Efficacia Personale - Piernicola De Maria
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Efficacia Personale - Anteprima del libro di Piernicola De Maria

7 elementi chiave per uno stile di vita ideale

ERRORE 1 - Ho troppe cose da fare!

Davanti alla domanda: "Qual è la frustrazione più grande che hai relativamente al raggiungimento di risultati personali e professionali?" la maggior parte delle persone ha risposto che... ci sono troppe cose da fare!

-> (Nota dell'autore: ripeterò il termine generico "cose" un milione di volte in questo paragrafo. È così che quotidianamente ci esprimiamo e parliamo a noi stessi, quindi concedimi le ripetizioni ed esonerami dall'obbligo di cercarmi un sinonimo!)

La logica che genera questa frustrazione è molto semplice da comprendere.

Al momento fai un certo numero di cose e ottieni dei risultati.

È quindi intuitivo pensare che, per ottenere il doppio dei risultati, tu debba fare il doppio. No?

Beh... non è esattamente così.

Per ottenere il doppio dei risultati non è necessario il doppio dello sforzo. Bisogna semplicemente agire in modo diverso! La "fallacia" logica che lega i risultati allo sforzo, alla quantità di "cose" che si fanno, va a generare due tipi di blocchi:

Il blocco sulla griglia di partenza

Il primo blocco generato è il blocco sulla griglia di partenza e si verifica quando hai talmente tante cose da fare che... semplicemente non inizi!

Il nostro cervello non è ottimizzato per gestire efficacemente il sovraccarico di idee, pensieri, informazioni, e di fronte al sovraccarico reagisce con un rigetto totale.

La cosa interessante è che questo rigetto non deriva dalla complessità del compito, ma da come viene formulato.

Ad esempio, se ti dico: "Metti la pentola con l'acqua sul fuoco" il tuo cervello la percepisce come una semplice istruzione, ed è in grado di agire senza problemi.

Se invece ti dico: "Prendi la pentola, mettila nel lavandino, apri l'acqua, riempila fino a metà, spostala sul fornello, gira la manipola del gas, premi il pulsante per accendere"... le cose cambiano in maniera evidente!

È la stessa azione. Eppure strutturarla in maniera spezzettata nella maggior parte dei casi la fa sembrare molto più complessa di quello che è. Di fronte a questa complessità il nostro cervello reagisce in un modo molto semplice: sbattendo la porta.

Se almeno una volta nella vita ti sei trovato in questa condizione, sai di cosa parlo. Il compito da fare sembra un fardello enorme e c'è una vera e propria reazione di rigetto.

Prova a strutturare l'azione da fare in maniera più semplice e con una visione d'insieme più chiara, vedrai subito dei miglioramenti.

Il blocco a pochi passi dal traguardo

Il secondo tipo di blocco è che... ti sembra di non finire mai!

Quotidianamente mi capita di fare consulenze di Efficacia Personale a colleghi. E spesso, quando mi parlano di come stanno strutturando la loro attività di Coaching o Formazione, sento frasi di questo tipo:

“Sì, ora sto facendo il sito, poi sto preparando i testi, poi devo fare la partnership con tizio, poi sto preparando il nuovo programma, poi...

Quello che vogliono come risultato è molto specifico: vogliono più clienti.

Il modo in cui immaginano di arrivarci, invece, è un elenco tortuoso di attività da compiere che si frappongono tra il momento in cui si trovano e il momento in cui arriverà il risultato.

E molto spesso questo elenco di cose da fare è letteralmente interminabile, visto che viene quotidianamente aggiornato con nuovi dettagli, nuove idee, nuovi modi per realizzare il risultato.

Risultato che però arriva molto lentamente!

Ad aggravare la situazione c'è il fatto che al termine della giornata si ha un profondo senso di incompletezza perché saranno riusciti a fare solo 3 delle 12 mila azioni che si erano proposti, azioni che sarebbero umanamente impossibili da svolgere in una sola giornata.

Come superare questi blocchi

Hai presente quando compri un medicinale e ci sono le istruzioni per la posologia? C'è spesso una dose consigliata. La dose massima non va mai superata (altrimenti l'assunzione del medicinale può anche diventare controproducente e pericolosa, causando effetti collaterali). E c'è anche una dose minima consigliata. Quella al di sotto della quale non ci sono risultati degni di nota.

La maggior parte delle persone non si rende conto che questo vale anche quando parliamo di pianificare, di lavorare, di raggiungere un risultato.

