Evangelion - Il Pensiero Aleph - Paola Caneo - Estratto
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Evangelion - Il Pensiero Aleph - Anteprima del libro di Paola Caneo

Il manuale di tecniche di meditazione

Il pensiero di Aleph

L'antro è buio, scavato dentro una verde collina. Per entrarvi, ci sono cinque gradini da scendere. Li osservo: sono in pietra, in parte ricoperti di muschio. Sembra l'entrata di una tomba etrusca.

Inizio a scendere, lentamente. Sono scalza. Sento la morbidezza del muschio e la freschezza della nuda pietra sotto i piedi. Entro. Attendo qualche secondo per abituare gli occhi all'oscurità. Mi ritrovo sottoterra in un'ampia e spoglia stanza rettangolare, con una fila di colonne a sinistra e una a destra. In fondo, illuminato soffusamente, siede su un trono di pietra dall'alto schienale un vecchio: indossa una lunga tunica bianca evanescente, ha capelli e barba lunghissimi, candidi e lucenti; è circondato da un alone di luce di eterea bellezza, dai leggeri riflessi azzurrognoli.

Guarda verso sinistra, assorto e pensieroso, tenendo appoggiato il mento alle nocche della mano socchiusa, mentre il braccio destro è abbandonato sul bracciolo con la mano pendente e rilassata.

Uno zoom veloce sulla mano... la esamino da vicino, ne colgo tutti i particolari: la forma grande e magra, le dita affusolate, la pelle liscia e uniforme, le unghie corte e ben curate, le vene azzurro-verdi un po' in rilievo. È una mano piena di storia e di vita, trasmette grande sapienza e profonda saggezza, come tutto il resto della sua figura.

Mi avvicino. Arrivata a metà stanza circa, il vecchio sembra accorgersi di me. Mi dedica la sua attenzione puntandomi addosso due occhietti piccoli e nerissimi, che luccicano come se avessero al loro interno una fiammella di candela. Non mi sento per nulla intimorita.

Mi rivolge un sorriso benevolo e abbassa sul bracciolo la mano con cui si reggeva il mento, muovendosi lentamente, come al rallentatore. Giungo a due passi da lui. Mi fissa e continua a sorridere. Sento un pensiero in testa:

«Come stai?» e mi arriva dritta al cuore una sensazione nettissima di profonda gentilezza. Sorrido anch'io.

«Bene» gli rispondo. «Che fai?».

I suoi occhi sono amorevoli e buoni.

«Ammiro la meraviglia. E aspetto».

Mi piace questa risposta. Mi sembra che non ci sia nient'altro da sapere, anche se il senso mi sfugge.

«Vuoi proseguire?» mi chiede, leggendomi nel pensiero, e mi indica una porta bianca discosta da noi che prima non c'era. Sento che non ho altro da fare qui.

«Sì, voglio proseguire».

Il vecchio fa un ampio gesto con il braccio sinistro.

«E dunque vai...» e il suo sguardo si fa più luminoso, conferendogli un'espressione allegra, quasi furbesca.

«Grazie» e mi dirigo verso la porta.

«Oh, ci rivedremo spesso...» scandisce lui con preciso e misterioso intento, e si rimette nella posizione di prima a osservare qualcosa che io non vedo.

Non ho la minima idea di chi sia.

Spirito Guida

Questo è stato il mio primo incontro, in meditazione, con quello che viene definito uno Spirito Guida, ma non l'ho riconosciuto subito come tale, anzi. Stavo cercando un contatto con il mondo di Luce da così tanto tempo che mi è passato accanto quasi inosservato. Ero talmente concentrata e mi ero così a lungo impegnata, che quando è successo non ci ho creduto del tutto e l'ho negato a me stessa.

Sono risapute oramai l'infinita pazienza e l'amorevole capacità di attesa degli Esseri di Luce. Essi seguono ogni nostro progresso spirituale, con entusiasmo tifano per noi e indefessamente si prodigano per aiutarci. Ma, prima di ogni altra cosa, dobbiamo essere noi ad accorgerci di loro, della loro presenza di Luce in noi e intorno a noi.

Avevo già letto molti libri, ascoltato numerosi CD di meditazioni guidate, ma avvertivo fortissimo in me il desiderio di un percorso spirituale mio e unicamente mio, da seguire e gestire da sola. Sono sempre stata convinta dell'unicità di ognuno di noi e lo sono oggi più che mai: dall'esperienza degli altri si deve trattenere solo ciò che il nostro intuito suggerisce adatto a noi e lasciare andare tutto il resto. In un libro di 300 pagine, può esserci anche una sola frase che ci resta nel cuore, e va bene così.

