Guarire con la Medicina Energetica - Reimar Banis
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Guarire con la Medicina Energetica - Anteprima del libro di Reimar Banis

Riconoscere E Superare I Conflitti Nascosti

I quattro piani aurici

È nell’antica India che furono descritti per la prima volta i quattro corpi energetici (vedi “I chakra e i piani energetici”, figura 7). A quei tempi fra i piani aurici veniva annoverato anche il corpo materiale, che era considerato la forma di energia più grossolana e con il più basso livello vibratorio. Gli yogi percepivano i piani aurici come gli scaglioni di una prigione terrena, in cui l’anima individuale (atman) è massimamente reclusa e separata dall’anima cosmica (brahman) quando si trova sul piano più basso. Secondo gli yogi, nel corpo materiale la libertà dell’anima è ridotta ai minimi termini, mentre è molto più grande sul piano dove la vibrazione è massima. Naturalmente non si tratta di conoscenze di esclusivo appannaggio degli yogi: anche il sano buonsenso arriva talvolta a considerare il corpo come una prigione, per esempio al più tardi quando si soffre di mal di denti.

figura sette

Nella realtà materiale molte cose che a livello di fantasia sembrano semplici da realizzare si rivelano tutt’altro che facili. Ma mentre per il pensiero occidentale le fantasie sono solo aria fritta, per lo yogi il piano spirituale non è un prodotto dell’immaginazione, bensì una forma di realtà nettamente più libera nelle proprie potenzialità. In base a questo presupposto ci risulta facile capire che cosa si propongono di raggiungere gli esercizi spirituali asiatici: la liberazione dei piani inferiori dal “giogo”, in particolare la liberazione del piano materiale e della sfera emozionale con le sue irresistibili pulsioni e le sue passioni condizionanti. Il nome yoga deriva appunto dal termine sanscrito yuga, che significa giogo”.

Oggi per quanto riguarda la struttura sottile si tende a prendere in considerazione l’invisibilità dell’aura. Per questo motivo attualmente si parla solo di quattro involucri aurici, senza più includere il piano materiale. Nella figura 7 “I chakra e i piani energetici”, i quattro piani aurici sono rappresentati come strati color pastello che avvolgono la persona come veli sottili. Alcuni autori spirituali accennano all’esistenza di altri involucri aurici, situati al di sopra del piano causale, che dovrebbero vibrare a un livello particolarmente alto di trascendenza ultraterrena. Ho evitato di proposito di includere queste “super-aure” nel mio schema, poiché la loro trattazione non ha alcun riscontro pratico.

Il colore dei quattro piani aurici si basa sulle testimonianze dei chiaroveggenti. Ho mantenuto questa classificazione poiché è diffusa in tutte le culture, forme artistiche e tradizioni religiose, ed è quindi probabile che corrisponda alla sensibilità di base di molte persone. I piani dalla bassa frequenza vibratoria vengono rappresentati in rosso e arancione, in modo inverso alla lunghezza d’onda dello spettro cromatico, mentre i piani aurici che vibrano a una frequenza più elevata hanno tonalità blu e viola. A livello simbolico il rosso è il colore attribuito alle passioni erotiche e alle energie istintive animali; il blu corrisponde all’imperturbabile chiarezza mentale; il verde come colore della natura sta nel mezzo e costituisce il tramite fra i livelli vibratori superiori e quelli inferiori (vedi figura 8 “Spettro della luce solare visibile e rispettivi piani energetici”).

figura otto

Troviamo questa classificazione cromatica non soltanto nelle descrizioni dei chiaroveggenti, ma in ogni ambito della realtà. Per esempio, le case chiuse sono immerse in una luce rossa, che corrisponde al gradino più basso dello spettro cromatico, mentre i vescovi indossano vesti viola, colore che possiede una frequenza più elevata e simboleggia la spiritualità. In qualità di colore della natura, il verde esercita un’azione riequilibrante e risulta “centrato” e armonioso, esattamente come appare nello spettro cromatico. Il nero corrisponde alla frequenza più bassa e il bianco a quella più alta, e infatti a volte sostituisce il viola nelle raffigurazioni dei santi. Il santo è completamente avvolto in una luce bianca, mentre il diavolo vive nelle sfere oscure.

