornata normale è piena di decisioni! A che ora devo alzarmi domattina? Devo mettere le scarpe nere o quelle marroni? Che cosa prendo a colazione? Faccio il pieno stamattina o stasera tornando dal lavoro? Che cosa faccio per prima cosa in ufficio? Rispondo alle email, guardo le pratiche da evadere, ascolto la segreteria telefonica, incontro i colleghi?

Una qualsiasi giornata lavorativa conta decine di decisioni banali come queste, ma anche dopo il lavoro non c’è tregua dalla necessità di scegliere. Ceno a casa o fuori? Quando leggerò le notizie online o guarderò la posta? Ho voglia di guardare la televisione stasera? Quale spettacolo? Dovrei telefonare ai parenti o agli amici? La normale routine decisionale, poi, è spesso interrotta dalla necessità di prendere decisioni importanti, per esempio se spendere 2500 dollari per riparare la trasmissione dell’auto o comprarne una nuova, o accettare la richiesta del fidanzato/fidanzata di lasciare l’appartamento per andare a vivere insieme, o scegliere di cercare un nuovo impiego perché l’azienda sta licenziando e il datore di lavoro ha comunicato che i posti sono a rischio.

Scelte e decisioni come causa precipua della situazione futura (o presente)

Poche attività, oltre a quelle decisionali, sono più pervasive e caratteristiche della specie umana. Nessuno può vivere una vita priva di decisioni, anzi di fatto uno dei compiti primari dei genitori consiste nel preparare i figli a decidere da soli.

I processi decisionali coprono un vasto territorio, che spazia dalle scelte più importanti come accettare una proposta di matrimonio a quelle più banali come decidere che cosa comprare al supermercato. È però interessante notare che le persone in genere vedono le decisioni in un contesto di grandi scelte - università, matrimonio, figli, lavoro, acquisti eccetera - anche se in realtà sono le decine di decisioni quotidiane a plasmare con più forza la nostra esistenza. Chi ha difficoltà a organizzare il proprio tempo finisce per arrivare sempre tardi al lavoro, agli incontri e agli eventi sociali, con ricadute sulle prestazioni lavorative e sui rapporti personali. Quelle che superficialmente sembrano decisioni secondarie - a che ora alzarsi al mattino o uscire per un appuntamento - lo portano a perdere l’impiego o ad allontanare un amico. Spesse volte una persona “sfortunata” è in effetti una persona che ha fatto le scelte sbagliate, interrompendo gli studi, drogandosi nell’illusione di essere immune alla dipendenza, facendo investimenti imprudenti, non sviluppando capacità lavorative vendibili o non tenendole in esercizio, posticipando all’eccesso fino a perdere ottime occasioni, sottovalutando l’importanza di leggere le clausole scritte “in piccolo” nei contratti o pensando che non ci sia nulla di male nel guidare sotto l’effetto di alcolici. Le scelte che operiamo - tanto le piccole quanto le grandi - non sono mai da prendere alla leggera, perché farlo significa mettere il nostro futuro nelle mani del caso.

Molti sorvolano sul fatto evidente che sono le scelte a plasmare la vita. Chi siamo e chi diventeremo (o siamo diventati) dipende in larga misura dalle decisioni che abbiamo preso. Non è per caso che persone come Warren Buffett, Oprah Winfrey, Richard Branson, Steven Spielberg e Peyton Manning eccellono nelle rispettive professioni, né lo è per i fumatori ammalarsi di cancro ai polmoni o per i risparmiatori avere maggiori probabilità di assicurarsi una vecchiaia serena rispetto a chi non bada a spese. Un sacco di persone istruite, dotate di talento e di contatti, si è rovinata la vita per aver fatto le scelte sbagliate. E un sacco di persone con capacità nella media e opportunità scarsissime ha vissuto un’esistenza piena e prospera perché ha imparato a decidere con intelligenza. Ciò che chiamiamo “fortuna” spesso non è altro che una scelta giusta fatta al momento giusto. La fortuna deriva in larga parte dai processi decisionali. Il punto è questo: la qualità della vita dipende soprattutto dalla qualità delle decisioni.