La dose minima consigliata è il numero minimo di azioni, di impegno, di attenzione, di risorse che tu devi impiegare affinché possano generare un risultato. Quindi, se io sto lavorando ad un progetto e cerco di definire i minimi dettagli per avere un piano super-perfetto, la dose di impegno che ci vuole per portarlo avanti nella maniera che ho in mente - ovvero troppo perfetto, senza la minima sbavatura - diventa enorme e sopraggiungono i blocchi: non completo o non inizio.

L'idea della dose minima consigliata è che ogni volta che invece ti trovi di fronte ad un progetto o un risultato da realizzare, il tuo pensiero non deve assolutamente essere quello di entrare nei minimi dettagli. Devi invece chiederti:

  • Quale risultato voglio raggiungere?
  • Qual è l'impegno minimo necessario che mi porterà ad ottenere un risultato?
  • Qual è la dose minima delle mie risorse - del tempo, dell'energia, dell'attenzione - che genererà questo risultato?

Queste domande non sono spinte dalla pigrizia :-)

Sia chiaro che se già riesci ad ottenere tutti i risultati che vuoi e non hai la sensazione di sovraccarico, inutile porti queste domande. Se invece hai il blocco delle "troppe cose da fare", rispondere a queste domande ogni volta che sei di fronte a qualsiasi risultato che vuoi ottenere, sia personalmente che professionalmente, richiede un immediato cambiamento di paradigma e ti aiuta ad uscire da moltissime situazioni nelle quali la percezione di una enorme mole di lavoro da fare ti rallenta.

Quindi, cosa devi fare quando hai la sensazione di sovraccarico? Porti queste tre domande e rispondere, magari anche per iscritto:

  • Quale risultato voglio raggiungere?
  • Qual è l'impegno minimo necessario che mi porterà ad ottenere un risultato?
  • Qual è la dose minima delle mie risorse - del tempo, dell'energia, dell'attenzione - che genererà questo risultato?

Iniziando ad applicare l'ottica della dose minima consigliata cambia il paradigma con il quale scegli quali sono le azioni da intraprendere, che smettono di essere quelle che "teoricamente" andrebbero fatte in un mondo ideale ed iniziano ad essere le poche che ti consentono di raggiungere il risultato che vuoi ottenere.

Il sotto-prodotto di questo cambio di paradigma è che avrai una profonda sensazione interna di soddisfazione e controllo. Poco male, no?

Tutte le volte nelle quali siamo dominati dalle tante cose da fare, ciò che succede è che, essendo letteralmente impossibile fare tutto, chiudiamo la giornata con la sensazione di non aver mai davvero concluso.

Ma come ti senti, invece, nei giorni in cui riesci a fare tutto ciò che ti sei proposto?

La dose minima consigliata ti consente di sentirti così tutti i giorni, perché avrai spostato l'attenzione dalle "cose da fare" alle azioni minime che sono necessarie per realizzare i risultati che hai deciso di ottenere nella giornata.

E se non sai qual è la dose minima per ottenere un risultato? È una circostanza che può sicuramente capitare ogni volta che decidi di concentrarti su un risultato in un'area nuova che non conosci e nella quale non hai esperienza.

Magari inizi la palestra, vuoi aprire una nuova attività, iniziare un corso di studi.

In tutti questi casi il tuo alleato più prezioso è la disponibilità ad ascoltare un mentore.

E non a caso ho scritto così. Trovare un mentore è molto più facile di quello che possa sembrare. La disponibilità ad ascoltarlo e a fidarsi quando dice "fai queste tre cose che bastano" è invece molto più rara!

Trova un mentore e FIDATI ciecamente di quello che ti dice di fare, senza aggiungere nessun "secondo me non si fa così" e vedrai che i tuoi risultati slitteranno verso l'alto.

ERRORE 2 - Distrazione

Abbiamo appena parlato del sovraccarico di azioni. Ma quello che capita spesso è che, anche quando le azioni che in teoria dovremmo compiere sono poche e sappiamo di riuscire a farle... ce ne dimentichiamo!

Per farti capire quello che intendo ti racconto una esperienza alla quale assisto regolarmente.

Uno dei miei corsi dal vivo si chiama "Coaching Strategico".

È frequentato di solito da persone che hanno un progetto al quale stanno lavorando, e nel programma li assisto alla creazione di quello che chiamo "il prototipo". Che non è altro che una versione in piccolo del loro progetto che sia funzionante e che gli consenta di avere dei dati di qualità su come agire (sapere se e come funziona, se le stime sono corrette, se gli piace abbastanza, etc..).

