I Misteri della Luna Oscura - Estratto del Libro
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I Misteri della Luna Oscura - Anteprima del libro di Demetra George

Nyx, dea della notte, e le figlie della notte

Nyx, dea della notte, e le figlie della notte

La notte alata e nera prima depose un uovo, cui vita infuse il vento, nel grembo immensurato dell’Èrebo.
Con gli anni fuori balzonne Amore, desio del mondo, cui aurei sovra gli omeri lucean piccoli vanni: ratto come procella di venti.
Aristofane

Molto prima della creazione e della comparsa delle divinità, degli i esseri umani e della natura, gli antichi credevano che esistesse solo il vuoto senza forma del caos, nero, vuoto, silenzioso e senza fine, che sbadigliava nell’infinito. Secondo i misteri orfici, da questo caos primevo nacque la prima divinità, Nyx, Madre della Notte, come un grande spirito che con le sue ali nere volava sul vasto mare dell’oscurità. L’antica Notte concepì il vento e depose il suo uovo argenteo nel gigantesco grembo dell’oscurità.

La parte superiore di questo gigantesco uovo formò la volta celeste e la parte inferiore formò la terra. Dall’uovo uscì il figlio del vento impetuoso, un dio dalle ali dorate chiamato Eros, lo spirito dell’amore. Il più bello tra tutti gli dèi immortali emerse per creare la terra. Il primogenito della Madre Notte era anche conosciuto come Phanes, ‘il rivelatore”, dalla parola “luce” in greco. Così viene invocato in un inno di preghiera orfico: “Indicibile, sibilante occulto, germoglio tutto lucente, che dissipasti la nube oscura dagli occhi roteando da ogni parte convenientemente con i colpi delle ali conducendo la splendida luce santa...”.

Nyx, il cui nome significa notte, era venerata per i suoi poteri oracolari e poteva vedere al di là della notte del presente. Le sue visioni erano portate alla luce in una grotta che condivideva con suo figlio, Phanes, dove Nyx si manifestava in forma triplice come Notte, Ordine e Giustizia, e governò l’universo finché i suoi poteri non passarono a Urano con l’avvento degli dèi patriarcali.

Un mito che risale al Paleolitico

Marija Gimbutas suggerisce che l’origine di questo mito risalga al Paleolitico. Sono state trovate nell’Europa centrale e occidentale molte immagini incise e scolpite che ritraevano figure con natiche a forma di uovo, teste d’uccello e lunghi seni risalenti a un periodo che va dall’inizio dell’Aurignaziano al Magdaleniano.

Nyx, invocata come la notturna, proviene dai più antichi strati della mitologia e nel periodo classico il suo culto veniva ormai celebrato da pochi se non da nessuno. Esiodo, che onorava Nyx come una delle più grandi dee, che metteva in soggezione perfino Zeus, racconta nella Teogonia un’altra versione della madre primitiva al momento della creazione. Gaia dall’ampio seno, Eros, spirito dell’amore, Èrebo, personificazione dell’oscurità e Nyx notte primordiale risiedevano tutti nel vuoto. Dall’unione di Èrebo e Nyx nacque Etere (cielo superiore/cielo puro) ed Emera (giorno).

Si raccontava che la Dea della Notte vivesse nel Tartaro (mondo di sotto) insieme a Emera. Quando sua figlia Emera entrava nel palazzo, montava su un carro trainato da due cavalli neri. Accompagnata dalle stelle attraversava il cielo fino all’alba, momento in cui ritornava al suo palazzo. Nyx era ritratta come una dea dalle ali nere avvolta da una veste scura, con un velo nero brillante sulla testa, e teneva in mano una torcia spenta rovesciata. A volte era ritratta con due bambini in braccio, uno dei quali bianco, personificazione del sonno e l’altro nero, simbolo della morte.

Èrebo (Oscurità) e Nyx (Notte) vennero rapidamente private dei loro poteri da Etere (Aria) ed Emera (Giorno); dopodiché lo scettro passò a Urano (Cielo) e Gaia (Terra) con l’avvento dei nuovi dèi.

