Il Libro che il Vaticano Non Ti Farebbe Mai Leggere
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Come una Sonata - Il Libro che il Vaticano Non Ti Farebbe Mai Leggere

Come una Sonata - Il Libro che il Vaticano Non Ti Farebbe Mai Leggere

Dall'introduzione:

Come una sonata

"Questo libro è strutturato sullo schema di una sonata composta da quattro movimenti. Piuttosto che optare per una schietta esposi­zione accademica (anche se ce ne sono di vari tipi), sceglie di ope­rare sullo schema di un’opera sinfonica di temi e leitmotiv. Il tema predominate è la dea Sophia, il cui nome è sapienza, il cui corpo è la terra. Il mio obiettivo principale è curare e ricostruire la visio­ne sofianica dei Misteri celebrata nell’Europa antica e nel Vicino Oriente. I custodi di questa visione erano chiamati gnostikoi, “coloro che sanno come gli dei sanno.” Il collegamento tra gli insegnamenti dei Misteri, la teoria su Gaia e un’ecologia ricercata - il secondo obiettivo di questo testo - non può essere fatto senza osservare da vicino ciò che distrusse le tesi sofistiche della terra come pianeta vivente, e come riuscì a farlo. Il genocidio della spi­ritualità originaria del mondo classico, che prosegue ancora oggi, continuò per secoli a essere occultato. Svelare l’insabbiamento e rivelare tanto la causa quanto lo scopo della distruzione provoca­ta è il terzo obiettivo di questo volume. Per finire, il quarto pro­posito è completare la critica di Nietzsche mostrando che cosa vi è di sostanzialmente sbagliato, e sicuramente patologicamente pericoloso, nella teologia salvifica e nell’etica giudeo-cristiana.

La prima parte, “Conquista e Conversione”, è focalizzata sul terzo obiettivo: mostrare la causa e lo scopo della distruzione del mondo classico, descrivendo la spiritualità pre-cristiana dell’Europa, un mondo unito dalla cultura celtica e sorvegliato dai veggenti degli antichi santuari egiziani e orientali. Per riportare in vita gli Gnostici, farò l’esempio di Ipazia, iniziata al Paganesimo e docente nella famosa biblioteca di Alessandria; la sua uccisione da parte di una folla di cristiani il 415 E.V. segnò l’inizio degli anni bui. La conquista dell’Europa implicò un programma di genoci­dio su ampia scala che univa la potenza militare dell’Impero roma­no al fanatismo religioso del Cristianesimo. I capitoli 4, 5, e 6 descrivono come l’ideologia genofobica di una piccola setta ebrai­ca in Palestina arrivò a contagiare l’intero Impero. Nello Zaddikim del Mar Morto risiede l’origine autentica del Cristianesimo.

Quando le ossessioni messianiche di questa setta furono usate da San Paolo, una recluta forzata che si era impos­sessata dei suoi insegnamenti segreti, nel mondo irruppe un nuovo sistema di credenze. Il Credo Salvifico prometteva la libertà del­l’anima immortale, in contrapposizione al Paganesimo che offriva invece liberazione dall’egocentrismo attraverso un’immersione estatica nella forza vitale, Eros. Affinché il credo salvifico potesse affermarsi, le tradizioni del Paganesimo e la tolleranza pagana verso la religione dovettero essere sradicate con brutalità. So che questo implica tanta storia in soli tre capitoli, ma questa tesi così compressa è comunque sorretta dalle mie ricerche sui Rotoli del Mar Morto, che documentano la storia sconosciuta di come è nato il Cristianesimo.

