Il Falso Testamento - Mauro Biglino - Estratto
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Il Falso Testamento - Anteprima del libro di Mauro Biglino

Le traduzioni professionali dei codici ebraici

Le traduzioni professionali dei codici ebraici

Questo libro costituisce l'ideale prosecuzione del lavoro avviato con La Bibbia non parla di Dio (Mondadori, Milano 2015) e mantiene la caratteristica di essere il frutto di un approccio multidisciplinare che spazia dalla genetica alla filologia classica, avvalendosi dell'apporto di diversi studiosi.

Ritengo necessario chiarire qui gli elementi essenziali del cammino iniziato con le traduzioni professionali dei codici ebraici masoretici effettuate per le Edizioni San Paolo, che hanno pubblicato 17 libri dell'Antico Testamento da me tradotti letteralmente.

Partendo dall'Antico Testamento, queste pagine proseguono il racconto di ciò che ancora non era stato evidenziato o, peggio, di ciò che è stato da sempre volutamente dimenticato - o variamente interpretato dagli esegeti-teologi - allo scopo di celarne i potenziali effetti dirompenti.

Quali che siano i contenuti delle numerose e spesso discordanti teologie formulate nel corso dei secoli, va tenuto presente innanzitutto che il fondamento stesso su cui si basa ogni elaborazione di pensiero religioso di impianto biblico è quanto mai incerto.

Nella Introduzione al Pentateuco pubblicato nella Bibbia di Gerusalemme è contenuta l'accettazione di una situazione di fatto là dove si dice: "Bisogna cominciare ... con il riconoscimento del carattere limitato delle nostre conoscenze circa i testi e circa l'ambiente di origine che li spiega ...

Che fare quando domande ben poste restano senza risposta

Che fare quando domande ben poste restano senza risposta o quando le risposte date sono contraddittorie? Occorre una buona dose di umiltà per riconoscere che alle nostre domande non si trova una risposta semplice".

Le conoscenze sono talmente limitate che: "Non si può affermare che questi testi sono l'opera di un autore determinato (sia pure anonimo) e che la loro composizione si colloca in un momento determinato della storia, per noi precisabile senza problemi".

Con questa convinzione assolutamente condivisa, il presente libro procede compiendo ulteriori passi nella direzione indicata dal metodo che ho scelto e che desidero ricordare a beneficio del lettore che non conosca i miei lavori precedenti.

L'obiettivo è contraddistinto dalla volontà di condurre un'analisi del testo biblico ricorrendo al possibile significato originario delle radici consonantiche che sono alla base delle parole ebraiche: un significato che è indicato nei dizionari di ebraico e aramaico biblici e negli studi di etimologia e lessicografia della lingua ebraica specifici per l'Antico Testamento.

Il lavoro è caratterizzato da scelte precise: testo masoretico, letteralità delle traduzioni, ma soprattutto volontà di mantenere la massima coerenza possibile nelle analisi e nelle relative, conseguenti considerazioni.

Lo studio delle numerose e secolari disamine di carattere filologico, che spesso non conducono a risultati certi e universalmente accettati, mi ha indotto a preferire un atteggiamento che privilegi la possibilità di rilevare un filo conduttore sottostante ai vari racconti biblici così come emerge con discreta chiarezza dal contesto complessivo.

Anni di traduzioni mi hanno aiutato a capire infatti come proprio il contesto sia spesso l'elemento fondamentale per una comprensione coerente del testo e dei singoli termini, il cui significato peculiare rimane talvolta oscuro se esaminato da un punto di vista esclusivamente linguistico: una visione d'insieme dei passi biblici fornisce luce a un quadro che viceversa rimane in ombra se fatto oggetto di un'analitica vivisezione operata in chiave puramente filologica.

Un esame a posteriori

Un esame a posteriori sul lavoro condotto fino a oggi conferma che questa scelta è stata utile per mantenere una linea di lettura che rileva coerenze logiche capaci di spiegare ciò che spesso la filologia - soprattutto quando è condizionata dalle varie forme di pensiero teologico - finisce per lasciare irrisolto.

Dico quindi, a beneficio degli studiosi accademici, che nel testo non si troveranno disamine sulla possibilità che quella tale espressione debba essere considerata una "proposizione relativa paronomastica" o una "proposizione con antecedente nominale" o, ancora, una "proposizione con senso correlativo"...

Non mi sono neppure preoccupato di entrare nel merito dell'affermazione della priorità o meno del valore semantico nei confronti dell'aspetto grammaticale-sintattico, questione di cui si occupa spesso l'esegesi tradizionale.

Ho cercato di leggere il testo con la convinzione che chi l'ha scritto non si poneva questioni di tale genere ma intendeva raccontare ciò che aveva visto di persona o sentito narrare, con quella meraviglia e quello stupore che sono inevitabili di fronte ai contenuti che emergono. Meraviglia e stupore che hanno colpito anche me in questa ricerca che mi auguro appassionante e soprattutto a misura del lettore che si avvicini per la prima volta all'argomento.

