Genitori al Contrario
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Genitori al Contrario - Anteprima del libro di Daniela Barra e Federico Parena

Guarda attraverso gli occhi dei tuoi figli ed esprimi il meglio di te come genitore

«Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia».
Carl Gustav Jung

Definiamo la visione del “mondo al contrario” come la capacità di conoscere se stessi attraverso lo specchio della realtà esterna, ossia il mondo che ci circonda, fatto di relazioni, eventi, risultati delle nostre scelte consapevoli e inconsapevoli. Quale migliore punto di riferimento abbiamo riguardo a noi stessi, se non ciò che abbiamo creato al di fuori di noi durante la nostra vita? Ma per poter interpretare l’immagine che vediamo riflessa, abbiamo bisogno di conoscere alcuni meccanismi universali all’interno dei quali ci muoviamo quotidianamente, e riconoscerne i segnali. Questa è un’abilità che possiamo apprendere e risvegliare attraverso la pratica.

Come farebbe uno scienziato all’interno del suo laboratorio, considera con fiducia le informazioni che stai per acquisire. Sperimentale su di te per qualche tempo e solo a quel punto decidi cosa farne. Per introdurre la nuova visione del mondo al contrario utilizzeremo una metafora. L’utilizzo di questo strumento ci permette di comprendere per analogia concetti inizialmente complicati, allo stesso modo in cui può essere utilizzata la fiaba, per trasferire al bambino delle informazioni a livello subconscio che potranno aiutarlo a superare momenti di crisi.

Immagina di indossare i panni di un operatore cinematografico al lavoro, all’interno di una cabina di proiezione. Appena pronto, inizi a proiettare la pellicola su un telo di proiezione, uno di quei teli a cupola che comprende tutto il tuo campo visivo. Operazioni di questo genere vengono utilizzate per le simulazioni di realtà virtuale. Personalmente, io, Federico, ho vissuto un’esperienza del genere nel parco giochi degli Universal Studios di Los Angeles, all’interno dell’attrazione dedicata alla famiglia Simpson. Credo di non essermi mai divertito tanto, fino a quando la terza volta in cui sono entrato, ho iniziato a guardarmi intorno, e allora la realtà virtuale ha perso la sua magia. Quello che fino a pochi secondi prima mi coinvolgeva con tutti i miei sensi, attraverso una visione più distaccata, non aveva più

Io stesso effetto. Le pareti della stanza, i bordi del telo di proiezione, le persone che accanto a me erano ancora immerse nell’esperienza erano tutti punti di riferimento che mi facevano capire di essere all’interno di un videogioco, o ancora meglio, un video-egoico. Osservare meglio l’ambiente circostante ci permettere di non essere identificati con la proiezione. Vedremo tra poco l’importanza di questo aspetto.

Il film che stai guardando è intitolato “Tutto ciò in cui credi veramente”. Poco dopo l’inizio del film ti dimentichi di essere un operatore e ti immergi completamente nella storia che stai guardando. Sei talmente identificato nella parte, che ti convinci di essere il protagonista del film, e ti dimentichi di essere l’operatore alla macchina di proiezione, vivendo tutte le situazioni con i tuoi cinque sensi fisici, le tue emozioni e i tuoi pensieri.

Con uno sforzo ulteriore, immagina che il tuo corpo, fatto non solo di carne, ossa e muscoli ma anche di emozioni e pensieri, abbia la funzione di macchina di proiezione, e che nella pellicola sia impressa la tua programmazione subconscia cioè, come abbia mo visto, quell’insieme di credenze, abitudini, decisioni e giudizi, che si sono accumulati e stratificati nella tua mente a partire dal tuo concepimento, e soprattutto nei primi sette anni della tua vita. Che cosa succede? Sul telo di proiezione viene costantemente proiettato un film che in realtà rispecchia il tuo subconscio. Un programma che rappresenta ciò in cui credi veramente (e non ciò a cui pensi di credere in modo conscio) e che non potresti vedere, se questo non fosse proiettato davanti a te 24 ore su 24.

Fino a quando l’operatore cinematografico sarà completamente identificato con ciò che accade nel film, sarà impossibile per lui rendersi conto che ciò che sta vivendo è in realtà qualcosa che deriva dalla camera di proiezione, che lui stesso sta gestendo e su cui può avere il controllo. Per poter quindi cambiare la pellicola, è prima di tutto essenziale ricordarsi chi siamo veramente, ed è poi necessario sentire con tutto il proprio essere che ciò che vediamo nel film non è altro che una proiezione che deriva dall’interno della stanza.

I tre stadi della responsabilità: cosa potevo fare che non ho fatto?

Per vedere il mondo al contrario rispetto al tuo consueto punto di vista, quindi, considera l’idea di essere il creatore della tua realtà in ogni istante. Credo che la consapevolezza di ciò avvenga in tre passaggi principali...

