I Segni e le Coincidenze in Amore - Estratto
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I Segni e le Coincidenze in Amore - Anteprima del libro di Gian Marco Bragadin

Come interpretare i messaggi del destino

Com’è difficile amare se stessi

«Nessuno ci ha mai insegnato ad amare noi stessi, amarsi è la vera rivoluzione.»
Fabio Marchesi

Uno degli aspetti più belli del Cristianesimo è certamente l’amore per il prossimo, ma ciò non significa che si tratti di una religione migliore delle altre.

Dio è uno solo e quasi tutte le religioni, soprattutto quelle nel cui nome i credenti hanno scatenato e ancora combattono guerre per affermarne la supremazia sulle altre, sono state interpretate in modo contrario all’amore, sono andate contro l’amore di Dio per gli uomini. Tutti gli uomini. Nessuno escluso. Anche quelli che sono vissuti prima che queste dottrine fossero istituite, o che non le conoscevano.

Sono stati tanti, quegli uomini, un numero incalcolabile. La storia che ci viene insegnata percorre solo un brevissimo periodo dell’umanità, poco più di cinquemila anni, anche se oggi archeologi, scienziati e studiosi avveduti parlano di monumenti e iscrizioni che risalgono fino a trentamila anni fa e oltre.

Il precetto del Vangelo «Ama il prossimo tuo come te stesso» va letto al contrario, come insegnava Dostoevskij: possiamo amare il prossimo soltanto se prima abbiamo imparato ad amare noi stessi. Ma siamo capaci di farlo?

Una credenza diffusa nel mondo occidentale e spesso attribuita al retaggio della religione è che se amiamo noi stessi significa che siamo egoisti.

Il senso di colpa

Il senso di colpa che ci perseguita dalla nascita, o meglio da quando abbiamo imparato il Catechismo, ci fa assumere come sconvenienti tutti i comportamenti che ci danno più gioia, se non la felicità. Questa è come una mina che vaga nella nostra vita e può esplodere in ogni momento. Eppure, se non siamo capaci di amarci per davvero, non saremo capaci di dare amore agli altri.

Pensate alla contraddizione che ancora esiste, benché i costumi siano molto cambiati, e che ho rilevato in alcuni scritti delle mie lettrici, in particolare quelle del Meridione: un uomo è disposto a qualunque cosa pur di ottenere dalla sua amata la «prova d’amore»; ma, appena lei si è lasciata conquistare, la disprezza perché una donna onorata non avrebbe dovuto cedere.

Anche se oggi quelli di «virtù» femminile e di «essere il primo» sono valori in disuso, tale modo erroneo di pensare esiste ed è alla radice del concetto di «possesso» della donna che ancora persiste nella mente di tanti uomini.

Lei è mia. È solo mia. Come qualunque cosa mia. E se mi lascia va punita.

Questa è la causa ultima degli assurdi femminicidi che funestano tante famiglie oggi. Se non sei più mia, non sei più degna di vivere. E il tradimento sconvolge così tanto la mente di certi uomini che sono disposti a suicidarsi o a finire la propria vita in prigione, pur di far cessare questa terribile onta.

Dov’è qui l’amore? E dov’è l’amore verso se stesso in chi vive sensi di colpa assurdi e che per questi rovina la propria vita?

Una mia amica mi dice: «Da quando è morta mia madre non riesco a darmi pace».

«Per quanto l’amavi?» le chiedo.

«No, perché ero partita per andare una giornata a sciare e mia madre è morta, tutta sola, proprio mentre ero via.»

Pensieri simili sembrano assurdi, ma anche in questi tempi recenti di «liberazione» la mancanza di autostima rimane profondamente radicata in certe persone, soprattutto donne, che per secoli sono state relegate dal potere maschile a essere oggetti di piacere o fattrici, senza nessuna possibilità di scegliere e di cambiare la propria condizione.

Conquistare l’autostima richiede uno sforzo più o meno grande. Per prima cosa è necessario liberarsi delle credenze del passato. Quelle che ci facevano ritenere di essere sempre e comunque «peccatori».

I grandi Maestri spirituali

I grandi Maestri spirituali che da sempre parlano all’umanità e che oggi, grazie al web, possono essere letti e ascoltati da chiunque, hanno insegnato che non c’è nessun «peccato». Non c’è nessuna «colpa». Veniamo sulla Terra per fare delle esperienze e chi crede nella reincarnazione sa che questo può accadere più volte. E come insegnano i libri sacri, anche la Bibbia, «occhio per occhio, dente per dente», «chi di spada ferisce, di spada perisce» (tanto per citare alcuni passi): ciascuno riceverà in questa vita il premio per come si è comportato nelle vite precedenti oppure la pena, se in passato ha agito male.

È il senso di giustizia e di amore che pervade tutto l’Universo a stabilire questo. Com’è possibile che chi ha fatto del male per l’intera sua vita possa cancellare poi tutto pagando un’indulgenza o facendo una donazione? Perciò bisogna imparare a vivere con consapevolezza, con discernimento, con amore. Quell’amore, di cui parleremo tanto in questo libro, che non può prescindere dall’amore verso se stessi.

Anche perché c’è qualcosa che molti ancora non sanno o che non riescono a credere.

Noi abbiamo dentro la Scintilla Divina, il nostro destino ultimo non è quello di avere successo o di fare soldi, ma è quello di renderci conto che «siamo uno» con il tutto. Con le piante, con gli animali, con tutta la Terra e con tutto l’Universo. Siamo uno con il Creatore di ogni cosa e, più conquistiamo questa consapevolezza, più sarà facile amarci, amare la parte Divina che è in tutti noi.

