Dillo con un Grazie e Sii Felice - A. K. Di Sessa - Estratto
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Dillo con un Grazie e Sii Felice - Anteprima del libro di Anna Katia Di Sessa

Il potere della gratitudine - La verità: la felicità è per pochi eletti

Il potere della gratitudine - La verità: la felicità è per pochi eletti

Per quanto ci si possa sforzare di coltivare sentimenti di positività, di gioia, di serenità, sembra diventato diffìcile tenersi alla larga da messaggi di negatività e di frustrazione, provenienti sia da altre persone - abituate a vivere ciascuno a modo proprio e con le proprie convinzioni - che dai media.

Notizie di calamità naturali, di persone che muoiono di fame e di malattia, di bambini che restano orfani, di guerre spietate, di atti di violenza di ogni genere, di anziani che soffrono di solitudine. Per non parlare della disoccupazione, della corruzione, di ogni ingiustizia sociale e poi della “crisi”, delle bollette da pagare, dell’affitto, delle rate dell’auto.

Si ripetono frasi del tipo: “il mondo non è più come prima”, “la gente è più cattiva ed egoista”, “si stava meglio quando si stava peggio”, “i giovani non hanno più i valori di una volta”, “la famiglia è cambiata”, “non c’è lavoro per nessuno”.

L’elenco potrebbe ancora continuare ma, per il mio e soprattutto per il tuo bene, mi fermo qui.

Per poter uscire da questo disfattismo generale, inutile cercare alternative: meglio scegliere la via più facile, rassegnarci e rinchiuderci in casa, con le cuffie sulle orecchie, in attesa dei famosi tempi migliori quando:

  • sarà passata la crisi
  • sarà finita la guerra
  • avremo trovato il lavoro dei sogni
  • avremo incontrato l’uomo/la donna ideale
  • avremo conosciuto le persone migliori
  • avremo la pensione.

Naturalmente sto scherzando.

Rivolgendo un occhio al passato, le finalità primarie degli uomini e delle donne erano semplicemente quelle di assolvere poche ed essenziali necessità: proteggersi, alimentarsi e soddisfare i bisogni fisiologici.

La loro esistenza era interamente condizionata da ciò.

Con l’evoluzione successiva, le condizioni di vita dell’uomo sono di fatto migliorate sempre di più: la conseguenza non ha dato senso di soddisfazione e benessere generale, piuttosto ha “partorito” una moltiplicazione all’infinito dei bisogni da soddisfare e degli sforzi da compiere per tale soddisfazione.

La mentalità comune ha amplificato questo processo di ricerca continua, generando un allontanamento dal senso di appagamento e serenità, in sintesi dalla felicità, che in passato aveva una fisionomia con contorni più semplici.

Immagino che nella vita, tutti siano impegnati per le conquiste personali, per i successi, i beni materiali, le relazioni umane e che tutto faccia parte delle aspirazioni di ciascuno, la cui conquista non è sempre scontata e posta su una “strada in discesa”.

È giustissimo andare incontro al miglioramento e alle proprie aspirazioni, anche materiali. Anch’io ricordo ancora la dedizione, l’impegno e la costanza che ho dovuto impiegare prima nello studio, poi nel lavoro o nello sport, per raggiungere i miei obiettivi, per mantenere le relazioni personali e sociali e che ancora applico nelle mie attività. E chiaro che per ottenere risultati, in ogni campo e attività della vita, è necessario assumersi un impegno.

Vale la pena farlo anche per la felicità.

Sto parlando di una felicità che abbia le proprie basi nel profondo di noi stessi e che comporti una scelta e un impegno quotidiano con sé stessi.

Diritto alla felicità o alla lamentela?

«Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità.

A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’anima.

Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l’età».

Epicuro, Lettera sulla felicità

La felicità dovrebbe rientrare tra i diritti umani imprescindibili, ma non viene classificata nelle fonti ufficiali come tale, nonostante sia un concetto dettato dal senso comune.

Non solo manca la sua classificazione ma spesso c’è una rinuncia espressa a questo diritto solo per paura.

Può sembrare strano ma, a volte, veramente si tratta solo di paura.

Tuttavia affrontare e sconfìggere le proprie paure, che pur fanno parte della nostra umanità, e prendere in mano la propria vita per essere felici, sono abilità che possono essere imparate e allenate, come ogni altra.

La felicità va allenata.

Oggigiorno sappiamo dalle neuroscienze che il cervello ha bisogno di soli 21 giorni per “smontare” una rete neuronaie e costruirne una nuova, in modo da avere una nuova abitudine.

