Crescerli Senza Educarli - Raffaele Morelli - Estratto
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Crescerli Senza Educarli - Anteprima del libro di Raffaele Morelli

La pericolosa famiglia del "Mulino Bianco"

La pericolosa famiglia del "Mulino Bianco"

Guai a idealizzare la famiglia "perfetta" dove non si litiga, non si perde la pazienza, dove i genitori danno sempre il buon esempio... Si tratta di un modello irrealizzabile e, a lungo andare, controproducente.

Meglio, molto meglio, puntare sulla spontaneità. Ogni genitore è quello che è, con il suo carattere e i suoi limiti: non può arrivare a far tutto, ha momenti di nervosismo, di stanchezza... Quando un padre e una madre sono naturali trasmettono ai propri figli un modo "sano" dì affrontare la vita.

Questo è ciò che conta più di tutto.

Stare attenti a ciò che si dice ai figli

Ci siamo abituati all'idea che i bambini debbano nascere in un ambiente equilibrato, senza conflitti, con i genitori che non litigano, che danno il buon esempio.

"Bisogna stare attenti a quello che si dice ai figli, bisogna essere responsabili, sapere che le nostre parole possono avere sui bambini effetti che durano nel tempo."

Queste sono le parole di Adele, 38 anni, un'assistente sociale che ha dedicato tutto il suo lavoro a cercare di creare serenità e felicità all'interno delle famiglie problematiche.

"Ho sempre perseguito" mi dice "l'idea che prima ci debba essere un matrimonio che funziona, una coppia felice e poi si possono dare alla luce i bimbi."

Per seguire questa sua "visione famigliare" Adele ha tenuto in piedi il suo matrimonio nonostante crisi, contrasti e una "perenne assenza di desiderio" nei confronti di suo marito. "Con mio marito abbiamo fatto un patto che abbiamo sempre rispettato: davanti ai figli, essere irreprensibili. Ho detto a me stessa che, anche se il mio matrimonio era ima delusione, l'amore per i piccoli viene prima di tutto." A lei importava che i suoi bambini fossero contenti, sereni, equilibrati. Non si è posta il problema che se noi non siamo felici, i bambini finiscono per vivere in un'atmosfera plumbea, anche se recitiamo la parte dei genitori perfetti.

La nostra cultura della famiglia negli ultimi anni dà per scontato che i bambini debbano crescere sereni, senza conflitti, con genitori comprensivi, dolci, carini, pronti a capire il loro bambino, le sue dinamiche. Ai bambini fa bene la "famiglia perfetta"? Credo proprio di no.

I bambini che crescono in un matrimonio senza conflitti, dove tutti sorridono come nella pubblicità del Mulino Bianco, sono destinati all'infelicità, alla ribellione, alla rabbia e alla frustrazione. Meno c'è naturalezza tra i genitori, più questi recitano il modello educativo che si sono messi in testa, più in casa si respira un'aria irreale, finta, densa di contraddizioni.

Continua Adele: "Io coi miei figli, anche quando avevo il magone, mi trattenevo. Non volevo che vedessero la mia infelicità matrimoniale. Per la verità neanche mio marito ha mai fatto una scenata in casa. I miei figli hanno avuto un esempio di armonia, anche se dentro di noi e tra noi non ce n'era affatto. In casa non alzavamo la voce, non li sgridavo, ho sempre detestato le scenate".

Ambiente sano

Se l'ambiente in casa è sano, gli istinti devono potersi manifestare liberamente. Come un rapporto senza litigi prima o poi salta per aria, così la relazione genitori-figli senza conflitti è urna turale. Litigando l'anima impara a vivere. I bambini capiscono sino a che punto possono arrivare, imparano a conoscere le loro emozioni, le loro rabbie. Non ci può essere amore genitoriale senza scontri: sarebbe irreale, innaturale e quindi malato. In un ambiente normale l'aggressività ha diritto di esistere, di essere "di casa"...

Marie-Louise von Franz esprime molto bene quanto una mamma affettuosa, che si comporti con naturalezza e spontaneità, riesca a far sentire il suo affetto anche tra gli scappellotti, che passano in secondo piano.

I bambini accettano le reazioni forti soltanto quando scaturiscono da un ambiente amorevole. Mi sono trovata un giorno in un ristorante italiano, dove una donna, circondata da dodici bambini, stava cucinando per tutti gli avventori. Continuava a gridare con i bambini e a dargli pacche in testa. Non ho mai visto in vita mia bambini così allegri; tutto infatti avveniva nella calda atmosfera dell'amore materno.

La tanto agognata pace in famiglia, il tanto sognato equilibrio, la tanto decantata armonia, non esistono senza contraddizioni.

La domanda è se un matrimonio senza conflitti possa durare e, se dura, qual è il prezzo che si paga.

Adele si è sempre sentita eroica per non avere "scaricato" i suoi disagi sui figli, ma il prezzo da pagare è stato la depressione: non si possono soffocare gli istinti, se non a prezzo di gravi conseguenze. Nemmeno ci si può imporre di recitare sempre. La coppia perfetta può essere solo artificiale. Se non siamo naturali, stiamo imitando un modello: quello di Adele è il Mulino Bianco, una famiglia di persone con sorrisi smaglianti, anche se magari con la morte nel cuore.

