Il Grande Libro dei Fiori Californiani - Estratto
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Il Grande Libro dei Fiori Californiani - Anteprima del libro di Roberto Pagnanelli e Cristina Orel

Sintomi psichici e fiori californiani

Sintomi psichici e fiori californiani

Quali sono le manifestazioni della mente sulle quali agiscono i fiori californiani? Non ci sono sintomi psichici che restino esclusi dal repertorio terapeutico. Ogni moto dell’animo può essere affrontato e curato dalle essenze floreali. La grande fortuna dei lloriterapeuti consiste nel non doversi specializzare in ambiti ristretti della medicina, coi sintomi a essi collegati, come avviene nella cultura medica occidentale, ma di poter spaziare liberamente attraverso tutta una serie di manifestazioni psicologiche dalle differenti sfumature. Gelosia, ansia, irrequietezza motoria, attacchi di panico, problemi relazionali coi genitori, rapporti tesi con il partner, violenze psicologiche e fisiche subite nell’infanzia, insonnia, momenti di tristezza e disperazione, perdita della fiducia, pessimismo, balbuzie, timidezza, agorafobia, rifiuto della sessualità, mancanza di praticità, tensioni muscolari, nervosismo, difficoltà di concentrazione, dipendenza da fumo e alcool, pigrizia, mancanza di spiritualità. Ogni disarmonia può essere affrontata con successo dall’impiego di essenze floreali.

In effetti non vi è malessere soggettivo che non possa trovare sollievo nel giusto fiore, quello che, in mani esperte, può diventare preciso tanto quanto un bisturi!

La preparazione delle essenze floreali

La preparazione dei fiori californiani è identica a quella dei fiori di Bach. Si introduce in un contenitore di vetro acqua purissima di sorgente, sulla superficie della quale vengono appoggiate le corolle dei fiori selezionati. Il preparato viene esposto al sole per circa tre ore. L’energia del sole trasmette le sue caratteristiche al fiore, esaltandone le proprietà curative. A questo punto si tolgono le corolle e una certa quantità d’acqua viene mescolata con un’eguale quantità di alcool, per mantenere intatte le sue proprietà nel tempo.

Come si assumono i fiori californiani

Per l’assunzione (dei fiori californiani come dei fiori di Bach) basterà stillare sotto la lingua quattro gocce del rimedio o dei rimedi prescelti per quattro volte al giorno: poco a poco le vostre qualità germoglieranno e il benessere rifiorirà.

Generalmente il periodo di cura varia da alcune settimane a uno o due mesi. Allora potrete apprezzarne l’effetto. E ammirare ancora una volta l’efficacia delle terapie che s’ispirano alla terra, al sole, al vento e all’anima.

Domande e risposte sulla floriterapia californiana

Approfondiamo ora alcuni temi. Molti dei nostri pazienti, clienti e collaboratori ci rivolgono delle domande sull’impiego della terapia con i fiori, cui vorremmo fornire delle risposte. Cominciamo pure.

Se riscontro che i miei sintomi appartengono alVuniverso sintomatologico di più rimedi, posso usarli tutti insieme? O dovrò assumerne uno solo per volta?

Non c’è una regola precisa a questo riguardo. In genere, per i principianti, preferiamo consigliare l’impiego di un fiore californiano alla volta. Ciò permetterà di osservare i piccoli ma costanti cambiamenti che intercorrono fra una seduta e l’altra, nel corso di un breve lasso di tempo, sul sintomo specifico che vogliamo trattare. Ci sarà così possibile indirizzare il corso della terapia con più sicurezza. Spesso il nostro inconscio si comporta proprio come il nostro cervello. Se esso “ascolta” ciò che un singolo rimedio gli trasmette sul piano energetico e psico-emotivo attraverso la sua spinta alla guarigione, è più facile che esegua il compito fedelmente. Se invece a parlare sono più voci contemporaneamente, sarà più complesso starle ad ascoltare e comprendere bene ciò che vogliono dire, quali sono i messaggi che hanno intenzione di farci arrivare. Perché ogni fiore ha le sue parole e il suo vocabolario.

Tuttavia è anche vero che spesso desideriamo ottenere dei risultati immediati secondo il principio del “tutto e subito”. Così se avvertiamo diversi sintomi e malesseri, il fatto di prendere svariati rimedi nello stesso momento ci dà la sensazione di poter risolvere i nostri malanni in un sol colpo e più in fretta. E spesso avviene proprio così: la nostra mente è flessibile, l’inconscio comprende ugualmente il significato dei rimedi che gli stiamo proponendo, se questi sono ben individualizzati. Il risultato viene raggiunto comunque, e di conseguenza non è del tutto sbagliato ricorrere a più rimedi, tutti insieme. Tuttavia, se proprio dobbiamo farlo, consigliamo di non superare i quattro-cinque fiori presenti nella stessa boccetta. Essi saranno meno attivi rispetto alla monosomministrazione (prendere cinque rimedi insieme significa dare a ciascuno il 20% di efficacia) ma agiranno su una base sintomatologica più ampia. Garantendo comunque un risultato confacente alle nostre aspettative.