Allora mi sono chiesta il motivo per cui non si applica questo principio anche alla ricerca della felicità, e si è piuttosto propensi a restare fermi, a lamentarci, e a opporre così tanta “resistenza” allo sviluppo di nuove abitudini da cui trarre benessere generale, contribuendo in modo positivo anche alla vita di chi ci circonda. Purtroppo è vero che la maggior parte delle persone preferisce continuare a lamentarsi, a restare nella cosiddetta “area confortevole”, ad accontentarsi (anch’io ho fatto fatica a uscirne e, spesso, lotto ancora contro alcune resistenze che si presentano). Nuove sfide, nuove resistenze.

Perché?

Ci tormentiamo con scuse e lamentele che ci raccontiamo: non abbiamo i mezzi per fare una certa cosa, che è difficile, non abbiamo soldi, non abbiamo il tempo e via dicendo.

Ne riconosci qualcuna? O più di una?

Se desideri davvero esercitare il tuo “diritto” alla felicità è importante che tu sia disposta/o a cogliere l’occasione offerta da questo libro e, soprattutto, a usare costanza e concretezza nel pensiero e nell’azione. Quando saranno trascorsi i 21 giorni, di cui ti parlerò, ti scorreranno contemporaneamente davanti agli occhi tutte le bellezze e i grazie che avrai individuato.

Sarà come avere davanti agli occhi una fotografia panoramica della tua vita e il tuo cervello sarà intriso letteralmente di questo sentimento.

La natura farà da sfondo.

Le avrai impresse nella tua mente e ne vedrai anche altre, e altre ancora, così come è successo a me.

Disciplina e allenamento mentale: la paura non esiste

«Perseguire la felicità è lo scopo della vita, è la direzione dell’esistenza.

Non abbiamo bisogno di più soldi, più fama e più successo, né di un corpo o un partner perfetti; in qualsiasi momento della vita, compreso quello presente, abbiamo una mente, l’unico strumento indispensabile al conseguimento della vera felicità».

Dalai Lama

Secondo il Dalai Lama, per essere felici bisogna avere disciplina mentale: individuare e coltivare gli stati mentali positivi e individuare ed eliminare gli stati mentali negativi.

Dalle esperienze realizzate con i nuovi strumenti “mentali” che ho acquisito nel percorso di formazione e crescita personale, ho dedotto che se potevo allenarmi in un nuovo studio, in nuove abilità e in un nuovo sport, avrei potuto allenarmi anche a vincere i miei auto-sabotaggi, le mie resistenze, le mie paure (tra le tante, quella del vuoto o quella di parlare in pubblico).

La mente è potente e noi siamo la nostra mente.

Continuavo a studiare, ricercare e nonostante avessi raggiunto tanti nuovi traguardi importanti per me, non mi sentivo mai “completa” e veramente felice.

A un certo punto del percorso, mi sono fermata e, dopo aver iniziato ad allenare anche la mia capacità di affrontare le paure, ho svuotato il “sacco” che portavo metaforicamente sulla schiena e che mi appesantiva, mettendo di conseguenza ordine, tra le mie cose, tra i miei sentimenti e tra i miei pensieri.

Finalmente ho dato ascolto a una vocina interiore (sarà stata una delle mie Maestre-Guida) che mi diceva:

«Se inizi a coltivare la gratitudine, quella vera, quella che viene dal cuore, potrai trovare la vera via per essere felice,».

Ho scoperto che la gratitudine non consiste nel ringraziare quando si riceve un regalo oppure quando una persona fa qualcosa di gentile per noi.

A questo punto forse ti starai chiedendo cosa c’entra la gratitudine con la consapevolezza e, soprattutto, con la felicità. Lo scoprirai man mano che proseguirai nella lettura.

Durante il percorso ho capito che la soluzione a tante difficoltà personali è davvero semplice (,attenzione: semplice non significa “facile”, cioè non è un percorso scontato).

È un peccato che in giro ci siano ancora così tante persone che continuino a pensare che sia diffìcile essere felici e che si lascino sopraffare dalla pigrizia, dalle resistenze fìsiche e, soprattutto, da quelle mentali.

Per me è arrivato il momento di uscire dallo stato di incertezza, nonostante in giro sembra sia più conveniente sentirsi o, peggio ancora, far sentire gli altri frustrati e insicuri.

Credo che tutti, soprattutto i giovani, abbiano bisogno di incoraggiamento, di esempi e metodi pratici da applicare concretamente alla vita, cui sia possibile fare riferimento.

Mi sono sentita di fare la mia parte, raccontando la mia esperienza e lasciando questo piccolo contributo al mondo, con la speranza che anche altre persone possano trarne benefìcio.

Questo testo è estratto dal libro "Dillo con un Grazie e Sii Felice".

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