Come la Spiritualità Cambia il Cervello - Estratto
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Come la Spiritualità Cambia il Cervello - Anteprima del libro di Mark Robert Waldman e Andrew Newberg

L’illuminazione di un giovane inquieto

L’illuminazione di un giovane inquieto

Avete mai avuto un’esperienza che vi ha cambiato totalmente la vita? Un’esperienza che ha trasformato il vostro modo di pensare e di agire? Che ha cambiato il vostro modo di rapportarvi al lavoro, ai rapporti umani, alla vita in generale? A molte persone è accaduto. Per qualcuno, ciò ha comportato una conversione in senso religioso o spirituale. Altri, invece, ne hanno dedotto che Dio non esiste. Stiamo parlando di un evento capace di cambiare totalmente la direzione della vostra vita, e di condurvi lungo nuovi percorsi di scoperta.

Forse non avete mai avuto un’esperienza del genere, ma sapete che state cercando qualcosa che cambierà profondamente la vostra vita, dandole un nuovo significato e un nuovo scopo. Gli esseri umani hanno grandi domande, e stanno cercando grandi risposte. Spendono una fortuna in libri di self-help e corsi che promettono una trasformazione relativamente rapida, ma ne rimangono delusi.

Eppure, la maggior parte delle persone continua a cercare quel «qualcosa». Quasi tutti abbiamo intravisto un barlume, assaporato un istante di quelle esperienze capaci di cambiarci la vita. Anche i più piccoli momenti di chiarezza possiedono alcuni elementi comuni con quel «qualcosa» che siamo spinti a cercare.

Il «qualcosa» - la trasformazione di cui siamo alla ricerca - è ciò che la maggior parte della gente chiama Illuminazione, con la «I» maiuscola. Le filosofie orientali danno grande importanza all’Illuminazione con la «I» maiuscola, ma in occidente i filosofi parlano di un altro genere di illuminazione: quella con la «i» minuscola, un’esperienza di minore rilevanza ma capace di regalarci nuove intuizioni riguardo a noi stessi e al mondo. In questo libro distingueremo le esperienze con la «I», per le quali utilizzeremo la parola «Illuminazione» con la lettera maiuscola, dai momenti di intuizione a cui abbiamo appena accennato, per i quali parleremo invece di «illuminazione», con l’iniziale minuscola. Queste illuminazioni con la «i» minuscola sono momenti comunque appaganti, e sono molto utili per comprendere l’llluminazione con la «I» maiuscola. La nostra ricerca in effetti evidenzia come tali esperienze possano perfino preparare il nostro cervello alle più grandi trasformazioni che ci cambiano la vita. Le esperienze di Illuminazione sono quelle che danno sollievo alla sofferenza e apportano pace e felicità. E questo il genere di esperienza che il cervello umano sembra desiderare.

Vogliamo spiegarvi cos’è l’Illuminazione con la «I» maiuscola, e illustrarvi la sua influenza sulla vostra vita, sul vostro corpo e sul vostro cervello. Per illuminarvi sul tema dell’Illuminazione prima, e fornirvi esercizi specifici per raggiungere da soli questo traguardo poi, utilizzeremo tre diversi strumenti. Il primo strumento è quello delle storie di persone che hanno avuto esperienze di Illuminazione, e di illuminazione (con l’iniziale minuscola). Le storie provengono per lo più da un nostro sondaggio on-line, che ci ha consentito di raccogliere descrizioni di più di duemila esperienze spirituali. Condivideremo con voi alcune delle più notevoli scoperte che abbiamo ricavato da questi incontri con l’Illuminazione. Parleremo anche del ruolo che le convinzioni giocano nel facilitare o inibire la nostra capacità di trasformare le nostre vite e il nostro cervello.

Il secondo strumento è un nuovo modello di consapevolezza umana, uno «spettro» che inizia con una consapevolezza istintuale e finisce con l’esperienza dell’Illuminazione. Spostandoci lungo questo spettro passiamo da una quantità minima di consapevolezza del mondo a una totale consapevolezza dell’intero universo. Questa mappa, che combina la sapienza antica e la scienza moderna, rende semplice identificare la propria posizione nel percorso di ricerca dell’Illuminazione.