A volte il prototipo è anche qualcosa di estremamente semplice. Vuoi aprire un bar? Cerca una persona che lo gestisca e gli dici "posso lavorare gratis per te e in cambio mi spieghi quello che fai e come funziona?". Sembra semplicistico, ma un po' di ore investite in questo modo sono in grado di darti informazioni molto più qualitative sul business che se cominci col fare il corso della camera di commercio per ottenere la licenza.

Tornando a Coaching Strategico, ciò che emerge in questo corso è che - di solito - 40 ore di impegno concentrato consentono di chiudere il prototipo e iniziare ad avere risultati.

Va da sé che questa delle 40 ore è una generalizzazione (il prototipo dell'iPhone ha forse necessitato di qualche ora in più!), ma è applicabile nel 90% dei casi dalle persone che leggono questo libro.

Ebbene... sai cosa succede regolarmente?

Che una parte dei professionisti e imprenditori che hanno investito del denaro per venire al corso e che hanno un piano specifico e facile da realizzare, si dimentica letteralmente di agire!

Sembrerebbe una considerazione di poco conto. Come si fa a distrarsi da quello che si desidera profondamente? Dalla propria vita? Dai propri sogni? E invece è proprio così.

Incredibile ma vero

La distrazione non è una cosa che fai volontariamente. Per definizione! È il risultato non voluto del fatto che nella maggior parte dei casi operiamo con una serie di piloti automatici che ci guidano quotidianamente.

Non so in che momento della giornata stai leggendo questo libro, ma è molto probabile che tu abbia affrontato una marea di piccoli compiti da quando ti sei svegliato.

Eppure la tua attenzione "cosciente" è andata solo su una minima parte di questi: il resto è stato tutto automatizzato.

Questi automatismi sono di due tipi: abitudini e pensieri ricorrenti. L'abitudine è legata ad un comportamento che scatta in automatico. I pensieri ricorrenti invece di solito sono le idee che ci ronzano in testa in maniera sistematica. Entrambi sono totalmente automatici, e c'è una buona probabilità che le abitudini ed i pensieri ricorrenti che sono presenti nella tua vita oggi... lo saranno anche domani!

I benefici di operare in questo modo sono ovvi e quindi non è il caso di demonizzare abitudini e pensieri ricorrenti.

Sono felicissimo della mia abitudine di lavarmi i denti appena sveglio e mi piace che sia automatizzata in modo tale da non sprecare attenzione a pensarci. E lo stesso è valido per te per la gran parte delle tue abitudini e dei pensieri ricorrenti.

È anche vero che il tuo stile di vita attuale è prodotto anche da questi automatismi. Ma se vuoi qualcosa di diverso... non puoi lasciare la tua vita completamente in mano a loro.

Non puoi distrarti.

Ma non è finita. Ad affondare il coltello nella piaga c'è poi anche l'ambiente dove viviamo - come se ce ne fosse bisogno!

Ad esempio, ti è mai capitato di partire con l'idea di fare qualcosa, avere una distrazione e poi ritrovarti a chiederti: "Che dovevo fare?"

Se hai vissuto almeno una volta questa esperienza nella tua vita, sai di cosa parlo. E quindi sicuramente ti renderai conto di quanto l'impatto dell'ambiente ci fornisca stimoli, interruzioni e distrazioni che generano delle piccole amnesie.

Ci basta mettere tutto insieme - abitudini, pensieri ricorrenti, distrazioni - e immediatamente il fatto che ci dimentichiamo di fare ciò che è importante per il nostro stile di vita ideale inizia ad essere molto più giustificato!

Ne parleremo approfonditamente nel prossimo capitolo, ma ora ti svelo come disfarti della tua distrazione. La cura è l'esatto contrario: l'attenzione.

"Dove metti la tua attenzione, ottieni risultati"

Il Dr. Joseph Riggio, il mio già citato insegnante e mentore, mi ha ripetuto allo sfinimento questa frase, che può sembrare semplice da comprendere, ma che non è affatto semplice far diventare parte integrante della tua vita.

La maggior parte dei risultati deriva da un'attenzione costante in una particolare direzione.

L'attenzione DEVE essere costante e prolungata.

Perché i risultati che davvero contano necessitano una sequenza di azioni, una dietro l'altra: non basta una lezione di pianoforte per diventare un pianista; non basta una carezza fatta ad un figlio per creare una relazione a vita; non basta andare un giorno in palestra per essere in forma.

È necessario quindi che l'attenzione nella direzione del risultato che vogliamo sia prolungata nel tempo, e che ci sia una sequenza di azioni generata da questa attenzione.