Nelle antiche mitologie la notte precedeva il giorno e la luna precedeva il sole, e con la transizione ai nuovi dèi solari il sole guadagnò vantaggio sulla luna e il giorno sulla notte.

Nel culto la misteriosa Dea della Notte fu man mano sminuita, abbandonata e di conseguenza temuta. Le genealogie successive fecero di Nyx la madre di una sinistra nidiata di creature, alcune delle quali erano divinità. La sua stirpe personificava e descriveva tutte le cose inspiegabili e spaventose che accadevano al genere umano. Da Nyx nacquero personificazioni di alcune delle forze più potenti e portentose: Ker, Moros eTanatos (la Morte), Ipno (Sonno e i Sogni), Momo (il Biasimo), Oizys (il Dolore e la Miseria), Apate (l’Inganno), Geras (la Vecchiaia), Eride (la Discordia), Nemesi (la Distribuzione della Giustizia). Per la coscienza solare patriarcale la notte diventò la sorgente del male, mentre per la coscienza mistica degli orfici la notte rappresentò la profondità dell’amore (Eros) e la luce (Phanes).

Il principio femminile oscuro

Nyx, Dea della Notte, simboleggia la base del principio del femminile oscuro che è la sorgente creativa di tutto ciò che esiste. Secondo la tradizione orfica, Nyx sorse come grande spirito dalle ali nere dal caos primevo. La sua storia contiene elementi chiave di oscurità, caos e vuoto e descrive il significato essenziale dell’oscurità. Questi elementi sono stati distorti nel corso del tempo e ora sono arrivati a simboleggiare le nostre paure dell’oscurità. Guardiamo più da vicino questo racconto dei misteri orfici, un movimento metafisico influenzato da una dottrina d’amore preservata negli scritti sacri di Orfeo e vediamo se possiamo scoprire i segreti insegnamenti della Dea Notte sulla natura della nostra origine e la creazione del nostro essere.

Gli orfici pensavano che il primo principio sia stato Cronos (il Tempo), da cui vennero Caos, simbolo dell’infinito ed Etere, simbolo del finito. Caos era circondato dalla Notte, che formava la coperta avvolgente sotto la quale, grazie alla forza creatrice di Etere, la materia cosmica si organizzò lentamente. Questa assunse infine la forma di un uovo di cui la Notte formava il guscio. Anche Esiodo racconta che l’oscurità venne prima e da essa scaturì Caos, che insieme a Oscurità diede vita a Notte.

Caos e Notte sono stati rappresentati dai poeti antichi come dominatori privi di controllo. Così, nell’imitare gli antichi, Milton, nel suo Paradiso Perduto (Libro II), scrive:

Dove la Notte più antica ed il Caos, che sono gli antenati della Natura, mantengono un’eterna anarchia.

E Spenser, nel Libro delle fate (Libro I, canto 5):

O tu più vecchia nonna di tutti, più vecchia di Giove.

La notte nelle varie tradizioni

Nei miti di creazione il mondo comincia con il caos. Tuttavia il significato originale della parola “caos” non implicava confusione e tumulto, ma semplicemente vuoto infinito, e il vuoto, che noi immaginiamo come buio, come nulla vacuo, si riferisce in natura alla materia primitiva che esisteva prima della creazione. I fisici moderni ci dicono che la materia non può essere creata né distrutta, ma cambia semplicemente forma, oscillando tra uno stato solido e uno stato di energia. Nella filosofia buddhista questo principio è espresso dalla dottrina della forma e del vuoto. La materia primitiva del vuoto, incarnata da Madre Notte, si riferisce a una condizione di unità e potenzialità illimitate di tutto ciò che esiste prima che comincino la differenziazione e la realizzazione del processo di formazione.

