I Bambini Sensibili Hanno una Marcia in Più - Rolf Sellin
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I Bambini Sensibili Hanno una Marcia in Più - Anteprima del libro di Rolf Sellin

Comprenderli, rassicurarli e prepararli a una vita felice

Inondati da sempre più stimoli

Gli stimoli ai quali oggi un bambino è esposto sono molto più numerosi rispetto a quelli della mia infanzia. Un tempo, per esempio, un bambino aveva a disposizione un numero limitato di giochi: l’orsacchiotto, la palla, la corda per saltare, due o tre macchinine, qualcosa da leggere, qualcosa per disegnare e qualcosa da costruire. Oggi, invece, le camerette dei nostri figli sembrano per la maggior parte i negozi di giocattoli della mia epoca.

I bambini ipersensibili avvertono e percepiscono fin da subito tutto quanto li circonda e accade. Preferiscono evitare cambiamenti eccessivi e, soprattutto, vogliono che a casa tutto rimanga come sempre. Le stanze strapiene e il disordine li disturbano. Anche l’idea di rinnovare un po’ la cameretta con decorazioni e quadretti può rappresentare uno stimolo eccessivo da elaborare. Particolare fastidio lo procurano i cellulari appoggiati nei pressi del lettino dei neonati. La zona sopra il letto dovrebbe essere lasciata libera da cianfrusaglie e sarebbe meglio non scegliere lenzuola con colori troppo violenti o fantasie esagerate. I colori e le forme influiscono maggiormente sui bambini ipersensibili rispetto agli altri, senza contare che possono anche provocare un effetto energizzante, ovviamente indesiderato se il bambino deve riposare. Importante è anche prestare attenzione all’illuminazione, che non dovrebbe risultare troppo violenta e accecante. Le lampadine classiche sono più silenziose delle lampade a basso consumo di energia. Consuetudini fisse, rituali familiari e rispetto di regole e orari forniscono ai bambini ipersensibili sostegno e sicurezza, che a loro volta li aiutano a orientarsi in una quotidianità già di per sé abbastanza complicata. E il tutto si ripercuote sui genitori. Per quest’ultimi, in pratica, si tratta di evitare che gli stimoli presenti nella cameretta del bambino finiscano per sopraffarlo. Meglio meno giocattoli ma di migliore qualità, che rispecchino davvero le preferenze e gli interessi del piccolo. Ovviamente non potete semplicemente sbarazzarvi dei giocattoli in eccesso o regalarli ad altri senza aver prima chiesto a vostro figlio il permesso - in fondo sono sua proprietà.

Informate con un certo tatto amici e parenti riguardo i regali più graditi e quelli che invece risulterebbero superflui e di intralcio. Per quanto concerne il tenere in ordine la camera, evitate di farvi prendere dall’eccessiva frenesia, o finirete per associare quell’attività a stress, fatica, fastidio e tensione. La conseguenza inevitabile sarebbe un calo nella voglia di riordinarla. È così che per generazioni si sono tramandati problemi legati al riordino e alla pulizia. Chiedere ai bambini di occuparsi della loro cameretta equivale oggi a sottoporli a un compito forse eccessivo, perché in effetti sono già fin troppo impegnati. Un bambino ipersensibile con meno di nove anni non ne è ancora in grado. Fatevi semplicemente aiutare da lui, cercando di creare un’atmosfera gradevole. Il risultato di questa attività comune dovrebbe ripagarvi a sufficienza.

Nei bambini con elevata sensibilità il divario tra ipostimolazione e iperstimolazione, tra stimoli insufficienti e stimoli eccessivi può essere talvolta minimo. Quando siete esposti a troppi stimoli, ve ne sentite ben presto sopraffatti e vi irritate. L’agitazione del giorno può protrarsi fino alla notte, rovinandovi il sonno. I genitori, in questi casi, si danno da fare alla ricerca di soluzioni e rimedi, si sentono impotenti perché non ottengono risultati e si innervosiscono sempre più. Spesso la preoccupazione da parte loro e il sovraeccitamento del figlio si alimentano a vicenda. Per questo motivo è importante che mamma e papà - anche se sembra un paradosso - non si lascino contagiare dall’eccitamento interiore del bambino. Più calmi si mantengono i genitori, più il figlio ipersensibile riesce a trovare sonno. Un buon metodo per tranquillizzare il bambino è esposto nel capitolo 4.