Il terzo strumento che utilizzeremo è una serie di studi, da noi condotti, sulle scansioni cerebrali di persone che si dedicano a esercizi spirituali insoliti e molto efficaci, tra cui diverse pratiche di guarigione, il canto, il channelling, e forme radicali di meditazione che alterano profondamente il normale funzionamento del cervello. Pensiamo che questi studi possano aiutarci a trovare una strada più veloce, rispetto a quelle spesso descritte negli antichi testi spirituali, per arrivare a forme di Illuminazione con la «I» maiuscola.

Il mio viaggio nell'incertezza

Ho mappato le correlazioni neurali delle esperienze spirituali per quasi trent anni. Sono in molti a chiedermi cosa mi abbia portato ad avventurarmi in un campo così irto di pericoli per ogni aspirante scienziato. Certo ho dovuto affrontare delle sfide, ma la ricompensa è stata fenomenale, e il mio lavoro continua a riflettere la mia passione: il comprendere come noi esseri umani affrontiamo la realtà e tentiamo di dare un senso al nostro mondo.

Vi racconterò come ebbe inizio il mio viaggio, e vi parlerò di una mia esperienza trasformativa che riconfigurò il mio modo di pensare. Cercherò di descriverla nel migliore dei modi, ma ancora

oggi fatico a spiegare quanto mi accadde. Dopotutto, qualsiasi livello di «illuminazione» è quasi impossibile da spiegare a parole. Ascoltando la mia storia, quindi, è importante che ricordiate questo: l’illuminazione, grande o piccola che sia, è un’esperienza indescrivibile che trasforma il cervello e la nostra consapevolezza riguardo a noi stessi e al mondo, così che tutto ci appare poi più ricco di significato. Pensate, ora e mentre leggerete il libro, alle esperienze che hanno alterato il corso della vostra esistenza, che vi hanno aiutato a dare un significato alla vostra vita.

Io sono stato un ragazzo inquieto, ma non nel senso comune del termine. Ho avuto un’infanzia fantastica. Avevo un ottimo rapporto con i miei genitori e ottenevo la maggior parte delle cose che volevo e di cui avevo bisogno. Ero un ragazzo molto felice.

C’era un problema, però: non capivo come mai le persone avessero convinzioni così diverse. Perché c’erano tante religioni, tanti sistemi politici, e tanti modi di intendere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? E perché tutti erano così attaccati alle loro convinzioni al punto tale da infliggere violenza al prossimo nel loro nome? In breve, volevo arrivare a capire ciò che era davvero reale; volevo conoscere la verità, e non crederci semplicemente. Direi che si trattò della prima volta in cui decisi consciamente di cercare l’illuminazione, di avventurarmi su un cammino che mi avrebbe aiutato a gettare luce sulle domande che frullavano vorticosamente nella mia mente. E proprio questa, tra l’altro, la definizione che il dizionario dà dell’illuminazione con la «i» minuscola: gettare luce su un argomento di ricerca.

Purtroppo le mie domande non trovarono risposta; mi ritrovai anzi in una condizione di maggiore confusione. Questa incertezza esistenziale rimase con me negli anni della scuola superiore e dell’università. Quando provavo a parlare di questi temi con la mia famiglia e i miei amici ne ricavavo, solitamente, degli sguardi perplessi. Alcuni miei insegnanti mi dissero che stavo perdendo tempo, ma non potevo fare a meno di pormi le domande che mi ingombravano la testa. Svelare quei misteri della mente diventò anzi la mia missione.

Lessi con attenzione il pensiero dei grandi personaggi storici, prestando particolare attenzione al modo in cui concepivano la natura della realtà. Lessi anche molti testi sacri: la Bibbia, il Corano, la Bhagavad Gita, e tutto ciò che trovavo in biblioteca. Lessi Aristotele, San Tommaso d’Aquino, Hume, Husserl; parlai con rabbini, preti e maestri buddhisti. I filosofi orientali mi consentirono di acquisire familiarità con le illuminazioni con la «I» maiuscola, mentre quelli occidentali si concentravano sulle folgorazioni che alimentavano la loro passione per la comprensione razionale del mondo. Io considererei queste ultime intuizioni delle illuminazioni con la «i» minuscola, ma gb storici diedero al momento apicale della filosofia occidentale il nome di «illuminismo»2.