Avevo fatto l'esperienza del pendolino, proposto, in uno dei tanti libri giunti a me, come un buon mezzo per iniziare i primi contatti con il proprio Spirito Guida. È stata un'esperienza deludente e, perciò, di grande insegnamento. Dato che il pendolino può rispondere solo «sì» e «no», mi ero costruita da sola una tavola alfanumerica e passavo in rassegna una lettera alla volta per riuscire a comporre le parole. Mi sono stancata presto, però, della lungaggine sfibrante di questo sistema, rispettando chi invece lo usa trovandosi bene. È stato comunque un periodo fruttuoso per capire ancora meglio cosa non volessi e per decidere cosa invece volessi.

Sicuramente, non volevo più un metodo così lento, perché desideravo un contatto maggiormente diretto e, soprattutto, aspiravo a provare quelle sensazioni fisiche ed emozionali che avevo letto si avvertivano in presenza di Esseri di Luce.

Con l'uso del pendolino avevo sentito in me una grande diffidenza, forti dubbi e sfiducia, poiché le risposte che ricevevo alle mie domande erano sì gentili, ma sempre molto vaghe e non confluivano mai su ciò che mi interessava maggiormente: il mio cammino spirituale, la mia crescita personale come Essere di Luce incarnato in divenire.

Bisogna tentare strade diverse e sperimentare più metodi, finché si trova quello giusto per sé stessi.

Ho provato anche la scrittura automatica: sere e sere ferma, seduta al tavolo, concentratissima, ad attendere che la «magia» della mano che scrive da sola si manifestasse. Ma niente.

Fin dalle prime volte, invece, avevo notato come la meditazione e il leggero stato di trance che ne seguiva, mi regalassero sensazioni profonde di pace e di serenità, come mi facessero perdere completamente la percezione fisica dei confini del mio corpo: non sentivo più né mani né piedi, il collo non reggeva la testa che fluttuava di qua e di là, e, in tale stato di grande rilassamento, i pensieri svanivano e la mia immaginazione si scatenava, letteralmente, esplodeva: paesaggi meravigliosi, luoghi mai visti, piante e fiori dalle forme bizzarre e dai colori stupendi, vivi e intensi, voli iperbolici a velocità pazzesche con il mio corpo che diventava sempre più leggero, come una piuma. Ho visto me stessa da fuori, la Terra dallo spazio, schiere di angeli che sfrecciavano in cielo accanto a me e con me, sorridenti e invitanti, amichevoli, divertiti e divertenti.

La musica

Ho definitivamente capito che lo strumento d'eccellenza per alzare le mie vibrazioni e riuscire a collegarmi con i mondi sottili è la musica. Fin da giovanissima, da quando, cioè, ho iniziato a sentirmi attratta dalla musica di tipo sacro e classico, da quella celtica prettamente strumentale e da quella monastica o conventuale puramente vocale, dalle colonne sonore dei film epici e in costume, provavo sensazioni fortissime di distacco dalla realtà che mi circondava e mi perdevo in sogni a occhi aperti.

Con il tempo, ho affinato i miei gusti e scelto un tipo preciso di musica, soave e angelica, perfetta per la meditazione. E con il tempo, ho smesso di sognare a occhi aperti, perché la dualità della dimensione in cui viviamo mi ha insegnato che può essere dannoso e controproducente. Ma non significa che ho smesso di sognare; impossibile vivere senza sogni e senza speranze. Diciamo che ho imparato a sognare consapevolmente a occhi chiusi e, soprattutto, a decidere cosa sognare: ho smesso di sognare cose e persone fuori di me e ho cominciato a sognare il mondo dentro di me.

L'essere umano cerca fuori di sé tutto ciò che crede gli serva. Invece, ciò che ci serve è già dentro di noi. Cerchiamo fuori il benessere, la gioia, la felicità, l'approvazione, l'affetto, l'amicizia, l'amore, le più grandi soddisfazioni. Cerchiamo prove e conferme nelle cose e nelle persone di cui ci circondiamo. Pensiamo di sapere chi siamo solo se ce lo dicono gli altri: sei bella, allora sono bella; sei un buon padre, allora lo sono; sei un'ottima insegnante, allora so insegnare... Crediamo di essere ciò che gli altri dicono di noi e per molti diventa fondamentale quello che gli altri pensano. Finiamo per calcolare il nostro valore sull'opinione altrui:...continua!

Questo testo è estratto dal libro "Evangelion - Il Pensiero Aleph".

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