I quattro piani energetici sono presenti in modo diverso nelle piante, negli animali e negli esseri umani (vedi figura 9). Nella loro disposizione si può riconoscere un principio evolutivo, dato che gli organismi biologici più complessi vibrano a un livello più alto e possiedono più piani energetici. Lo schema termina con l’uomo come essere vivente dalla frequenza vibratoria più elevata. Nell’animale le emozioni sono più improntate all’istinto, mentre nell’uomo hanno un andamento del tutto o in parte indipendente dagli schemi istintivi. L’essere umano mostra quindi reazioni più imprevedibili di quelle dell’animale, ma ha a sua volta il vantaggio dell’autodeterminazione e della capacità individuale di variare le emozioni. Da un lato ammiriamo gli animali per l’innocenza della loro vita emozionale, dall’altro dire che qualcuno “si comporta da animale” equivale a un insulto. La natura animale possiede quindi caratteristiche sia affascinanti che repellenti.

figura nove

In linea di massima vale la seguente legge: quanto più è alta la frequenza vibratoria di un piano, tanto più possiederà qualità sottili, spirituali e meno legate alla terra. La si può leggere anche come espressione di libertà spirituale e dire dunque che in genere una vibrazione più elevata equivale a una maggiore libertà nell’evoluzione spirituale. Ho già accennato agli yogi che, grazie alla contemplazione e agli esercizi yoga, desiderano liberarsi dal giogo della Terra e innalzarsi allo spirito. Tradizionalmente la vibrazione energetica più elevata viene paragonata all’illuminazione e alla liberazione dalla ruota delle incarnazioni. Questa regola è comprensibile anche per i profani, dato che per esempio le persone con un livello vibratorio più alto evidenziano maggiore elasticità mentale e libertà rispetto all’uomo medio “grossolano” (si veda in proposito il paragrafo “La maturazione del carattere” a pagina 263).

Per tradizione, si opera una distinzione fra il corpo e i quattro strati aurici (vedi figura 10). Più alta è la vibrazione degli strati aurici, più sottile è la loro vibrazione energetica. Più la vibrazione è sottile, maggiore è l’estensione di questi strati intorno al corpo materiale. Nel caso del corpo vitale l’estensione dovrebbe essere di qualche centimetro, per quanto riguarda il corpo emozionale mezzo metro (corrispondente alla distanza di cortesia), e per i piani superiori a volte svariati metri. Della cosiddetta “distanza di reazione” parlerò in seguito (si veda il paragrafo “Il test energetico vitale” a pagina 42) in questo stesso capitolo. Un piano con vibrazione elevata disporrà inoltre di funzioni più complesse: le facoltà intellettuali sono quindi una competenza del corpo mentale, mentre i piani spirituali e creativo-intuitivi vengono attribuiti al piano causale, quello con la frequenza più alta.

Le seguenti descrizioni partono dal presupposto che questi quattro strati esistano realmente e non siano il frutto della fantasia di alcuni yogi paleoindiani. Nel frattempo, grazie a test di medicina energetica, è stato possibile raccogliere numerose prove consistenti a sostegno di quest’ipotesi. Durante l’esame effettuato con il metodo dell’energetica psicosomatica si può testare la “carica” dei quattro piani energetici, un po’ come se si verificasse lo stato di una batteria. Un piano energetico normale è a carica piena, mentre valori bassi indicano cattive condizioni generali. Spesso, inoltre, i valori energetici rilevati coincidono con la percezione che il paziente ha di se stesso: per esempio, quando una persona racconta di sentirsi stanca e priva di energie, il terapeuta riscontra valori vitali bassi. Un soggetto depresso evidenzia valori emozionali bassi, mentre una persona molto intuitiva e creativa avrà valori causali alti. Le seguenti descrizioni si basano quindi anche sui risultati delle visite e sulle esperienze collezionate in più di dieci anni da svariati terapeuti di PSE su migliaia di persone di ogni età e sesso.