Il lato positivo di tutto ciò sta nel fatto che la capacità decisionale si può migliorare. Benché sia determinante per avere successo nella vita, e benché quasi tutti manchino in buona parte o del tutto di un’istruzione in merito, ciò non significa che siamo condannati a imparare soltanto dall’esperienza. Le nozioni di base indispensabili per rendere più efficaci i processi decisionali si possono riassumere in un testo breve e facile da leggere, proprio come questo libro! Nelle pagine che seguono vedremo i passi da compiere per prendere le decisioni migliori e gli ostacoli in grado di sviare dal percorso.

Solo un’avvertenza, prima di cominciare: perfezionare le proprie capacità decisionali non garantisce che tutte le scelte portino i risultati sperati. Per decidere in modo valido bisogna concentrarsi sui mezzi che si usano per giungere a una decisione e non sui fini. Gli esiti sono incontrollabili. L’unico elemento controllabile sono i processi che vi conducono. Come si dice, però, a vincere la gara non è sempre il più veloce né è il più forte a spuntarla in battaglia, e questo è lo spirito della scommessa. Migliorare le proprie capacità decisionali, semplicemente, aumenta le probabilità di vincere le gare e le battaglie della vita.

La ricerca della razionalità

Sean Norris deve prendere una decisione che molti affrontano verso i 18 anni: quale università frequentare dopo il diploma.

La scelta dell’università è una decisione molto importante. Intanto da essa dipende il luogo in cui Sean dovrà trascorrere i prossimi quattro-cinque anni, poi stabilirà la direzione del resjo della sua vita. Quindi Sean non vuole prenderla alla leggera.

Così inizia a elencare i criteri preferenziali rispetto all’istituto: un posto non troppo lontano, in modo da poter tornare facilmente a casa in auto nei fine settimana e per le vacanze; la presenza di corsi di economia aziendale, in quanto è abbastanza certo di volersi specializzare in quel ramo; un istituto di buona reputazione. In più i genitori gli hanno fatto presente di poterlo aiutare fino a 15.000 dollari l’anno, quindi, se la retta fosse superiore, dovrebbe cercare un ulteriore sostegno economico o un lavoro part-time. Dopo un lungo ragionamento, Sean aggiunge alcune preferenze alla sua lista: un istituto con una squadra interuniversitaria di golf, un buon rapporto numerico tra maschi e femmine e gruppi studenteschi vivaci.

Quando Sean mostra l’elenco al padre, questi gli fa notare che i vari criteri non hanno la stessa importanza. Il costo e la presenza di una specializzazione in economia, per esempio, sono verosimilmente molto più importanti del rapporto maschi/femmine. Sean è d’accordo, quindi organizza i vari criteri attribuendo a ciascuno un voto da 1 a 10. Poi si rivolge al consulente di orientamento professionale a scuola, alla biblioteca di quartiere e a Internet per stendere un elenco delle università che sembrano più adatte. Ne ricava una ventina di alternative, che valuta una per una. Leggendo tutto il possibile sui vari istituti, parlando con persone che li hanno frequentati e visitando il campus di una mezza dozzina dei college apparentemente più consoni alle proprie esigenze è diventato un “consumatore informato”, e valutando ogni istituto in base ai criteri e ai punteggi assegnati in precedenza ha iniziato a scoprire i punti di forza e le debolezze di ciascuno. Alla fine Sean individua il college con il punteggio più alto e ne fa la prima scelta.

I passi affrontati da Sean sono quello che si definisce “processo decisionale razionale”. Razionale perché Sean si è sforzato di essere coerente, valorizzando al massimo le scelte all’interno dei limiti che gli erano stati imposti.