Viaggi, stimoli ed eventi

Spesso i genitori vogliono offrire ai figli qualcosa di speciale per farli felici, per esempio proponendo un giro alla fiera annuale, una visita a città o una gita al parco divertimenti. Programmi di questo tipo allettano anche i bambini ipersensibili, nonostante i continui spostamenti e il gran numero di stimoli che comportano. Alla fine, però, si capisce che per loro è stato eccessivo.

Se per riuscire a “staccare” dalla routine gli adulti in vacanza cercano a tutti i costi nuovi stimoli e diversivi, per i bambini altamente sensibili questi ultimi rappresentano una particolare sfida. Sentendosene sopraffatti, possono innervosirsi e rovinare ai genitori la vacanza. Servono giorni, a volte due o tre soggiorni nella stessa casa delle vacanze o nello stesso agriturismo, prima che i bambini riescano a sentirvisi a loro agio. Nei luoghi di vacanza nuovi tutto è insolito e richiede loro grande attenzione. L’aria è diversa, l’acqua ha un altro sapore e un altro odore, per il cibo si usano condimenti differenti. Il bambino registra intorno a sé rumori, dialetti o lingue sconosciute, la routine quotidiana non è più la stessa. Quando invece conosce già un luogo di vacanza e a modo suo vi si è abituato, in genere desidera tornarvi - essendo proprio costretto a muoversi! Un bambino ipersensibile di Stoccarda, per esempio, potrebbe voler tornare ogni volta nella Foresta Nera, esattamente nella stessa località e nello stesso agriturismo. E ha ragione a volerlo: brevi spostamenti, familiarità con il luogo e una certa sicurezza acquisita gli permettono effettivamente di rilassarsi. E in un casolare di campagna avrà la possibilità di fare esperienze molto più preziose rispetto a quelle che potrebbe offrire la tivù: dar da mangiare agli animali, incontrare la natura, giocare lungo un ruscello. Tutto questo farebbe davvero bene anche a un bambino meno sensibile.

Una questione spesso problematica: l’alimentazione

Anche quello che mangiamo è informazione che va rielaborata. Per quanto apprezzabile e consigliabile sia, una dieta il più possibile varia è sicuramente apprezzabile e consigliabile, in quanto in grado di fornirci diversi nutrienti; tuttavia, anch’essa rischia di sottoporre un individuo a un numero eccessivo di stimoli. Seguendo un regime alimentare per niente vario, i nostri avi avevano il vantaggio di non essere soggetti a questo tipo di iperstimolazione. All’epoca si mangiava soprattutto quanto veniva coltivato sul posto, per cui l’offerta di generi alimentari si mantenne costante per generazioni, tanto da poter presupporre un adeguamento a quel tipo di alimenti. Oggi, invece, il nostro tratto gastrointestinale è esposto ai più svariati tipi di cibi esotici e inconsueti, ai quali deve prima abituarsi.

Non si tratta di seguire una dieta piatta e monotona. Il problema sono per lo più gli additivi alimentari: gli aromi, compresi gli esaltatori di sapidità e i coloranti cosiddetti “naturali”. Per non parlare poi degli alimenti geneticamente modificati! E come tutto questo si ripercuota sull’organismo non viene mai analizzato. Considerati singolarmente, sono ingredienti dei quali tra l’altro non si studia nemmeno l’effetto sui bambini (anche per motivi etici). Il fatto che contribuiscano alla sovrastimolazione tende a essere ignorato.

Da sottolineare è anche l’effetto degli zuccheri, spesso consumati dai piccoli in grandi quantità. Lo zucchero fornisce energia per il movimento ma, assunto in dosi eccessive, provoca irrequietezza. Dal bambino, però, ci si aspetta che stia tranquillo e segua le lezioni a scuola. Evitando sempre più cibi precotti o prelavorati e un consumo eccessivo di zucchero potete contribuire in maniera notevole al benessere del vostro bambino ipersensibile.