figura dieci

Il piano vitale

L’energia del piano vitale è quella forma originaria della forza vitale che si manifesta con maggiore intensità e frequenza negli esseri viventi. I chiaroveggenti la descrivono perlopiù come dotata di bagliori tendenti all’azzurro-verde o al rosso-azzurro. Questa energia corrisponde alla vitalità generale della persona, come pure alla sua gioia di vivere. Nell’aura rappresenta l’involucro energetico più denso e quello con la frequenza vibratoria più bassa. Il suo colore corrispondente è il rosso scuro, ma spesso viene anche rappresentata con il verde (vedi figura 11) che, in quanto colore dominante in natura e nella vegetazione, è considerato il simbolo della vita. Dato che in quello vitale sono racchiusi, perlomeno a livello latente, tutti gli altri piani energetici e il verde costituisce il centro dello spettro cromatico (vedi figura 8), questa classificazione appare del tutto coerente e sensata sotto molti aspetti.

Nel corpo umano una notevole quantità di energia vitale si addensa negli organi con attività prevalentemente endocrina (ormonale) e nervosa (plesso nervoso, ghiandole ormonali, cervello). Secondo le scritture yoga, la massima attività dell’energia vitale dovrebbe essere concentrata nel bacino, e precisamente sotto forma di energia kundalini, paragonabile a un serpente raggomitolato che secondo le scritture yoga di solito è addormentato. La kundalini dovrebbe essere risvegliata mediante appositi esercizi.

Se consideriamo l’energia sessuale localizzata nel bacino come la forza più importante dell’intero creato, interpretazione da sempre adottata dai poeti, dagli amanti e a volte anche dai biologi evoluzionisti, la concezione yogica risulta pienamente giustificata. A eccezione dello yoga tantrico, in cui era consentito l’esercizio della sessualità, gli yogi di solito non pensano a esperienze erotiche ma tendono all’illuminazione. Ciononostante è innegabile un’affinità fra le due concezioni, che porta a identificare la kundalini con la sessualità. Sullo sfondo dell’energia vitale, l’orgasmo come fusione con il partner amato e l’illuminazione come esperienza di unione con il cosmo si basano probabilmente su processi analoghi. Tornerò in seguito su quest’argomento (vedi pagina 123).

A causa dell’intimo legame con ormoni e nervi, l’esperienza insegna che una terapia indirizzata al piano vitale agisce favorevolmente su tutte le funzioni ormonali endocrine e nervose (vedi figura 11). Se per curare una malattia si aumenta la carica di energia vitale, i circuiti di regolazione ormonale migliorano senza bisogno di una stimolazione degli ormoni o di un loro apporto artificiale, e anche la resistenza nervosa generale aumenta senza dover assumere medicinali o altri rimedi. Di solito l’energia vitale normale regola tutto questo da sola.

I soggetti con grandi riserve di energia vitale hanno un aspetto sano e pimpante, sono in perfetta forma psicofisica, emanano energia e vitalità, sono ricchi di spirito di iniziativa e si trovano in uno stato d’animo equilibrato. Nelle situazioni migliori, un flusso intenso e libero di energia vitale fa sì che la persona sia luminosa e raggiante, ed eserciti un grande fascino sui propri simili. L’energia vitale influenza sensibilmente le facoltà intellettuali e fisiche: lo si nota negli studenti, la cui capacità di apprendimento e concentrazione subisce un netto incremento non appena l’energia vitale aumenta. Nelle persone che svolgono lavori fisici e negli sportivi, un miglioramento dell’energia vitale si manifesta con una maggiore forza fisica, elasticità e resistenza. Nei campioni, l’incremento dell’energia vitale ha fatto registrare un netto aumento delle prestazioni senza bisogno di includere altri fattori, come per esempio l’intensificazione degli allenamenti.

figura undici

L’energia vitale, tuttavia, non produce solo effetti fisici, ma agisce anche sull’intelletto. Ritengo che questo sia dovuto soprattutto al fatto che l’energia vitale è dotata di una sorta di coscienza autonoma. Ho già accennato alla stretta correlazione fra energia vitale e mente, ed è probabile anche che, grazie allo stretto rapporto fra energia vitale e mente, ogni creatura vivente disponga di una certa forma di intelligenza, che si manifesta per esempio nella volontà di sopravvivenza: perfino un’ameba priva di cervello mostra determinate reazioni di fronte a un pericolo. Una persona fornita di una quantità sufficiente di energia vitale avrà ovviamente un comportamento molto più intelligente di un organismo unicellulare.

