Etan - Storia di un'Anima - Estratto del libro
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Etan - Storia di un'Anima - Anteprima del libro di Franco Racca

La Tragedia: "addio padre... per me sei stato il migliore."

La tragedia

«Etan… Etan…!» Come sempre sua madre, all’approssimarsi del tramonto, con voce acuta lo chiamò per la cena; lui sapeva benissimo che, se non avesse risposto immediatamente, si sarebbe fatto sentire il padre, e questo non lo desiderava affatto. Con un balzo saltò giù dalla staccionata su cui era appollaiato a osservare Hondo, il vecchio cavallo da tiro che brucava avidamente l’erba primaverile dopo una dura giornata di lavoro, dicendo: «Tornerò presto a prenderti e ti porterò qualche carota» mentre si allontanava senza convinzione.

Volgendosi ogni pochi passi verso il cavallo, si diresse svogliatamente verso casa, mentre la lama luminosa del sole al tramonto illuminava i suoi occhi meravigliati. Hondo non era un animale che potesse destare ammirazione, soprattutto ora che i segni della vecchiaia e della fatica avevano compiuto egregiamente il loro lavoro, ma Etan aveva solo quindici anni ed era un sognatore fantasioso.

«Lavati le mani e siediti, tuo padre deve parlarti.» La voce amorevole della madre era diversa dal solito, ma lui non sapeva dire se triste o preoccupata, pur avendo avvertito fin dalla sera prima che nell’aria vi era qualcosa di insolito.

Benjamin Colter

Benjamin Colter, con la sua figura imponente, occupava quasi per intero lo spazio di luce dell’unica finestra della stanza e sembrava scrutare i campi a ovest torcendosi nervosamente le mani. L’impressione di Etan fu che stesse aspettando qualcuno di non gradito. Con occhi interrogativi si volse verso sua madre la quale, sentendosi osservata, si girò subito, ma non così velocemente da impedire a lui di notare che aveva gli occhi lucidi.

Dopo attimi di silenzio che gli parvero interminabili il padre si girò verso di lui e, fissandolo intensamente, disse: «Non ho il tempo di prepararti come sarebbe giusto per quello che sta per accadere, ma a volte si deve diventare uomini nel tempo di una notte.» Per la prima volta il ragazzo vide nel suo sguardo qualcosa di simile alla paura.

«Dimmi pa’!» Etan imparava presto.

«Benjamin…» disse la madre portandosi le mani alla bocca come a voler supplicare cose che Etan non poteva ancora sapere, ma si trattenne davanti allo sguardo severo del marito. «Non badare a tua madre, queste sono cose da uomini. Vieni con me.» Etan lo seguì, notando però che la madre, appoggiandosi alla parete, piangeva.

Il sole era ormai tramontato, ma un residuo chiarore illuminava ancora tenuemente la pianura mentre padre e figlio si dirigevano al fienile. Benjamin Colter aprì la pesante porta richiudendola immediatamente dietro di loro, ma con troppa sollecitudine. Quasi subito, una voce… «Benjamin… sono qui Benjamin.» Dopo brevi istanti necessari a individuare da che parte veniva la voce, il ragazzo vide Peter Coburn, il loro vicino e amico, adagiato in un angolo su un pagliericcio improvvisato.

Peter Coburn

Prevenendo ogni domanda con il gesto della mano, suo padre gli intimò di attendere, cosa che lui fece senza obiettare anche perché, in realtà, non sapeva nemmeno cosa chiedere. Dalla conversazione che seguì, seppe che Peter era nel fienile fin dalla sera prima riuscendo così a comprendere il cambiamento di umore dei suoi genitori.

«Come stai Peter? Vedo che riesci ad appoggiarti meglio e la fasciatura che ti ha fatto Sarah non è più macchiata di sangue.» Peter mostrò di non far caso a quei convenevoli e con un tono grave: «Lascia perdere come sto! Pensiamo invece a cosa fare… Domani, al più tardi, verranno e io non voglio farmi trovare qui.»

Si fermò un istante e poi, con tono rassegnato, proseguì dicendo: «Questo è un mio problema e non voglio che tu ne sia coinvolto. Prestami un cavallo, anche se non sono sicuro di potertelo restituire, e stanotte stessa sarò lontano da qui.»