Poi ovviamente con il tempo ciò che prima ha richiesto un'attenzione cosciente, diventerà un pensiero automatico o un'abitudine, ma gestire la propria attenzione come una preziosissima risorsa che abbiamo a disposizione è un importantissimo principio secondo il quale vivere.

L'attenzione è infatti una risorsa finita. Ed è letteralmente la più importante che abbiamo a disposizione.

Nel settore dello sviluppo personale c'è questo mito molto diffuso relativo alle risorse illimitate che tutti avremmo.

È sicuramente vero che il nostro potenziale è enorme e inesplorato, ma prima ancora di andare a cercare risorse inesplorate è importante imparare a gestire al meglio quelle che già abbiamo!

Ritengo quindi sia molto più utile agire e decidere tenendo conto del limite attuale di risorse, in modo tale da utilizzarle al meglio e ottenere maggiori risultati.

Inizia a pensare a tempo, attenzione, energia fisica, finanze... come risorse estremamente limitate.

E solo così inizierai ad ottenere risultati "illimitati".

Non è un controsenso. È una naturale conseguenza del diverso rispetto con il quale tratterai queste risorse.

Io penso che la mia attenzione sia assolutamente limitata. E per questo motivo decido di non dare nessuna attenzione al gossip, alle notizie allarmistiche, alle informazioni e le distrazioni che non migliorano il mio stile di vita e non mi danno le emozioni e ciò che voglio, alla televisione (che non so nemmeno come si accende), e a tutta una serie di attività che mi succhierebbero energie che invece posso dedicare a ciò che davvero voglio vivere come esperienza di vita.

Quindi... prendi questa decisione adesso! Decidi di dedicare attenzione a quello che vuoi davvero per te, e di togliere questa risorsa ad ogni altra attività o pensiero che ti allontana da ciò che vuoi per te in termini di "esperienza di vita".

Prendi questa come regola generale, e poi la approfondiremo nel prossimo capitolo, capendo esattamente come fare per sviluppare la tua attenzione.

ERRORE 3 - Inerzia

Una delle definizioni più belle di inerzia è quella che ci ha regalato Sir. Isaac Newton, che scriveva nel 17esimo secolo: "La vis insita, o forza innata della materia, è il potere di resistere attraverso il quale ogni corpo, in qualunque condizione si trovi, si sforza di perseverare nel suo stato corrente".

È una definizione tratta dalla fisica, ma che è facilmente adattabile alla situazione tua e di tante altre persone.

L'inerzia è la forza che ti tiene nell'equilibrio nel quale sei adesso.

Positiva o negativa, che ti piaccia o meno, la situazione nella quale sei è una situazione di equilibrio.

E per uscire da questa situazione di equilibrio, così come per un corpo fisico, è necessaria una forza.

Se vuoi muovere un corpo fisico dovrai applicare forza e consumare energia.

La stessa cosa è valida per il tuo stile di vita ideale.

Cambiare la tua situazione richiede l'uso di energia per superare l'inerzia e letteralmente riposizionarti in una situazione di equilibrio diversa da quella di prima.

Solo che, mentre con un corpo fisico ci sono poche forze in ballo a contrastare il cambiamento, le forze che contrastano il nostro sono molteplici e derivano spesso dal contesto.

Nel caso volessi mollare tutto e decidere di iniziare una nuova carriera ci sarebbero una marea di forze a respingerti verso l'equilibrio di prima. Le tue paure. Le persone intorno a te. Il contesto. Le abitudini.

Questo equilibrio è ciò che molti chiamano la "zona di comfort".

Immaginatela come un recinto fatto di molle. Ogni volta che provi ad applicare la forza per spingerlo verso l'esterno, hai una risposta che ti respinge all'indietro.

Ed è anche per questo motivo che molto spesso le persone cambiano in seguito ad un trauma o ad un cambiamento radicale di contesto.

Questi eventi (un licenziamento, la nascita di un figlio, uno spostamento all'estero, la fine degli studi, etc..) fanno cambiare il contesto e le forze intorno a te in maniera radicale.

E quindi diventa più facile "riposizionare" l'equilibrio in un modo diverso da prima.

Ma ovviamente non è il modo migliore per sfidare l'inerzia. Non credo sia auspicabile il fatto di sperare in un trauma per poter creare un equilibrio che sia quanto più vicino possibile alla tua vita ideale!

L'unico vero modo per sfidare e vincere l'inerzia è applicare la giusta forza.

Ed è proprio qui che la maggior parte delle persone crolla.

"Non hai energia per tutto!"

Ho già citato la problematica delle risorse limitate nel paragrafo precedente, e la stessa cosa è valida anche in questo caso. In particolare, tantissime persone vivono in una mentalità da "tutto o niente" o "se devo fare qualcosa, voglio farla bene".

