Come e Perchè Odiare Amare la Gente - Luca Andrea Talamonti
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Come e Perchè Odiare Amare la Gente - Anteprima del libro di Luca Andrea Talamonti

Un viaggio che parla di trasformazione ed evoluzione

Perchè odiare la gente

Io amo viaggiare, è una cosa che ho sempre fatto e in diverse parti del mondo. Ed essere italiano, lo devo ammettere, non è mai stata una cosa semplice: non solo gli stranieri mi hanno sempre preso in giro con la solita storia del “pizza - mafia - mandolino”, ma si stupivano nel constatare che io, un italiano, parlavo benissimo l’inglese, oltre a conoscere discretamente anche il tedesco e lo spagnolo.

Questo, inutile dirlo, è indice del fatto che l’italiano medio, tutto calcio e Grande Fratello (o scarpe e borse, se parliamo di femmine), non ha una cultura di base di un certo livello. O, perlomeno, non adeguata a buona parte del resto dell’Europa (dire del mondo mi sembra un po’ eccessivo, visto che se chiedi aH’americano medio dove si trova l’Italia non te lo sa dire).

Essere italiano è ancora più difficile di questi tempi, vista la situazione politico-economica che ci contraddistingue ormai da anni.

Sia chiaro, però, che non sto esprimendo un giudizio di tipo politico, ma solo affermando che è fuori di dubbio che le gaffes internazionali di certi nostri politici abbiano fatto sorridere diverse volte il mondo intero.

Devo dire» pere», che nello specifico è il vivere in una città come Milano a essere particolarmente difficile.

Una volta invidiata da tutti e considerata la capitale del lavoro e della moda, oggi trovo che Milano non sia altro che una stanca metropoli, una città che ha da offrire ormai veramente poco e che si trascina per inerzia i n tutto ciò che fa, ormai meccanicamente, da anni.

Viaggiare

Viaggiare è un’arma a doppio taglio: se da un lato ti permette di aprire la mente, confrontandoti con luoghi e culture molto diversi dai tuoi, dall’altro, se sei un minimo ricettivo e non ti limiti a fare l’italiano medio (ossia quello che va all’estero e cerca a tutti i costi un ristorante dove mangiare pizza o spaghetti, salvo poi lamentarsi che non sono buoni) non puoi esimerti dal fare paragoni. E, negli ultimi anni, da questi paragoni Milano è uscita sempre sconfitta, ai miei occhi.

Un esempio? Beh, i mezzi pubblici. Tralasciando temi quali guasti o ritardi vari, mi focalizzo sulla metropolitana: Milano, per tantissimi anni, ha avuto 3 (TRE) linee metropolitane, che la coprivano molto sommariamente. Ora stanno ultimando i lavori su altre due linee, ma solo perché a maggio 2015, la nostra “capitale d’Europa” ha iniziato a ospitare l’EXPO6. Ora, senza scomodare New York, che dispone di ben ventisei linee metropolitane, o Londra, che ne ha dodici, o Parigi, che si snoda su quattordici linee (più due doppie), o anche Berlino, che ne possiede nove, prendiamo la tanto bistrattata Spagna che, fino a trenta anni fa, era uno dei fanalini di coda della modernissima Europa. Beh, Barcellona dispone di otto linee metropolitane e due passanti ferroviari, Madrid di dodici, la piccola Valencia “solo” di quattro.

Quanto sopra descritto, però, sarebbe piuttosto fùtile, se comunque Milano fosse una città in grado di offrire una qualità di vita elevata.

Ma cosa rende elevata la qualità della vita in una città?

Beh, tanti posti di lavoro per tutti, con stipendi adeguati al costo della vita quotidiana?

Non pervenuti.

Un clima favorevole?

Non pervenuto.

Una buona viabilità?

Non pervenuta.

Il mare?

Non pervenuto.

Tanti servizi?

Pervenuti, ma a caro prezzo (e dalla qualità altalenante).

Ah ecco, ci sono, ho trovato: non importa se la città è un po’ disastrata, se il clima è quello che è, se c’è tanto traffico o se, per guadagnarsi da vivere, bisogna arrangiarsi con contratti a termine o lavori sottopagati.

Persone dalla mentalità aperta

L’importante è che le persone che abitano in questa città siano affabili, gentili, ospitali, sorridenti. Persone dalla mentalità aperta, sempre pronte a darti una mano se sei in difficoltà o a esserti amiche se sei solo. Una città dove le persone si sentono tutte uguali fra di loro, dove non esiste il giudicare dall’apparenza o il sentirsi superiori solo perché si possiede una bella macchina o un abito firmato. Persone alla mano, insomma, che non ti squadrano dall’alto in basso e dove i giovani hanno voglia di divertirsi in modo sano, facendo conoscenza fra di loro e instaurando relazioni stabili e durature.

NON PERVENUTE.

