La Guarigione con la Detergenza Vegetale - Estratto
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La Guarigione con la Detergenza Vegetale - Anteprima del libro di Antonina Maria Botta

Acqua nelle vene

Acqua nelle vene

È primavera qui a Palermo, io ho poco più di due anni, non amo molto mangiare e per distrarmi tra un boccone e l'altro, la zia Margherita mi mostra i pesci rossi nella vasca del suo giardino.

Sono passati oltre 40 anni eppure ricordo ancora quelle code fluttuanti rosse e dorate nell'Acqua limpida e cristallina, poco profonda, che smuovevo con le mie piccolissime mani, bagnandomi fino ai gomiti. Piccole mani e grandi occhi, che proprio allora hanno iniziato il lungo dialogo con le forze dell'Acqua che, ancora oggi, mi accompagna e che non mi ha mai abbandonato. E così tra distese di agrumi e succulenti fichi d India, circondata da profumi intensi e da potentissimi colori, fui iniziata all'amore per l'Acqua e all'osservazione ammirata di Madre Natura.

È il 1993, ed io sono Antonella, perito chimico industriale a Palermo. Sono magra, ho i capelli lunghi e neri ed un’aria caustica e ribelle. Sto svolgendo il mio tirocinio post diploma presso un laboratorio di analisi delle acque e, in qualità di ultima arrivata, sto lavando due tazzine da caffè. È finito il detersivo dei piatti ed io chiedo al mio responsabile dove posso prenderne dell'altro. Il Dottore mi guarda e con tutta la semplicità di chi sa molte cose, prende un flacone di detersivo da W.C. e lava le stoviglie, rivelandomi divertito che, a guardar bene tra le etichette, non c'è molta differenza tra i diversi detersivi, i quali hanno aspetto e profumo differente, ma svolgono le stesse funzioni per lavare.

Sono stupita e perplessa, non ho alcun tempo di ribattere che il Dottore mi dice: “Bene, vedo che l'argomento la interessa molto, le farò fare uno studio approfondito . Inizio a studiare e a comprendere.

Intraprendo così il mio percorso nello schiumoso mondo dei detersivi.

Quell'anno, in Italia, secondo statistiche Istat del settore, sono stati consumati un milione e centomila tonnellate di litri di detersivo per la pulizia domestica. Puntualmente e inesorabilmente riversati nei fiumi, nei laghi e nel mare, a goccia a goccia dalle nostre innocenti postazioni domestiche, lavando vetri e pavimenti, piatti e vestitini, inconsapevoli del danno apportato all'Acqua e alla Terra.

Sono passate poche settimane e so già molte cose sulla composizione dei detersivi: tensioattivi a catena corta, lunga e ramificata, per abbattere la tensione superficiale dell’acqua e portare via lo sporco con la schiuma, solventi clorurati per attaccare le macchie, dissolvere il grasso e fare asciugare in fretta, disperdenti e sequestranti per le acque troppo dure, acidi e brillantanti per le macchie di calcare, riempitivi ed addensanti per concentrati e gel. Perlanti, coloranti e profumi per allettare l’acquisto ed offrire un’ampia scelta di diversi prodotti. Biocidi per disinfettare e conservanti per non far deteriorare il prodotto.

In poco tempo, raccolgo molti dati sul prezzo pagato dall'ambiente, e su quanto la nostra “pulizia” sporca il mondo: laghi soffocati dall'eutrofizzazione, fasce riparie di interi corsi d'acqua bruciati dalle schiume, avanotti di molte specie, uccisi o malformati, anfibi ed insetti decimati. Interi ecosistemi acquatici distrutti con effetti nefasti per la catena alimentare di tutte le specie ad essi collegati.

Ho 22 anni, il mare negli occhi ed un grande amore nel cuore: l'Acqua.

Il messaggio dal mare

Conoscenza e responsabilità sono direttamente proporzionali, penso. E chi sa deve fare, credo.

Ma che cosa posso fare io?

È un giorno di scirocco oggi a Palermo ed io lo adoro. Il laboratorio dove lavoro è vicino al mare. Finisco il mio ciclo di analisi, metto a posto i miei quaderni e parto per la spiaggia. Il mare parla con il vento, attraverso grandi onde e schiume sulla sabbia, sono irrequieta più del solito e non ho ancora trovato la risposta al mio quesito, che pongo direttamente all’Acqua: “Cosa posso fare io?”