Al pari delle allergie, anche le intolleranze alimentari sono particolarmente diffuse tra gli individui ipersensibili e soprattutto molti bambini ne soffrono già in tenera età. Con un’alimentazione naturale i genitori possono aiutare a prevenire che questo accada. Sempre più spesso si riscontrano correlazioni tra l’eccesso di stimoli, la pressione avvertita spontaneamente o imposta dall’esterno e l’intensità di intolleranze e reazioni allergiche. Come ha affermato una volta una mia paziente, l’allergia si può interpretare anche come espressione di un conflitto interiore. Quella signora si era resa conto che più faceva chiarezza in se stessa, più le reazioni allergiche tendevano ad attenuarsi.

Solo se sottoposta a uno stress acuto riscontrava il ripresentars della reazione allergica sofferta in passato.

Quando i bambini ipersensibili si ammalano

I bambini ipersensibili, fondamentalmente, sono soggetti alle stesse malattie di tutti gli altri. Spesso si riscontrano legami tra l’ammalarsi di un bambino e l’insorgere di problemi gravi in famiglia. I bambini ipersensibili sembrano avere la tendenza ad avvertire le tensioni familiari e a esternarle a livello fisico sotto forma di malattia.

Per quanto riguarda l’effetto dei medicinali, la loro reazione è diversa rispetto a quella degli altri bambini. Come tra gli adulti con sensibilità spiccata, per loro è sufficiente una dose minima rispetto a quella indicata sulla prescrizione medica o sulla confezione del farmaco. È pertanto raccomandabile far presente al medico curante questo fatto. Con gli antidolorifici, invece, si può riscontrare il contrario e con i preparati omeopatici la differenza è ancora più marcata: gli ipersensibili vi reagiscono in modo particolarmente intenso, mentre gli individui meno sensibili spesso non riscontrano la minima reazione. Prestate attenzione al vostro livello di sensibilità.

Attacco su tutti i fronti

Il consumo di giochi elettronici e le opportunità di svagarsi grazie alle nuove tecnologie sono aumentati a livello esponenziale. Mai prima d’ora i bambini si sono trovati a disposizione una così ampia gamma di offerte. La noia, che negli anni della mia infanzia era un punto di partenza per riflessioni personali, idee, creazioni e iniziative, oggi viene immediatamente spazzata via con il ricorso alla Play Station. Il risultato è sempre la noia, che il più delle volte spinge a continuare a giocare e spegne sul nascere ogni minimo barlume di creatività. Tutto questo può portare il bambino a ritrovarsi in un circolo vizioso. Ma non è tutto: il mondo diventa per lui progressivamente meno adatto a essere percepito dai sensi e scoperto attraverso il corpo, mentre a prendere il sopravvento sono sempre più gli stimoli trasmessi a livello virtuale. Essendo sempre più astratti, questi perdono importanza e diventano intercambiabili tra loro. Uno stimolo può essere sostituito da un altro semplicemente premendo un tasto. Quello che assale e sconvolge il sistema nervoso e la psiche di un bambino in una situazione di questo genere, nella sua realtà di tutti i giorni è invece del tutto irrilevante. Gli stimoli virtuali portano alla passività, il tempo trascorso con i giochini elettronici non è più a disposizione per le attività individuali, il gioco, il moto e i contatti sociali.

Non intendo con questo glorificare i “bei vecchi tempi”, che a ben guardare non erano neppure loro l’ideale, bensì far notare che oggi i bambini sono esposti a stimoli in modo molto più intenso. Questo colpisce quelli ipersensibili proprio laddove essi si differenziano rispetto agli altri: nel modo di registrare ed elaborare gli impulsi. Un ipersensibile che non è in grado di controllare la modalità percettiva viene sopraffatto dagli stimoli e si sente in loro balìa molto più di altri. Dobbiamo ancora imparare a far fronte in modo consapevole alle sfide che questi cambiamenti comportano. Un adulto cresciuto nell’epoca attuale può essersi adeguato piano piano a tutto questo, magari anche a costo di determinate rinunce. Di fronte alle allettanti proposte multimediali un bambino è invece in balìa totale, impreparato e incapace di controllarle. I bambini ipersensibili sono i più colpiti dalla sovrastimolazione dei mezzi di comunicazione.