SEZIONE GUIDA

Che cosa c’entra quanto detto sopra col modo di guidare?

Come dicevo, spesso i dettagli sono molto importanti, perché, se analizzati con intelligenza, fanno capire quali sono gli schermi mentali che regolano certi comportamenti.

Il modo di guidare della gente è uno di questi dettagli: dimmi come guidi e ti dirò chi sei!

Non intendo sofferma mi sulle reali e diverse abilità che ognuno di noi possiede alla guida, né tantomeno sui luoghi comuni quali “le donne non sanno guidare”; è vero, infatti, che le donne sono meno abili alla guida rispetto agli uomini, ma non si tratta di un discorso sessista, come fanno i più, bensì di un comportamento che ha spiegazioni scientifiche: le donne hanno sviluppato maggiormente l’emisfero destro del cervello, che è quello dell’emotività, della fantasia, della creatività, rispetto agli uomini, che hanno sviluppato di più l’emisfero sinistro, il quale, tra le altre cose, gestisce le capacità spaziali; ecco perché gli uomini sono solitamente più abili alla guida, mentre le donne sono più brave nei lavori creativi.

Intendo, invece, parlare della guida quotidiana a Milano (ma anche in tutta Italia) e di quei piccoli, grandi atteggiamenti a cui faccio caso sempre più spesso e che mal riesco a tollerare.

Iniziamo col dire che, essendo Milano una città stressata e di stressati, la gente va sempre di corsa.

Ora, fin quando si va a piedi, nessun problema.

Traffico

Quando però, in mezzo al traffico, ti vedi il solito furbastro (quasi sempre maschio) che inizia a fare lo slalom fra le auto, sgasando a tutto spiano e guidando a scatti, beh, in quel caso vorresti avere un bazooka montato sul cofano, comandato tramite un pratico pulsantino sul volante. Una piccola pressione e... BOOM!

Ad ogni modo, la cosa più ironica di questo tipo di atteggiamento aggressivo è che il tizio in questione, di solito, fa tutto questo “cinema” per poi ritrovarsi, poco più avanti, fermo di fianco a te allo stesso semaforo rosso. Al che, è lecito chiedersi a cosa sia servito guidare in quel modo, a dir poco pericoloso, quando, nella migliore delle ipotesi, può aver guadagnato solo pochi metri...

O ancora, che dire delle corsie preferenziali? Tutti fermi in coda al semaforo, stranamente disposti in modo ordinato su due corsie, ed ecco che arriva il solito genio, che con nonchalance passa sulla corsia (vuota) riservata agli autobus o ai taxi, supera tutti e, appena scatta il verde, parte in quarta davanti alla fila.

Altro missile che parte dal bazooka posto sopra il cofano...

Variante sul tema: le corsie di svolta. Avete presente che, in prossimità di un incrocio con semaforo, sulle corsie è dipinta una freccia che indica la direzione da seguire? Se si sta sulla corsia con la freccia dritta, è perché si andrà dritti. Al contrario, ai lati ci possono essere corsie con frecce che puntano verso sinistra o verso destra, indicando che si intende svoltare. E anche qui, ecco che arriva il solito furbo, che si piazza sulla corsia di svolta, in quanto libera, per poi andare dritto, tagliando la strada a chi era correttamente posizionato. Per quanto mi riguarda, io, povero scemo che mi sono messo in colonna sulla corsia giusta, sarei dell’idea di non far rientrare il birbone, evitandogli di inblarsi nel vuoto che si crea fra le macchine alla partenza...

Il famoso missile di cui sopra dovrebbe anche partire quando sei tu a essere posizionato sulla corsia di svolta e davanti hai il solito spiritosone che invece vuole andare dritto: quando scatta il verde, che però è un verde solo per te che devi svoltare, mentre per chi va dritto è ancora rosso, il “guidatore provetto” davanti a te va nel panico e cerca di spostarsi davanti a tutti, in mezzo all’incrocio, per far passare te che, in maniera legittima, devi svoltare.

Ora, atteggiamenti di questo tipo fanno parecchio arrabbiare. Più che altro, però, fanno arrabbiare perché fanno capire che i tizi che guidano in questo modo si credono più furbi e intelligenti degli altri, i quali, poveri tapini, perdono tempo a fare la coda. Insomma, per me che sono in coda, questo tipo di atteggiamento è più un insulto alla mia intelligenza, piuttosto che un elogio del mio senso civico.

Una delle cose che, però, mi fa arrabbiare più di tutte, è il mancato uso della freccia per segnalare una svolta.

Tralasciando il fatto che tale atteggiamento è perseguibile a tutti gli effetti dal codice della strada, non si tratta semplicemente di una cosa pericolosa: è una questione di rispetto.