Mentre passeggio lungo la spiaggia osservo dei rifiuti che il mare agitato ha riportato a riva, insieme ad alghe, conchiglie e qualche plastica ammaccata. Mi faccio spazio con un bastone e cerco di leggere così una risposta. Mi viene tra le mani una bottiglia verde di plastica.

È il flacone vuoto di un detersivo per i piatti; l’etichetta non è leggibile, perché l’acqua l’ha portata via, ma provo ad immaginare gli ingredienti come se dovessi riscriverli io.

Forse è questo che posso fare...

Realizzerò dei detersivi che inquinano meno, detersivi naturali, riscrivendo ingredienti che facciano meno male, per far del bene all'Acqua...al mare...all'ambiente.

La scelta di partire

Vivo a Palermo con la mia famiglia, sono fidanzata e forse mi sposerò. Ho molti interessi tra ecologia, ufologia e volontariato. Con alcuni amici del liceo e la prof. Wanda che, negli anni successivi sarà importante per me e diventerà la madrina di mia figlia, ho fondato una associazione culturale e sono in cerca del mio posto nel mondo. Passano pochi mesi e comprendo che Palermo, per quanto bella, calda e colorata, è troppo diversa da me. La mia famiglia mi ama, ma non mi comprende. Io ho esigenze diverse che non riesco a condividere con nessuno ed, in mezzo ad una città di oltre un milione di persone, mi accorgo di essere completamente sola. Voglio fare il chimico, inventare, creare cose nuove, ma sono una giovane siciliana e forse, con la giusta raccomandazione, potrò fare la segretaria in uno studio dentistico o nel laboratorio di qualche clinica privata.

Una sera, a Cefalù, sotto un cielo pieno di stelle e di promesse, scelgo di partire, di andare e di non tornare, spezzando il cuore a tutti coloro che mi amano, a parte il mio, naturalmente.

Sono trascorsi alcuni anni da quel tirocinio palermitano, intanto mi sono trasferita in Valchiusella, una magica e verde valle nel cuore dell'anfiteatro morenico di Ivrea. Ho ripreso i miei studi in Chimica presso l'Università di Torino e nonostante gli anni trascorsi e i 1700 km di distanza da quell’aneddoto palermitano, ho in mente quella stessa idea di creare detersivi naturali per la salvaguardia dell’Acqua. È il 1997: ho molti amici in Valle presso la comunità ecologica di Damanhur, nella quale vivo con il nome di Torpedine, un pesce elettrico dei fondali marini, veloce e fulmineo che dà il suo nome alle omonime e potenti armi e navi da guerra. In primavera partecipo, in qualità di relatore ad una lezione di ecologia per la salvaguardia del pianeta, condivido in questa sede le mie conoscenze fino ad allora acquisite e, accettando una scommessa con l’amico Gelso, impasto il mio primo detersivo. Volendo realizzare un detersivo naturale il più possibile rispettoso dell’ambiente, acquisto da una ditta del sapone di cocco (in qualità di tensioattivo) e del limonene (in qualità di solvente). Per attrezzatura, ho a disposizione un giraspaghetti che tengo tuttora, come portafortuna e dei pentolini. Il luogo dove inizio i miei esperimenti è la cantina di casa mia, un ex caseificio dal nome evocativo per me, di "Foglia Verde". Pochi giorni di esperimenti e nascono i primi 3 prodotti: sono tutti giallini, poco profumati, ma lavano già bene.

Come primo esperimento sono soddisfatta ma, sin da subito mi è chiaro che se voglio veramente salvaguardare l'Acqua attraverso questa strada, dovrò raggiungere il maggior numero di persone possibile e quindi offrire alla gente qualcosa a cui è già abituata. Allora decido di utilizzare, anziché combattere, gli stessi strumenti di efficacia, bellezza e varietà dei diffusissimi detersivi chimici da supermercato.

Devo solo trovare il modo di farlo a “MODO MIO”.

Conosco ancora poco, ma abbastanza per sapere che quello che sto cercando non esiste e quello che il già noto mi propone, non mi basta.

Continuerò a ricercare, consapevole del fatto che la conoscenza acquisita, è solo l'inizio di un sentiero senza fine e pieno di sorprese.

Da quel primo dibattito in pubblico ho capito l'importanza dell'insegnamento, come occasione creativa di scambio e crescita personale: quante cose potevo ancora imparare, mentre trasmettevo le mie conoscenze agli altri. 

Questo testo è estratto dal libro "La Guarigione con la Detergenza Vegetale".

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