Etan osservava suo padre con ammirazione più che curiosità, perché sapeva con certezza quello che avrebbe sentito. «Questa notte, dal momento che le cure di Sarah ti hanno reso presentabile alla bambina, ti trasferirai in casa con noi fino a quando questa storia sarà finita.» Dopo un breve istante di silenzio: «Nessuno entra nella mia terra per dirmi cosa fare e chi ospitare, nemmeno quella feccia dei fratelli Bellow.»

Etan cominciava a capire, ma non si sforzò più di tanto, convinto che, appena in casa, avrebbe saputo tutto. Si ricordò infatti che nel passato suo padre gli aveva più volte fatto intendere che un uomo, a volte, deve difendere il proprio diritto a qualunque costo. Sentiva che questa volta anche lui avrebbe avuto un ruolo.

La difesa

Peter entrò in casa sorretto da Benjamin, mentre Etan apriva premurosamente la pesante porta di rovere. «Sarah, offri una tazza di brodo caldo a questo vitello di Peter, poi porta Lucy a dormire e resta con lei!» Dai toni perentori di suo padre, anche se la frase conteneva un che di ironico, Etan comprese che la situazione era seria.

Nella stanza il silenzio era rotto solo dai movimenti che sua madre faceva nel preparare il brodo: la donna si affrettava per togliere il più presto possibile l’imbarazzo della sua presenza. Sapeva che quello era il mondo degli uomini del quale lei non faceva parte pertanto, con in braccio la piccola Lucy già ormai addormentata, dopo aver servito la minestra a Peter si avvicinò al figlio e, con una pena infinita che le si leggeva scolpita in faccia, gli arruffò i capelli prima di scomparire nella stanza accanto.

Prima di parlare suo padre attese alcuni istanti, affinché anche il ricordo della presenza di sua madre si fosse dileguato. «Devo spiegarti alcuni fatti che tu non conosci prima di dirti quali sono le mie intenzioni.» Etan pendeva dalle sue labbra abituato com’era ad assecondarne ogni richiesta, perché lo stimava e soprattutto lo ammirava.

«Tu conosci la famiglia Bellow e non credo sia necessario sprecare parole su di loro, ma devi sapere che Peter, l’altro giorno, ha ucciso Franklyn Bellow perché Franklyn stesso, pochi istanti prima, aveva colpito con una scure nonno Joele.» Benjamin Colter attese che suo figlio assorbisse i fatti, ben sapendo che per i ragazzi della contea nonno Joele era un personaggio che diverse generazioni, compresa la sua, avevano amato.

«Joele è morto poco dopo, ma ai Bellow che lo hanno sempre considerato meno di un animale questo non importa. Loro sanno che Peter è qui e stai sicuro che forse già domani verranno a prenderlo.» Etan non assorbì affatto la notizia come sperava suo padre perché il ragazzo era affezionato a nonno Joele più di quanto fosse dato sapere, ma a Benjamin parve che sul volto del figlio si materializzassero proprio i sentimenti che lui si aspettava.

«Io non lo permetterò!» Allungò il braccio e posando la grossa mano callosa sulle spalle di Etan proseguì: «Noi ci opporremo!» Quell’ultima affermazione era impregnata di orgoglio e complicità. «Tu sai sparare molto bene… Un uomo non è un cervo, ma domani pensa che siano la stessa cosa.» A Benjamin pesava moltissimo quello che stava pretendendo dal figlio, ma nella vita egli stesso aveva vissuto esperienze durissime, per questo si sentiva certo di quella scelta, l’unica possibile per lui.

«Verranno in quattro pensando che io sia solo con Peter ferito. Proveranno a convincermi di consegnarglielo e di starmene fuori, ma quando capiranno, per noi sarà l’inferno.» Come sempre suo padre era essenziale e anche le cose più tragiche o difficili le faceva apparire normali eventi della vita, come arare un campo o mungere una mucca. Senza apparente emozione, gli stava dicendo che avrebbe dovuto uccidere e che forse egli stesso sarebbe stato ucciso, ma Etan non si stupì, perché era fatto della stessa pasta del padre e i loro pensieri erano sempre stati in sintonia. Poi aggiunse: «Noi li precederemo e dovremo essere spietati.»

La famiglia Bellow

Il vento che nel frattempo era aumentato di intensità fece sbattere ripetutamente gli infissi, aggiungendo un che di sinistro alla già tragica situazione. «Pa’, ma non pensi che potremmo cercare di parlare con loro o tenere Peter nascosto per qualche tempo qui da noi?» In cuor suo conosceva già la risposta. Se un’alternativa ci fosse stata, certamente avrebbe sentito quella pochi istanti prima. Nonostante ciò, l’impulso di obiettare era stato insopprimibile, anch’egli voleva sentirsi parte delle decisioni.