Nella filosofia orientale il nero rappresenta lo stato senza forma della materia, pura energia chiamata vuoto. La devozione verso la Madre Nera nella tradizione orientale si manifesta con meditazioni che eliminano l’illusione del dualismo, che è alla radice delle nostre sofferenze e che consiste nel credere erroneamente che ci sia un sé che nasce indipendentemente, separato dagli altri. La saggezza risiede nel comprendere che tutto ciò che esiste come uno è parte della stessa materia primitiva e che non c’è differenza tra il sé e gli altri. La vita è in uno stato costante di flusso energetico dal quale deriva un numero infinito di forme; e questo stesso flusso torna poi su se stesso come vuoto, come energia senza forma. Il vuoto vacuo e nero è il fondamento primordiale di tutte le forme che si manifestano; è la base della potenzialità di tutto ciò che esiste.

Questa verità fu narrata dai Greci antichi nella favola di Madre Notte, che sorse dal caos e diede vita a Eros/Phanes, Amore/Luce, che coordinò gli elementi e indusse gli esseri a unirsi per regolare il moto dell’universo. La Nyx greca è connessa con l’egiziana Nut, Nuit, Neith, Dea della Notte Nera che esisteva prima che cielo e terra fossero differenziati. Dal suo grembo acquoso nacque per la prima volta il sole al momento della creazione, per poi ritornare nella sua incommensurabile profondità.

La saggezza della Nera Madre Notte, che abbraccia le tradizioni greca, orientale ed egiziana, insegna che la natura preesistente di tutta la vita è la matrice universalmente connessa dell’energia vivente, la cui prima espressione fu l’amore. Quando ignoriamo la sua verità, sperimentiamo la paura del vuoto e ci facciamo coinvolgere da attività esterne per sfuggire il vuoto che ci terrorizza. Possiamo vedere la paura in coloro che non sopportano di avere tempo o spazio liberi nelle loro vite o hanno paura di essere soli.

Quindi, prima di tutto, evochiamo Nyx per reclamare la consapevolezza che la nostra natura originaria ed essenziale nasce dalla potenzialità senza forma personificata dalla notte.

Le figlie della notte

Il racconto di Nyx che depone un uovo d’argento è un modo per dire che Madre Notte ha fatto nascere la luna, essendo l’argento il metallo lunare. Dalla primitiva Madre Notte sono nati anche tre gruppi di figlie, ognuno dei quali era una manifestazione della natura trina della luna: le Moire, le Erinni, le Esperidi e una quarta figlia, Nemesi. Le figlie di Nyx nacquero dalle divinità più antiche, all’inizio della creazione e rappresentavano la trina Dea Luna nella sua manifestazione di morte. Ognuna delle figlie della Notte mostra alcuni aspetti del lato oscuro della Dea.

Nella sua triplice manifestazione, Nyx si mostra come Notte, Ordine e Giustizia. Il compito delle figlie era di assicurarsi che le leggi dell’universo fossero messe in atto e mantenute, e punivano coloro che oltrepassavano questi limiti.

Nemesi era la Dea della distribuzione della giustizia, che manteneva l’equilibrio nella condizione umana. Le Erinni (le Furie) proteggevano la continuità matrilineare vendicando gli omicidi di membri della famiglia. Le Moire (le Parche) si occupavano del fato, del destino e dei modelli karmici dell’anima. Le Esperidi erano le guardiane dell’immortalità e della conoscenza del passato. Nelle nostre anime queste sorelle oscure rappresentano gli elementi primitivi dell’oscurità, il lato inconscio del nostro essere che si oppone alla trasgressione delle leggi naturali.

Il concetto di giustizia e di legge naturale dei Greci antichi sorse dalla visione dell’universo come ordinato e interconnesso. La natura procedeva secondo schemi che non erano incuranti o casuali, e questo implicava l’esistenza di un’intelligenza alla base della complessità intricata e del lavoro dell’universo. Anche gli esseri umani erano parte dello schema organico dell’universo, ma quando agivano in modi che non erano in accordo o danneggiavano l’ordine naturale, l’universo reagiva. Le figlie della Notte avevano l’incarico di bilanciare o vendicare le trasgressioni degli individui quando oltrepassavano le leggi di sviluppo naturale o i limiti imposti per necessità.

Questo testo è estratto dal libro I Misteri della Luna Oscura

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