Edgar Cayce e i Cibi che Guariscono - William A. McGarey
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Edgar Cayce e i Cibi che Guariscono - Anteprima del libro di William A. McGarey

Il corpo, la mente e l’anima

La mia ricerca di una buona alimentazione

Una buona alimentazione - una dieta costruttiva che potremmo seguire - diventa per molti di noi la porta aperta verso una nuova consapevolezza, l’inizio di un cambiamento importante nella coscienza.

Semplicemente riconoscere che il corpo ha la capacità di creare in noi sostanze vivificanti dai cibi che mettiamo in bocca è una rivelazione. Per me lo fu. E quella rivelazione, pur lenta ad arrivare, mi portò faccia a faccia con il concetto che avevo letto nella Bibbia e sentito ripetere letteralmente per centinaia di volte: il corpo è in verità “il Tempio del Dio Vivente”.

Quando arrivai al punto di riconoscere che l’adozione di buone abitudini alimentari mi aiutava a plasmare il mio tempio, mi resi conto che questo mi avrebbe fatto capire qualcosa della mia realtà spirituale e che avrebbe aperto la porta a quei cambiamenti che portano con sé una crescita spirituale maggiore e più grande.

Da bambino la mia preoccupazione non era il genere di cibo che dovevo o potevo mangiare, ma piuttosto - almeno durante gli anni della depressione - se ci sarebbe stato del cibo da mangiare. Uno dei miei ricordi d’infanzia più vividi è di un viaggio che feci a Wellsville, Ohio, mentre, insieme con mio padre, tiravo il mio carrettino per i vicoli verso il magazzino della 12th Street dove il cibo veniva distribuito a chi ne aveva bisogno. Non capivo cosa stesse succedendo, ma sapevo che dovevamo fare la fila per molto tempo, finché papà firmò alcuni documenti e ricevette una buona provvista di cibo.

Mia madre era morta nel 1927, due anni prima del crollo delle quotazioni di borsa che diede inizio alla grande depressione. Poi papà perse il lavoro quando chiuse l’acciaieria. Doveva sfamare i miei due fratelli e me, come anche se stesso, senza ricevere alcun salario. Così mangiavamo qualunque cosa riuscissimo a procurarci. Non ci alimentavamo in maniera sana, ma almeno non morivamo di fame.

Durante la mia adolescenza ricordo di aver festeggiato la vittoria della mia squadra di baseball con della Pepsi Cola - e per l’occasione riuscii a scolarmi tutta la bottiglia senza fermarmi: certo non fu la cosa migliore per la mia salute. Pare che il corpo umano abbia una grandissima capacità di sopravvivenza e di restare relativamente sano nelle circostanze più avverse. I miei denti si guastarono, tuttavia, e dovetti mettere circa trenta otturazioni a soli quindici anni.

Oggi i nostri sei figli adulti hanno pochissime otturazioni. Direi che insieme non hanno raggiunto nella loro vita il numero di otturazioni che avevo io a 15 anni. Naturalmente la loro dieta è stata totalmente diversa. E ciò ha fatto una grande differenza, non solo per i loro denti, ma anche per la loro salute generale.

Negli ultimi anni della scuola secondaria superiore e dell’università non pensavo alla dieta. Fu solo quando entrai nella scuola di medicina che l’argomento delle vitamine diventò parte dei miei studi. Quelli (1943-47) furono anni di scoperte nel campo delle vitamine, ma il loro uso in medicina era quasi inesistente.

Tuttavia l’argomento mi affascinava. Semplificai un po’ il problema pensando che se (1) la carenza di vitamine può causare lo scorbuto e altre malattie riconosciute, allora (2) l’uso di vitamine deve alleviare varie tipologie di malattie dove l’apporto di vitamine è carente.

A quel punto nella mia istruzione medica mi sembrava logico che un corpo umano che riceve un apporto sufficiente di vitamine in un modo molto naturale si trova in uno stato di salute migliore di uno in cui le vitamine scarseggiano.