Uso corretto di televisione e computer

Quello che illustrerò di seguito, regole comprese, si riferisce non solo ai bambini ipersensibili ma anche a tutti gli altri. Per i primi, tuttavia, risulta indispensabile, perché nella loro mente gli stimoli penetrano in modo più intenso e si spingono più in profondità. È necessario che i bambini li rielaborino, in modo sia cosciente che incosciente o automatico, per certi versi subliminale, se non vogliono finire per subirne gli effetti negativi.

Davanti al televisore l’elaborazione dei contenuti richiede un costante dispendio di energia se la trasmissione non viene guardata per l’argomento interessante, ma solo per passare il tempo, e se quanto visto non cattura minimamente lo spettatore. L’energia viene indirizzata tramite la percezione a quanto viene mostrato, ma a questo non segue alcun ritorno energetico.

Un rinvigorente interscambio energetico si ha solo quando da parte della persona si riscontra interesse e se lo si cerca di soddisfare: prendiamo l’esempio di uno spettatore che ama i leoni, desidera scoprire qualcosa di più su di loro e si guarda pertanto un bel documentario sul tema. Dirige allora l’attenzione, e con essa l’energia, a quanto viene trasmesso, ricevendo al contempo anche un ritorno. Si crea una risonanza. Di questo la persona si accorge per la gioia che prova durante la visione del programma e nel vedere arricchite le proprie conoscenze sul mondo dei leoni. Se però deciderà anche di seguire il noioso talkshow al termine del documentario, anziché spegnere il televisore, una volta terminato il talkshow non si sentirà né contenta, né avrà acquisito ulteriori conoscenze. Sarà esaurita a livello energetico e fisicamente si sentirà peggio di prima.

Se notate che vostro figlio ha guardato la televisione solo per evitare la noia o per colmare un vuoto, ma non per interesse verso quanto stavano trasmettendo, allora è il momento di limitargli il consumo di tivù e di indirizzarlo verso attività più costruttive.

Chiedetegli ogni volta cosa ha visto. Gli darete non solo l’opportunità di porre domande, di rielaborare il contenuto della trasmissione, di capirlo meglio e fare ordine nelle idee, ma attraverso il suo resoconto avrete anche modo di scoprire se ha guardato il programma perché interessato ai contenuti o solo per ammazzare il tempo. In questo secondo caso avrebbe unicamente sprecato le energie e si sarebbe indebolito.

La maggiore perdita di energia si ha quando lo spettatore fa zapping, ossia passa da un canale all’altro senza trovare mai niente che possa interessarlo o divertirlo. Dopo una mezz’ora di questa attività le energie di una persona sono praticamente a zero. Se notate che vostro figlio tende a fare zapping o a seguire trasmissioni senza prestarvi realmente attenzione - tanto che non è in grado di riferire niente di concreto -, allora passate all’azione.

La televisione offre la possibilità di imparare a usare in modo consapevole i vari mezzi di comunicazione. Un divieto totale non porta ad alcun risultato, ma serve solo a irritare ancor di più il bambino e a spingerlo fuori dalla realtà. Al contrario, decidete assieme a lui quali trasmissioni possa vedere consultando una bella rivista di programmi tivù che contempli anche le messe in onda pomeridiane. Oltre a programmi informativi, in grado di ampliare l’orizzonte o integrare e spiegare tematiche didattiche, il bambino deve poter guardare anche trasmissioni di puro intrattenimento o particolarmente in voga tra i compagni. I temi possono essere vari, a condizione che anche queste trasmissioni forniscano effettivamente un ricarico di energia.

Prima e dopo: cosa ti ha dato questo programma?

La domanda da porre al bambino sull’effetto che la televisione ha prodotto su di lui è in realtà semplicissima: come stava prima e come si sente dopo averla guardata? Da intendersi è soprattutto lo stato di benessere fisico, poiché quello energetico può essere percepito da un individuo unicamente attraverso il corpo. Se la trasmissione ha effettivamente divertito il bambino significa che può essere davvero utile e arricchente per lui, mentre un programma educativo guardato solo perché ritenuto importante, forse non produrrà effetti altrettanto positivi. La condizione fisica del bambino prima e dopo una trasmissione è pertanto un criterio importante per la scelta dei programmi. Interrogate vostro figlio e discutetene con lui! Tra l’altro non esiste una unità di misura oggettiva per quantificare l’energia, anche se la si può avvertire a livello soggettivo, soprattutto attraverso gli effetti prodotti.