Alla fine, nessuno di questi grandi esempi di conoscenza mi aiutò a raggiungere la pace interiore. Rivolsi quindi la mia attenzione alla scienza per capire cosa avesse da dire riguardo alle leggi fondamentali della realtà. Esplorai le teorie evolutive, il DNA, la cosmologia e le neuroscienze, ma nemmeno tra le «sacre» stanze del mondo accademico trovai le risposte che cercavo. Per me, ognuna di queste scuole di saggezza era semplicemente un diverso sistema di credenze; di convinzioni elaborate dal cervello umano. Uno strumento fantastico, ma difettoso.

Anche gli studi scientifici più rigorosi sembravano viziati o incompleti, e da ogni nuova ricerca scaturivano consigli contraddittori. La scienza è un sistema eccellente per osservare il mondo intorno a noi, ma non rispose mai alla mia domanda fondamentale: Qual è la vera realtà, e perché ognuno di noi ne fa esperienza in modo diverso? Pensavo ancora, però, che continuando a studiare il cervello avrei potuto svelare alcuni dei più grandi misteri della vita.

Quando mi iscrissi a medicina

Quando mi iscrissi a medicina, quindi, ero particolarmente emozionato. Iniziai a esplorare il cervello e il corpo in maniera ancora più approfondita, e in seguito decisi di fermarmi un anno in più presso la facoltà di medicina per studiare il cervello. Venni introdotto alle tecnologie relativamente nuove legate alle neuroimmagini. Ora riuscivo a vedere ciò che accadeva mentre una persona svolgeva diverse attività, o rifletteva su diverse idee e convinzioni. Fu una delle esperienze più emozionanti della mia vita. Pensavo che forse avrei potuto trovare un sistema per collegare la mia ricerca e le mie domande complesse al modo in cui il mio cervello stava cercando di rispondere alle stesse.

Poi un giorno, durante uno stage estivo, mi offrii come volontario per sottopormi a una risonanza magnetica funzionale mentre svolgevo diversi compiti che comportavano fuso della memoria. Dopo circa un’ora di permanenza nella macchina, con la testa fissata al tavolo mediante una cinghia, dentro una sorta di ciambella magnetica gigante, la mia schiena era dolorante, le mie braccia intorpidite, e dovevo assolutamente andare al bagno. Risposi al meglio delle mie possibilità a tutte le domande sulla memoria, ma mi resi conto che i ricercatori non avrebbero mai capito ciò che stava davvero accadendo nella mia mente. Tutto ciò che sapevano erano le mie risposte alle domande. Pensavano che stessi semplicemente ricordando le diverse parole che mi venivano presentate. Non avevano idea di tutti gli altri miei pensieri e delle mie sensazioni.

In quel momento ebbi quella che chiamerei una piccola epifania, un’illuminazione con la «i» minuscola: nessuno può sapere con certezza ciò che sta accadendo nella mente e nel cervello di un’altra persona. Questa scoperta ora è supportata da centinaia di studi, ma si riferisce anche a un altro grande enigma per tutta la neuroscienza cognitiva. Capii che non possiamo mai veramente sapere quello che succede nella nostra mente, perché le variabili coinvolte sono semplicemente troppe. In ogni minuto della nostra consapevolezza cognitiva, centinaia - forse migliaia — di pensieri e sensazioni scorrono costantemente dentro e fuori dalla nostra coscienza.

Questa intuizione mi aiutò a capire ancora meglio quanto la mia ricerca della verità e della realtà sarebbe stata difficile. Conclusi una volta per tutte che dovevo smettere di affidarmi a ciò che gli altri avevano da dire sul tema della verità, e decisi che la scienza non mi avrebbe consentito di raggiungere il mio obiettivo. Dopotutto era il mio cervello a interpretare le informazioni che la scienza mi forniva.