Sorprendentemente questo concetto non fu particolarmente gradito alla maggior parte dei miei professori o colleghi di studi. Era evidente che la malattia - invece che lo stato nutrizionale del paziente - era al centro di studi, di prove di laboratorio, raggi X, storie mediche ed esami. Allora il mio interesse restò soltanto un interesse ed ebbi scarse possibilità di mettere alla prova le mie idee, se non su me stesso. Le vitamine, tuttavia, migliorarono il mio stato di salute: più energia, meno raffreddori. Semplicemente mi sentivo meglio. Ancora non sapevo tante cose sull’alimentazione o sulle diete, ma avevo fatto il primo passo.

Posizione delle scuole mediche

La posizione assunta dalle scuole mediche in quegli anni (che in larga misura esiste tuttora) era che l’alimentazione avesse poca importanza, se ne aveva; che la mente e le emozioni non avessero alcun effetto di retto o anche indiretto sul corpo fisico; che la preghiera non avesse niente a che fare con la salute del corpo o con la correzione della malattia; e che la meditazione (“Che cos’è?”) si trovasse solo in alcune di quelle strane religioni orientali. Nei miei anni all’università di Cincinnati, sentii menzionare un Essere Divino o Dio soltanto nelle frasi irriverenti di professori, residenti, medici interni e studenti. E, per ciò che riguarda l’argomento della reincarnazione, beh, questo non fu nemmeno preso in considerazione.

Sebbene durante i giorni della mia formazione medica ci fosse poco interesse verso la comprensione del concetto di buona alimentazione, le idee riguardo al cibo si misero gradualmente a fuoco durante i primi anni del mio esercizio nel campo che ora viene chiamato medicina generale. Da uno stato che chiamo inconsapevolezza entrai passo dopo passo in un risveglio a volte doloroso.

Una mia paziente di Wellsville, dove iniziai a esercitare come medico, era costretta a letto e non stava bene a causa di una malattia che non le era stata diagnosticata. Poiché mi interessavo alle vitamine e c’era la disponibilità di vitamina B12 iniettabile, feci a questa signora una iniezione di B12 per tre giorni di seguito. Nel giro di pochi giorni non solo si era alzata dal letto, ma svolgeva anche di nuovo le normali attività fisiche.

Qualche anno dopo, quando passai due anni come chirurgo di bordo dell’aeronautica militare, ebbi molte discussioni con un altro ufficiale medico che era specializzato in medicina interna. Non riusciva a vedere alcun beneficio della vitamina B12 eccetto per l’anemia perniciosa. Forse perché era così concentrato sulla malattia - era curabile? - invece di pensare che il paziente potesse essere carente di quella particolare vitamina senza necessariamente soffrire di anemia perniciosa. All’inizio della mia esperienza nel campo della medicina questa riluttanza a comprendere l’importanza delle vitamine fu la norma. Negli anni successivi ho rilevato che stava avvenendo un cambiamento, anche se la sua affermazione sembrava avvenire con grande lentezza.

Verso la fine degli anni Cinquanta o nei primi anni Sessanta le cose non erano migliorate sotto alcun aspetto. Portai un caso davanti a un collegio di medici che stava esaminando dei problemi nella copertura assicurativa del servizio sanitario statale. Il sistema si era rifiutato di pagare le vitamine iniettabili per un paziente che era un caso da manuale di carenza di vitamine e non rispondeva alle dosi orali. Portai persino il manuale alla riunione per mostrarlo ai dottori. Ancora non riuscivano a comprendere ciò che per me era ovvio: il paziente non aveva risposto alla terapia orale di vitamine e aveva bisogno della (e rispondeva alla) forma iniettabile.

Cercai di usare con la nostra famiglia le conoscenze sull’alimentazione che avevo. Non dimenticherò mai l’immagine della nostra Annie di quattro anni, in piedi sulla strada vicino al carrettino del gelataio, che urlò in modo che tutti la udissero: “Tutto il mondo si prende il gelato fuorché i McGarey!”.