La seconda parte, “Una storia per guidare la specie”, evi­denzia il mio obiettivo principale: recuperare la visione sofianica dei Misteri Pagani. Questa sezione si apre con una spiegazione sui rari libri gnostici scoperti in Egitto nel Dicembre del 1945, per poi approfondire la tradizione sciamanica dei rituali visionari dedicati a Sophia, la dea della sapienza. Vi mostrerò come gli Gnostici, che si facevano chiamare telestai, “coloro che mirano,” conservarono e trasmisero quelle tradizioni che avevano avuto ori­gine nell’era neolitica. A questo punto presenterò la mia ricerca accademica accostata alle prove delle mie personali esperienze mistiche e sciamaniche. Alcuni lettori potrebbero trovare questa giustapposizione scomoda e fastidiosa, ma potrebbe aiutare loro il fatto che (per quanto ne sappia) sono l’unico studioso delle esperienze mistiche descritte nei codici di Nag Hammadi ad aver ammesso di averle vissute in prima persona. In qualsiasi altro campo di ricerca, l’esperienza diretta della materia trattata non sarebbe forse l’ultima cosa richiesta a uno scrittore? Uno studioso comune rischierebbe la propria reputazione, se non addirittura il proprio ruolo stabile, ammettendo questo. Per me non è motivo di preoccupazione.

Le seconda parte sviluppa il secondo proposito: mettere in relazione i Misteri e la cosmologia gnostica con la teoria di Gaia. Anche in questo caso alcuni lettori potrebbero stupirsi del modo in cui ho accostato gli argomenti, o insinuare che sono in fondo teorie equivalenti, specialmente per quanto riguarda la fusione della teoria di Gaia con quella di Sophia. Io, per esempio, sosten­go che i veggenti che guidarono i Misteri parlassero di una coevo­luzione con Gaia, che fossero ecologisti radicali con una profonda orientazione spirituale e che avessero un’unica visione di come il potenziale umano potesse adattarsi perfettamente al piano transu­manista di Gaia, così come allontanarsi da esso.

Tramite queste correlazioni, voglio proporre una riconciliazione misurata con minuzia tra il nostro patrimonio culturale antico e le possibilità future per il pianeta. In breve, lascerò che le dottrine gnostiche, represse dal Cristianesimo, mostrino le antiche radici dell’ecologia profonda, affermando che la terra possiede una sua sacralità indi- pendente dall’utilizzo per gli scopi umani. A oggi l’ecologia pro­fonda non ha ancora una dimensione spirituale, ma potrebbe acquisirla tramite l’assimilazione della dottrina sofianica. La storia sacra della “dea caduta” incarnata nella terra, suddivisa in episodi nella parte 2 e nella parte 3 di questo testo, può essere considera­ta come un mito ecologista che riecheggia dalle profondità con la nostra crescente percezione di Gaia come pianeta vivente. Non sono io ad avere scoperto questa leggenda, mi sono soltanto limitato a ricostruirla in maniera coerente, affinché oggi tutti abbiano la possibilità di partecipare in modo empatico al mito sacro del pianeta in cui viviamo.

Di conseguenza, la seconda parte sviluppa due temi in modo sinfonico, bilanciandoli: l’identificazione della dea Sophia e l’utilizzo della sua storia sacra come guida verso un futuro sano, sostenibile e di supporto al pianeta terra. La terza parte, “La Lezione più diffìcile della Storia,” riprende l’obiettivo del primo movimento, la distruzione dei Misteri, e la rafforza con il quarto proposito, il completamento della critica di Nietzsche. In questa sezione spiegherò i principi anti-naturalistici del monoteismo e la patologia della vittima divina, che, secondo il credo salvifico, ci fornisce anche il modello ideale della natura umana. Per fare que­sto, riprenderò e approfondirò la mia analisi della patologia prin­cipale, la sindrome vittima-carnefice introdotta nella prima parte. Mostrerò come il complesso del redentore personificato in Gesù Cristo sia in realtà un modo, ideato dalla religione, per nasconde­re questa perpetrazione.