Anche il normale funzionamento del cervello sembra dipendere direttamente dall’energia vitale: se ne arriva troppo poca, l’interessato può finire in condizioni pietose, per esempio può perdere la facoltà di pensare lucidamente, non vedere più in là del proprio naso, lamentarsi di avere la testa vuota e in casi estremi immalinconirsi. Ai terapeuti capita spesso di sentire lamentele di questo tipo da parte di pazienti esposti a inquinamento da radiazioni terrestri nella regione cefalica o affetti da blocchi energetici dovuti a conflitti psichici che si ripercuotono nell’area della testa, compromettendo l’apporto di energia vitale al cervello.

Queste esperienze dimostrano che il cervello umano non va considerato soltanto come un meccanismo neurale, ma anche come un organo che necessita di un minimo di energia vitale. In questo le dimensioni del blocco energetico hanno un ruolo decisivo: di solito uno stress ridotto viene tollerato e produce sintomi appena percepibili, ma in molti casi una forte diminuzione dell’energia vitale fa ammalare. Spesso lo specialista a cui ci si rivolge non trova elementi oggettivabili e di solito finisce per diagnosticare una depressione endogena. Nella cura dei disturbi delle funzioni cerebrali, compresi quelli di tipo depressivo resistenti alle terapie, ho spesso rilevato che la causa risiede in disturbi energetici. Nel paragrafo a pagina 206 tornerò a occuparmi di questo importante tema.

In linea di massima, nell’energia vitale possiamo distinguere due forze antagonistiche in relazione diretta con il sistema nervoso autonomo o vegetativo: il simpatico (yang, attività diurna) e il parasimpatico o vago (yin, attività notturna) regolano il corpo in maniera autonoma, senza bisogno di doverci pensare consapevolmente. Per questo si parla anche di sistema nervoso inconscio o involontario. Paragonabili all’acceleratore e al freno nell’automobile, il sistema simpatico e quello parasimpatico regolano funzioni corporee come la digestione, la temperatura cutanea o il battito cardiaco.

Una combinazione equilibrata delle due componenti, ovvero del polo frenante e di quello stimolante, è di fondamentale importanza per il benessere della persona. L’organismo tende verso un’armonia ottimale, in cui lavorare nel modo più economico possibile e nello stesso tempo sentirsi eccellentemente. Il proprio benessere può quindi rappresentare un indicatore affidabile della normale funzionalità del sistema neurovegetativo. Dato che quest’ultimo è a sua volta strettamente connesso all’energia vitale, di solito una buona condizione di salute denota un sistema energetico nella norma. La regola è quindi: stato di benessere = sistema energetico normale.

Desidero sottolineare che nell’utilizzo di questa regola occorre tener presente due eccezioni. Da un lato, dopo anni e anni di disturbi ci si può abituare a un sistema energetico indebolito, dato che si è disimparato a percepire il significato di qualità energetiche come normale, armonico e sano. Spesso queste persone possono recuperare una percezione normale solo dopo che le loro condizioni di salute sono migliorate in modo duraturo. La seconda eccezione riguarda i soggetti che, pur avendo abbastanza energia (valori fra il 90 e il 100% testati con l’apparecchio Reba®), si sentono poco bene perché il loro sistema energetico è qualitativamente disturbato. Queste persone possiedono una quantità sufficiente di energia, che però è resa disarmonica dai conflitti psicoenergetici e possono tornare a star bene solo dopo aver dissolto tali conflitti.

