Il Cristianesimo - Un'Invenzione di "San" Paolo - Estratto
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Il Cristianesimo - Un'Invenzione di "San" Paolo - Anteprima del libro di Francesco Esposito

Attese messianiche

Attese messianiche

Il periodo storico in cui visse Gesù fu parecchio tumultuoso, con la Palestina che venne sconvolta da temibili scontri all’interno del Paese da parte di predicatori messianici e rivoltosi. Come anticipato, non è un caso che Gesù sia stato condannato come sobillatore politico vista l’intenzione di voler sostituire il dominio romano con l’instaurazione di un nuovo regno. Ma di sicuro il maestro di Galilea non fu il solo ad aver avuto tali pretese messianiche.

È importante, per comprendere meglio il contesto storico che stiamo analizzando, esaminare come il termine Messia per la cultura ebraica del tempo fosse completamente diverso dalla concezione che si ha del Messia cristiano elaborato successivamente. Sarà quindi necessario un brevissimo excursus storico. Il termine Messia (in ebraico mashiach) ha il significato di “unto”. Secondo i testi biblici, già nel periodo monarchico precedente l’esilio babilonese (X-VIII secolo a.C.), sovrani e profeti praticarono su sé stessi questo specifico rituale, tanto da lasciar intendere che l'unzione, quindi la figura dimaschiach, non fosse solo una prerogativa regale (i Re 19, 15-16). L’unzione donava perciò uno status specifico, un’acquisizione di determinati privilegi politici, economici e religiosi. Essere “unto” significava essere il depositario di una specifica conoscenza proveniente dalla divinità. L’origine del termine deriva dalla radice ebraica msh. Tale radice, presente anche in altre lingue semitiche come l'aramaico e l'arabo, ha non solo il significato di Tingere” (nel senso materiale del termine, lontano da ogni parvenza religiosa e spirituale), ma anche quello di “frizionare” e “strofinare”, con un contesto semantico legato alla purezza. In età post-esilica (IV-III secolo a.C.) troviamo invece una concezione completamente differente del Messia, legata alla sfera religiosa e regale. L’unzione ha il solo scopo di sancire uno status già acquisito, come nel caso del re che viene unto perche ha in se già la qualifica di sovrano. Con il ritorno dall’esilio babilonese scompare il mediatore regale fra Dio e gli uomini. Le lotte intestine per il potere nella Palestina e la successiva conquista romana porteranno la cultura ebraica a far fiorire un genere letterario speranzoso, cominciando a sognare un attesa messianica di un discendente del grande re Davide, il quale era riuscito a fondare un immenso impero.

Un vero e proprio figlio di Dio (non legato da figliolanza divina, ma da uno status) in grado di instaurare un nuovo regno di natura divina. In questo senso è eloquente il passo di Geremia 23, 5-6:

«Ecco verranno giorni, oracolo di Yahweh, in cui susciterò a David un germoglio giusto che regnerà dare e sarà saggio ed eserciterà diritto e giustizia sulla terra. Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele vivrà sicuro. Questo e il nome con cui lo chiameranno: Yahweh nostra giustizia».

Non fu un caso che l’attesa del Messia davidico (completamente slegato dal Messia pre-esilico, e soprattutto dal successivo Messia cristiano) da parte dei diversi gruppi religiosi e di gran parte del popolo ebraico iniziò a diventare insistente tanto da far nascere predicatori e rivoluzionari di stampo messianico nel territorio palestinese nell’arco di due secoli (I secolo a.C. - I secolo d.C.).

I diversi movimenti religiosi

Di fronte a una tale situazione politica, tumultuosa e incerta, anche le divisioni all’interno della sfera religiosa erano numerose. Così come non vi fu un cristianesimo unitario, anche l’ebraismo del tempo era profondamente diviso da varie e differenti interpretazioni teologiche, fino a sfociare in vere e proprie filosofie. Il cristianesimo primitivo non fu considerato tale dai primi seguaci di Gesù, che si sentivano profondamente legati alla loro identità ebraica. Vista la premessa è lecito chiedersi: quale interpretazione ebraica sfociò in quello che venne poi conosciuto come cristianesimo? Come vedremo successivamente, i discepoli di Gesù appartenevano a diverse scuole di pensiero, tanto da non meravigliarci come già qualche anno dopo la sua morte vi siano state divisioni all’interno del neonato movimento. Grazie ai libri del Nuovo Testamento e agli scritti di Giuseppe Flavio (37 d.C. circa - 100 d.C. circa) e Filone d’Alessandria (20 a.C. circa - 45 d.C. circa), veniamo a conoscenza dei principali movimenti religiosi e filosofici dell’epoca. Da qui potremo poi dipingere una situazione più chiara di quello che fu il primissimo (e variegato) movimento cristiano.

Gruppo religioso e filosofico citato da Giuseppe Flavio e sicuramente fra i più conosciuti grazie ai vari dissidi avuti con Gesù in tutti e quatto i Vangeli. Compito dei farisei era la conservazione della Legge mosaica, considerata di origine divina ma allo stesso tempo poco chiara in alcuni suoi dettami, tanto da doverne partorire un interpretazione molto più comprensibile per il popolo, tramutandosi cosi in ' legge orale”.

Attualmente non si ha conoscenza di documenti ufficiali scritti di loro pugno, sebbene ci si sia spinti ad affermare che parte degli scritti di Paolo siano di origine farisaica, considerata la provenienza da tale scuola dello stesso autore prima della sua conversione. Quello che è certo, rimanendo fedeli ai testi del Nuovo Testamento, Gesù era in continua discussione con la casta dei farisei e con la loro personalissima interpretazione della Legge. Di una presenza farisaica all’interno del movimento apostolico dopo la morte di Gesù ne abbiamo tracce in At 15, 5 segno che non vi fosse così tanta discordanza fra i farisei e il nascente movimento, considerato il credo comune nella Resurrezione dei morti e l’elasticità di entrambi sulla interpretazione di alcune norme della Legge.

I sadducei

Al contrario di quanto raccontano i Vangeli, non erano i farisei a mantenere il controllo di Gerusalemme e di ciò che concerneva la religiosità del popolo, ma la casta dei sadducei. Cosi come con i farisei, anche dei sadducei non possediamo alcun documento scritto di loro pugno, ma sappiamo da Giuseppe Flavio che erano molto legati alla casta sacerdotale che officiava i culti nel Tempio. A differenza dei farisei, infatti, non solo ricoprivano ruoli sociali molto più facoltosi, ma oltre a preoccuparsi dei sacrifìci per il Tempio, i sadducei erano profondamente legati alle norme rigide della Torah senza metterle minimamente in discussione. Cosa non da poco, inoltre, era la loro completa estraneità a una fede nella Resurrezione, come gli stessi Vangeli attestano. Vista la loro importanza sociale e soprattutto la stretta vicinanza con le autorità romane, si ritiene che gran parte del Sinedrio e la carica di Gran Sacerdote fossero ricoperti da loro stessi. Seguendo esclusivamente il racconto evangelico, si può persino osare nel ritenerli i veri responsabili della condanna a morte di Gesù, considerata l’opposizione di quest’ultimo al Tempio, ai sacrifìci, oltre alla cacciata dei mercanti che si consumò nel cortile dei gentili. Con quest’ultima considerazione, possiamo azzardare nel ritenere che la convocazione di Pietro e Giovanni al Sinedrio sia stata anch’essa opera dei sadducei e non dei farisei (At 5, 17-42).

Questo testo è estratto dal libro "Il Cristianesimo - Un'Invenzione di "San" Paolo".

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