1. Responsabilità inconsapevole

Al primo stadio di responsabilità, tendiamo a interpretare la realtà che ci circonda come qualcosa di dato, sulla quale il nostro potere è minimo. Siamo certi che gli avvenimenti della vita siano situazioni alle quali adattarsi e all’interno delle quali escogitare strategie per sopravvivere. Spesso ci sentiamo impotenti di fronte ai casi della vita e siamo sempre alla ricerca di una motivazione che giustifichi ciò che ci accade, poiché questo ci fornisce sicurezza. Ci ostiniamo nel dar ragione a ciò che pensiamo sia vero. Per questo motivo, quando ci troviamo su questo piano la nostra responsabilità è inconsapevole. Siamo comunque responsabili della nostra realtà, ma non ne siamo ancora coscienti. La difficoltà a percepire una tale responsabilità è data dal fatto che, come abbiamo visto, per il 95% i nostri comportamenti sono dettati dalla mente subconscia. Per questo motivo ci rendiamo conto di avere responsabilità solo per quel 5% legato alla mente conscia, la punta dell’iceberg. Tutto il resto lo deleghiamo all’esterno, solo perché non riusciamo a stabilirne la provenienza interna. Per usare una metafora, è come picchiare il pavimento “cattivo” quando il bambino ci sbatte la testa cadendo. Siamo vittime del mondo che ci circonda.

2. Responsabilità consapevole

Il secondo stadio di responsabilità si attiva nel momento in cui vieni a sapere che il mondo che vedi là fuori è determinato dal tuo sistema di credenze, ossia il programma attraverso il quale percepisci l’esterno. Se, come abbiamo visto, ciò in cui credi modifica la percezione della realtà in cui vivi, allora ciò che percepisci in questo momento intorno a te, il tuo presente, è il risultato di ciò che credi vero, ciò in cui hai riposto la tua fiducia da quando sei nato. Per conoscere meglio te stesso e le tue convinzioni subconsce, quindi, è sufficiente guardarti allo specchio del film che hai creato. Ti sei reso consapevole che le tue scelte sono dettate per il 95% dal tuo subconscio e per il 5% dalla tua mente conscia, e puoi iniziare a modificare il tuo ambiente mentale, non lamentandoti per tutto ciò che ti accade. Nonostante questo fai ancora fatica ad accettare che la causa di una tua sofferenza sia dovuta a una tua percezione, a un tuo schema mentale e di una tua conseguente azione, e per te è ancora difficile assumertene la responsabilità al 100%.

3. Responsabilità al 100%

Questo stadio viene raggiunto nel momento in cui senti fin nelle viscere che tutto quello che vedi là fuori in realtà non esiste in maniera oggettiva, perché è frutto del tuo personale modo di vedere il mondo. Ciò che vedi e percepisci all’esterno è in definitiva un’estensione della tua coscienza, una tua proiezione olografica. Il mondo là fuori non può che riflettere le tue percezioni del mondo stesso. Non solo sei consapevole che la realtà che vedi è determinata dalle tue percezioni, bensì ti rendi conto che è esattamente quello che ti serve per la tua crescita come individuo. Quando riesci a percepire questo cambio di prospettiva, hai creato Potere per te e l’hai sottratto al mondo circostante; il potere di farti arrabbiare, soffrire, sentirti in colpa, impotente, ecc. Hai la possibilità di guarire una situazione esterna guarendo quella parte del programma che si trova al tuo interno. Nel momento in cui realizzi che il mondo può solo rispondere al programma di cui fai parte, più ne comprendi il funzionamento facendo luce al tuo interno, e maggiore sarà la chiarezza rispetto al risultato di quel programma nella realtà. A questo stadio hai finalmente la possibilità di assumerti la responsabilità al 100% sia delle tue scelte, che dei risultati che queste producono. Diventi la soluzione al problema.

La mappa del tesoro

Date queste premesse, ora possiedi un solido punto di riferimento per capire meglio te stesso: la realtà in cui vivi. Il tuo mondo diventa la mappa del tesoro che stai cercando. Questa mappa comprende le persone con cui ti relazioni, la tua famiglia, la tua casa, il tuo ambiente di lavoro, i tuoi interessi, il tuo benessere fisico ed economico. Per usufruire al meglio del tuo potere, è sufficiente conoscerti sempre più a fondo e lavorare sui tuoi programmi subconsci, trasformandoli in condizioni a te favorevoli. A questo punto, per modificare l’ambiente in cui i tuoi figli cresceranno, non dovrai fare altro che lavorare su di te. Facile no? Ora che sai dove trovare la mappa, imparerai il metodo migliore che ho sperimentato per leggerla, trovare il punto in cui è stato nascosto il tesoro, e scavare per portarlo alla luce. Il fine di questo lavoro è arrivare alla felicità, e per far questo è necessario ottenere la coerenza tra ciò che siamo e ciò che esprimiamo di noi stessi nel mondo, in modo che questo sia utile a noi e alle persone con cui veniamo in contatto. Tuo figlio acquisirà questa capacità di conseguenza.

Questo testo è tratto dal libro "Genitori al Contrario".

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