Alimentazione importante

L’alimentazione era importante anche nell’esercizio della professione medica. Non molto tempo dopo aver aperto i nostri studi venimmo per caso a conoscenza della terapia di Koch contro il cancro. Il dottor William Koch aveva sviluppato una sostanza che descrisse come un catalizzatore di ossidazione. Pur avendo molti sostenitori, alla fine Koch fu screditato dalle autorità ufficiali nei suoi sforzi di curare il cancro. Fra tutti i fattori, tuttavia, una cosa spiccava nella dieta della terapia che prescriveva. “Consumate un’ottima dieta, niente cibi fritti, moltissimi ortaggi, non cucinate con l’alluminio, bevete grandi quantità d’acqua” - consigli che anche Edgar Cayce aveva dato nelle sue letture.

Adottammo alcune di queste indicazioni, sebbene a quei tempi non avessimo idea del perché una dieta del genere avrebbe influito sul decorso di una malattia come il cancro. Ma quell’esperienza mise in evidenza quanto fosse importante per tutti noi adottare una dieta contenente tutto ciò di cui il corpo ha bisogno. Volevamo impedire che noi stessi, e i nostri pazienti, diventassimo carenti di sostanze nutrienti per il corpo - e le vitamine fanno parte di quelle sostanze nutrienti.

Inoltre, scoprii che possiamo davvero cambiare le nostre abitudini alimentari. Se qualcosa non ci piace possiamo - con la pratica e la giusta attitudine - imparare a farcelo piacere. Ne feci la prova su me stesso mentre ero nell’aeronautica militare. Al club degli ufficiali servivano quasi tutte le sere dei gamberetti come aperitivo. Mai nella mia vita mi erano piaciuti i gamberetti, nemmeno un po’. Ma vedevo questa gente che ne consumava come se facesse parte del vissuto. Infine mi resi conto che mi stavo perdendo qualcosa. Così decisi di fare uno sforzo per mangiare qualche gamberetto e mi sforzai di assaggiarlo abbandonando il mio precedente pregiudizio. Dopo aver mangiato con circospezione solo una manciata di gamberetti lessi, mi convinsi, poi ne mangiai sempre di più e scoprii che se ci provavo ero in grado di superare l’avversione per alcuni cibi.

Alcuni anni fa una nostra paziente affetta di sclerodermia iniziò una dieta con molte restrizioni, eliminando, fra le altre cose, i prodotti a base di carne suina. Circa tre anni dopo, libera dalla sclerodermia, andò a trovare sua madre che volle sapere: “Che cosa puoi mangiare adesso?”. Arrivò la risposta: “Posso mangiare tutto quello che mi piace!”. Quella sera sua madre servì del prosciutto e ricevette un secco rifiuto quando la donna non ne mangiò. “Ma hai detto che puoi mangiare tutto quello che ti piace!”. La risposta fu: “È giusto, ma ora il prosciutto non mi piace!”.

Fu nel 1955, dopo che la nostra famiglia si era trasferita e avevamo stabilito la nostra base a Phoenix, Arizona, che venimmo a sapere di Edgar Cayce. Mi si apri un intero nuovo mondo. Cayce non solo mi erudì sulla dieta e la nutrizione, ma mi fece anche conoscere il concetto di reincarnazione. Grazie alla comprensione di quel concetto non trovo più strano rendermi conto che sono un essere spirituale che continua, che si muove attraverso il tempo e lo spazio, che compare qui in questo tempo, ma che nel passato ha avuto delle vite che hanno aiutato a creare predisposizioni e reazioni emozionali che hanno contribuito a tracciare il corso della vita che questa volta sto compiendo.

Quando esercitavo la medicina, il concetto di reincarnazione mi ha aiutato a considerare l’interezza dell’essere umano come centro della mia attenzione, piuttosto che soltanto come vittima dell’aggressione di malattie. Questo ha rappresentato un cambiamento drastico nel mio modo di pensare. Prendetevi cura del corpo in modo corretto e il corpo tornerà normale. Un corpo normale non ha malattie. Allora perché non indirizzare i nostri sforzi alla normalizzazione del corpo? Quando mi resi conto che avevo riscoperto un’antica verità che una volta era stata mia in incarnazioni precedenti ne fui molto affascinato.