L'inevitabilità del conflitto nel matrimonio è ben espressa dalla formula simbolica che maschio e femmina sono due opposti, e dove ci sono opposti c'è conflitto. Dunque un matrimonio senza conflitti è sospetto.

La pace in famiglia

La pace in famiglia può essere un veleno quando non è supportata dalle leggi degli istinti, grazie ai quali si perde la testa, ci si arrabbia, si litiga... si toma autentici. La vitalità è il miglior educatore che esiste. Sfatiamo il mito che andare d'accordo, che ascoltare i ragazzi con la mente controllata, con un atteggiamento saggio, misurato, sia un valore educativo.

Le famiglie tranquille, troppo tranquille, sono molto pericolose sia per i genitori sia per i figli. Insomma, se a casa nostra non ci sono scenate dobbiamo preoccuparci.

Chiunque arriva a comprendere che i conflitti tra genitori e figli sono inevitabili, mentre quelli tra i genitori, se vengono superati, sono un'ulteriore manifestazione di vitalità del rapporto matrimoniale.

È evidente che non sto enfatizzando un matrimonio litigioso, pieno di insulti, di tavoli che si rovesciano. Un temporale in casa tutti i giorni non è auspicabile, perché creerebbe uno stato conflittuale permanente e i bambini respirerebbero un'atmosfera nociva. Ma altrettanto nocivo è lo stereotipo della "famiglia felice", l'immagine da cartolina che piaceva così tanto a Adele.

Si è ammalata quando è arrivata al culmine dello sforzo, del dover essere una madre perfetta, dedita alla gioia dei piccoli, disposta a ogni sacrificio per farli sentire a loro agio, sereni. L'impegno di madre e moglie, quando si traduce in uno sforzo innaturale, in una parte recitata, o peggio ancora quando è la messa in atto di un modello mentale, può portare gravi disturbi, sia ai genitori sia ai bambini.

I matrimoni, felici o infelici, devono essere naturali, spontanei, devono seguire le emozioni del momento, senza ragionarci troppo sopra. Non ci sono teorie o schemi mentali da seguire. Il mondo matrimoniale e famigliare non può essere un mondo formale, dove i conflitti sono banditi per decreto.

Secondo Michael Fordham,

Un conflitto apertamente distruttivo tra padre e madre è negativo per i bambini, ma l'assenza di conflitto che si riscontra nei cosiddetti "matrimoni felici" può essere altrettanto dannosa, soprattutto se la "felicità" è irreale, idealizzata e mantenuta a spese della vita istintiva.4

La crisi di Adele si acuiva quando si accorgeva che la depressione la portava a non avere più quella pazienza, che prima era "la mia caratteristica materna migliore". La cosa che più la feriva era che i bambini, prima docili e mansueti, ora le si ribellavano. L'armonia che aveva creduto di avere costruito negli anni vacillava sempre di più, giorno dopo giorno.

Adele veniva da me in psicoterapia per la depressione e per gli attacchi di ansia che la tormentavano più volte nella giornata. Non si rendeva assolutamente conto che la causa dei suoi disturbi era il suo "modello famigliare".

Per lei, un matrimonio insoddisfacente sul piano affettivo e lo sforzo di essere la madre perfetta che aveva in mente non c'entravano nulla con il suo star male. Anzi, riteneva che avrebbe dovuto aumentare il suo senso di responsabilità, per rimettere le cose a posto.

Ho citato il caso di Adele per mostrare come puntare tutto sull'armonia famigliare, sull'assenza di conflitti, comporta puntualmente l'arrivo della crisi.

La tanto agognata armonia famigliare è andata a farsi benedire.

Uno schiaffo non è la fine del mondo

Ma la cosa che più ha deluso profondamente Adele è stato lo schiaffo: "Non avrei mai detto che sarei stata capace di dare uno schiaffo ai miei figli, eppure l'ho fatto. Per due giorni ho pianto ininterrottamente, mi sono vergognata di me".

L'Adele che schiaffeggia i bambini mette in discussione il modello di madre ideale che ha cercato di realizzare per anni: la psicologia del profondo ci ha insegnato che tutto ciò che costruiamo su piani ideali è destinato a franare. Un benessere finto, recitato, e una morale autoimposta creano danni profondi nell'anima dei genitori e dei figli.

I conflitti sono onde dell'oceano della vita e in famiglia sono necessari più del pane. Che vita sarebbe, in un mare perennemente calmo? Come è successo a Adele, ci ritroveremmo in una palude dove si affonda quasi senza accorgersene.

La vera educazione non può essere programmata, si realizza momento per momento. Per questo quello che era valido per le generazioni precedenti, oggi non lo è più. Un tempo dare una sculacciata, o uno schiaffo, faceva parte della naturalezza del mondo genitoriale. Nessuno si sarebbe mai sognato di fare o farsi un processo. Quello schiaffo ha riempito Adele di sensi di colpa per mesi e mesi.

Un tempo si davano due schiaffi e finiva lì... Oggi intere generazioni di genitori si colpevolizzano per una sculacciata.

Questo testo è estratto dal libro "Crescerli Senza Educarli".

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