Il piano emozionale

Le passioni vengono rappresentate simbolicamente con il rosso, che quindi per tradizione è il colore usato per il corpo emozionale. Anche le case chiuse sono avvolte da una luce rossa; questo colore viene usato dai pittori per esprimere la collera e la rabbia, come stati di aggregazione di energia emotiva particolarmente intensi, e anche nei modi di dire popolari per descrivere queste emozioni (vedi figura 12): si dice, per esempio, che una persona è “rossa dalla rabbia”. In base alla classificazione degli organi, ormoni e nervi sono strettamente collegati al corpo emozionale e più di ogni altra parte del corpo sono in grado di immagazzinare energia vitale di tipo emozionale. Quest’ultima tende a essere maggiormente in relazione diretta con organi complessi come il sistema nervoso centrale (SNC, cervello) e il sistema immunitario, mentre in base alla storia dell’evoluzione vediamo che il corpo vitale influisce perlopiù su funzioni semplici, di cui fanno parte in primo luogo il sistema neurormonale periferico (ghiandole endocrine e plesso nervoso periferico).

Se si esaminano le piante dal punto di vista energetico, si scopre che non dispongono ancora di un corpo emozionale e che vivono prevalentemente di energia vitale. In ambito evoluzionistico, il corpo emozionale compare per la prima volta negli animali (vedi figura 9). Mentre le piante crescono mute e fioriscono per così dire in silenzio, al massimo comunicando fra loro per mezzo di messaggeri chimici come i feromoni, l’energia emozionale ha a che fare con emozioni comunicate direttamente e scambiate all’interno di rapporti sociali fra gli esseri viventi. Questo porta tendenzialmente a emozioni intense, che richiedono più passione rispetto all’emanazione passiva di feromoni. Queste emozioni non si trovano ancora nelle piante, ma sono presenti negli animali e naturalmente anche negli esseri umani.

L’energia emozionale si esprime attraverso sentimenti e istinti. Possiamo definire emozioni umane gli stati d’animo parzialmente o del tutto sganciati dal rigido comportamento istintivo degli animali, nonostante emozione e istinto continuino a essere strettamente correlati. Anche negli animali pare che gli istinti siano collegati alle emozioni, ed è probabile che la loro sensibilità sia altrettanto emotiva di quella umana. A differenza dell’uomo, l’animale è completamente condizionato dall’istinto. Nell’uomo, invece, la libertà dall’istinto è nello stesso tempo una benedizione e una maledizione: una benedizione sono per esempio tutte le forme di corteggiamento raffinato dal punto di vista culturale, ma la maledizione subentra non appena stati d’animo distruttivi come l’odio e l’invidia conquistano una posizione centrale.

figura dodici

Dato che gli stati emotivi determinano a livello subliminale il comportamento umano ed esercitano un influsso diretto sugli interessi del momento, le emozioni sono determinanti sia sul comportamento che sugli obiettivi perseguiti. Il fatto di essere sganciati dagli istinti animali fa sì che a livello emozionale gli esseri umani abbiano più facilmente reazioni disturbate o addirittura patologiche, ma che nel contempo siano anche in grado di agire in maniera più libera e quindi più responsabile. Per esempio, nonostante l’eccitazione sessuale, gli esseri umani non vanno a letto con il primo che capita. Un animale, invece, è in completa balìa dei propri istinti e deve per forza lasciare che il programma venga svolto fino in fondo dopo essere stato avviato, un po’ come accade con una lavatrice o un computer. L’educazione e l’evoluzione culturale fanno sì che di solito l’essere umano reagisca in modo civile, e ci si aspetta che anche il suo sistema emozionale si comporti in maniera sana e controllata nonostante il distacco dall’istinto.

Alcuni autori, critici nei confronti della società e molto pessimisti, vedono nell’uomo una creatura “degenerata” dal punto di vista evoluzionistico che causa soltanto danni. Ho il sospetto che giudizi così spietati siano più che altro una proiezione dei propri abissi dell’anima e delle proprie depressioni, e forse anche una rassegnazione dovuta a un eccesso di sofferenza e delusione. L’interrogativo nascosto dietro il pessimismo sociale è: L’uomo è per natura buono? In base alla mia esperienza di medico, sostengo che in condizioni normali l’uomo tende prevalentemente verso il bene, senza per questo definirmi un ingenuo. Ovviamente l’uomo può essere catalogato come malvagio a livello latente, ma di norma il bene sembra prevalere.