Il caso di Rosanna

Vediamo subito un caso reale, relativo al senso di colpa di cui abbiamo parlato fin qui.

È la storia di Rosanna (tutti i nomi sono ovviamente inventati, per rispetto della privacy delle mie lettrici e dei miei lettori). Una storia di prove, di sofferenze, nella quale i segni non si sono fatti attendere.

Rosanna da ragazza sentiva nel cuore il bisogno di aiutare gli altri, perciò mentre studiava all’università decise che avrebbe fatto l’assistente sociale. Doveva sostenere degli esami, dei test, e durante uno di questi conobbe Matteo, un ragazzo di cui si innamorò tantissimo, al punto che, vinto il concorso in un ospedale di Bologna, decise di trasferirsi e andò a vivere con lui.

Fu una scelta d’impulso che la costrinse a lasciare la sua famiglia di origine. Sua madre, abituata a controllare tutto della vita di Rosanna, non sapeva darsi pace e la tormentava continuamente. Ancora peggiore era il rapporto con il padre, per cui la giovane provava un odio viscerale poiché le aveva imposto una vita piena di sofferenze, incolpandola continuamente di tutto, con ogni possibile pretesto. Ma ora, dopo questa scelta, Rosanna sembrava rinata. Si sposò con Matteo ed ebbero subito una splendida bimba.

«Sembrava che fossimo una famiglia felice», mi scrive Rosanna, «anche se spesso mi accadeva di cogliere segni che indicavano la morte. Vedevo funerali in continuazione. Accendevo la televisione e una donna piangeva per la scomparsa del marito, una cara amica mi telefonava in lacrime perché il suo compagno era in fin di vita. Finché, un giorno tragico, mi chiamano per avvertirmi della morte del mio adorato Matteo. Inspiegabilmente, una mattina si era buttato giù dal settimo piano, nel cortile del luogo dove lavorava.»

Qui Rosanna mi descrive la sua disperazione e quella della loro bambina per un gesto che non sapeva come spiegare. E mi racconta della sua fede, del suo percorso di vita, della necessità di continuare a lavorare per aiutare malati, anziani, tossicodipendenti, chiunque avesse bisogno del suo conforto. Ma anche del suo persistente senso di colpa per la morte del marito, tanto assurda quanto inspiegabile. Finché accadde un fatto inaspettato.

Il computer di Matteo era ancora posato sul suo scrittoio. Rosanna, dal giorno della sua morte, non l’aveva mai acceso; ma dopo diverse settimane dalla tragedia il loro gatto, peraltro sempre educato, inspiegabilmente sale sullo scrittoio e fa lì i suoi bisogni, sporcando tutto.

Ecco il segno. Rosanna è costretta a spostare il computer per pulire e trova, ben piegato in quattro, un foglio in cui Matteo le rivelava che da un anno si era innamorato di un’altra donna e, oppresso e annientato da un terribile senso di colpa per questo suo tradimento, aveva deciso di uccidersi.

Ma non è tutto. Dopo qualche tempo, mentre Rosanna sta facendo le pulizie in casa, sale su una scala per spolverare gli scaffali più alti di una libreria e avventatamente compie una mossa falsa, facendo rovesciare il pesante mobile proprio su sua figlia, che in qualche modo voleva aiutarla.

La bimba resta schiacciata. Rosanna, impazzita per la paura, non riesce a sollevare la libreria e in breve tempo si accorge che la figlia non piange neanche più. Corre dai vicini. Si fa aiutare. Autoambulanza. Ospedale. Commozione cerebrale e femore fratturato. Ma la bimba riesce a salvarsi e ora sta bene.

«Ho provato e sto provando un terribile senso di colpa. Stavo uccidendo anche mia figlia!» mi scrive Rosanna. «Il mio dolore sta diventando insopportabile. Sono come paralizzata nel lavoro e nella vita. Perché è accaduto questo? Forse perché, dopo due anni dalla morte di Matteo, ho cominciato a uscire con un altro uomo? Anche questo era un segno?»

Non è assolutamente facile rispondere a Rosanna.

La risposta a Rosanna

Questo è ciò che le scrivo: (non sto rispondendo ora, ma ho risposto mesi fa perciò va bene rivelare ciò che le ho risposto)

«Cara Rosanna, per prima cosa il fatto che tu stia vedendo un’altra persona è naturale e giusto. Sei giovane e quanto è accaduto a tuo marito non può condizionare il tuo futuro. Pensa anche alla bimba, che quando troverai una relazione stabile potrà crescere con una figura maschile vicino.

Ciò che è accaduto a tua figlia, quindi, non ha niente a che vedere con questo.

Stai inutilmente addossandoti un senso di colpa che ha radici lontane, un’antica memoria, e che è probabilmente tornato alla luce a causa di quanto ti ha scritto tuo marito Matteo.

Lo stesso Universo o la tua guida, se preferisci, che ha fatto in modo di farti trovare quella lettera, ti ha rivelato un altro senso di colpa, instillato in te dai tuoi genitori, per cui eri colpevole, inadatta, incapace, qualsiasi cosa tu facessi.

Ora basta. Liberati da questa schiavitù.

Tu non sei colpevole proprio di niente. Impara ad amarti. Impara a fare ciò che ti piace, anche le piccole cose che ti danno un po’ di gioia.

Ridere, sentirsi bene, entusiasti della vita, è un dono. Dio non vuole punire nessuno. Sei una persona che aiuta gli altri, con un difficile destino da vivere, una che deve sentirsi al meglio, perché non è possibile amare completamente gli altri, con tutto il cuore, se prima non si impara ad amare se stessi».

Questo testo è tratto dal libro "I Segni e le Coincidenze in Amore".

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