I genitori ai quali ho consigliato il metodo chiamato “record degli alberi” riferiscono di avere ottenuto buoni risultati. La domanda è: “Quanti alberi potevi sradicare prima della trasmissione?”. Potete anche scegliere il piantare alberi, se lo preferite allo sradicamento. Attraverso questo gioco il bambino impara a percepire consapevolmente il proprio livello energetico e a gestirlo in modo economico - una competenza fondamentale per i bambini ipersensibili. E non è solo lui a imparare questo. Voi stessi imparate a quantificare la vitalità di vostro figlio e a riconoscerne limiti e possibilità, perché affinate la percezione nei suoi confronti.

La domanda degli alberi potete porla anche in altri momenti, non solo in merito alla tivù. Sostanzialmente vi permette di chiedere al piccolo se sta bene, e naturalmente potete porvela anche voi stessi. Vi aiuterà a prestare di nuovo attenzione al vostro livello energetico, a regolarlo e a migliorarlo.

Limitate il tempo da trascorrere davanti alla TV

Quanto riuscite a guardare la televisione pur continuando a sentirvi bene? Quanto riesce a guardare la tivù vostro figlio senza sentirsi privato di energie o senza ritrovarsi tempestato di stimoli che non è ancora in grado di rielaborare? Tenete presente che il tempo trascorso davanti allo schermo va a discapito del tempo a disposizione per altre attività, in genere preferibili. Stabilite quanta televisione far vedere a vostro figlio sempre in relazione al tempo che trascorre giocando attivamente con altri bambini, soprattutto facendo moto e prendendo iniziative. Il tempo davanti al televisore dovrebbe essere notevolmente limitato rispetto a quello a disposizione per le proprie attività. Meglio sarebbe un rapporto di 1:2!

Andateci cauti con i giochi elettronici!

Tutto quanto facciamo ci insegna qualcosa. Per i bambini questo vale ancor più che per i grandi. Utilizzando il cervello modelliamo non solo la nostra mente e le sue modalità di funzione, ma anche la nostra personalità. Per questo negli ipersensibili l’effetto dei giochi elettronici è ancor più funesto di quello della televisione. Si tratta di uno sforzo che mette i nervi davvero a dura prova e che comporta grandi sprechi di energia. Quando si fanno questi giochi elettronici il cervello registra una sequenza fissa che si ripete in continuazione: stimolo-reazione-sensazione gratificante (almeno nella maggior parte dei casi). Questa sensazione gratificante, provocata dal rilascio di particolari neurotrasmettitori, può addirittura arrivare a sviluppare dipendenza, che porta ovviamente a giocare di continuo. Sono possibili però anche altre modifiche a livello della personalità, per esempio si è spesso osservato un ottundimento emotivo, la perdita dell’empatia sociale e un’aumentata tendenza all’isolamento.

Un bambino ipersensibile che risente di tali effetti perde talenti e capacità che forse ha in più rispetto ad altri. Anche in questo caso però un divieto totale non risolve la situazione. Più importante sarebbe reindirizzare tutto quell’interesse per i giochi al computer verso occupazioni alternative o magari proporre al bambino di prendere parte a corsi o attività del tempo libero. Anche in questo contesto è bene chiedere sempre: “Come stavi prima e come stai ora?”.

Domande per stilare il bilancio energetico: cosa ti fa sentire meglio?

  • Osservare come giocano gli altri bambini?
  • Osservare come si muovono e si scatenano gli altri bambini?
  • Osservare chi fa sport?
  • Osservare gli altri mentre fanno lavoretti manuali, colorano, suonano uno strumento?
  • Osservare gli altri che scoprono o escogitano qualcosa? Oppure:
  • Giocare insieme agli altri bambini?
  • Correre e scatenarsi assieme a loro?
  • Fare sport come loro?
  • Fare lavoretti, colorare e suonare come loro?
  • Scoprire o escogitare qualcosa insieme a loro?

Chiedete anche: “Di cosa hai bisogno per passare anche tu all’azione e in tal modo divertirti di più?”. Vale la pena affrontare questi argomenti con il proprio figlio ipersensibile!

Questo testo è estratto dal libro "I Bambini Sensibili Hanno una Marcia in Più".

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