Nei bambini con disturbi del comportamento, per esempio, mi succede perlopiù di testare valori emozionali relativamente bassi, compresi fra il 10 e il 20% (in una situazione normale dovrebbero essere pari al 100%). Se si normalizza il basso livello energetico sciogliendo i conflitti psichici, presenti quasi senza eccezione in questi bambini, alcuni mesi dopo la cura i piccoli pazienti tornano a essere educabili ed evidenziano reazioni empatiche e normali in ambito sociale. Dall’ottica della medicina energetica un “individuo cattivo” è dunque con ogni probabilità un soggetto emozionalmente disturbato, mentre la bontà corrisponde a condizioni normali. Desidero aggiungere che tuttavia l’armonia energetica è in un certo senso a rischio e con le persone non si può mai essere del tutto sicuri, ragion per cui valori buoni dal punto di vista energetico non si accompagnano necessariamente a una bontà morale, anche se la probabilità che le cose stiano così è molto alta.

Un sistema emozionale normale conferisce senso e colore all’esistenza. Senza il corpo emozionale la nostra vita sarebbe priva di significato e di “profondità di campo”, e soprattutto non avrebbe contesto. A questo riguardo le emozioni sono qualcosa di decisivo che ha direttamente a che vedere con il significato e la “profondità stereoscopica di vita”. Dato che il corpo causale, di cui fornirò in seguito la descrizione, ha un effetto simile sul vissuto umano (elevati valori di energia causale portano alla percezione di un senso più grande), in un certo modo l’energia emozionale e quella causale si sovrappongono. Le emozioni, tuttavia, sembrano indispensabili per poter fare determinate esperienze e reagire in modo sano. Non può quindi esistere una netta separazione fra il corpo emozionale e quello vitale, che possiedono alcuni punti in comune: chi, per esempio è abbattuto a livello emotivo, spesso si sente stanco e vuoto come chi possiede poca energia vitale.

A questo punto desidero sottolineare che un sistema emozionale sano non può essere identificato esclusivamente con emozioni positive. Quando un sistema emozionale viene definito “normale”, ciò significa semplicemente che si è in grado di percepire l’intero spettro delle emozioni, ma non che si è sempre di buonumore. In presenza di un’energia emozionale normale ci si può quindi sentire a volte tristi, altre avere un atteggiamento positivo e altre ancora sentirsi addirittura felici. A differenza di quanto avviene in caso di depressione, una persona che sta male sul piano emozionale riesce, dopo un po’ di tempo, a recuperare da sola un atteggiamento positivo: in pratica chi ha un sistema emozionale sano si riprende con relativa rapidità. Un’altra differenza rispetto alla depressione consiste nella percezione delle sensazioni: i soggetti depressi si lamentano di non riuscire a sentire più niente e di trovare tutto vuoto e privo di senso. Di fatto non si sentono tristi, ma non provano assolutamente nulla, e questa a mio parere può essere considerata una conseguenza diretta del sistema emozionale bloccato.

Il piano emozionale determina come ci si sente e l’umore generale, ha a che fare con la capacità di sopportazione emotiva, e in senso lato con gli interessi sociali, l’empatia e la capacità di concentrazione. In generale il corpo emozionale è un ottimo indice della nostra soddisfazione globale e nei casi ottimali un trasmettitore energetico della nostra felicità. In base alle numerose esperienze fatte nella mia pratica ambulatoriale, sono convinto che il corpo emozionale sia strettamente collegato con i neurotrasmettitori e la loro concentrazione. È probabile che in un individuo con un corpo emozionale sano il livello dei cosiddetti “ormoni della felicità” sia automaticamente alto. Il piano emozionale è inoltre in intima relazione con il sistema immunitario: spesso le persone che soffrono di frequenti infezioni hanno un sistema emozionale indebolito: non appena questo si riprende, nella maggior parte dei casi l’immunodeficienza sparisce.