Fino a ora, il legame vittima-carnefice è stato individuato solo in famiglie disfunzionali e nei rapporti con problemi di dipendenza, ma non ancora negli archivi storici e nemmeno nelle grandiose affermazioni teologiche come quelle del credo salvifico. Sono comunque convinto che la mia analisi sarà in grado di svelare quello che finora è stato così difficile da com­prendere: come la cieca fedeltà in ciò che si considera presumibil­mente il più alto modello umano in realtà ci devii dalla nostra vera umanità. Infine, la mia critica post-nietzscheana mostrerà come il credo nel significato redentivo della sofferenza sia in realtà una mera glorificazione del legame vittima-carnefice.

La terza parte si conclude con alcune riflessioni su come andare oltre la religione, per coltivare valori genuini e di sostegno alla vita, basati sulla sacralità della terra e sul riconoscimento della peculiare responsabilità umana nell’evoluzione.

La quarta parte, “Rivendicare la Visione Sofianica,” riprende e combina il primo e il secondo obiettivo, recuperare la visione sofianica e la sua relazione con l’ipotesi di Gaia, oltre a fondere la critica gnostica del giudeo-cristianesimo con l’incom­piuta “trasvalutazione dei valori” di Nietzsche. Nel capitolo ini­ziale (21), “Smascherare il Male”, affronterò la scoraggiante que­stione dell’intervento extra-umano sulla specie umana. Questa tematica fondamentale dello gnosticismo è totalmente ignorata dagli studiosi, terrorizzati solo al sentir menzionare la singolare specie degli Arconti, nati involontariamente quando Sophia si tuffò dal nucleo cosmico. Sostengo inoltre che la teoria gnostica dell’errore, riflessa nel mito di un finto dio creatore, potrebbe esse­re una delle idee più liberatorie mai concepite dalla mente umana. Nella sezione in cui tratto “il tema dei temi,” la depredazione alie­na, cito scrittori di fantascienza e una vasta gamma di ricerche su ET e UFO. Discutendo l’equazione Dio-sé sposata dalla New Age, e la delicata questione dell’“identifìcazione” su cui l’ecologia profonda sta ancora dibattendo, tenterò di dimostrare che la morte dell’ego è il requisito essenziale per un rapporto intimo con l’entelechia planetaria, Sophia.

La quarta parte contiene altre rivelazioni dal punto di vista della mia esperienza mistica ed enteogenica. Non mi aspetto che qualcuno prenda per certo tutto questo, o che mi consideri come un illuminato o un guru (Dea non voglia!).

L’esperienza mistica diretta è una prova in se stessa e, quando rag­giunge il lato più intimo della spiritualità umana, potrebbe rive­larsi come l’unica prova che conti. Nella mia descrizione del Mesotes, “il Gesù immortale”, presento materiale storico, etno­grafico e mitico per soddisfare la mia fissazione, puramente sog­gettiva, su questa misteriosa entità. Con il Mesotes vi potrebbe sembrare di andare fuori tema, ma non sarei sorpreso se un buon numero di lettori, che hanno avuto lo stesso incontro, trovassero nella mia interpretazione un modo tutto nuovo di vederla e uti­lizzarla.

Il libro finisce con un richiamo all’ecologia sacra, il senso pagano della vita. Siamo tutti eredi del diritto di nascita sofìanico dell’umanità, senza distinzione di razza, cultura o credo, ma pur­troppo, mettendo razza, cultura e credo davanti alla nostra uma­nità, ci priviamo di questo prezioso lignaggio. In sostanza, il mes­saggio dei Misteri è la rivendicazione dell’Anthropos (la nostra identità come specie) che ci farebbe riassumere la responsabilità, specifica della specie, nel disegno di Gaia-Sophia. Ognuno di noi ha un destino insito che lo guida infallibilmente verso questa responsabilità; bisognerebbe solo avere il buonsenso di vedere cosa ci allontana dal nostro ruolo in Gaia, e la forza per resistere ai cambiamenti di direzione."

John Lamb Lash

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