Purtroppo, questa non funziona.

Una persona che conoscevo anni fa, ogni fine anno decideva i cambiamenti ed i buoni propositi per l'anno successivo.

Questa lista di buoni propositi era una rivoluzione totale della vita.

Ogni anno decideva di: perdere x chili, andare in palestra tutti i giorni, leggere almeno 1 libro a settimana, mangiare sano e cucinare in casa invece di uscire, dedicare del tempo agli amici, imparare una nuova lingua, trovare una fidanzata, cambiare lavoro, mettere x soldi da parte.

Ho accorciato la lista perché in realtà era molto, molto più lunga!

Inutile dire che verso il 10 gennaio la maggior parte di questi propositi erano già venuti a mancare e dopo 2-3 mesi venivano magari ripresi con una scadenza diversa.

Le intenzioni erano vere, i desideri sentiti.

Ma quando operi in questo modo (alza la mano se non lo hai mai fatto!) stai dividendo la tua energia per forzare tante parti diverse del tuo recinto di molle!

Se hai un energia pari a 100 e provi a dividerla tra 10 cambiamenti diversi, ognuno dei quali ti offre una "opposizione" di 30... brucerai velocemente questa risorsa e non riuscirai a superare l'inerzia in nessuno di questi cambiamenti.

E la cosa peggiore è che tornerai esattamente al punto di partenza, rendendo anche frustrante e vano lo sforzo fatto!

La soluzione è però semplice

Per superare l'inerzia devi gestire in maniera ottimale la tua energia, concentrandola nei cambiamenti che:

  • Hanno il maggior impatto sul nuovo equilibrio che si creerà
  • Hanno una inerzia che sei sicuro di riuscire a superare con l'energia che hai a disposizione

Torniamo all'esempio di prima sui buoni propositi di fine anno che vanno a scomparire dopo pochi giorni perché non riesci a "tenere botta" e molli.

Immagina se il mio conoscente, invece che pensare di voler fare tutto, avesse semplicemente preso UN cambiamento di stile di vita, a caso, e avesse deciso di concentrarsi soltanto su quello.

Se avesse fatto questo, avrebbe avuto abbastanza energia (e anche abbastanza attenzione) per essere sicuro di creare un nuovo equilibrio intorno a questo cambiamento.

Limitandosi a decidere di dedicare un mese intero (o due, o tre) solo ad iniziare a studiare una lingua straniera... avrebbe con facilità spostato l'equilibrio verso questa attività.

Dopo un periodo di tempo nel quale era necessaria energia per decidere di alzarsi dal divano e mettersi con il libro in mano... il nuovo equilibrio e la nuova abitudine avrebbe smesso di opporsi ed avrebbe anzi iniziato a necessitare meno e meno energia.

A quel punto avrebbe potuto decidere di dedicarsi ad altro.

Nei 10 anni che ha passato a stabilire propositi che non è riuscito a mantenere avrebbe potuto rivoluzionare totalmente la sua vita invece di sprecare così tante energie.

E la stessa cosa devi imparare a fare tu. Se vuoi alzare i tuoi risultati devi abbassare le tue aspettative a breve termine. Decidi UN cambiamento che ha una forte inerzia e che magari in passato hai provato e decidi di dedicare tutta la tua energia a quello senza che altri cambiamenti la contendano.

A questo proposito ed a rafforzare questa idea voglio citare una conversazione che ho avuto qualche anno fa con un mio amico, Massimo Mondini, che si occupa di movimento e benessere. Massimo ha creato un approccio chiamato "Movimento Arcaico" che ha come obiettivo quello di riportare le persone a sperimentare il potenziale fisico per il quale sono state create, e che non viene sfruttato nella società odierna. È anche un profondo conoscitore di tutte le modalità di allenamento.

Dunque una volta, in risposta ad una mia domanda su quale fosse l'allenamento perfetto, mi ha freddato con la risposta: "L'allenamento perfetto è quello che... davvero fail"

Lo stesso vale per ogni cambiamento. Sicuramente ci sono decine di possibili cose che puoi fare per realizzare lo stile di vita ideale. Ma quelle che contano sono quelle che riesci a fare adesso. E amministrare la tua energia in modo strategico e che ti consenta di battere l'inerzia relativa a questi cambiamenti è la migliore decisione per te.

Non pensare a quello che funziona "in teoria". Pensa a quello che funziona adesso per te!

Questo testo è estratto dal libro "Efficacia Personale".

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Piernicola De Maria

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