Lo stesso vale per la memoria, altrettanto compromessa dai disturbi del sistema emozionale. Dato che vivono ancora nel mondo delle loro emozioni, i bambini sono molto più dipendenti degli adulti da un corpo emozionale sano. Se questo è disturbato, spesso i bambini reagiscono con scarso rendimento scolastico, poiché non tengono a mente nulla e non riescono a concentrarsi. Rispondono con disturbi comportamentali o perfino con violenza, poiché proiettano sugli altri il loro disagio interiore e puniscono il mondo esterno per la loro delusione. Spesso non riescono più a sentire se stessi e di conseguenza non provano nemmeno più empatia per gli altri. Ciononostante, i bambini sono ancora tendenzialmente “normali” e potenzialmente empatici, ragion per cui i loro disturbi emozionali spesso non sono gravi come quelli degli adulti, che possono addirittura diventare sociopatici.

Le energie emozionali forti possono mutare improvvisamente e intaccare in modo paradossale il comportamento e la sensibilità. Con l’aumento dell’odio interiore e dell’aggressività accumulata può subentrare una sete di vendetta nei confronti degli altri, il cui sfogo produce una sensazione di “benessere contro natura”. Ci si trova nel territorio del “male”, una sfera di reazioni e reazioni consecutive che a volte assume connotazioni addirittura “barocche” e viene costruita intorno al “bambino interiore ferito”. Nei casi estremi le reazioni consecutive moralmente malvagie portano a esasperazioni psichiche sempre più negative e alla formazione di emozioni patologiche. A questo si accompagna sempre uno stato emozionale fortemente ridotto, che può essere comprovato dal test energetico, al quale si aggiunge una notevole quantità di conflitti che mantengono e cementano la situazione. Per ora mi fermo qui, dato che quest’argomento verrà trattato in alcuni capitoli successivi.

Il piano mentale

Secondo autori spirituali come Leadbeater, negli animali non c’è traccia del piano mentale e di quello causale, che sono esclusivamente riservati agli esseri umani. Tuttavia non mi sento di affermare con certezza che questo sia sempre vero, dato che probabilmente esistono animali dotati di corpo mentale, come i delfini, il cui cervello è paragonabile a quello dell’uomo. La fondatezza di quest’ipotesi dovrebbe essere dimostrata da indagini di medicina energetica che non sono ancora state effettuate, e comunque gli animali domestici che ho testato finora non possiedono un corpo mentale paragonabile a quello degli esseri umani.

Il piano mentale è la sede della coscienza ordinaria e del senso dell’Io, nonché della memoria. Quest’ultima è in parte connessa anche con il corpo emozionale, come ho già fatto notare. Analogamente alla sovrapposizione di corpo vitale e corpo emozionale, esiste anche una certa intersezione fra il piano emozionale e quello mentale. Tradizionalmente il corpo mentale è associato al colore azzurro (vedi figura 8), che rappresenta il nitore distaccato e privo di oggetto del cielo. Il piano mentale possiede un collegamento diretto con la corteccia cerebrale.

A quanto pare, il quoziente di intelligenza non esercita quasi nessun influsso su questo piano, o al massimo in caso di ritardo mentale conclamato. Le persone particolarmente intelligenti non hanno valori mentali superiori a quelle dotate di intelligenza normale. Se si esaminano pazienti con danni cerebrali, si vede che in genere le lesioni più gravi della corteccia cerebrale si manifestano in bassi valori di energia mentale. La plasticità del cervello è tuttavia sorprendente, al punto che molte persone che hanno subito lesioni a quest’organo dopo qualche tempo evidenziano valori di nuovo assolutamente normali. Anche in presenza di gravi blocchi energetici nella regione cefalica si riscontrano ogni tanto bassi valori mentali: questi pazienti si lamentano di non riuscire più a pensare normalmente e spesso non sanno più chi sono. In questi casi estremi, il normale senso dell’Io si riduce, ma di solito questo fenomeno viene riscontrato raramente perché quello mentale è il piano energetico che meno viene danneggiato dagli influssi o dalle malattie di qualunque genere. Più del 98% delle persone da me testate presenta quindi valori energetici superiori al 90% e molte volte anche vicini al 100%. I valori mentali diminuiscono prevalentemente in caso di disturbi della personalità come la schizofrenia, dove possono aggirarsi intorno al 10-20%. Di solito, non appena il valore mentale aumenta, anche la psicosi entra nella fase di miglioramento clinico.

Questo testo è estratto dal libro "Guarire con la Medicina Energetica".

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