Occorre davvero ricorrere a un floriterapeuta, un naturopata esperto, uno psicologo o uno psichiatra per stabilire qual è il fiore giusto per noi o può essere sufficiente la terapia fai-da-te? Lo stesso Bach, creando il metodo che porta il suo nome, aveva sottolineato la valenza dell’autocura. Chiunque sia in grado di studiare bene il rimedio e le sue proprietà caratteristiche, potrà risolvere i propri sintomi cercando di conoscersi più a fondo e di compiere un approfondimento su se stesso e sull’origine dei suoi mali; alla fine di questo percorso introspettivo, potrà optare per uno o più dei rimedi che reputa adeguati per il suo stato mentale. Questo è un atteggiamento sostanzialmente corretto.

Tuttavia talvolta non è ben chiaro a noi stessi come comportarci e quali sono i nostri problemi e le loro cause e, cosa non da poco, una persona esterna può avere un angolo visuale più oggettivo e imparziale nell’osservare noi e i nostri malesseri. Se poi ha alle spalle qualche anno di esperienza è ancora meglio.

Se dovessimo farci trasportare in automobile per un lungo viaggio, sceglieremmo un pilota professionista e, spesso, è più sicuro rivolgersi a chi sa guidare piuttosto che a un principiante o a chi si inventa doti che non possiede. In mani esperte i risultati sono straordinari.

Per questo vorremmo che il volume fosse per voi una guida fidata su cui contare per iniziare a concretizzare le vostre esperienze e sapere ciò che occorre fare e non fare, a proposito di fiori californiani. Sicuramente, e su questo non ci sono dubbi, non potrete fare danni!

Come si sposa questo percorso con altre terapie, naturali e chimiche?

Nello specifico: i fiori di Bach sono compatibili con i fiori californiani? La risposta è affermativa. Seguono entrambi gli stessi principi bioenergetici. Anche in questo caso vi consigliamo di rivolgervi ai fiori di Bach e ai californiani in momenti diversi, per non creare confusione. Magari un mese gli uni e il mese successivo gli altri.

Anche i farmaci omeopatici sono conciliabili coi fiori californiani, ma anche in questo caso le due terapie condividono il meccanismo d’azione di tipo energetico e non biochimico. Pertanto, come per i fiori di Bach, sarà buona regola assumerli in periodi diversi, optando di volta in volta per il rimedio che sembrerà più opportuno proprio in quel momento della vita. E assumendo in seguito l’altro principio. Non è comunque controindicato in senso assoluto l’impiego simultaneo di diluizioni omeopatiche e fiori californiani. Si potrà, a titolo di esempio, impiegare Ignatia amara omeopatica (nelle diluizioni più appropriate) insieme al rimedio floreale californiano Arnica nei casi d’ansia generalizzata legata a shock emotivi e traumi psico-affettivi.

I sali di Schiissler, in casi specifici, sono compatibili con le essenze floreali. I “sali della vita” rappresentano uno stimolo per l’intestino ad assorbire i minerali carenti di cui necessitiamo, intervenendo a livello somatico e quindi, solo secondariamente, sul piano psicologico. I fiori invece interessano primariamente la sfera psichica. Per questo le due terapie sono perfettamente compatibili.

Molto bene andranno i rimedi fitoterapici in abbinamento coi fiori californiani. Gli uni (fitoterapici) agiranno con un meccanismo biochimico su recettori cellulari specifici, mentre i fiori interverranno sul paziente a livello energetico. Si potrà, ad esempio, calmare la tensione psichica con la Tilia tomentosa TM, e impiegare per i dolori muscolari c le somatizzazioni d’ansia (coliti, gastriti) Lavender dei fiori californiani: i due rimedi si potenzieranno a vicenda.

Gli oligoelementi si prestano molto all’abbinamento terapeutico con i fiori di Katz e Kaminski, e così i gemmoderivati. Il rame-oro-argento o il litio, impiegati nei disturbi dell’umore, si avvarranno dell’efficacia stimolante e antidepressiva di Yerba Santa, Borage, Rosemary o Angelica.

E per gli psicofarmaci? Vale sostanzialmente lo stesso discorso. Qualcuno sostiene che le terapie naturali non abbiano effetto se assunte insieme ai farmaci chimici, ma ciò non è del tutto vero. Diversi sono i meccanismi d’azione, gli effetti, le possibili interazioni e gli effetti collaterali. Personalmente l’esperienza ci insegna che l’abbinamento di due terapie così diverse non solo è possibile, ma addirittura auspicabile e positivo, foriero di risultati fuori dal comune. Ci sono molte persone che, abbinando farmaci a rimedi floriterapi-ci e naturali, in genere, rifioriscono e riducono sempre più le concentrazioni delle medicine chimiche che stanno assumendo, spesso da anni, il più delle volte smettendole del tutto.

Ciò è possibile soprattutto se le mani dell’operatore sono sicure, precise e attente al soggetto che hanno davanti.

Quando diventa indispensabile la presenza di un esperto?

Tutte le volte che, nonostante i vostri tentativi, non verrete a capo di una situazione che riguarda voi stessi, un amico, un conoscente, un cliente o un paziente, è buona regola rivolgersi a chi possiede conoscenze, studi specifici e un discreto bagaglio di esperienza, umanità, empatia e saggezza. Sono queste le qualità che un buon terapeuta, a nostro avviso, deve possedere. 

Questo testo è estratto dal libro "Il Grande Libro dei Fiori Californiani".

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