Mi spiego meglio: chi non usa la freccia dimostra che non gli interessa proprio niente di quelli che viaggiano dietro di lui, ai quali non è dato sapere se lui sta frenando perché deve girare, piuttosto che si è posizionato da un lato della carreggiata per il medesimo motivo (tra l’altro, una volta sono stato sbalzato dalla moto proprio per colpa di uno che ha girato a destra senza freccia, tagliandomi la strada). A questa gente non interessa niente degli altri: l’importante è che loro vadano dove devono andare, non importa se quelli dietro non sanno come interpretare le loro manovre o se, peggio ancora, per colpa loro fanno un incidente. Sarebbe carino rivolgere a questi personaggi simpatiche frasi, quali “Ehi, guarda che non ti funziona la freccia!”, oppure “Bella la tua auto, ma come mai non le hanno montato le frecce?”, o ancora “Ehi, guarda che le frecce non le usano solo gli indiani!”.

Altre situazioni degne di nota

Altre situazioni degne di nota accadono a semaforo rosso. Sapete cos’è la “linea di arresto”? E quella striscia bianca, posta orizzontalmente sulla carreggiata a poca distanza dalle strisce pedonali, prima della quale le macchine devono fermarsi (per non invadere l’incrocio e, soprattutto, per permettere ai pedoni di attraversare sulle strisce). Beh, a Milano è come se non esistesse: gente che la supera tranquillamente, gente che se ne sta comoda comoda sulle strisce pedonali (se fossi un pedone, passerei sul cofano dell’auto in questione), gente (spesso scooter) che arriva quasi in mezzo all’incrocio.

Il dettaglio più interessante, indice del notevole stress che caratterizza i milanesi, è però il seguente: a semaforo rosso, fate caso alle macchine ferme. Non sono realmente ferme, perché se ci prestate attenzione, vedrete che quasi tutti avanzano piano piano, un pochino alla volta. È come se gli prudessero le mani (in questo caso i piedi), come se fossero totalmente impazienti di ripartire. La cosa ridicola è che questi automobilisti, quando scatta il verde, sono sempre fra gli ultimi a ripartire, vuoi perché, a furia di avanzare poco per volta, hanno superato il semaforo e non lo vedono più, vuoi perché sono troppo assorti nei loro pensieri... vai a sapere!

Automobilisti (e scooteristi che pare stiano facendo la gara di slalom gigante) a parte, anche la vita del pedone non è delle più semplici. Il poveretto, infatti, deve attendere secoli sul ciglio delle strisce pedonali, prima che qualche anima pia si decida a fermarsi per farlo passare (e anche lì, il pericolo è imminente, perché c’è sempre qualche “idolo” che arriva noncurante a tutta velocità, rischiando di investire il poveretto a piedi). Domanda retorica: secondo voi, in tutte le altre nazioni accade la stessa cosa o, non appena ti vedono al bordo del marciapiede, si fermano per lasciarti attraversare?

Problemi tipici della viabilità di una grande metropoli?

Purtroppo non solo, dato che certi atteggiamenti di dubbia qualità si vedono anche in autostrada.

Qualche esempio? Beh, occupare la corsia a destra più libera è un evento più unico che raro, così come usare la freccia per cambiare corsia. Ricordo, a tal proposito, di quando, tempo fa, ho ospitato un amico polacco, che visitava per la per la prima volta l’Italia. Sono andato a prenderlo a Bergamo in aeroporto e, tornando verso Milano in autostrada, mi ha chiesto esterrefatto: “Ma qui da voi nessuno segnala il cambio di corsia? Da noi è la regola!”. Bella figura che facciamo...

Ma il migliore di tutti è il montato col macchinone (spesso un SUV), che ti arriva dietro a 200 km all’ora, iniziando a farti gli abbaglianti 500 metri prima. Tu sei sulla corsia di sinistra che stai facendo un sorpasso, lui ti arriva a 10 centimetri e continua ad abbagliarti e a suonarti. La domanda sorge spontanea: ma brutto demente, se a sinistra ho il muro e a destra la macchina che sto superando, mi spieghi, anche volendo farti passare, dove diavolo mi sposto?!?! In quei casi, al posto del missile che parte dal cofano, sarei per una bella inchiodata: tanto, si sa, per le assicurazioni ha torto chi tampona, no?

È ovviamente una pratica pericolosa, pertanto tocca mandar giù e salutare il genio che ti supera con un bel dito medio, rischiando la rissa...

Tutti gli esempi su riportati non servono tanto a indicare quanto gli italiani non sappiano guidare, piuttosto quanto siano incivili e menefreghisti nei confronti del prossimo: l’importante, come sempre, è raggiungere i propri scopi, fregandosene totalmente degli altri e non ponendosi la benché minima domanda sul proprio modo di comportarsi.

Anzi, se gli fai notare che hanno sbagliato, ti mandano pure a quel paese, e questa è una cosa che rischia seriamente di farti saltare i nervi...

Questo testo è estratto dal libro "Come e Perchè Odiare Amare la Gente".

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