Invece di cercare la saggezza attraverso gli studi scientifici, la lettura di libri e le conversazioni con altre persone, rivolsi la mia attenzione all’interno. Pensavo, forse ingenuamente, che se i migliori scienziati, filosofi e teologi non riuscivano a trovare un accordo su questi problemi fondamentali, forse avrei potuto trovare la risposta dentro di me. Mi sembrava che, essendo io parte della realtà, avrei dovuto essere in grado di calmare i miei pensieri turbinosi e provare a identificare le verità assolute che stavo cercando. Dopotutto era quella la ricerca dell’ Illuminazione, almeno secondo gli antichi maestri cinesi che mi assicuravano l’esistenza di una risposta per tutto.

Rivolgendomi al mio interno, mi trovai di fronte a un nuovo problema. La mia mente sembrava colma di sensazioni, pensieri e convinzioni; come avrei fatto a sapere quali mi avrebbero ancorato alla realtà? Essendo un neuroscienziato finii per esplorare questo tema, insieme al mio collaboratore Mark Waldman, nel nostro libro Born to Believe. Parlammo di come il cervello possa costruire mappe estremamente inaccurate - ma utili - di noi stessi, del mondo, e della realtà che esiste al di fuori delle nostre percezioni interiori. Noi pensiamo di vedere il mondo correttamente, ma non siamo consapevoli di quanto queste nostre mappe possano essere distorte.

Riflettendo sul problema di come il mio cervello - la mia mente - stesse cercando di trovare la verità, sviluppai un approccio maggiormente contemplativo. Non seguivo alcuna pratica formale, come la meditazione trascendentale o vipassana, ma solo un mio miscuglio di maniere diverse di pensare alle cose in modi differenti, cercando un nocciolo di verità su cui potermi appoggiare.

All’inizio pensavo che questo mi avrebbe aiutato ad avvicinarmi al mio obiettivo di comprendere la realtà, ma non mi sembrava di fare grandi progressi. Alla fine le mie domande si ripresentavano e iniziavo a mettere in discussione le mie intuizioni precedenti.

Questa, per inciso, sembra essere esperienza comune tra i cercatori dell’illuminazione: abbiamo dei momenti di intuizione, quei momenti in cui ci viene da esclamare «ah!», e pensiamo di avere scoperto una verità fondamentale. Ci sentiamo sollevati e incredibilmente beati, solo per un momento, poi la nostra vecchia realtà, il nostro vecchio atteggiamento e le vecchie convinzioni ritornano. Chi medita regolarmente ha spesso momenti di illuminazione con la «i» minuscola, ma poi arriva l’insegnante che dice «anche questo passerà»; è un modo gentile di ricordare all’allievo che deve ancora avere il momento di Illuminazione con la «I» maiuscola, in cui il suo modo di vedere il mondo cambierà completamente, troverà un nuovo significato e una risposta alle grandi domande.

Avere un’intuizione e capire che la stessa non è utile come pensavate è una delle esperienze più stressanti che si possano avere. Mi accadde proprio questo. Iniziai a dubitare di ogni mio pensiero e convinzione. Mi sembrava di non conoscere alcuna verità, e ogni cosa mi appariva un’opinione più che un fatto. Mi sentivo intrappolato in un mondo di dubbio perpetuo, ma non avevo scelta: dovevo continuare la mia ricerca contemplativa di una qualche verità fondamentale. Era un processo che attraversavo in solitaria, tranne nei casi in cui incontravo qualcuno che aveva percorso una strada simile alla mia, come René Descartes, uno dei più importanti filosofi dell’Età dei Lumi nel XVII secolo.

Fui attirato dalle sue Meditazioni sullafilosofia prima, soprattutto perché avevo la sensazione che l’opera incorporasse le due attività in cui mi pareva di essere impegnato: meditare e filosofare. Il suo commento introduttivo mi fece emozionare ancora di più: «Delle cose di cui si ha ragione di dubitare»3. «Ah», pensai, «sta parlando di me!». Sta lottando con i dubbi che ho anche io! Continuando a leggere, trovai un po’ di conforto nel suo famoso «Cogito ergo sum»: «Penso quindi sono». Poi però cominciai a dubitare anche di quello. Come poteva sapere che ci fosse un «io» pensante? Mi sentivo come se mi mancasse ancora qualcosa.

Questo testo è estratto dal libro "Come la Spiritualità Cambia il Cervello".

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