Sul finire degli anni Cinquanta avevamo adottato l’abitudine di usare solo pane di grano integrale. Un amico ci aveva parlato dell’unico posto che conosceva dove si vendeva il vero pane di grano integrale. Il panificio Stoll veniva gestito da mormoni che anni prima avevano riconosciuto il valore del grano integrale rispetto alla farina bianca degerminata. Diventò un luogo che visitammo ogni settimana. Compravamo da dodici a sedici pagnotte da congelare e usare per la nostra famiglia crescente di sei persone. In tutta l’area metropolitana di Phoenix, quello era l’unico luogo in cui potevamo trovare il pane di grano integrale buono, sano, preparato in modo naturale.

A quel punto intraprendemmo una delle nostre crociate minori - rendere il pane integrale più reperibile per i nostri pazienti e altri in tutta la Valley of the Sun. Tutti i nostri pazienti ricevettero le stesse istruzioni: “Dica al direttore o al cassiere del vostro negozio di alimentari che volete del buon pane di grano integrale. E che, se non ve lo forniranno, andrete in un altro negozio”. La maggior parte dei direttori dei negozi vuole soddisfare i desideri dei loro clienti, così gradualmente successe.

Molto è cambiato negli anni. I negozi di alimenti biologici prosperarono. Persino i supermercati hanno messo cibi biologici sui loro scaffali, offrono del buon pane integrale e a volte hanno dei reparti speciali di alimenti biologici.

Tuttavia per me, in qualità di medico, ancora più importante di questo è stata la crescita della mia comprensione personale della natura del corpo umano e dei vari modi in cui funziona, informazioni che ho appreso dalle letture di Edgar Cayce.

Per esempio, mi resi conto grazie alle letture di Edgar Cayce che, biochimicamente, deve esserci un equilibrio acido-alcalino stabile in tutti i tessuti del corpo, ma ciò che più conta, è che sia presente nel flusso sanguigno, nel sistema linfatico, nella bocca, nello stomaco, nell’intestino tenue e crasso, nell’apparato urinario, nella vagina e in alcune parti del basso ventre. Tutti questi organi contengono livelli leggermente diversi di pH (concentrazione di idrogenione). Alterare quell’acidità o alcalinità in modo significativo può avere come risultato la malattia. Persino cambiamenti lievi possono causare uno stato di malattia, un non sentirsi molto bene - l’inizio di un malanno. Il sonno tranquillo e dell’esercizio fisico possono rendere il corpo più alcalino, mentre la preoccupazione lo rende più acido.

Il cibo è il fattore di gran lunga più importante nella conservazione di un equilibrio acido-alcalino nel corpo umano, a seconda del contenuto di ceneri acide o alcaline del cibo. Questo fu stabilito anni fa. L’acidità o l'alcalinità si manifesta nei vari fluidi e tessuti del corpo, a seconda di quanto ben equilibrato il corpo sia nel suo stato di salute.

Di conseguenza, il cibo che mangiamo ci dà davvero del nutrimento per pensare, non è così?

Una volta l’American Cancer Society noleggiava gratuitamente un film intitolato The Embattled Cell [La cellula sotto assedio, N.d.T.]. Una parte della ricerca che descrive è il modo in cui i linfociti (globuli bianchi) si muovono attraverso i tessuti del corpo, attaccando le cellule cancerose e uccidendole. Mostra inoltre dei linfociti che evidentemente sono stati distrutti dalle cellule cancerose: una guerra continua all’interno del corpo fra gli invasori e i difensori del corpo.

Abbiamo visto le cose sotto una nuova prospettiva quando ci siamo resi conto che la consapevolezza dei linfociti - quando cercavano e distruggevano le cellule cancerose - implicava che tutte le cellule del nostro corpo devono avere il proprio tipo di coscienza, il proprio lavoro da svolgere nella fisiologia del corpo.

I linfociti funzionano normalmente nell’ambiente leggermente alcalino del flusso linfatico. Quando la linfa diventa più acida, i linfociti non riescono a funzionare in modo normale. Quindi è probabile che perdano la battaglia. Si possono formulare molte teorie sull’effetto dell’equilibrio acido-alcalino nel corpo riguardo alla salute e la malattia, ma non sono state fatte ricerche approfondite, così non c’è alcuna prova. Non c’è bisogno di prove scientifiche, tuttavia, quando una buona dieta produce dei cambiamenti straordinari nel proprio corpo.