L'approccio metodologico messo a punto negli anni delle traduzioni professionali è caratterizzato dalla scelta dichiarata di:

  • condurre una lettura quanto più letterale possibile;
  • "fare finta che" gli autori biblici ci abbiano raccontato delle sostanziali verità dal punto di vista storico-cronachistico;
  • "fare finta che" la Bibbia che abbiamo noi sia quella scritta in origine, anche se purtroppo sappiamo bene che così non è, perché ogni volta che un testo veniva ricopiato o riscritto sotto dettatura subiva variazioni (per la comprensione delle modalità con cui la Bibbia si è venuta formando nei secoli, rimando ai miei lavori precedenti, citati nella sezione "Commentari, saggi e dizionari biblici" della Bibliografia alla fine del presente volume);
  • "fare finta che" quando gli autori scrivevano una cosa volessero dirci proprio quella, senza sottintenderne altre.

Si tratta ovviamente di scelte personali e dunque opinabili, ma formalmente dichiarate al fine di instaurare un rapporto corretto e leale con il lettore.

Questo lavoro, insomma, intende privilegiare la visione sinottica dei contenuti a fronte della chirurgia filologica che si dedica invece all'analisi specifica di ogni singolo termine: una visione di insieme che non si vuole contrapporre alla indispensabile disamina dei singoli vocaboli ma che la integra e la completa superandone gli inevitabili limiti.

D'altra parte mi deve essere consentita una nota che non vuole essere polemica ma che ritengo imprescindibile per una corretta comprensione della scelta effettuata. Molti di coloro che si sono occupati della Bibbia e hanno scritto la storia del popolo di Israele sono innanzitutto teologi e non storici di professione, ed è questo il motivo per cui i sistemi di studio tradizionali hanno portato all'elaborazione di varie teologie spesso in contrasto evidente e insanabile tra loro. In tale situazione, il pensiero religioso e l'esigenza di affermare la validità dei suoi spesso dogmatici contenuti vengono sempre anteposti alla necessità di determinare la verità storica o, quanto meno, letterale.

Non a caso, nella Introduzione al Pentateuco la già citata Bibbia di Gerusalemme avverte che la stessa origine dell'Antico Testamento è condizionata da intenzioni e finalità precise: "I fatti sono introdotti, spiegati e raggruppati per dimostrare una tesi religiosa: c'è un Dio che ha formato un popolo e gli ha dato un paese; questo Dio è yhwh, questo popolo è Israele, questo paese è la Terra santa".

Questa tesi così chiara non ha però impedito il frazionamento successivo.

Sull'Antico Testamento si basano almeno tre grandi religioni, alTinterno delle quali si sono sviluppate correnti di pensiero che storicamente hanno operato per annullarsi a vicenda, tentando di affermare e dimostrare la reciproca insussistenza.

In questa assenza di verità certe e universalmente accettate, la chiave di lettura qui fornita può quindi essere considerata una delle tante possibili, avente lo stesso diritto di esistenza delle numerose altre, e può rappresentare uno stimolo per ulteriori studi.

L'approccio metodologico

L'approccio metodologico da me scelto e applicato in questi anni consente poi di avviare un cammino ulteriore che passa attraverso una lettura parallela della Bibbia e dei testi prodotti dalla cultura classica del mondo greco, con specifico riferimento alle opere omeriche, cui si affianca un primo sconfinamento nella religione dell'antica Roma, che rivela ulteriori straordinarie concordanze.

Il tutto allo scopo di fornire spunti per riflessioni autonome.

La parte del lavoro fino a qui svolto evidenzia la concreta possibilità di scoprire come gli autori, pur appartenendo a culture così diverse, ci abbiano narrato in realtà le stesse storie, le stesse vicende riferibili a quegli stessi individui che hanno avuto un rapporto con l'umanità e che la teologia ha artificiosamente trasformato in Dio.

Questo libro vuole quindi tentare di utilizzare una chiave di lettura che rivela già da ora sorprese e potenzialità inaspettate in funzione di una possibile nuova visione di quella che potrebbe essere stata la nostra storia, una storia che, come appare ormai chiaro a un numero sempre crescente di ricercatori, andrà totalmente riscritta.

Troppe sono le testimonianze del passato che urgono e spingono in questa direzione; troppi gli elementi che depongono a favore di questa necessità; troppe le domande e le incongruenze archeologiche, storiche, documentali che rimangono prive di risposte e di spiegazioni coerenti.

Per altro, anche nel presente lavoro, come già nei precedenti, ci si avvale di apporti scientifici e storico-letterari che forniscono nuova luce proprio sul cammino intrapreso alla ricerca di risposte e spiegazioni coerenti: una sorta di antologia di temi che rimanda alla necessità di rivedere la storia affiancando ricerche interdisciplinari che, superando la settorialità delle divisioni, possano contribuire alla realizzazione di un mosaico che risulta sorprendente.

Questa è la mia personale convinzione: ci sono vie nuove per tentare di conseguire la possibile verità, sentieri che vanno battuti senza il timore di scoprire che la verità potrebbe essere totalmente diversa da quella che ritenevamo tale. 

Questo testo è estratto dal libro "Il Falso Testamento".

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