Fu Peter a parlare: «Vedi… quella gente non è come noi o le persone che solitamente conosci, sono animali vissuti per tutta la loro vita immersi in una violenza che nemmeno tu immagini.» Passandosi una mano sulla fronte, indirizzò lo sguardo verso Benjamin quasi a chiedergli di confermare, anche se poi proseguì senza attendere risposta: «Tu hai sentito parlare di loro, ma nulla di quello che credi di sapere corrisponde all’abiezione in cui è sprofondata quella famiglia. L’unico modo di uscirne è quello che io vada via.»

La voce dura di suo padre a quel punto sovrastò quella di Peter, il quale, anche per la stanchezza dovuta alle ferite riportate, ammutolì rassegnato. «La tua partenza è fuori discussione. Inoltre sai benissimo che, se ad assistere all’assassinio di Joele fossi giunto prima che accadesse, Franklyn Bellow sarebbe morto per mano mia, e questo chiude la questione! »

I due uomini stettero in silenzio per un tempo che al ragazzo parve interminabile, poi improvvisamente: «Inoltre» rivolgendosi al figlio «tu eri presente e ricordi quello che lo scorso inverno disse Zenger ad alta voce perché sentissero tutti.» «Sì pa’: disse che un giorno l’avrebbe fatta finita con te così avresti smesso di fare il protettore di tutti questi bifolchi.»

«E dire che mi sono scontrato con lui solo verbalmente per gli insulti che aveva fatto a Brenda, la vedova di Tom Paine.» Etan ricordava molto bene l’odio che aveva letto sul volto di Zenger, anche se allora era prevalsa in lui la soddisfazione di vedere come suo padre, per nulla intimidito, avesse umiliato quell’uomo.

Luoghi selvaggi

«Quella, figlio mio, è gente che deve essere eliminata! Ha sempre avuto ragione Daniel.» Disse a se stesso ripensando all’ultima conversazione avuta con lui prima della tragedia. «Questi sono luoghi meravigliosi ma selvaggi… la legge non può proteggerci qui, per questo noi lo faremo da soli. Se un uomo non riesce a difendere la propria terra deve andarsene, ma io non lo farò e nemmeno Peter!» Sia Peter che Etan compresero che l’argomento era chiuso. «Faremo così: domani Solomon e sua moglie verranno a prendere tua madre con Lucy e le porteranno a casa loro per alcuni giorni, siamo già intesi su questo.»

Tutto stava avvenendo troppo in fretta; per questo Etan, per l’emozione, venne colto da una vertigine strana e dovette appoggiarsi alla parete, cosa che fece cercando di non darlo a vedere. Udiva le parole di suo padre, ma non le capiva più perché i suoi quindici anni lo trattenevano dal farsi carico di ciò che gli veniva chiesto.

Fortunatamente Benjamin stava spiegando quale fosse la parte di Peter che, benché ferito, era ancora in grado di sparare egregiamente. « Devi sparare solo a Clay. Io devo essere certo che quando verrà il momento non mi dovrò preoccupare di lui, intesi?» «Stanne certo! Mi apposterò alla finestra del fienile che dà verso ovest e se tu ti piazzerai ad accoglierli dove mi hai detto li avrò tutti sotto tiro. Fortunatamente non pensano che io sia in grado di reggermi in piedi, e per la verità non lo credevo nemmeno io, fino a stamane.»

Etan sentiva che stava per svenire, ma non se lo permise; grande sarebbe stata la vergogna se questo fosse accaduto davanti ai due uomini. Si impose pertanto di ricomporsi e vi riuscì proprio nel momento in cui suo padre gli si rivolse: «Tu sarai appostato qui!» indicando la finestra. «Loro avranno gli occhi puntati su di me e quando io sparerò il primo colpo…» nel pronunciare quelle parole fissò lo sguardo alternativamente nei suoi occhi e in quelli di Peter; Etan, orgoglioso, ebbe la certezza che in quel momento suo padre davanti a sé non vedeva il figlio, ma un compagno «…solo quando io sparerò voi colpirete, ma dovrete farlo subito. Il Kentucky possiede un colpo solo, ma sono sicuro che Clay non avrà scampo.»

Questo testo è estratto dal libro Etan - Storia di un'Anima

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