Via via che studiavamo ciò che Edgar Cayce disse sulla dieta, sviluppavamo ciò che chiamavamo una “dieta di base” - che fornisce alle persone in buon equilibrio per quel che riguarda il cibo: la trovate nel libro più avanti a p. 69.

Anni ed esperienza

Man mano che gli anni ci offrivano più esperienza e lavoravamo con i concetti della fisiologia trovati nel materiale di Cayce, adottavamo ciò che potrebbe essere chiamato un approccio fisiologico alla terapia. Scoprimmo che è possibile modificare la fisiologia del corpo per muoverla verso un funzionamento più normale.

Ciò ci condusse a un approccio multilivello alla diagnosi e al trattamento. Cominciammo a capire che lo scarso assorbimento dei cibi da parte del primo tratto intestinale non sta da solo come comportamento sintomatico. Invece altre cosiddette “malattie” possono insorgere come conseguenza della carenza di sostanze alimentari dovuta al malassorbimento. Per esempio, gli organi che costruiscono il sangue possono smettere di funzionare e l’individuo diventa anemico. Vari tipi di problemi possono sorgere per un’insufficienza di corretto assorbimento o assimilazione. Risolvere tali condizioni può rendere necessaria una cura del tratto intestinale, il miglioramento della dieta, il ristabilimento di un migliore equilibrio acido-alcalino e cambiamenti di atteggiamenti e schemi emozionali - in breve, l’adozione di un nuovo stile di vita che favorisca una salute migliore.

Assimilazione è il processo che porta il cibo attraverso un gran numero di passaggi. Inizia con il suo ingresso nella bocca e la sua scomposizione per mezzo degli enzimi nella saliva. Quindi il cibo passa attraverso lo stomaco e l’intestino tenue, dove gli acidi, gli enzimi e la bile agiscono su di esso cosicché infine sia assorbito dal rivestimento del tratto intestinale nei capillari o nel flusso linfatico. Alla fine è portato dai vasi linfatici nel flusso sanguigno o più direttamente dalla circolazione epatica attraverso il fegato, dove potrebbe subire un ulteriore cambiamento in preparazione dell’utilizzo da parte delle cellule del corpo nelle quali può verificarsi la ricostruzione del tessuto.

Poi, quando le cellule muoiono nel processo metabolico che ha luogo nel corpo, questi avanzi devono essere eliminati attraverso i quattro canali eliminatori del corpo - il fegato/tratto intestinale, i reni, i polmoni e la pelle. Mantenere l’assimilazione e l’eliminazione corrette ed equilibrate aiuta enormemente a conservare la salute. Cayce lo disse così in una lettura:

[...] [se] nella famiglia umana le assimilazioni e le eliminazioni fossero tenute più vicino al normale, i giorni potrebbero essere estesi a qualsiasi periodo desiderato [...] (311-4).

Ma un singolo grande concetto mi ha reso più forte nella mia comprensione crescente del corpo: l’idea che il corpo umano, se incoraggiato a tornare al normale, inevitabilmente supererà una malattia, a patto che sia disponibile il tipo giusto di aiuto e il paziente sia disposto a continuare ad applicare quegli aiuti con pazienza, perseveranza e coerenza. Gli aiuti includono sempre modifiche e correzioni alimentari. Quasi sempre comprendono l’uso della mente per cambiare atteggiamenti e schemi emozionali. Ma la meta è possibile, solo se le direttive vengono seguite.

Il primo anno del mio praticantato ha ampliato la mia formazione medica scolastica aggiungendo un’ampia gamma di concetti - un percorso orizzontale che contempla il prestare aiuto con la mente. Negli anni recenti Edgar Cayce mi ha introdotto in una comprensione del corpo - uno studio verticale approfondito, spirituale che contribuisce a rendere più ricca la nostra indagine sul perché dobbiamo prestare attenzione al cibo che mangiamo.

Gran parte di ciò che è stato discusso qui verrà trattato in modo più dettagliato più in là nel libro, via via che dapprima ci spingeremo verso una comprensione di quali siano davvero le regole.

Questo testo è estratto dal libro "Edgar Cayce e i Cibi che Guariscono".

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