La validità del processo decisionale si fonda sulla razionalità. Perché? Perché le decisioni basate su analisi logiche e consapevoli e su un’attenta ricerca di informazioni complete - anziché su impressioni o esperienze - dovrebbero condurre a esiti di livello superiore. La ricerca di razionalità obbliga a confrontare e a chiarire i propri valori in modo da dare coerenza alle priorità, ciò che a sua volta rappresenta la via più diretta per raggiungere gli scopi che ci poniamo nella vita. Proprio come la linea retta è il percorso più breve tra due punti, la razionalità è la via più immediata tra la situazione in cui ci si trova e quella che si vuole raggiungere.

La ricerca di razionalità obbliga a confrontare e a chiarire i propri valori in modo da dare coerenza alle priorità.

La decisione razionale attraversa sei fasi stabilite:

  1. Identificazione e definizione del problema. Il problema sussiste se la condizione esistente e quella desiderata non coincidono.
  2. Identificazione dei criteri decisionali. Questa fase evidenzia gli aspetti importanti per giungere alla decisione e chiama in causa gli interessi, i valori, gli obiettivi e le preferenze della persona che deve decidere. È interessante notare che di solito sono questi elementi a condurre due persone a scegliere diversamente in situazioni simili, proprio a causa del peso differente che ciascuna attribuisce a essi. Nel processo razionale, i fattori non identificati in questa fase sono da considerare come irrilevanti ai fini decisionali e non partecipano al risultato.
  3. Ponderazione dei criteri. Dal momento che i criteri rivestono raramente un’uguale importanza, il responsabile della decisione deve ponderarli (ovvero attribuire loro un valore) in modo da poterli organizzare opportunamente in base alla priorità ai fini della scelta.
  4. Creazione di alternative. Questa fase richiede di individuare tutte le possibili alternative per risolvere il problema.
  5. Valutazione delle singole alternative. Le alternative individuate devono essere analizzate e valutate in modo critico, assegnando un punteggio a ciascuna in base ai criteri delineati nella Fase 2. Il raffronto con i criteri e i valori ponderali della Fase 2 e 3 dovrebbe evidenziare i punti di forza e le debolezze delle singole alternative.
  6. Scelta dell’opzione con il punteggio più alto. La procedura si conclude con la scelta dell’opzione meglio classificata, che è quella ottimale.

Notiamo che si tratta proprio degli stessi passaggi seguiti da Sean per scegliere l’università. Sean ha identificato il problema che lo interessava: trovare un’università da frequentare. Ha individuato e soppesato i criteri che riteneva importanti per poter decidere, ha steso un elenco di istituti da prendere in considerazione e infine li ha valutati uno per uno con attenzione, scegliendo quello più soddisfacente per le proprie esigenze.

Ma come si sarebbe presentato il suo processo decisionale se non avesse mirato alla razionalità? Alcune possibilità non razionali sono le seguenti:

  1. Sean parte da una preferenza implicita, poi cerca eventuali ragioni per scartarla;
  2. si fissa su una scuola che offre grosse facilitazioni economiche;
  3. decide per una scuola perché vi insegna un noto allenatore di golf;
  4. effettua la scelta esclusivamente in base al materiale illustrativo dei vari college.

Sono tutti scenari che potrebbero facilmente portare Sean a rimpiangere la decisione di partenza, creandogli un’insoddisfazione che potrebbe indurlo a cambiare scuola o addirittura ad abbandonare gli studi.

L’obiettivo primario, specialmente di fronte a eventi determinanti per l’esistenza, deve essere quello di decidere razionalmente.

Questo libro si propone interamente di suggerire i sistemi utili a razionalizzare i processi decisionali. Come vedremo nel prossimo capitolo, tuttavia, la razionalità è esposta al rischio di essere più un ideale che una realtà, riducendo tutta l’impresa al tentativo di decidere nel modo più razionale possibile.

Questo testo è estratto dal libro "Come Decidere".

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